Associazione Kalyanamitta - APS

Associazione Kalyanamitta - APS Associazione di promozione sociale per la meditazione e lo studio del Buddhismo, per tutti, dovunque siano, on-line e in presenza.

Spesso pensiamo utilizzando la voce. È da notare come, quando lo facciamo, il pensiero tenda ad essere accompagnato da s...
26/11/2025

Spesso pensiamo utilizzando la voce. È da notare come, quando lo facciamo, il pensiero tenda ad essere accompagnato da sottili movimenti della lingua, della laringe e delle corde vocali. Un modo per arrestare i pensieri incontrollati è quindi quello di premere la lingua contro il palato, concentrandoci sul mantenerla ferma.
Tra le voci stesse, sembrano più reali quelle che compaiono più spesso. Nella propaganda, ripetere più volte una dichiarazione spesso porta le persone a crederci per il semplice fatto di averla sentita così di sovente. Nel nostro mondo interiore, ci identifichiamo con parole e frasi che ritornano più volte, semplicemente per la frequenza con cui si ripetono. È un circolo vizioso: più le parole appaiono, più ci identifichiamo con esse; più ci identifichiamo con esse e più appaiono. Ad esempio, le parole di autocritica diventano il nostro critico interiore, che a sua volta diventa ciò che crediamo di essere: un esito infelice.
Tuttavia, le parole nella mente sono solo parole, non sono ciò che siamo più di quanto non lo siano gli starnuti.

Ajahn Jayasāro, 25 novembre 2025

24/11/2025

𝗔𝗣𝗥𝗜 𝗜𝗟 𝗖𝗔𝗦𝗦𝗘𝗧𝗧𝗢 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗧𝗨𝗔 𝗠𝗘𝗡𝗧𝗘

Sai quel cassetto dove butti tutto da 10 anni?

Monete fuori corso ✓
Batterie scariche ✓
Cavi di dispositivi che non hai più ✓

La tua mente è ESATTAMENTE così.

Quando ho iniziato a osservare i miei pensieri, sono rimasto scioccato. Pieno di roba che non sapevo di avere.

“Quella birra era LA MIGLIORE!”
(Oggi sono astemio. Era così importante?)

Ma questi pensieri sono davvero “tuoi”?

I saṅkhāra attraversano la mente continuamente.
Non sei tu. Sono trasmissioni che ricevi.

La libertà? Guardarli senza identificarti.

🎧 Riflessioni complete (35 min): link in bio

24/11/2025

𝗔𝗣𝗥𝗜 𝗜𝗟 𝗖𝗔𝗦𝗦𝗘𝗧𝗧𝗢 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗧𝗨𝗔 𝗠𝗘𝗡𝗧𝗘

Sai quel cassetto dove butti tutto da 10 anni?

Monete fuori corso ✓
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La tua mente è ESATTAMENTE così.

Quando ho iniziato a osservare i miei pensieri, sono rimasto scioccato. Pieno di roba che non sapevo di avere.

“Quella birra era LA MIGLIORE!”
(Oggi sono astemio. Era così importante?)

Ma questi pensieri sono davvero “tuoi”?

I saṅkhāra attraversano la mente continuamente.
Non sei tu. Sono trasmissioni che ricevi.

La libertà? Guardarli senza identificarti.

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Dharma Sankhara Meditazione Consapevolezza Mindfulness Pensieri NonSe

Naturalmente, nel mondo nel suo complesso, l’esistenza degli altri esseri umani non dipende dai nostri sentimenti nei lo...
23/11/2025

Naturalmente, nel mondo nel suo complesso, l’esistenza degli altri esseri umani non dipende dai nostri sentimenti nei loro confronti. Ma nel nostro mondo personale, le persone diventano esseri umani per noi solo quando permettiamo loro di esserlo. Rifiutare di riconoscere l’umanità degli altri è uno dei modi più comuni utilizzati per consentirci di trattarli in maniera cattiva. Un fattore importante nel genocidio del Rwanda del 1994 furono i ripetuti riferimenti dei leader Hutu nei confronti dei Tutsi come scarafaggi. Il primo e più importante dono che possiamo offrire a chi ci circonda è il riconoscimento della nostra umanità condivisa.
Non dovremmo mai arrivare a considerare altri esseri umani come insetti o parassiti e di fatto, come buddhisti, anche se lo facessimo ciò non giustificherebbe alcuna violenza contro di loro. Tuttavia, potremmo coltivare indifferenza verso gli altri chiudendo gli occhi di fronte alla loro umanità. Potremmo farlo per ottenere qualcosa o per proteggere la nostra salute mentale, oppure farlo inconsciamente, perché assorti in noi stessi. Ma saggezza e compassione sono sempre congiunte. Per la nostra felicità e benessere duraturi, aprirci al terreno comune che condividiamo con gli altri, specialmente con i nostri simili, è il modo migliore e più intelligente di vivere le nostre vite.

Ajahn Jayasāro, 22 novembre 2025

Le qualità astratte diventano reali per noi, quando sono radicate nel particolare e nel materiale. Nel corso dei secoli,...
19/11/2025

Le qualità astratte diventano reali per noi, quando sono radicate nel particolare e nel materiale. Nel corso dei secoli, i discepoli del Buddha illuminati hanno insegnato la saggezza, la compassione e la purezza interiore in modo molto potente con il loro essere, piuttosto che con le loro parole. Anche le parole che pronunciano e che rimangono con noi non sono necessariamente le più ovvie.
Uno dei miei ricordi più cari di Ajahn Chah è il suo uso di una particella grammaticale priva di contenuto, “noh?” (provate a dire ‘knock’ con un tono alto e troncando la “ck” alla fine). Questa particella ha il significato di “non è vero?” ed è informale nel tono. Implica una relazione tra chi parla e chi ascolta, in cui entrambi attingono a un patrimonio di valori ed esperienze condivisi. È un suono che senza sforzo accomuna, un caloroso “noi”.
Ancora oggi riesco a sentire il suono della voce di Ajahn Chah che usa questa particella quando mi parla. Le frasi e i contesti in cui appariva li ho dimenticati. Quello che ricordo è il calore che questo breve suono esprimeva. Dopo tutti questi anni, continuo a pensare che il suo uso di “noh?” sia il migliore indicatore sulla natura di mettā e della compassione, che io abbia mai ricevuto.

Ajahn Jayasāro, 18 novembre 2025

La settimana scorsa ero in una piccola carovana di auto sul lungo tragitto che doveva portarci attraverso una catena mon...
15/11/2025

La settimana scorsa ero in una piccola carovana di auto sul lungo tragitto che doveva portarci attraverso una catena montuosa. Mentre la frescura del tardo pomeriggio avanzava, convenimmo di fermarci per una sosta. Parcheggiammo ed entrammo in un edificio con un ristorante e dei servizi al secondo piano. Appena le porte automatiche del piano terra si aprirono silenziosamente, ci trovammo di fronte a un piccolo negozio: i nostri occhi furono immediatamente attratti dalla vista di file di pani e dolci appena sfornati, i nostri nasi dal loro profumo meraviglioso. Era un espediente ben congegnato.
Mentre sedevo di sopra sorseggiando una tazza di caffè, con lo sguardo rivolto al paesaggio spettacolare, mi resi conto di quante memorie d’infanzia avessi accumulato, legate a quel profumo di pane fresco, e di come fossero tutte positive. Per me, quel profumo non suscitava tanto il desiderio di mangiare del pane, ma era piuttosto un’icona, un nimitta di benessere.
Così, mentre ero seduto lì, riportai alla mente le percezioni che avevo associato a quel profumo di pane appena sfornato e lasciai che la sensazione di benessere che evocavano in me si diffondesse nel corpo. I ricordi non devono per forza costituire un ostacolo alla meditazione. Usati con discernimento, possono divenire porte d’accesso a emozioni positive che sostengono l’addestramento della mente.

Ajahn Jayasāro, 15 novembre 2025

Se qualcuno vi desse uno schiaffo (vi auguro che possa non accadere mai), sarebbe corretto dire: «Mi ha fatto male». Chi...
12/11/2025

Se qualcuno vi desse uno schiaffo (vi auguro che possa non accadere mai), sarebbe corretto dire: «Mi ha fatto male». Chiunque vi avesse colpito, in qualunque momento, qualunque fosse il vostro stato d’animo, avrebbe prodotto lo stesso effetto: è il loro schiaffo che ha causato il vostro dolore.
Ma il sorgere nella mente del dolore e dell’emozione negativa non può essere così direttamente attribuibile alle azioni di un'altra persona. È comune, per esempio, dire: "Mi ha fatto arrabbiare". Tuttavia, il fatto che vi arrabbiate o meno, e, se questo accade, quanto intensa sia la vostra rabbia, dipende da molti fattori - per lo più interiori. La vostra personalità, cioè quanto inclini siete alla collera, ha un ruolo. Anche il vostro umore al momento della provocazione conta, e così i sentimenti che nutrite verso la persona che ha detto o fatto qualcosa di spiacevole. Forse, in misura ancora maggiore, influisce il livello al quale avete coltivato la consapevolezza, la pazienza e la benevolenza.
Le parole o le azioni di un’altra persona sono condizioni che possono favorire il sorgere della rabbia, ma non ne sono la causa scatenante.
La radice della rabbia è piuttosto il desiderio smodato, che si manifesta come incapacità di accettare che sia possibile non ottenere ciò che si desidera o che si ritiene giusto.
Attribuire ad altre persone o evenienze la responsabilità delle nostre emozioni negative deriva dal non osservare con sufficiente attenzione ciò che realmente accade.
Gli insegnamenti del Buddha non sono prescrizioni moralistiche, del tipo "fai questo" o "non fare quello".
Rappresentano piuttosto una sfida a coltivare le condizioni che ci permettano di ottenere una chiara visione e di osservare come questa visione ci fornisca le reazioni più sagge al verificarsi delle difficoltà della vita.

Ajahn Jayasāro, 11 novembre 2025

In una delle mie storie preferite un bandito tibetano, mentre attacca una carovana con i suoi uomini, ferisce accidental...
10/11/2025

In una delle mie storie preferite un bandito tibetano, mentre attacca una carovana con i suoi uomini, ferisce accidentalmente con la spada una cavalla in avanzato stato di gravidanza. Il trauma provoca la nascita del puledro. Con le sue ultime forze, la cavalla continua a leccare il suo piccolo. Vedendo la sua devozione altruistica, anche agonizzante e alla fine della vita, il bandito rimane profondamente commosso. Improvvisamente, la sua indifferenza verso la vita gli appare sotto una nuova luce. Abbandona la sua esistenza violenta e diventa un grande monaco. Credo che questa storia sia vera.
Non è difficile capire perché qualcuno dovrebbe essere sensibile alle verità eterne quando queste vengono presentate in forme così drammatiche e indimenticabili. Ma la sfida consiste nell‘estendere questa sensibilità alle verità rivelate dagli eventi più umili e quotidiani.
La pratica del Dhamma consiste nell'imparare a renderci esposti alle verità della nostra vita. I dettagli banali della nostra esistenza quotidiana sono ricchi di insegnamenti quanto quelli drammatici e singolari. Ridurre il chiacchiericcio nella nostra mente è piacevole di per sé, ma soprattutto ci rende aperti al Dhamma senza parole, discreto, nascosto, per così dire, in bella vista, che dimora silenziosamente nell'ordinario.

Ajahn Jayasāro, 8 novembre 2025

09/11/2025

In una goccia d’acqua si riflette il mondo intero.

In un istante di riconoscimento c’è tutta la tua vita.

Saññā, la percezione. Non vedi solo una tazza. Vedi ogni esperienza che ti ha insegnato cos’è una tazza.

L’universo in un attimo. Osserva questo e l ascia andare.

🎧RIFLESSIONI SULL’INCOSTANZA DELLE PERCEZIONI, Riflessioni di Dharma, Link in bio | 23 min

Ogni venerdì sera, meditiamo insieme su questi temi. Se vuoi partecipare, vai sul sito kalyanamitta.it / Partecipa / Gruppi di meditazione. Non si paga ed è aperto a tutti


https://kalyanamitta.it/riflessioni-sullincostanza-delle-percezioni/

09/11/2025

Puoi davvero fidarti di ciò che riconosci?

Ogni percezione è come sabbia nel vento: appare, cambia, scompare. La riconosci, ma un attimo dopo è già diversa.

Saññā - il riconoscimento - nasce e muore in continuazione.

Quando non vediamo questa impermanenza, soffriamo aggrappandoci a ciò che già non c’è.
Quando la vediamo, siamo liberi.

🎧 Meditazione completa (35 min)

Ogni venerdì sera, meditiamo insieme su questi temi. Se vuoi partecipare, vai sul sito kalyanamitta.it / Partecipa / Gruppi di meditazione. Non si paga ed è aperto a tutti

C’è un vecchio detto che afferma: quando un borseggiatore vede un santo, tutto ciò che vede sono le sue tasche.Noi compi...
05/11/2025

C’è un vecchio detto che afferma: quando un borseggiatore vede un santo, tutto ciò che vede sono le sue tasche.
Noi compiamo sempre delle scelte tra tutte le cose a cui potremmo prestare attenzione. Diamo precedenza ad alcune di esse e sorvoliamo o ne ignoriamo altre. Ma spesso non ci sembra così, perché le cose a cui diamo attenzione sembrano presentarsi a noi spontaneamente.
Anche il modo in cui prestiamo attenzione alle cose è significativo. Aggiungiamo costantemente interpretazioni. Qualcuno sorride o si acciglia, si gira verso di noi o ci volta le spalle, e noi interpretiamo quel gesto e ne traiamo delle conclusioni, che sembrano far parte dell’osservazione stessa.
Nella pratica del Dhamma impariamo a decostruire le nostre esperienze. Riconosciamo la coscienza sensoriale come coscienza sensoriale; le reazioni fisiche come reazioni fisiche; le reazioni mentali piacevoli, spiacevoli e neutre come toni emotivi; pensieri, conclusioni, credenze, dubbi come formazioni mentali. Sembra un lavoro impegnativo, ma in realtà significa soltanto usare gli strumenti concettuali del Buddha per vedere ciò che realmente accade, momento per momento.
Più chiaramente vediamo, più l’idea di “io" e "mio” si indebolisce. E più si indeboliscono le nostre supposizioni di “io” e “mio”, meglio è per tutti.

Ajahn Jayasāro, 4 novembre 2025

04/11/2025

🎧 𝗥𝗜𝗙𝗟𝗘𝗦𝗦𝗜𝗢𝗡𝗜 𝗦𝗨𝗟 𝗖𝗢𝗟𝗢𝗥𝗘 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗘 𝗦𝗘𝗡𝗦𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗜

Perché reagiamo prima ancora di pensare?

Vedanā - la sensazione che colora istantaneamente ogni esperienza. Più veloce del pensiero. È questo meccanismo sottile che determina tutte le nostre reazioni.

Se non lo vediamo, ci domina. Se lo riconosciamo, inizia la libertà.

🎧 Riflessioni complete (35 min): https://kalyanamitta.it/riflessioni-sul-colore-delle-sensazioni/

Se vuoi partecipare agli incontri, vai sul nostro sito, sezione Partecipa / Gruppi di meditazione.

Indirizzo

Via Tor Paluzzi , 85
Albano Laziale
00041

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