12/04/2026
In un'interessantissima intervista, una mia insegnante (Brigitte Champetier de Ribes) che ha seguito Bert Hellinger per quindici anni, parlava del modo in cui lui si rapportava alla richiesta del cliente.
Diceva che Hellinger esigeva dal cliente una certa disposizione interiore prima di iniziare il lavoro. Non lavorava semplicemente a partire dalla richiesta. Lui era in concordanza con ciò che accadeva a quella persona e chiedeva al cliente una resa, ovvero l’accettazione di ciò che la vita gli stava mostrando in quel momento. E se quella disposizione non c’era, non procedeva e faceva ritornare la persona al suo posto.
Al contrario, nel tempo, molti costellatori hanno iniziato a stare più dietro alla richiesta del cliente e, insieme a questo, si è diffusa anche l’idea di poter costellare tutto, qualsiasi problema, dubbio o passaggio non particolarmente critico della vita. Ma la costellazione, in questa prospettiva, non serve a evitare né a sostituirsi all’esperienza della vita, anche con i suoi problemi. Le persone hanno bisogno di vivere, di sentire e di attraversare ciò che accade. Solo quando c’è qualcosa che davvero blocca il fluire della vita, allora la costellazione può aiutare a vedere più a fondo.
Il punto non è ottenere il risultato che si vuole, ma riuscire a stare con ciò che è, con umiltà e accettazione di ciò che la vita sta mostrando.