04/11/2025
Un ragazzo inglese, in viaggio a Boa Vista, chiede all’intelligenza artificiale se sull’isola esista uno sciamano.
L’algoritmo setaccia il mondo digitale, e in mezzo a milioni di nomi trova il mio.
Lui mi scrive. Io rispondo.
E qualche giorno dopo ci ritroviamo sulla spiaggia, al tramonto, davanti al mare che brucia di luce dorata.
Accendo la salvia bianca, il vento cambia direzione, e il tempo sembra fermarsi.
Lo guido dentro la meditazione sciamanica, tra respiri e silenzi, finché un corvo — nero come la notte prima del sogno — plana sopra di noi, a un metro dalle nostre teste.
Ali aperte, richiamo antico.
In quel momento ho sentito che il rituale era completo, che il mondo invisibile aveva risposto “sì”.
Poi, a fine meditazione, gli chiedo come ha trovato il mio numero.
E lui, con un sorriso limpido, dice:
“L’ho chiesto a ChatGPT.”
Ho sorriso anch’io.
Perché non era solo un incontro tra due persone, ma tra due mondi:
la tecnologia e il mistero, la rete e lo spirito, l’uomo e ciò che lo trascende.
Forse non è l’Intelligenza Artificiale ad averci uniti.
Forse è stata l’Intelligenza Universale — quella che usa ogni canale possibile per far accadere ciò che deve accadere.
E quella sera, sulla sabbia, ho capito che anche il digitale può essere un varco del sacro,
se lo attraversi con il cuore aperto.