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InEs Yoga, arte, scambio e movimento. Guarda crescere il germoglio. Condividi un po' di strada con noi!

Per me la musica non è mai un semplice sottofondo.È un elemento che sostiene il corpo e il respiro, mentre anima la ment...
10/01/2026

Per me la musica non è mai un semplice sottofondo.
È un elemento che sostiene il corpo e il respiro, mentre anima la mente di connessioni accennate.

Quando insegno, scelgo suoni etnici e spirituali, essenziali, che accompagnano senza invadere lo spazio emotivo dei miei studenti.

Quando invece pratico da sola, mi concedo molta più libertà: cambio genere, atmosfera, intensità, seguendo il momento e il tipo di pratica.

Nelle ultime settimane, a voler scegliere una canzone chiave per ogni stile, ho individuato:

✨ Vinyasa
→ Release Me – Agnes

🪨 Hatha
→ Le miroir – Alcest

🌙 Yin
→ Otherwise (instrumental) – Morcheeba

La musica cambia, la pratica cambia, noi cambiamo.

E voi? Che musica ascoltate durante la vostra pratica?

Ho smesso tempo fa di stilare un resoconto dell'anno passato e redigere propositi per l'anno nuovo. È una delle cose più...
28/12/2025

Ho smesso tempo fa di stilare un resoconto dell'anno passato e redigere propositi per l'anno nuovo. È una delle cose più yogiche che potessi fare per i miei capodanni. Beh, non quanto andarmene in ritiro come succederà tra due giorni, in effetti, ma qualcosa di molto simile.
Lo yin yoga, però, mi ha lasciato il concetto di Sankalpa come un tatuaggio sotto pelle ed è difficile che io ora faccia qualcosa senza esprimere il mio Sankalpa, la mia intenzione. E quindi eccola qui, la mia intenzione per il 2026: io sono coraggiosa. Perché il coraggio non ha a che fare con l'eroismo, con il battagliare, con la resilienza (termine che aborro fuori misura), bensì con l'avere cuore, con il mettere cuore. È una questione etimologica, non mi sto inventando niente.

Io sono coraggiosa.
Io ho cuore.
Io metto cuore.

(I Pearl Jam direbbero: I crawled the earth but now I'm higher / 2025 watch it go to fire / it's the evolution baby)

"Ho l'impressione che molti di noi temano il silenzio. Stiamo sempre afferrando qualcosa - testo, musica, radio, televis...
15/12/2025

"Ho l'impressione che molti di noi temano il silenzio. Stiamo sempre afferrando qualcosa - testo, musica, radio, televisione o pensieri - per riempire lo spazio. Se silenzio e spazio sono così importanti per la nostra felicità, perché non facciamo maggiormente posto per essi nella nostra vita?" - Thich Nhat Hanh

Ovvero dei giorni che vorrei passare sul tappetino.
E basta.

"Nulla è più creativo della morte, perché essa è l'intero segreto della vita. Ciò significa che il passato va abbandonat...
04/11/2025

"Nulla è più creativo della morte, perché essa è l'intero segreto della vita. Ciò significa che il passato va abbandonato, che l'ignoto non può essere evitato, che l' "Io" non può continuare, che niente può essere fissato per sempre. Quando un uomo sa questo, vive per la prima volta nella sua vita. Trattenendo il respiro lo perde. Lasciandolo andare lo trova."
A. Watts, La saggezza del dubbio

Si avvicinano i giorni in cui il velo tra i mondi si assottiglia. Quelli in cui gli spiriti degli antenati sussurrano pi...
29/10/2025

Si avvicinano i giorni in cui il velo tra i mondi si assottiglia. Quelli in cui gli spiriti degli antenati sussurrano più forte di una semplice mancanza o di un rammarico. Fa buio presto, gli alberi perdono le foglie, la natura dorme. Tutto ci parla di questa morte che bisogna accettare perché si faccia primavera.
Nella pratica di stasera, siamo entrate dentro di noi, attraverso pose specifiche. C'è fatica nel portare il mento al petto e avere il cuore dritto sparato davanti agli occhi, come nella candela. Vedersi. È complicato abbandonare il petto e la fronte al tappetino, chiusi come un riccio, affidati alla terra che si infradicia di pioggia per nutrirci a sufficienza da farci di nuovo germogliare quando sarà tempo.
Può essere doloroso ricordare da dove veniamo, quando passeggiamo tra le tombe nei cimiteri, di questi giorni. Uno sguardo, un sorriso, il ricordo di un'abitudine, di una frase. Un odore. Eppure c'è la meraviglia di sentire di non essere soli, che da qualche parte dentro di noi, ognuna di quelle persone resta, addirittura partecipa alla nostra forma, fisica e non. Sono tornata con questo dal mio giro tra i miei defunti, per lo meno tra quelli che sono sepolti laddove io ho deciso di vivere.
C'è bellezza nella natura che accetta di morire per rinascere, nel cambiamento che porta miglioramento, nell'ego che brucia per mostrare l'anima, nel corpo che si rinnova ad ogni respiro.
C'è tenerezza anche in questo ottobre, in cui si trasformano ruoli, relazioni, legami, a volte tra grida (la morte è uno strappo violento), ma con la speranza di una rinascita.

Quest'estate, in ritiro, parlavo poco e scrivevo poco. L'essenziale.Di quello che ho scritto, mi è capitato di rileggere...
25/10/2025

Quest'estate, in ritiro, parlavo poco e scrivevo poco.
L'essenziale.
Di quello che ho scritto, mi è capitato di rileggere una frase: "ma quando tolgo tutto, quando tolgo me in relazione agli altri, io figlia, io insegnante, io amante, mi resta un incrollabile e intoccabile silenzio. Io sono quel vuoto che si fa tutto".
E in queste settimane pesanti, in cui il tutto prende il sopravvento, fatico a riprendermi il mio sacro vuoto.

Transizione/tran·si·zió·ne/sostantivo femminilePassaggio da una situazione a un'altra, sia in senso statico, come condiz...
20/10/2025

Transizione

/tran·si·zió·ne/

sostantivo femminile

Passaggio da una situazione a un'altra, sia in senso statico, come condizione intermedia definita, che in senso dinamico in quanto implichi l'idea di un'evoluzione in atto.

In musica, modulazione di breve durata.

In fisica, passaggio di un sistema da uno stato a un altro.

(Sto, mentre non so ancora dove e come stare)

Hai bisogno di tehai bisogno di questo tempoin cui non si cucinae non si pregasi sta.Soli e improvvisatiabbandonati e se...
09/10/2025

Hai bisogno di te
hai bisogno di questo tempo
in cui non si cucina
e non si prega
si sta.
Soli e improvvisati
abbandonati e senza senso
si sta, frastornati
e vuoti. Si sta.
E l'indomabile fiducia
accucciata fuori dalla porta
come un cane f***e
di devozione
dorme sonni
che contengono alba.

(Chandra Livia Candiani)

Flusso di coscienza. Flusso monetario. Flusso di sangue. Flusso di eventi. Nel linguaggio comune, il termine indica semp...
27/02/2023

Flusso di coscienza.
Flusso monetario.
Flusso di sangue.
Flusso di eventi.
Nel linguaggio comune, il termine indica sempre un movimento, ma nel mondo olistico è costantemente usato nella frase "stare nel flusso". Come si fa a stare in qualcosa che si muove costantemente? E, soprattutto, cosa si muove?
Tutto si muove, partiamo da questo assunto banale, scontato e vivifico. Si muovono il sangue, i liquidi, il respiro dentro di noi. Si muove (fin troppo!) il mondo fuori da noi, con i suoi attori, le sue regole, i suoi spazi. Si muove, più che le altre cose menzionate, la nostra mente, nello scarto costante tra passato e futuro, tra l'analisi di qualcosa che è stato e l'apprensione per un obbiettivo o per quello che ancora verrà. In questo modo fluiamo come l'acqua di un fiume, che apparentemente centimetro per centimetro, millimetro per millimetro, non è mai la stessa. Eppure c'è un punto preciso, un istante preciso, uno spazio che diventa anche tempo, in cui quell'acqua lì, semplicemente, è e sta.
"Stare" non parla di immobilismo e passività. Non si può fermare l'acqua del fiume, bloccare il sangue, congelare il mondo attorno a noi, paralizzare i pensieri. Si può però, con molto esercizio, diventare consapevoli dell'istante che è, ogni momento in cui è. Sto respirando un respiro che non c'era un secondo fa e non ci sarà tra un secondo. Lo sto facendo ora.
Stare nel flusso è consapevolezza dell'impermanenza. Solo questo (- difficilissimo!).

È Shatzy a pronunciare questa frase, rivestendosi dopo una notte con l'ennesimo uomo di cui non ricorderà il nome (ammes...
15/02/2023

È Shatzy a pronunciare questa frase, rivestendosi dopo una notte con l'ennesimo uomo di cui non ricorderà il nome (ammesso l'abbia mai saputo). Con questo espediente, Alessandro Baricco, in "City", ci propone una riflessione serissima. Cresciamo pensando di essere destinati a qualcosa, veniamo educati a una direzionalità e inanelliamo una serie di azioni e di scelte che dovrebbero portarci a uno specifico traguardo, tra successi, frustrazioni e, magari, anche cambi di programma. Così finiamo per identificarci con la strada, con quel percorso che necessariamente ci porterà dove vogliamo, dove forse, dobbiamo, per una legge superiore che non abbiamo mai indagato. Finiamo per essere ciò che studiamo, il lavoro che facciamo, il ruolo che ricopriamo in famiglia, lo stato civile. Affascinati del romantico e inflazionato aforisma per cui lo scopo di un viaggio è il viaggio stesso e non la meta, perdiamo di vista i luoghi. Un posto è fatto di case, di colori, di suoni, di animali indigeni e non, di odori, di sguardi, di sapori. E se tutte queste cose, fuor di metafora, fossero le nostre speranze, fragilità, paura, passioni, inclinazioni, la velocità del respiro, le pulsioni sessuali e tutto ciò che ci connota e ci rende meravigliosamente unici, perdere di vista il "posto" significherebbe perdere di vista noi stessi per identificarci con un groviglio di strade che portano alla fine non importa dove. Non si tratta di abbandonare la via, di cancellarla dalle nostre personalissime mappe. Le strade sono fondamentali per collegarci, per metterci in comunicazione, per realizzare scambi, fare rifornimenti. Ma noi non portiamo in nessun posto: noi siamo un posto.

“I Tarocchi sono figure colorate, giochi leggeri, e scavano nell’inconscio. Che un medico si occupi di inconscio non dov...
12/02/2023

“I Tarocchi sono figure colorate, giochi leggeri, e scavano nell’inconscio. Che un medico si occupi di inconscio non dovrebbe stupire: non siamo meccanici che riparano (quando possibile) il corpo fisico, siamo o dovremmo essere co-guaritori del meraviglioso insieme “mente-corpo-spirito”.
Questo è un libro delicato e coraggioso che illumina quell’angolo della stanza che non nota mai nessuno.
Parla di due mondi, intensi, che si toccano profondamente, anche se apparentemente sembrano avere nulla a che fare l’uno con l’altra.
I tarocchi e la medicina.
Questi due universi così differenti (forse) hanno in comune molto più di ciò che appare.
Entrambi sono una forma d’arte ed entrambi, a modo loro, hanno un fine comune: la Cura.
Che poi è proprio questo di cui il libro ci parla, di cura.
E di esseri umani.
Perché alla fine sia la medicina sia i tarocchi ci mostrano che siamo umani.
E che siamo interi. Anche quando ci sembra di stare in mille pezzi. In realtà non siamo frammenti ma interi. Sempre. “Mente-corpo-spirito”.
Ciò che c’è dentro e ciò che c’è fuori (e ciò che c’è intorno) non sono due (o tre) ma uno solo e spesso il nostro dentro e il nostro fuori (e il nostro intorno) hanno solo bisogno di essere messi in amorevole comunicazione.
Ed in questo gioco di comunicazione può intervenire un medico e anche i tarocchi.
Sono entrambi strumenti che accompagnano nel percorso della cura e del prendersi cura.
Non possono sostituirsi l’uno all’altra ma è giusto così perché ognuno è perfetto così come è, nel ruolo in cui è.

L’autrice MariaGiovanna Luini è un medico, una guaritrice, e riesce ad illuminare quel famoso angolo della stanza che nessuno guarda mai per mostrarci qualcosa che va oltre, qualcosa che può coesistere con ciò che già c’è senza disturbare anzi, dando il suo contributo silenzioso.

I tarocchi sono un gioco, un gesto, sono arte, a modo loro, come lo è la medicina. Come lo siamo noi.
Perché è importante ricordare che i tarocchi parlano a noi di noi ma mai al posto nostro.

I tarocchi sono un gioco, è vero.
Ma proviamo a chiedere ad un bambino quanto può essere serio giocare.

Grazie per aver portato un po’ di luce in quell’angolo buio da tanto tempo.

- Cosa succede se mi metto a testa in giù?- Niente. Ma anche tutto.- Sarebbe a dire...? - Succede che perdi il vecchio e...
18/01/2023

- Cosa succede se mi metto a testa in giù?
- Niente. Ma anche tutto.
- Sarebbe a dire...?
- Succede che perdi il vecchio equilibrio e ne trovi uno nuovo.
- E mentre sei a testa in giù, anche il respiro è a testa in giù?
- In un certo senso.
- Quindi? Cosa vuol dire?
- Sentirai cosa vuol dire.
- Ma mi fa paura.
- Assolutamente comprensibile.
- Devo andare giù come i bambini quando si mettono a testa in giù?
- Esatto.
- Così trovo un altro equilibrio.
- Proprio cosi.
- Ma se cado?
- Se cadi farai una capriola e sarà molto divertente. Non ne fai una da un po', vero?
- Uhm sì... Sarò felice?
- Questo dipende da te.
- Ma se mi metto a testa in giù, mi crescono più veloci i capelli?
- L'unico modo per saperlo è provare!

Illustrazione di

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