Dott.ssa Roberta Iannello

Dott.ssa Roberta Iannello 🩺 Intolleranza all’istamina, allergia al nichel, disbiosi, MTHFR
🌙 Dormire bene. 🍝Digerire bene. ✨Tornare a vivere.
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04/02/2026

𝐋’𝐢𝐦𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐟𝐞𝐫𝐫𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐠𝐞𝐬𝐭𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐥𝐥𝐞𝐫𝐠𝐢𝐚 𝐚𝐥 𝐧𝐢𝐜𝐡𝐞𝐥.

Chi ha una diagnosi di allergia al nichel sa bene quanto la gestione quotidiana della patologia possa diventare complessa: alimentazione sempre più restrittiva, sintomi gastrointestinali persistenti, stanchezza cronica, difficoltà di concentrazione e una qualità di vita che spesso ne risente. In questo contesto, uno degli aspetti più sottovalutati – ma fondamentali – è il ruolo del ferro nella gestione dell’allergia al nichel.

Il ferro è un minerale essenziale per l’organismo: partecipa al trasporto dell’ossigeno, al funzionamento del sistema immunitario, alla produzione di energia e al corretto equilibrio del metabolismo cellulare. Tuttavia, nelle persone con allergia al nichel, la carenza di ferro è una condizione sorprendentemente frequente e spesso non riconosciuta. Da un punto di vista nutrizionale, questo accade per diversi motivi: da un lato, molte fonti alimentari di ferro sono escluse o ridotte nelle diete a basso contenuto di nichel; dall’altro, l’infiammazione intestinale cronica può compromettere l’assorbimento dei micronutrienti.

Nello specifico, ciò che rende il ferro particolarmente rilevante nel contesto dell’allergia al nichel è il rapporto competitivo tra ferro e nichel a livello intestinale. Entrambi i metalli utilizzano canali di assorbimento simili: quando le riserve di ferro (ferritina) sono basse, l’organismo tende ad assorbire più facilmente il nichel. Questo significa che una carenza di ferro può favorire un maggiore assorbimento del nichel, con un possibile peggioramento dei sintomi allergici e sistemici. Al contrario, livelli adeguati di ferro possono contribuire a ridurre l’assorbimento intestinale del nichel, rappresentando un supporto importante nella gestione della patologia.

Dal punto di vista clinico, una carenza di ferro non si manifesta solo con anemia evidente. Molte persone con allergia al nichel sperimentano sintomi aspecifici come affaticamento persistente, debolezza, fiato corto, cefalea, difficoltà cognitive e aumentata sensibilità allo stress, che possono essere erroneamente attribuiti esclusivamente all’allergia o all’alimentazione restrittiva. In realtà, questi segnali possono indicare un deficit di ferro latente, che merita attenzione e valutazione.

Ma attenzione!

Ci tengo a sottolineare che integrare ferro senza una valutazione adeguata non è assolutamente consigliabile. La scelta della forma di ferro, del dosaggio e della tempistica deve essere personalizzata, tenendo conto della tollerabilità gastrointestinale, dello stato infiammatorio e dell’eventuale presenza di altre condizioni associate, come la disbiosi, l’assunzione di inibitori di p***a protonica o presenza di malattie infiammatorie croniche intestinali. Allo stesso modo, una dieta per allergia al nichel ben strutturata dovrebbe includere fonti di ferro compatibili e strategie nutrizionali che ne favoriscano l’assorbimento, evitando semplificazioni o esclusioni inutili.

In conclusione, parlare di allergia al nichel senza considerare il ruolo del ferro significa trascurare un tassello fondamentale. Ottimizzare lo stato del ferro non significa “curare” l’allergia, ma rappresenta un supporto concreto per ridurre il carico dei sintomi, migliorare l’energia e favorire un migliore equilibrio metabolico. Una gestione efficace dell’allergia al nichel passa da una visione più ampia, che integri nutrizione, micronutrienti e salute intestinale, andando oltre il semplice elenco di alimenti consentiti o vietati.

Se hai una diagnosi di allergia al nichel e ti senti sempre più stanca, limitata o confusa rispetto a cosa mangiare e come gestire i sintomi, approfondire anche il tema del ferro rappresenta un passo importante verso il miglioramento della tua salute.

26/01/2026

𝐓𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐞̀ 𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐨𝐩𝐨 𝐥𝐚 𝐭𝐞𝐫𝐚𝐩𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐞𝐫𝐚𝐝𝐢𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐇𝐞𝐥𝐢𝐜𝐨𝐛𝐚𝐜𝐭𝐞𝐫 𝐩𝐲𝐥𝐨𝐫𝐢…

Durante la prima consulenza mi soffermo sempre sulla storia clinica del paziente e, in particolare, su una possibile esposizione a Helicobacter pylori. Molto spesso emerge un dato ricorrente: l’infezione è stata diagnosticata e trattata, ma i disturbi che avevano portato agli accertamenti non solo non si sono risolti, bensì in alcuni casi si sono cronicizzati o aggravati dopo la terapia. Negli ultimi anni la letteratura scientifica sta evidenziando con sempre maggiore chiarezza una correlazione tra infezione da Helicobacter pylori, disturbi gastrointestinali persistenti e sintomi compatibili con intolleranza all’istamina. Non si tratta di una semplice coincidenza. H. pylori è un batterio in grado di colonizzare la mucosa gastrica e indurre un’infiammazione cronica dello stomaco che, nel tempo, altera profondamente la fisiologia digestiva, la secrezione acida, l’integrità della barriera mucosale e l’equilibrio del microbiota. Queste alterazioni creano un terreno favorevole allo sviluppo di sintomi e di una ridotta capacità di gestire correttamente mediatori come l’istamina.

L’istamina non è solo coinvolta nelle reazioni allergiche, ma ha un ruolo centrale nella regolazione della secrezione acida, della motilità gastrica e della comunicazione tra stomaco e intestino. Quando l’infiammazione è cronica, l’istamina tende ad aumentare e l’organismo diventa meno efficiente nel neutralizzarla, favorendo la comparsa di sintomi come gonfiore, bruciore, nausea, digestione lenta, senso di peso dopo i pasti, reflusso o fastidio con alimenti fermentati, stagionati e in generale ricchi di istamina.

𝐎𝐜𝐜𝐡𝐢𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐭𝐞𝐫𝐚𝐩𝐢𝐚…

La situazione può complicarsi ulteriormente dopo la terapia antibiotica utilizzata per eradicare Helicobacter pylori. Sebbene indispensabile, questa cura può avere un impatto importante sul microbiota intestinale, riducendo la biodiversità e favorendo condizioni di disbiosi. Un intestino alterato fatica a metabolizzare l’istamina e diventare più reattivo, con la conseguenza che alcuni sintomi non solo persistono, ma talvolta compaiono proprio dopo la fine del trattamento.

In questi casi il paziente si trova spesso disorientato: l’infezione è stata eliminata, ma il benessere digestivo non ritorna. Questo accade perché l’eradicazione del batterio non coincide automaticamente con il recupero della funzione gastrica e intestinale. Stomaco e intestino restano infiammati e ipersensibili, creando un terreno favorevole a disturbi funzionali e a una maggiore sensibilità all’istamina.

𝐂𝐨𝐧𝐜𝐥𝐮𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞

La comprensione di questa connessione è fondamentale per spiegare perché alcuni sintomi gastrointestinali persistano nel tempo e perché il lavoro clinico non dovrebbe fermarsi alla sola terapia antibiotica. Il vero obiettivo diventa supportare l’apparato digerente a ritrovare equilibrio, riducendo l’infiammazione, sostenendo il microbiota e migliorando la gestione dell’istamina, soprattutto nella fase post-trattamento.

Se anche tu convivi con disturbi gastrointestinali che non si sono risolti — o che si sono addirittura intensificati — dopo l’eradicazione dell’Helicobacter pylori, puoi scrivermi. Sarò felice di aiutarti a fare chiarezza

16/01/2026

𝐄̀ 𝐜𝐨𝐥𝐩𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐠𝐥𝐮𝐭𝐢𝐧𝐞 𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐟𝐫𝐮𝐭𝐭𝐚𝐧𝐢?

“𝐻𝑜 𝑠𝑒𝑚𝑝𝑟𝑒 𝑙’𝑎𝑑𝑑𝑜𝑚𝑒 𝑔𝑜𝑛𝑓𝑖𝑜, ℎ𝑜 𝑎𝑙𝑣𝑜 𝑑𝑖𝑎𝑟𝑟𝑜𝑖𝑐𝑜 𝑒 𝑎 𝑣𝑜𝑙𝑡𝑒 𝑛𝑎𝑢𝑠𝑒𝑎 𝑒 𝑟𝑒𝑓𝑙𝑢𝑠𝑠𝑜, 𝑚𝑎 𝑑𝑎 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜 ℎ𝑜 𝑟𝑖𝑑𝑜𝑡𝑡𝑜 𝑖𝑙 𝑐𝑜𝑛𝑠𝑢𝑚𝑜 𝑑𝑖 𝑔𝑙𝑢𝑡𝑖𝑛𝑒 𝑛𝑜𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑠𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑚𝑒𝑔𝑙𝑖𝑜”

Ti suona familiare? Attenzione, non è come credi!

Negli ultimi anni il glutine è diventato il principale accusato quando compaiono gonfiore, dolore addominale, digestione lenta o stanchezza dopo i pasti. Appena qualcosa non va, il pane e la pasta finiscono, per primi sul banco degli imputati, ma sappi che nella maggior parte dei casi il glutine non è il vero responsabile dei tuoi sintomi.

Il glutine è una proteina presente in alcuni cereali ed è un problema reale solo in condizioni ben definite, come la celiachia, l’allergia al grano o nel caso di sensibilità al glutine non celiaca. Al di fuori di questi quadri, non esistono prove solide che il glutine sia dannoso per la popolazione generale. E allora perché così tante persone riferiscono di stare meglio quando lo eliminano?

La risposta spesso non è nel glutine, ma nei fruttani. I fruttani sono carboidrati fermentabili, appartenenti alla famiglia dei FODMAP, presenti proprio negli stessi alimenti che contengono glutine: pane, pasta, pizza, prodotti da forno. A differenza del glutine, i fruttani non vengono digeriti e arrivano nel colon, dove vengono fermentati dai batteri intestinali. Questo processo può portare a produzione di gas, distensione addominale, dolore e alterazioni dell’alvo (diarrea o stipsi), soprattutto in chi ha un intestino sensibile, disbiosi o una sindrome dell’intestino irritabile.

Quando una persona elimina il glutine dalla dieta, in realtà non sa di star riducendo drasticamente anche i fruttani. Ecco perché il miglioramento dei sintomi viene attribuito al glutine, anche se il vero meccanismo è fermentativo, non immunologico. Non a caso diversi studi recenti mostrano che molte persone che si definiscono “sensibili al glutine” reagiscono in modo più marcato ai fruttani che al glutine.

Il problema nasce quando il glutine viene demonizzato indiscriminatamente. Eliminare alimenti senza una reale indicazione può portare a diete inutilmente restrittive, a una riduzione della varietà alimentare e, nel lungo periodo, anche a carenze nutrizionali. Ma soprattutto rischia di spostare l’attenzione dal vero nodo della questione: la salute dell’intestino.

La domanda giusta, quindi, non è “glutine sì o glutine no”, ma che tipo di intestino abbiamo, come rispondiamo ai carboidrati fermentabili e se i nostri sintomi hanno un’origine digestiva, fermentativa o infiammatoria. Capire il meccanismo è sempre più efficace che eliminare alimenti a caso.

𝐑𝐢𝐜𝐨𝐫𝐝𝐚: 𝐍𝐨𝐧 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐜𝐢𝐨̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐟𝐚 𝐠𝐨𝐧𝐟𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐞̀ 𝐠𝐥𝐮𝐭𝐢𝐧𝐞 𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐜𝐢𝐨̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐢 𝐞𝐥𝐢𝐦𝐢𝐧𝐚 𝐞̀ 𝐥𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞.

La nutrizione non è una moda o una soluzione tampone, ma fisiologia e terapia, e funziona davvero solo quando è elaborata da un professionista sanitario esperto di salute gastrointestinale ed personalizzata tenendo conto delle esigenze della singola persona.

28/12/2025
23/12/2025
28/11/2025
24/10/2025

🌾 Se sei affetto da Celiachia e continui a stare male, questo video è per te.

Hai eliminato il glutine…
Ma non hai eliminato:
– disturbi gastrointestinali,
– mal di testa,
– stanchezza cronica,
– prurito,…

👉 Nel video ti spiego il legame con l’istamina che può sabotare la tua remissione.
E perché una dieta senza glutine può non bastare per tornare davvero in salute.

🎥 Guarda ora e scopri cosa non ti hanno mai detto.

📌 Se i tuoi sintomi persistono nonostante la dieta, richiedi la tua consulenza: ti aiuteremo a a ritrovare equilibrio, chiarezza e benessere.

04/10/2025

“Se fai il ruttino entro X minuti, allora hai abbastanza acido gastrico!”
No, non è uno scherzo. È il famigerato test del bicarbonato.

Ancora oggi, troppi professionisti lo propongono per definire come intervenire sul paziente.
Peccato che non abbia alcuna validità scientifica. Nessuna.

💬 Se ci sei cascato una volta, non è un problema.
Lo diventa solo se continui ad affidarti a chi ti propone strumenti sbagliati.

👉 Guarda, salva, condividi.
Perché la salute merita molto più di un ruttino cronometrato.

Oggi sfatiamo uno dei falsi miti sull’intolleranza all’istamina.Perché è solo con le informazioni corrette che puoi fare...
24/09/2025

Oggi sfatiamo uno dei falsi miti sull’intolleranza all’istamina.
Perché è solo con le informazioni corrette che puoi fare scelte davvero efficaci e iniziare a stare meglio.

Se sei stanca di tentativi inutili, se vuoi iniziare finalmente a stare bene: la prima consulenza può essere il tuo vero nuovo inizio.

10/09/2025

✨ Intolleranza all’istamina: ti riconosci nei sintomi?

È un vero e proprio circolo vizioso che logora il corpo e la mente.

👉 Insieme possiamo spezzarlo.
Con un percorso mirato puoi tornare a sentirti padrone del tuo corpo, libero dai sintomi, pronto a ricominciare a vivere davvero.

💡 Non accontentarti di sopravvivere: inizia a riscrivere la tua salute.

08/09/2025

Interpretazione test del microbiota della mia paziente Anna - Parte 3

Quadro clinico: SIBO H₂S

La dieta low FODMAPs? Non è la soluzione a ogni disbiosi.
Perché non esiste un solo tipo di disbiosi.
Perché ogni microbiota racconta una storia diversa.
Ed è lì che bisogna ascoltare, capire e intervenire.

Indirizzo

Capo D'Orlando
98071

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