Studio Psicologia Sirtori

Studio Psicologia Sirtori Uno spazio dedicato a tutti coloro che credono nella forza e nell’ importanza della nostra esistenza.

Sono andata a trovare una cara persona che sta per lasciare questo mondo ed entrare nel regno dei cieli.Ancora una volta...
19/04/2024

Sono andata a trovare una cara persona che sta per lasciare questo mondo ed entrare nel regno dei cieli.
Ancora una volta sono convinta che le cose più importanti della vita siano gli affetti, i momenti trascorsi insieme, il bene che ci scambiamo, i sorrisi, il prenderci cura l'un l'altro, l'esserci...

Tutti i soldi del mondo non servono di fronte all'ultima partenza per il cielo...ciò che serve è amore, presenza e accompagnamento e se possibile partire per il viaggio eterno nel letto di casa nostra, circondati dai nostri affetti, dal loro amore, dalla nostra casa in cui abbiamo vissuto, dai visi dei nostri cari.

Se possibile, tenete i vostri cari a casa con voi, nel loro letto, nella loro stanza ed anche se estenuante, dedicategli la vostra presenza fino alla fine.

Loro ci ascoltano e ci sentono anche se stanno per partire ed hanno bisogno ancora di noi..come noi di loro...
Sarai sempre nel mio cuore Lisa...
Ti voglio bene
Tua Paola

02/06/2023

🖋️ «Quando vi ritrovate con le spalle al muro, rimanete immobili e mettete le radici come gli alberi, finché da una fonte più profonda non arriva la chiarezza che vi permette di vedere oltre quel muro.»
(C.G.Jung)
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COSA FAREMMO SE NON PROVASSIMO PAURA?La paura condiziona la nostra vita...A volte ci protegge da pericoli reali ma spess...
16/08/2022

COSA FAREMMO SE NON PROVASSIMO PAURA?

La paura condiziona la nostra vita...
A volte ci protegge da pericoli reali ma spesso ci allontana dalla vita, quando diventa paralizzante, portandoci a rinunciare anche ai nostri sogni.

Molte persone quando giungono in studio mi chiedono apertamente una sorta di formula magica per combattere e sconfiggere la paura ma in realtà io rispondo che la paura non va combattuta ma compresa, dosata. Dobbiamo imparare ad ascoltare cosa essa ci vuole comunicare per poi poter agire liberamente.

La paura porta con sè la possibilità di sbagliare e quindi la possibilità di crescere e imparare dai nostri errori, diventando persone più consapevoli e mature.

Bisogna trovare il modo per andare oltre la paura, nella direzione di ciò che la paura ci impedisce di esplorare, a piccoli passi.

La felicità si gioca tra la paura di diventare noi stessi e il coraggio di prendere quella decisione.
Può non essere facile inizialmente, ma se non ce la facciamo da soli, perchè può succedere, perchè dietro le nostre paure ci sono meccanismi di cui non siamo a conoscenza, possiamo sempre rivolgerci ad uno psicoterapeuta che ci aiuterà a sbaragliare le nostre paure e a iniziare una nuova vita in cui noi saremo gli attori della nostra esistenza!

Dott.ssa Paola Sirtori
tel. +39 333 201 9726
mail: info@studiopsicologiasirtori.com

Studio Psicologia Sirtori augura buon anno nuovo a tutti!Per informazioni o appuntamenti potete mandare direttamente un ...
13/01/2022

Studio Psicologia Sirtori augura buon anno nuovo a tutti!

Per informazioni o appuntamenti potete mandare direttamente un messaggio su whatsapp!
Telefono 3332019726

RICONOSCERE L'ANSIA DA SEPARAZIONE NEI BAMBINII bambini con un disturbo d’ansia da separazione hanno una paura costante ...
23/09/2020

RICONOSCERE L'ANSIA DA SEPARAZIONE NEI BAMBINI

I bambini con un disturbo d’ansia da separazione hanno una paura costante di essere separati dalle mamme, dai papà o da altre persone a cui sono molto legati.

Quasi tutti attraversano un periodo, fra i sei mesi e i due anni e mezzo, in cui hanno paura della separazione dalla mamma.

Anche dopo questa età, in alcune circostanze, è comunque normale avere difficoltà a separarsi dalle figure parentali, magari in concomitanza con l’inizio dell’asilo o della scuola.

Nei casi normali l’ansia di solito va avanti per qualche giorno o, al massimo, per una o due settimane e non ha alcun effetto importante o durevole sui bambini e sulle loro famiglie.

IL DISTURBO D'ANSIA DA SEPARAZIONE

Diverso invece è il caso di quei bambini che, superata l’età classica dell’ansia da separazione, continuano a manifestare una forte angoscia nel corso di eventuali distacchi.

Quando l’ansia va avanti per settimane o mesi e interferisce con la capacità dei bambini di svolgere le normali attività previste per la loro età, potremmo trovarci di fronte a un disturbo d’ansia da separazione.

Mentre l’ansia da separazione normale ed evolutiva scompare da sola con la crescita, il disturbo d’ansia no. Si tratta di un disturbo a carattere episodico: ci sono periodi distinti in cui si manifesta e altri in cui scompare.

A volte, proprio quando pensiamo che i nostri figli abbiano superato quella fase, restiamo spiacevolmente sorpresi nel vederlo ripresentarsi, in particolare durante periodi di stress o transizione.

Inoltre, molti bambini che soffrono di un disturbo d’ansia da separazione sono a maggiore rischio di sviluppare altri disturbi d’ansia nel corso dell’adolescenza o da giovani adulti.

Dott.ssa Paola Sirtori
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I FARMACI ANTIDEPRESSIVI RIDUCONO LA CAPACITA' DI ESSERE EMPATICI?Svariate ricerche scientifiche condotte in passato han...
23/09/2020

I FARMACI ANTIDEPRESSIVI RIDUCONO LA CAPACITA' DI ESSERE EMPATICI?

Svariate ricerche scientifiche condotte in passato hanno individuato che negli individui con depressione grave si riscontra una riduzione dell’empatia.
I risultati di una ricerca condotta recentemente da un team di ricercatori della University of Vienna e della Medical University of Vienna sembrano mostrare che la diminuzione dell’empatia non è in realtà una conseguenza della depressione ma una conseguenza dell’uso di farmaci antidepressivi.
Confrontando due gruppi di pazienti depressi (un gruppo che assumeva farmaci antidepressivi e un gruppo che invece non assumeva farmaci antidepressivi) i ricercatori hanno rilevato che soltanto nel gruppo che assumeva farmaci antidepressivi si manifestava una riduzione dell’empatia. Tale riduzione è stata rilevata sia attraverso questionari di autovalutazione dell’empatia sia attraverso la risonanza magnetica funzionale che monitorava l’attività delle aree del cervello correlate con l’empatia. Se questi risultati saranno confermati da ulteriori ricerche, bisognerà includere tra gli effetti collaterali degli antidepressivi anche la diminuzione delle capacità empatiche.
A fronte di queste ricerche, sembrerebbe sempre più importante l'avvalersi della psicoterapia come strumento elettivo per uscire dalle proprie problematiche, avvalendosi comunque in certi casi di un sostegno farmacologico temporaneo, monitorato dal terapeuta.
Dott.ssa Paola Sirtori
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LE CONSEGUENZE DELLA DIPENDENZA AFFETTIVADietro una persona che manifesta la dipendenza affettiva riscontriamo una soffe...
17/06/2020

LE CONSEGUENZE DELLA DIPENDENZA AFFETTIVA

Dietro una persona che manifesta la dipendenza affettiva riscontriamo una sofferenza psichica che si manifesta in modi differenti: da sentimenti di insoddisfazione e di frustrazione fino a veri e propri disturbi di tipo depressivo.

In secondo luogo si individua un aumento del rischio di esporsi a violenze psicologiche e fisiche, poiché spesso si tende a scegliere inconsapevolmente partner incapaci di dare un autentico affetto, se non addirittura violenti e devianti. Chi è dipendente affettivamente spesso è a rischio di violenza psichica e fisica.

L’aspetto più radicato consiste nella volontà di mantenere la scelta di un partner non disponibile affettivamente con noi, frustrante, tiranno e a volte violento.
Tale scelta viene mantenuta e difesa fortemente perché è erroneamente considerata quella in grado di alimentare la propria autostima.
Questa scelta, inoltre, illude di soddisfare il bisogno di avere vicino una presenza rassicurante, che fornisca il tanto desiderato bisogno di protezione.

Secondo Alice Miller, alla base di tale scelta c’è quella che lei stessa ha definito “SPERANZA DISTRUTTIVA”: attraverso il partner, si cerca in modo simbolico di trasformare un genitore tiranno in una creatura amorevole.
La “vittima” (colei/colui che dipende affettivamente) non vuole rinunciare alla speranza che un giorno il partner mantenga la promessa da lei percepita nei primi contatti e le mostri cos’è l’Amore ma l’amore non può insegnarcelo una dipendenza…
Solo attraverso un percorso psicoterapico analitico, atto a risanare le mancanze d’amore genitoriali potrà aprire la strada verso il superamento delle umiliazioni subite e negate nell’infanzia, conducendo la persona a trovare il senso di autostima e di amor proprio.
Solo quando avremo imparato ad amare noi stessi potremo amare un'altra persona, nella libertà di essere io, essere tu ed essere noi ed ancora io e tu.

L’AMORE IN COPPIA
Amare una persona è averla senza possederla
Dare il meglio di sé senza pensare di ricevere
Voler stare spesso con lei, condividendo parti di se e di vita, ma senza essere mossi dal bisogno di alleviare la propria solitudine tramite lo stare insieme
Temere di perderla, ma senza essere gelosi e possessivi
Aver bisogno di condividere con lei, ma senza dipendere da lei
Aiutarla, ma senza aspettarsi gratitudine
Essere legati a lei, pur essendo liberi
Essere un tutt'uno con lei, pur essendo sé stessi
Accettarla così com’è, senza pretendere che sia come si vorrebbe, costruendo insieme una nuova dimensione dell’essere noi

Dottoressa Paola Sirtori
Psicoterapeuta, analista
psicologo clinico, psicodiagnosta
ctp, mediatore familiare

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Tel. 3332019726
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IL PROFILO PSICOLOGICO DI UNA PERSONA CON DIPENDENZA AFFETTIVAQuando una persona soffre di dipendenza affettiva, l’emozi...
17/06/2020

IL PROFILO PSICOLOGICO DI UNA PERSONA CON DIPENDENZA AFFETTIVA

Quando una persona soffre di dipendenza affettiva, l’emozione prevalente che prova consiste nel timore della disapprovazione e dell’abbandono.
Queste persone inoltre presentano una carenza di autostima, per cui fanno dipendere il proprio valore di persona dagli altri e/o comunque da qualcosa di estraneo a sé stessi.
Non si crede di meritare di essere amati per come si è. Non ci si sente interessanti, degni di essere accettati, accolti e amati.
Totalmente governati da questi timori, queste persone mettono al primo posto tutto tranne che sé stessi.
Questo vale in qualsiasi loro campo della vita: non solo negli affetti, ma anche in famiglia e sul lavoro.
Ben capiamo come la propria esistenza sia in balia di questo stato di “paura” e di non padronanza di sé stessi.

Quando parliamo di dipendenza affettiva
Spesso pensiamo erroneamente che il nostro benessere dipenda un altro, per cui finiamo col mettere la nostra vita nelle mani di un altro e si arriva ad accettare che l’altro possa fare di tutto.
Spinti dal bisogno di ottenere affetto, stima e riconoscimento del proprio valore, si accettano compromessi di ogni genere, verso una dimensione che annulla la propria dignità.
Diciamo sempre di si alle richieste esterne, non riuscendo a mettere confini a quanto si è disposti a subire.
La via per ottenere affetto diviene quella di annullarsi come persona, rendendosi schiavi del partner.
Per queste persone l’unica strada possibile per ottenere l’AMORE è quella di piegarsi alla volontà dell’altro.
Queste persone sono dominate da una fame interiore insaziabile e insopportabile. Si tratta di una FAME di SICUREZZA, di conferma del proprio valore, di riconoscimento da parte dell’altro.
È una fame insopportabile e pur di non sentirla, si cerca e si fa di tutto per tentare di colmarla, spinti da un impulso che non si riesce a fermare.
Si arriva ad assoggettarsi e piegarsi alla volontà dell’altro.
Il tentativo è di saziare, in un modo perverso e alla lunga inefficace, questa fame, attraverso modalità relazionali dipendenti dall’esterno (il partner nel caso delle dipendenze affettive) che transitoriamente danno l’illusione di saziarla, ma che di fatto lasciano le cose invariate.

La dipendenza affettiva inizia dove finisce la capacità di vivere una relazione con libertà e serenità.
Quando l’altro non è più libero di “essere”, ma è “costretto” ad assumere un ruolo, l’amore diventa compensazione di qualcosa che riempie i nostri vuoti, controlla le nostre paure, seda i nostri bisogni.

Il RAPPORTO non diventa più un incontro tra due persone, ma soltanto DIPENDENZA e LIMITAZIONE RECIPROCA.
Lentamente si avvia un percorso di auto-costruzione di barriere che imprigionano invece di rassicurare: il risultato finale porta chi “ama troppo”
a rinchiudersi in una sorta di GABBIA.

Questa gabbia nasce dalla convinzione di non meritare affetto, dal vivere in funzione dei bisogni di un altro, cercando di controllarlo e di assecondarlo in ogni modo nella speranza di riuscire ad avere attenzione ed amore.

Nelle persone che sviluppano una dipendenza affettiva sono presenti in genere le tendenze a:
1.disconoscere i propri bisogni emotivi.
2. limitare le proprie aspettative in funzione del partner.

Queste tendenze sono finalizzate, in modo più o meno inconsapevole, a nutrire l’AUTOSTIMA in modo vicario, cioè attraverso il CONTROLLO del partner.
Il tentativo di cambiare l’altro “servirebbe” quindi per alimentare la propria autostima.

Spesso la persona che soffre di dipendenza affettiva formula questo ragionamento:

“Mi sento bene se riesco a cambiarti così come io ti vorrei.Per stare bene, devo cambiarti”.
“Se mi comporto come io vorrei che tu ti comportassi, tu ti comporterai come voglio io, così da non deludere la mia aspettativa e non trasgredire il mio schema mentale”.
“Se tu trasgredisci il mio schema mentale, io sono autorizzato/a a vendicarmi, reagire o a soccombere nella paura dell’abbandono.”.
Il nutrimento dell’ AUTOSTIMA deriva quindi dagli sforzi e dai tentativi di cambiare, “guarire”, e/o salvare il partner.

Dottoressa Paola Sirtori
Psicoterapeuta, analista
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ORIGINE DELLA DIPENDENZA AFFETTIVALa dipendenza affettiva trova la propria origine nel passato affettivo e relazionale e...
16/06/2020

ORIGINE DELLA DIPENDENZA AFFETTIVA

La dipendenza affettiva trova la propria origine nel passato affettivo e relazionale ed in particolare nel rapporto instaurato durante l’infanzia con i genitori.
Molto probabilmente quest’ultimi hanno lasciato insoddisfatti i bisogni infantili costringendo i bambini, i cui bisogni d’amore rimanevano inappagati, ad adattarsi imparando a limitare i loro bisogni. Questo processo di limitazione può portare al formarsi di pensieri del tipo: “I miei bisogni non hanno importanza”o “non sono degno di essere voluto bene”.

Da adulti, questi “bambini non amati” dipenderanno dagli altri per quanto riguarda il loro benessere psico-fisico e la soluzione dei loro problemi.
Vivranno nella paura di essere rifiutati, scapperanno dal dolore, non avranno fiducia nelle loro capacità e si giudicheranno persone non degne di ricevere amore.

Se pensiamo ad un genitore freddo e non affettivamente disponibile, il bambino potrebbe mantenere il suo equilibrio affettivo cercando di minimizzare un comportamento dipendente verso un genitore che ha queste caratteristiche, con tutti gli effetti negativi che può comportare questo tipo di attaccamento verso la figura adulta (Bridges, Denham e Ganiban, 2004).

Questa condizione emotiva potrebbe essere adattiva in quel momento, ma quel comportamento d’equilibrio (lo stile di attaccamento equilibrato verso il genitore), tolto dal repertorio infantile perché risultato non adattivo con quella figura parentale, potrebbe portare il bambino ad uno sviluppo emozionale deviante e condurlo a problemi emotivi e comportamentali, compresa la scelta di partners non disponibili affettivamente (Bridges et al., 2004).

In una ricerca è stato dimostrato che le ragazze che hanno un rapporto conflittuale con il proprio padre e non vivono l'esperienza di sostegno da parte sua, hanno maggiori probabilità di coinvolgersi in relazioni affettive patologiche.

Un’insana relazione uomo-donna vissuta all’interno della famiglia sembrerebbe influenzare lo sviluppo delle scelte affettive femminili inducendo le donne, che hanno vissuto quest’esperienza negativa con il proprio padre, alla scelta di partners devianti.

Dottoressa Paola Sirtori
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FACCIAMO LUCE :LE SEDUTE SALTATE SI PAGANO?Questo tema è molto caldo, per noi psicoterapeuti e in generale per tutti i p...
06/04/2020

FACCIAMO LUCE :
LE SEDUTE SALTATE SI PAGANO?

Questo tema è molto caldo, per noi psicoterapeuti e in generale per tutti i professionisti.

Le sedute saltate, non comunicate (ovvero il paziente che non arriva in studio nell’orario di appuntamento) o comunicate con meno di 24 ore di preavviso, si pagano o no?

Le scuole di pensiero sono diverse ma tendenzialmente sì, la seduta saltata (soprattutto se non si riesce a recuperare nella stessa settimana) si paga e soprattutto se saltata il giorno stesso, indipendentemente dal motivo del salto.

In psicoterapia psicoanalitica le sedute si pagano anche se disdette qualche giorno prima e se non si riesce a recuperarle in quella stessa settimana.

Perché le sedute si pagano?
Primo motivo, più superficiale ma comunque importante: lo psicologo si è tenuto quel tempo per voi ed è lì presente per voi, state pagando il suo tempo che si è accuratamente organizzato per tenervi. Anche quando non vi presentate lui è lì seduto ad aspettarvi.

Ogni professione e ogni professionista vanno rispettati, quindi al bando le scuse dell’ultimo secondo e gli imprevisti non calcolati (“è morto il gatto di mia nonna“, “ho la macchina in panne“, "mi hanno trattenuto al lavoro"...)... meglio un sincero “Mi sono dimenticata” o “Ho un altro impegno“, ma in ogni caso, la seduta si paga.

Questa prima motivazione è comunque, per la maggior parte di noi psicoterapeuti, estremamente ininfluente.

La vera motivazione è più profonda e ora andremo a scoprirla.

L’IMPEGNO… CON SE STESSI
Consciamente, e soprattutto inconsciamente, il potere del pagamento è legato all’impegno che noi ci mettiamo in una data cosa.

Così come quando abbiamo a che fare con qualcosa di preziosissimo, abbiamo spesso più cura verso quello se ce lo siamo pagati rispetto a se ci è stato regalato.

La stessa dinamica si vive di fronte ad un corso di formazione: quando ce lo paghiamo, l’attenzione e la voglia di trarre qualcosa di importante per noi è a mille, diversamente se ci è stato regalato, cosa che spesso declassa quel corso ad una delle tante esperienze che si fanno nella vita.

Quando il paziente sa che la seduta va pagata comunque, trova magicamente il modo di far quadrare tutto, di organizzarsi con i figli, di organizzarsi con il lavoro, di uscire prima con il traffico e di arrivare in seduta. Quel giorno. A quell’ora.

Il fatto di pagare la seduta dà una priorità non allo psicologo, che riesce a vivere lo stesso anche senza i soldi di quella seduta, ma a se stessi. Ci si mette al primo posto. Si dà totale priorità alla propria salute, al proprio benessere, alla propria vita.

Un altro elemento fondamentale alla base del “perché le sedute saltate si pagano”, ha a che fare con le RESISTENZE.

LE RESISTENZE
Può capitare che alcuni colloqui psicologici muovano qualcosa di molto forte nel paziente e quando la frustrazione o la rabbia sono tante, il paziente inconsciamente (perché non se ne rende conto razionalmente) mette in atto delle azioni per resistere al lavoro terapeutico, per resistere a quei contenuti emersi difficili da trattare e quindi per difendere la sua struttura, anche se patologica.

Uno dei modi per resistere alla terapia e a ciò che essa scatena, è la “fuga“, il non ve**re in seduta. Ed ecco che “saltano” fuori il problema, il contrattempo, la recita del figlio non segnata sull’agenda.

Sapere di dover pagare la seduta è un modo sano per contrastare questa parte interna nella persona che teme il cambiamento e il lavoro personale.

Può capitare che il paziente, pur sapendo questo, decida di non ve**re in seduta, ma quel tempo (che sa essere pagato) diventa comunque trasformativo e motivo di riflessione nelle sedute successive.

CONCLUSIONE
Alla luce di tutto questo, anche chi legge l’articolo e non è dalla parte di noi professionisti ma da quella del “paziente”, può capire quanto sia importante più che pagare la seduta, ancora prima ve**re in seduta.

Occorre ricordare che la psicoterapia non è per lo psicologo, per quanto anche per lui sia trasformativa, ma per il paziente.

Ogni scelta fatta è pensata, ripensata, studiata, approfondita, messa in discussione e a volte modificata e tarata, proprio perché si costruisce sul paziente e sulla sua personalità e struttura interna.

Dott.ssa Paola Sirtori
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Indirizzo

Via Garibaldi 6
Barzago
23896

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