02/12/2025
“Le famiglie sono sicuramente le “seconde vittime” della malattia in quanto si trovano a dover fronteggiare radicali cambiamenti della vita quotidiana e la frequente perdita di relazioni sociali, spesso accompagnati da condizioni di disagio psichico e sintomi ansiosi e depressivi (Haley et al., 1987). Il fatto che i livelli di stress e di depressione sperimentati dai caregiver dei malati siano influenzati dalle rappresentazioni che gli stessi hanno della propria famiglia sta precisamente a indicare come le modalità con cui le persone fanno fronte alla comparsa e all’evoluzione di questa grave malattia in un proprio congiunto si intrecciano profondamente con le caratteristiche del funzionamento familiare (Camdessus, 199I; Shields, 1992). A tale funzionamento contribuiscono sia la struttura della famiglia sia le rappresentazioni della malattia che la famiglia medesima elabora sulla base dei suoi sistemi di credenze e dell’immagine che la patologia ha sul piano sociale e culturale.
Da questo punto di vista, la crescente diffusione della malattia e l’allarme sociale ad essa associato fanno sì che tale malattia assuma una forte valenza simbolica.
(…) L’età adulta, e in particolare la senilità, rappresentano fasi del ciclo vitale in cui si aspira al raggiungimento di un senso di completezza e di integrità personale al quale molto contribuisce una piena accettazione di sé stessi e delle persone che, nel corso della vita, sono diventate significative e insostituibili. La perdita o la mancanza di tale integrità personale può portare alla disperazione e rendere più intensa la paura della morte che, talvolta, può associarsi a disgusto e disprezzo verso particolari situazioni o persone”.
F. Tramonti, A. Tongiorgi - “Famiglia e malattia. Una prospettiva relazionale in psicologia della salute” (2013)