Emmaus - Casa di preghiera

Emmaus - Casa di preghiera Accoglie tutti! Giovani e adulti, laici e religiosi, da soli o in gruppi, credenti o non credenti.

Emmaus accoglie tutti: giovani e adulti, laici e religiosi, da soli o in gruppi, credenti o no in un luogo di pace per riscoprire la bellezza del silenzio, della riflessione e della condivisione fraterna. Emmaus permette una sosta di silenzio, nella preghiera, nella riflessione, nella condivisione fraterna per riscoprire o approfondire i valori fondamentali del Vangelo. Emmaus è aperta ad ogni persone che, nelle inevitabili difficoltà o nei momenti di stanchezza o di indecisione, si è allontanata dall'ideale di vita cristiana e vuole riscoprire l'Amore misericordioso di Dio e la dignità a cui è chiamata. La comunità propone incontri di formazione, preghiera, approfondimento, riflessione...
La comunità è sempre a disposizione di tutte quelle persone che desiderano essere aiutate nel proprio cammino di fede. Riceve gruppi o persone singole che lo richiedono per un'esperienza di preghiera, approfondimento spirituale, esercizi, ritiri...

L'anno inizia festeggiando santa Maria Madre di Dio, luce e faro del nostro cammino.Spesso in questi momenti finali di u...
01/01/2026

L'anno inizia festeggiando santa Maria Madre di Dio, luce e faro del nostro cammino.

Spesso in questi momenti finali di un anno si fa a gara nel dire "ah! Finalmente è finito quest'anno!", oppure "Speriamo che il nuovo anno non sia come questo!"

Da sempre sentiamo queste frasi e spesso siamo noi a dirle quasi come per scaricarci un po' di responsabilità.
Rileggile.
Sembra quasi ci sia un "magico potere" dietro che muove tutto e invece siamo noi con le nostre azioni, anzi forse più con le nostre reazioni a dare una direzione piuttosto che un'altra.

E allora l'augurio è che si possa essere veramente ricchi. In che modo?
Imparando a ringraziare (ad esempio) il vecchio anno anche se ci ha dato quella ferita, quel dolore, quella sofferenza. Assurdo? Forse, ma per chi segue Dio la follia è all'ordine del giorno perché prende questa ferita, questo dolore, questa sofferenza e ha imparato a mettere tutto nelle mani di Dio, come Maria.
Se riesci a ringraziare, osservare queste cose, metterle in Dio così da vedere invece tutto il bello che ti ha dato allora si... sei ricco!

Questa... è la vera ricchezza, questo il nostro augurio più grande!

31/12/2025

Tanti anni fa, un ultimo dell'anno, don Tonino Bello, parlando delle famiglie e del servizio disse questo

“... se il marito smania di lavare i piedi ai tossici, la moglie si vanta di servire gli anziani, e la figlia maggiore fa ferro e fuoco per andare nel terzo mondo come volontaria, ma poi tutti e tre non si guardano in faccia quando stanno in casa, la loro è soltanto una contro testimonianza penosa. Che danneggia perfino i destinatari di un servizio apparentemente così generoso"

(Don Tonino Bello)

Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco “In principio era il Verbo.” Giovanni non comincia dal presepe, ma dall’e...
31/12/2025

Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco

“In principio era il Verbo.” Giovanni non comincia dal presepe, ma dall’eternità. Come a dirci: prima ancora delle nostre storie complicate, delle nostre cadute, dei nostri tentativi riusciti o falliti, c’era già un senso che ci aspettava. La nostra vita non nasce dal caso, ma da una Parola. E questo cambia tutto. Il 31 dicembre è il giorno in cui guardiamo indietro. Facciamo conti, bilanci, elenchi mentali di ciò che è andato bene e di ciò che avremmo voluto diverso. Ma il Vangelo oggi ci sposta lo sguardo: non ci chiede di partire da ciò che abbiamo fatto, ma da ciò che Dio ha fatto per noi. E ciò che ha fatto è semplice e sconvolgente: si è fatto carne. È entrato dentro il tempo, dentro la nostra confusione, dentro le nostre ferite. Non per aggiustarle dall’esterno, ma per abitarle dall’interno. “Noi lo abbiamo visto, lo abbiamo toccato.” La fede non è una teoria che spiega tutto, è una presenza che accompagna tutto. Non toglie il buio, ma ci ricorda che le tenebre non hanno potuto vincere la luce. Non dice che le tenebre non esistono, ma che non hanno l’ultima parola. E questo è decisivo proprio a fine anno. Perché se guardiamo solo a quello che non è andato, rischiamo di sentirci sconfitti. Se guardiamo solo a quello che è andato bene, rischiamo di illuderci. Ma se guardiamo a Cristo, scopriamo che ogni cosa può essere abitata da Lui, anche ciò che non capiamo, anche ciò che ci pesa ancora sul cuore. “Veniva nel mondo la luce vera.” Non una luce che acceca, ma una luce che orienta. Non una luce che giudica, ma che rivela. Rivela che non siamo soli. Che la nostra vita, anche con tutte le sue contraddizioni, è un luogo in cui Dio ha deciso di stare. Forse questo Vangelo ci chiede solo una cosa mentre l’anno finisce: smettere di misurare la vita solo in base ai risultati, e iniziare a leggerla come un luogo di eternità. E questo significa che non tutto è stato come volevamo, ma tutto può diventare luogo di grazia. Perché all’inizio non c’è il nostro sforzo. All’inizio c’è una Parola che ci ama. E questa Parola non smette di ve**re a cercarci. Anche oggi. Anche domani. Anche nel nuovo anno che inizia. Anche sempre.

Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco Quando Maria e Giuseppe portano Gesù al Tempio, così come ci racconta l p...
29/12/2025

Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco

Quando Maria e Giuseppe portano Gesù al Tempio, così come ci racconta l pagina del vangelo di oggi, non stanno facendo qualcosa di straordinario: stanno semplicemente obbedendo alla Legge. Eppure proprio dentro questa obbedienza feriale, scontata, accade un incontro decisivo. Simeone prende tra le braccia un bambino che non parla, non compie miracoli, non insegna nulla, eppure riconosce in lui la salvezza. È una delle grandi provocazioni del Vangelo: Dio non si manifesta dove c’è potenza, ma dove c’è piccolezza. Non dove tutto è risolto, ma dove tutto è affidato. Simeone aspettava. Non faceva altro che questo: aspettava fedelmente. Non si era stancato del tempo, non aveva trasformato l’attesa in amarezza. Aveva imparato che la speranza vera non è l’illusione che qualcosa accada in fretta, ma la certezza che qualcosa accade anche se non lo vediamo subito. Per questo quando finalmente vede Gesù può dire: “Ora puoi lasciarmi andare in pace”. Non perché la vita finisca, ma perché finalmente ha senso. Simeone però aggiunge a Maria parole durissime: “Una spada ti trafiggerà l’anima”. Come a dire: l’amore vero costa. Chi ama davvero non viene risparmiato dal dolore, ma viene salvato misteriosamente proprio attraverso di esso. Gesù non viene a toglierci la croce, ma a insegnarci che la croce a volte è una strada non un muro. E Gesù è “Segno di contraddizione”, non è neutro. O lo accogli o lo rifiuti. Non puoi restare indifferente. Perché Lui entra esattamente nei punti in cui siamo più fragili, più contraddittori, più bisognosi di essere salvati. Ecco allora che questo bambino, apparentemente così fragile, diventa la luce che rivela i cuori. Non perché giudica, ma perché illumina. E quando qualcosa viene illuminato diventa vero, diventa vivibile. Senza Gesù siamo al buio.

Buon San Giovanni "il credente"
27/12/2025

Buon San Giovanni "il credente"

Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco Il giorno dopo Natale la liturgia ci conduce bruscamente dalla dolcezza d...
26/12/2025

Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco

Il giorno dopo Natale la liturgia ci conduce bruscamente dalla dolcezza della grotta al sangue del martirio di Stefano. Sembra un contrasto violento, eppure è proprio qui che il Vangelo diventa vero. La Chiesa ci ricorda che il Bambino nato nella notte non è venuto per decorare la nostra vita, ma per darle una direzione. E Stefanо è il primo a mostrarci dove conduce questa direzione: all’amore vissuto fino alla fine. “Vi consegneranno… sarete odiati…” dice Gesù nella pagina del vangelo di oggi. Sono parole che, accostate al Natale, sembrano stonare. Ma Stefano ci mostra che non c’è stonatura: la luce che ieri abbiamo contemplato nella mangiatoia oggi la vediamo brillare in un uomo che, mentre viene ucciso, riesce ancora ad amare. Il Natale senza Stefano rischia di ridursi a un’emozione; Stefano senza Natale diventerebbe follia. Insieme ci dicono che Dio si è fatto uomo per renderci capaci di una misura nuova. Stefano non è un eroe, è un martire. È lo Spirito che gli dà parole, come Gesù aveva promesso. E gli viene dato non solo cosa dire, ma come amare. Nel momento in cui viene rifiutato, Stefano non risponde con il rancore, ma con il perdono. È la logica del Natale portata alle estreme conseguenze: la logica di un Dio che salva non distruggendo i suoi nemici, ma trasformandoli. Il Natale ci riempie gli occhi di luce; Stefano ci mostra che questa luce chiede di essere scelta, custodita, imitata. La perseveranza di cui parla il Vangelo non è un eroismo stoico, ma una fiducia radicale: credere che l’Amore è più forte del male, anche quando sembra perdere. Come Stefano dobbiamo accorgerci che la salvezza non sta nel vincere le battaglie esterne, ma nel non lasciarsi togliere il cuore. Il Natale comincia a diventare reale quando capiamo che la luce che adoriamo nella grotta è la stessa che deve brillare nella nostra vita, soprattutto nei momenti in cui sarebbe più facile spegnerla. Una luce così non te la possono togliere nemmeno se ti ammazzano.

Questo periodo di Avvento che volge al termine ha riproposto dei brani evangelici di una potenza spirituale incredibile....
24/12/2025

Questo periodo di Avvento che volge al termine ha riproposto dei brani evangelici di una potenza spirituale incredibile.

Oltre a questo è stato posto l'accento in particolare sulle persone, su delle specifiche persone. Ma, come spesso accade, rischiamo di restare sempre in superficie perché questi brani ormai li conosciamo a memoria dandoli spesso per scontati.

Entriamo un attimo...

Maria, la nostra Mamma. Sappiamo benissimo ciò che ha fatto. Il suo "si" ha permesso a Dio di entrare nella Storia. Ma ci vogliamo rendere conto anche solo per un attimo il peso enorme di questa frase?
Dio Onnipotente (cioè che può tutto) chiede il permesso (i teologi mi perdonino per questa licenza) di entrare nella Sua Storia ad una ragazza di soli 14 anni che vive in un piccolo villaggio sperduto lontano da qualsiasi tipo di clamore in una giornata ordinaria, ad una determinata ora del giorno mentre (forse) Maria si stava occupando del pranzo o delle pulizie o della preparazione del suo imminente matrimonio.
Entra per chiedere un "si". E la cosa più incredibile è che cerca di spiegare nel modo migliore possibile l'inspiegabile ben sapendo che non sarebbe stato capito. Perché la verità (e qui sta la grandezza del "si" di Maria) è che la povera ragazza sicuramente intimorita non ha capito nulla. Ha provato a comprendere ma alla fine ha detto il suo "si" applicando un solo criterio: la fiducia totale. E basta! E avrebbe potuto contestare eh! Avrebbe tranquillamente potuto dire: "Senti, Angelo, tu lo sai che sei io accetto sono automaticamente condannata a morte?". Lo poteva fare perché era vero.
E invece no.. si è fidata e basta, con l'unica consapevolezza che se Dio agisce, per quanto possa sembrare f***e, in qualche modo tutto avrà il suo compimento.

Poi c'è Giuseppe. Da sempre una delle figure più sottovalutate di tutti i tempi.
Perché? Perché ha avuto nelle sue mani il potere di "bloccare" Dio. E umanamente aveva tutte le ragioni del mondo per farlo!
Giuseppe aveva il potere di mettere a morte per lapidazione Maria. Cioè una ragazza che era sua promessa sposa e che gli dice "Perdonami, futuro marito, ma anche se io e te non ci siamo mai visti, io sono incinta per opera di Dio".
Ora... possiamo fermarci un attimo e cercare di entrare in Giuseppe, metterci nei suoi panni in quel momento?
Io credo che il 100% di noi sarebbe impazzito! Forse svenuto, sicuramente arrabbiato. Come minimo! Non solo sei incinta ma mi vuoi anche prendere in giro!!
Eppure Giuseppe fa una cosa che cambia letteralmente la Storia. Non tanto la sua accettazione, quanto la sua giustizia. La sua umanità tradotta nel passo "era un uomo giusto e decise di licenziarla in segreto".
Vogliamo renderci conto anche qui? Giuseppe, dopo questa rivelazione, decide comunque di chiudere il matrimonio imminente, di salvare la vita a chi lo ha ferito, e di prendersi lui tutte le responsabilità della scelta. Secondo te cosa stava pensando quando stava nel letto provando a dormire? A tutte le possibili scuse da utilizzare con i suoi familiari e con i familiari di Maria. Ma ogni scusa sarebbe stata inutile perché lui, Giuseppe, sarebbe passato da uomo volubile, immaturo, indeciso e con la dignità rovinata.
Ecco dove sta la grandezza di Giuseppe!
Poi - certamente - anche nella fiducia che ripone in Dio quando accetta di prendere con sé Maria dopo che l'angelo gli spiega la situazione (e anche qui ce ne vuole di coraggio eh).
Giuseppe, l'uomo del coraggio.

Zaccaria, figura molto interessante, anche lui passato spesso sotto traccia. Lui è un messaggio per ognuno di noi. Leggendo superficialmente il brano in cui l'angelo lo rende muto, quasi nasce un moto interiore in noi, un senso di ingiustizia. Perché Maria, che sostanzialmente ha chiesto la stessa cosa di Zaccaria e aveva lo stesso turbamento, è stata trattata bene e invece Zaccaria punito?
Perché Dio non guarda le parole che diciamo, ma il cuore e le reali intenzioni. Dio non si ferma alle parole.
Zaccaria è stato esaudito, è stata tolta la vergogna dalla sua relazione con Elisabetta, il fatto che fosse sterile (ed era considerata una vergogna). Zaccaria sacerdote, studioso, che sapeva bene (o comunque avrebbe dovuto saperlo) che a Dio nulla è impossibile, che Dio ascolta la tua preghiera.. Zaccaria non solo ha dubitato. Non ha creduto. Questa è la verità. Così come noi, quando preghiamo e chiediamo aiuto a Dio, in cuor nostro facciamo vincere la disperazione e non permettiamo a Dio di agire e di riempirci di Grazie.
Zaccaria muto, in silenzio, fino alla nascita.
Muto fino a che non ha cooperato al progetto di Dio, con Dio. Come?
Facendo uno strappo che ha creato scandalo. "Il suo nome è Giovanni".
Follia! Non esisteva in famiglia questo nome, la gente, i parenti sono sbalorditi e forse scandalizzati.
Il suo nome è Giovanni e in quel momento la lingua si scioglie perché è diventata una nuova lingua, perché Zaccaria è diventato una nuova persona, piena, completa, che finalmente ha imparato a fidarsi di Dio.

Quindi Dio se non facciamo la Sua volontà ci punisce?
No.... per favore... non cadiamo dove il demonio vorrebbe portarci. No!
La "punizione" ce la infliggiamo da soli ogni volta che non crediamo e non ci fidiamo di Dio. Perché? Perché ciò che fa per noi e con noi è Amore vero, l'unico Amore possibile e che riempie. Se tu quindi lo rifiuti, sei proprio tu che ti condanni.
Fortunatamente Dio non si stanca e ci accompagna e ci guida pedagogicamente fino a che non ci convertiamo. Cioè? Fino a che non ci liberiamo definitivamente delle nostre paure e diciamo il nostro "si" vero, autentico, pieno.
Si Signore, eccomi, butto via le mie paure, i miei traumi, le mie ferite, le getto in te affinché possa avve**re il "meraviglioso scambio' e tu possa riempirmi dell'unico Amore esistente.

23/12/2025
Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco La nascita di Giovanni Battista avviene in un clima di sorpresa. Tutti si...
23/12/2025

Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco

La nascita di Giovanni Battista avviene in un clima di sorpresa. Tutti si aspettavano che quel bambino seguisse la normalità delle tradizioni, che portasse un nome già conosciuto. Invece no: Dio rompe schemi, apre strade nuove. È come se dicesse: “Non sono venuto per confermare ciò che già sai, ma per mostrarti ciò che ancora non immagini”. Nella Novena di Natale, quando ci prepariamo al compimento delle promesse, questo dettaglio diventa fondamentale: Dio non ripete, crea. Zaccaria, muto da mesi, ritrova la parola proprio nel momento in cui accetta la novità, il mistero, la diversità del figlio. E allora la sua lingua si scioglie. Quasi a ricordarci che tante nostre parole rimangono sterili finché non si allineano alla volontà del Signore. Ritroviamo voce quando smettiamo di raccontare la vita come se fosse solo nostra e iniziamo a riconoscere che è storia condivisa con Dio. Il timore che prende i presenti non è paura, ma consapevolezza: stanno assistendo a qualcosa di più grande di loro. È lo stupore davanti a un Dio che si fa presente in modo concreto, dentro una famiglia, dentro un villaggio, dentro una storia normale. Ed è lo stesso stupore che il Natale vuole ridestare in noi. Dio non smette di visitarci, ma spesso siamo noi a non riconoscerlo perché lo aspettiamo là dove pensiamo debba essere, e invece Lui arriva dove decide di farsi trovare. “Che sarà mai questo bambino?” si chiedono tutti. È la domanda che ogni nascita porta con sé, ma qui diventa profezia: Giovanni sarà colui che prepara la strada. Anche noi siamo chiamati a diventare “precursori”, a raddrizzare ciò che è storto, a far spazio nel cuore. Natale non è solo memoria di un avvenimento passato, ma occasione per chiedere a Dio di far nascere qualcosa ora. E se questo avviene allora facciamo come Zaccaria, e passiamo dalla paura alla gratitudine.

Commento al Vangelo della quarta domenica di Avvento di P. Curtaz Paolo, scrivendo ai romani, li chiama amati dal Signor...
20/12/2025

Commento al Vangelo della quarta domenica di Avvento di P. Curtaz

Paolo, scrivendo ai romani, li chiama amati dal Signore, agapetoi.

Per questo stiamo facendo il cammino di avvento: per riscoprirci amati per scegliere di amare.

Come ha indicato il Battista, come ha saputo fare Maria, come ha scoperto il giusto di Israele.

Sono due le annunciazioni presenti nei Vangeli: una a Maria e l’altra a Giuseppe.

Dio parla ad una coppia, non ad un singolo.

Ma lo fa rispettando le diverse sensibilità, al maschile e al femminile. Perché l’esperienza di fede sempre parte dalla concretezza delle nostre esperienze e dei nostri percorsi.

L’angelo è lo stesso, ma il modo, il linguaggio e le modalità che usa sono diverse.

Dio sempre ci viene incontro.

E rispetta la nostra straordinaria singolarità.

Parla col linguaggio che sappiamo intendere.

Si fa breccia fra i nostri pensieri, i nostri affanni, le nostre paure.

Come quando non chiudiamo occhio perché è successo qualcosa che ci ha destabilizzato.

E tutta la nostra vita viene ribaltata da un evento imprevisto. O come quando di colpo ci troviamo davanti ad evidenze che smascherano una persona di cui ci siamo fidati, che abbiamo amata.

Non ditelo a Giuseppe.

⚪️Tormenti

È discreto, Matteo.

Lascia solo intendere il tormento che impedisce a Giuseppe di chiudere occhio.

Ha saputo in qualche modo che la sua promessa sposa, aspetta un figlio. Disdicevole, certo, ma, insomma, poteva anche accadere. Solo che Giuseppe è l’unico a sapere che quel figlio non è suo. E che, per ottemperare alla Legge, deve denunciare Maria al rabbino. In origine donne come quelle dovevano essere lapidate.

Non chiude occhio, il povero Giuseppe.

Non si capacita dell’accaduto. Pensava di conoscere bene i sentimenti di Maria. Che id**ta.

Ma bisogna fare una scelta, mettere da parte le proprie emozioni, agire. È giusto, Giuseppe.

Non giudica secondo le apparenze. Non lascia parlare la sua rabbia e il suo orgoglio di maschio ferito. Grande.

⚪️Giustizia

Non voleva accusarla pubblicamente.

Non vuole vendicarsi, non vuole umiliare Maria, non vuole rovinarle la vita. Escogita una soluzione: dirà che si è stancato di lei, eserciterà il potere sessista di cacciare una fidanzata o una moglie, pratica che suo figlio condannerà pubblicamente.

Maria avrà salvo un po’ di onore anche se lui, Giuseppe, passerà per una persona inaffidabile.

Quanta delicatezza in quel gesto! Quanto amore! Quanta eleganza!

Il nostro mondo sbraita, urla, accusa, trova nemici ovunque.

Giuseppe, che è giusto, sa che esiste in ogni persona una parte pubblica, evidente, ed una intima, fragile. E fa la sua scelta, pagandone le conseguenze sulla sua pelle.

Accogliendo ancora Dio in questo Natale, impariamo da Giuseppe ad essere giusti, senza giudicare secondo le apparenze.

⚪️In sogno

Mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo.

Ora che ha deciso prende sonno. E fa uno strano sogno.

Nella Bibbia i sogni sono spesso portatori di notizie, teofanie private che illuminano le scelte.

Ma vi prego di notare la sequenza.

Prima decide. Poi arriva il sogno.

Il Dio adulto non forza la mano, non fa giochi di prestigio per spingerci.

Siamo drammaticamente e magnificamente liberi.

Abbiamo tutti gli strumenti per vivere secondo giustizia. Sappiamo cosa fare. Sempre.

Proviamo a vivere considerando le cose. Lasciandole illuminare dalla Parola.

E, come Giuseppe, ritroviamo il coraggio di sognare.

⚪️Prendi con te

Non temere di prendere con te Maria.

Fa paura prendere con sé qualcuno. Anche quando lo si ama.

Paura di non essere in grado. Paura di perdere la propria libertà. Paura di restare fregati.

Superiamo la paura.

L’altro è sempre mistero. L’altro è sempre portatore di novità.

Anche quello strano altro che è il Dio che viene.

Si desta dal sonno Giuseppe.

Smette di ronfare. Si attiva, si sveglia, vigila, come ci ha chiesto il Signore nella prima domenica.

Contro ogni logica prende con sé quella sposa portatrice di Dio.

E la sua vita cambia, fiorisce.

⚪️Averne

Aveva certamente dei progetti, il buon Giuseppe: un laboratorio più grande, una casa spaziosa, dei figli cui insegnare l’uso della pialla e dello scalpello. Non aveva grandi pretese, questo figlio di Israele, un piccolo sogno da vivere con una piccola sposa. Ma Dio ha bisogno della sua mitezza e della sua forza, sarà padre di un figlio non suo, amerà una donna silenziosamente, come chi prende in casa l’Assoluto di Dio.

Giuseppe accetta, si mette da parte, rinuncia al suo sogno per realizzare il sogno di Dio e dell’umanità.

Giuseppe è il patrono silenzioso di chi aveva dei progetti ed ha accettato che la vita glieli sconvolgesse.

Dio ha bisogno di uomini così. Di credenti così.

Pochi giorni al Natale, Giuseppe, dal silenzio in cui è rimasto, custode e tutore della santa famiglia, veglia su di noi e ci chiede di imitare la sua grandezza. Ad avere fiducia.

In questo tempo claudicante che spegne la fede, che alza i toni, che sfoga la rabbia, lo stile di Giuseppe è una chiara indicazione per poter far nascere Gesù in noi.

Giustizia e capacità di sognare.

Di persone che non giudicano secondo l’apparenza e di sognatori ha bisogno il mondo, e la Chiesa.

Averne.



Scopriamoci amati, Dio viene ancora.
Paolo Curtaz

20/12/2025

Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco

Nel cammino della Novena di Natale, l’Annunciazione ci mette davanti al modo sorprendente con cui Dio entra nella storia: non forza una porta, non impone un progetto, non schiaccia la libertà. Dio chiede permesso. L’angelo non annuncia una certezza già compiuta, ma una possibilità affidata alle mani fragili di una ragazza. Il destino del mondo, paradossalmente, passa attraverso la libertà di Maria. «Rallegrati». È la prima parola che Dio le rivolge. Non le dice: “non avere paura”, non le dice subito cosa accadrà, ma le chiede di entrare in una gioia che ancora non vede. È così che Dio agisce anche con noi: ci invita alla gioia prima ancora di spiegarci il perché. La fede, prima di essere comprensione, è fiducia. Maria è turbata. Non rimuove la paura, non finge sicurezza. La fede vera non cancella il turbamento, lo attraversa. Il suo cuore è un campo aperto, dove convivono domande e disponibilità. «Come avverrà questo?» non è la domanda di chi dubita, ma di chi prende sul serio ciò che Dio sta facendo entrare nella sua vita. È la domanda di chi non scappa. E poi arriva ciò che ribalta tutto e che spesso dimentichiamo: «Nulla è impossibile a Dio». Non significa che tutto sarà facile, ma che niente è definitivamente chiuso. Dio non elimina i limiti, li attraversa. Non cancella la fragilità, la abita. Ed è proprio lì che Maria pronuncia il suo “eccomi”. Non il sì di chi controlla, ma il sì di chi si fida. Questo Vangelo ci ricorda che il Natale nasce da una disponibilità. Dio non nasce dove trova sicurezza, ma dove trova spazio. Maria non offre un progetto definito, offre se stessa. E Dio vuole solo questo. Anche noi forse siamo spesso pieni di domande, di timori, di cose incompiute. Forse aspettiamo di sistemare tutto prima di dire sì a Dio. Maria ci mostra il contrario: si parte dal sì, e poi Dio fa il resto. Il Natale non è Dio che risolve tutti i problemi, ma Dio che spalanca speranza nelle nostre domande. E continua a nascere ogni volta che qualcuno, anche se con totale fragilità, dice: «Eccomi».

Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco Nel cammino della Novena di Natale, il Vangelo ci porta oggi dentro la st...
19/12/2025

Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco

Nel cammino della Novena di Natale, il Vangelo ci porta oggi dentro la storia di Zaccaria ed Elisabetta: due sposi giusti, fedeli, ma feriti da un’attesa che sembra ormai senza sbocco. Sono anziani, e il loro desiderio più grande, un figlio, appare definitivamente impossibile. È il dolore silenzioso di chi ha pregato a lungo e ha l’impressione che Dio non abbia risposto. Eppure, proprio lì, dentro quella sterilità, Dio sta preparando qualcosa. Zaccaria entra nel tempio per l’offerta dell’incenso. Sta compiendo il suo servizio, come ha sempre fatto. Nulla di straordinario. E invece è proprio nella fedeltà alle piccole cose che Dio irrompe. L’angelo gli annuncia che la sua preghiera è stata ascoltata. È sorprendente: Zaccaria stava ancora pregando, eppure forse aveva smesso di sperare. A volte continuiamo a pregare per abitudine, ma non crediamo più davvero che qualcosa possa cambiare. La sua incredulità lo rende muto. Non è una punizione, ma un segno: quando smettiamo di fidarci, perdiamo anche le parole giuste per raccontare Dio. Il silenzio di Zaccaria è il silenzio di chi deve reimparare a credere. Prima di parlare, deve ascoltare. Prima di spiegare, deve lasciarsi educare dalla realtà. Elisabetta, invece, custodisce tutto nel nascondimento. Non fa proclami, non cerca conferme. Vive il miracolo nel silenzio, come un segreto tra lei e Dio. È la logica del Natale: Dio inizia sempre in sordina, lontano dai riflettori. Dio non arriva quando tutto è risolto, ma quando tutto sembra fermo. Egli entra proprio nelle nostre sterilità, in ciò che consideriamo finito, irrimediabilmente chiuso. Il Natale nasce da una promessa che sembra fuori tempo. Forse anche noi portiamo dentro qualcosa che abbiamo smesso di sperare. Eppure, Dio continua ad agire anche quando la nostra fede è stanca, anche quando le nostre parole si sono spente. Il Natale è questo: scoprire che Dio lavora nelle nostre attese più ferite e le trasforma in culla di salvezza in un modo però a noi sconosciuto perché alcune volte ci esaudisce al di là di ciò che ci eravamo immaginati

Indirizzo

Viale Alfonso E Giovanni Agosti, 12
Bagnoregio
01022

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