27/06/2022
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Fin da bambini, ci hanno insegnato a pensare al sesso solo in termini «comportamentali», estrapolandolo dai processi biologici (neurobiologici e corporei), psicologici e interpersonali su cui si basa questo comportamento. Dimenticando completamente il dominio dell'intimità, dell'affettività e della soggettività. Anche oggi, che la società sembra essere più aperta verso la sessualità, non possiamo ancora sentirci soddisfatti dell'educazione sessuale che ricevono le nuove generazione. Se prima l'atteggiamento verso la sessualità era di completa chiusura, oggi assistiamo a una forte ambivalenza. Il sesso è presentato e quindi, poi, vissuto con mille contraddizioni. Siamo passati dal divieto della sessualità di pochi decenni fa, «all’obbligo della felicità sessuale» dei giorni nostri.
Come si possono pretendere «obblighi» da un comportamento che dovrebbe nascere come spontaneo?
È questo il paradosso intrinseco su cui si basa la maggior parte delle patologie sessuali: il «voler sentire spontaneamente» qualcosa di magico e appagante; ma come si fa a sentire spontaneamente qualcosa se te lo imponi? È un'evidente contraddizione. Questo succede perché si cerca di raggiungere un obiettivo, considerando l’attività sessuale come un «comportamento glorioso», come qualcosa che si deve fare «come si deve», in base ai vari standard proposti dalla stessa società.
Dimenticando i domini fondamentali (psicologico, biologico e sociale/interpersonale) su cui verte questo comportamento, si perde tutta la spontaneità.
La sessualità diventa soddisfacente solo se «spontanea», solo se vissuta come un momento piacevole da condividere con qualcuno di importante, senza gare, ostentazioni, recitazioni e competizioni a chi fa di più o meglio.
| Psicoadvisor