26/04/2026
Molte persone durante il no contact cercano un contatto per un motivo preciso: far smettere il dolore subito.
Sentono tensione, ansia, vuoto, agitazione… e l’impulso naturale è cercare un contatto per calmarsi.
Per questo nel reel ho usato la metafora dell’elastico.
Quando interrompi un legame a cui eri emotivamente agganciato/a, è come se dentro si tendesse un elastico.
La distanza fa male.
L’assenza attiva urgenza.
Il sistema nervoso cerca sollievo.
E in quel momento molte persone pensano:
“Se scrivo, sto meglio.”
Ma spesso accade il contrario.
Perché il messaggio non riporta davvero l’elastico alla sua posizione naturale.
Molto spesso lo tende ancora di più.
Perché dopo aver scritto arrivano nuove variabili:
Aspettare una risposta.
Interpretare un visualizzato.
Sperare.
Temere il rifiuto.
Rileggere ogni parola.
Sentirsi esposti.
Dipendere di nuovo da ciò che farà l’altro.
Quello che sembrava sollievo immediato diventa spesso nuova attivazione emotiva.
È questo il punto centrale:
non sempre l’impulso che promette pace porta davvero pace.
A volte porta solo una regolazione momentanea, seguita da altra tensione.
La vera distensione dell’elastico, spesso, non arriva dal contatto. Arriva dal tollerare il picco emotivo senza inseguirlo.
Dal restare nel disagio abbastanza a lungo da permettere al sistema nervoso di capire che può calmarsi anche senza l’altro.
Ed è lì che molte persone iniziano a recuperare libertà interiore.
Se stai vivendo questa dinamica, non sei il solo.
Stai sperimentando un meccanismo umano e molto comune nei legami intensi o intermittenti.
Se senti che questo schema ti tiene ancora agganciato/a e desideri lavorarci in terapia, puoi contattarmi. ❤️
👩⚕️𝑫𝒐𝒕𝒕.𝒔𝒔𝒂 𝑹𝒊𝒛𝒛𝒊 𝑺𝒆𝒍𝒆𝒏𝒆, 𝑷𝒔𝒊𝒄𝒐𝒍𝒐𝒈𝒂
📍Online 📍Bordighera
➡️ Ricordo che ogni contenuto è creato con uno scopo divulgativo e non può sostituirsi ad una terapia psicologica individuale o essere inteso come consiglio personale.