26/11/2025
Spesso pensiamo utilizzando la voce. È da notare come, quando lo facciamo, il pensiero tenda ad essere accompagnato da sottili movimenti della lingua, della laringe e delle corde vocali. Un modo per arrestare i pensieri incontrollati è quindi quello di premere la lingua contro il palato, concentrandoci sul mantenerla ferma.
Tra le voci stesse, sembrano più reali quelle che compaiono più spesso. Nella propaganda, ripetere più volte una dichiarazione spesso porta le persone a crederci per il semplice fatto di averla sentita così di sovente. Nel nostro mondo interiore, ci identifichiamo con parole e frasi che ritornano più volte, semplicemente per la frequenza con cui si ripetono. È un circolo vizioso: più le parole appaiono, più ci identifichiamo con esse; più ci identifichiamo con esse e più appaiono. Ad esempio, le parole di autocritica diventano il nostro critico interiore, che a sua volta diventa ciò che crediamo di essere: un esito infelice.
Tuttavia, le parole nella mente sono solo parole, non sono ciò che siamo più di quanto non lo siano gli starnuti.
Ajahn Jayasāro, 25 novembre 2025