Dott.ssa Roberta Iannello

Dott.ssa Roberta Iannello 🩺 Intolleranza all’istamina, allergia al nichel, disbiosi, MTHFR
🌙 Dormire bene. 🍝Digerire bene. ✨Tornare a vivere.
(1)

Sembra un sogno.
✅ Con il mio metodo, è possibile davvero.
💡Founder EasyNichel® | ReHist®
Inizia da qui 👇🏻

01/05/2026
14/04/2026

B***o ghee o olio extravergine d’oliva: davvero sono equivalenti? Il b***o ghee è davvero una scelta “più sana”?

Non tutti i grassi sono uguali.
E no, non tutti i grassi giocano la stessa partita. Non sono “neutri” per il sistema immunitario.

Gli AGE fanno la differenza.
E no, non è un dettaglio.

Te lo spiego nel video.

***oghee

09/03/2026

𝐆𝐞𝐧𝐠𝐢𝐯𝐢𝐭𝐞 𝐞 𝐝𝐢𝐬𝐭𝐮𝐫𝐛𝐢 𝐠𝐚𝐬𝐭𝐫𝐨𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐭𝐢𝐧𝐚𝐥𝐢: 𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐧𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞?

Quando si parla di salute digestiva si pensa quasi sempre all’intestino.
Molto più raramente si considera che il primo tratto del sistema digerente è… la bocca.

Il 𝐦𝐢𝐜𝐫𝐨𝐛𝐢𝐨𝐭𝐚 𝐨𝐫𝐚𝐥𝐞 rappresenta una comunità microbica complessa che, in condizioni di equilibrio, contribuisce alla salute del cavo orale e dell’intero organismo.

Quando però si sviluppa 𝐠𝐞𝐧𝐠𝐢𝐯𝐢𝐭𝐞 (infiammazione gengivale), questo equilibrio può alterarsi, favorendo la crescita di batteri potenzialmente patogeni.

Negli ultimi anni la ricerca ha iniziato a esplorare sempre di più il possibile 𝐚𝐬𝐬𝐞 𝐛𝐨𝐜𝐜𝐚–𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐭𝐢𝐧𝐨.

I batteri orali, infatti, possono:

• essere ingeriti con la saliva
• raggiungere il tratto gastrointestinale
• contribuire ad alterazioni del microbiota intestinale
• favorire processi infiammatori sistemici

Per questo motivo, condizioni come 𝐝𝐢𝐬𝐛𝐢𝐨𝐬𝐢 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐭𝐢𝐧𝐚𝐥𝐞, 𝐠𝐨𝐧𝐟𝐢𝐨𝐫𝐞, 𝐝𝐢𝐬𝐭𝐮𝐫𝐛𝐢 𝐝𝐢𝐠𝐞𝐬𝐭𝐢𝐯𝐢 𝐨 𝐢𝐧𝐟𝐢𝐚𝐦𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐫𝐨𝐧𝐢𝐜𝐚 possono essere influenzate anche dallo stato di salute del microbiota orale.

La bocca non è un compartimento isolato: fa parte di un sistema biologico integrato.

Nel video ti spiego:
• il ruolo del microbiota orale
• cosa accade in presenza di gengivite
• quali meccanismi collegano bocca e intestino

Perché prendersi cura della salute digestiva significa, anzitutto, 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐫𝐞 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐛𝐨𝐜𝐜𝐚.

saluteintestinale

25/02/2026

Sindrome premestruale.
Dismenorrea.
Fibromi uterini.
Adenomiosi.
Endometriosi.

Queste condizioni, pur con caratteristiche cliniche differenti, condividono spesso un terreno biologico comune: una condizione di dominanza estrogenica (rapporto estrogeni/progesterone sbilanciato).

Ma c’è un aspetto meno conosciuto. Il legame tra estrogeni e istamina.

23/02/2026

𝐈𝐥 𝐟𝐚𝐥𝐬𝐨 𝐦𝐢𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐥𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐢𝐬𝐭𝐚𝐦𝐢𝐧𝐨-𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢.

Se hai una diagnosi di intolleranza all’istamina sono certo che ti avranno detto di eliminare gli “alimenti istamino-liberatori”: fragole, banane, agrumi, pomodori, cioccolato, albume d’uovo e crostacei. A che prezzo?

Le liste dei cibi vietati diventano sempre più lunghe, la dieta sempre più povera, e alla fine ti ritrovi ad avere paura del cibo più che dei sintomi.

Veniamo al punto centrale della questione: è importante chiedersi se questi alimenti liberino davvero istamina in modo clinicamente significativo nel nostro corpo.

La teoria degli alimenti istamino-liberatori nasce principalmente da osservazioni fatte in laboratorio, dove alcune sostanze sono state viste stimolare il rilascio di istamina da cellule isolate. Ma ciò che accade in provetta non coincide automaticamente con ciò che accade nell’organismo umano, che è infinitamente più complesso. Ad oggi non esistono prove solide che dimostrino che questi alimenti, nelle persone non allergiche, provochino sistematicamente un rilascio tale di istamina da generare sintomi riproducibili. Questo è un passaggio fondamentale, perché cambia completamente il modo di impostare il problema.

L’intolleranza all’istamina, quando presente, non dipende da una generica “liberazione” imprevedibile causata da cibi comuni, ma più spesso da una difficoltà nel degradare l’istamina già presente. Se la degradazione funziona bene, il corpo gestisce l’istamina senza difficoltà; in caso contrario come avviene ad esempio in presenza di disbiosi intestinale, carenza di nutrienti, mutazione MTHFR, celiachia, infezione da Helicobacter pylori, la capacità di smaltimento si riduce significativamente e i sintomi emergono con più facilità.

Ritengo che continuare a demonizzare alimenti come fragole o cioccolato senza una reale evidenza clinica rischi di spostare l’attenzione dal vero nodo della questione e, nel lungo periodo, di creare restrizioni inutili che impoveriscono la dieta e alterano ulteriormente l’equilibrio intestinale. Molte persone arrivano già stanche, frustrate, convinte di essere “intolleranti a tutto”, quando in realtà il problema non è il singolo alimento ma il terreno biologico su cui quell’alimento agisce.

Attenzione! Questo non significa che ogni alimento vada bene per tutti o che i sintomi siano “immaginari”. Significa però che l’approccio deve essere personalizzato e basato sulla fisiologia, non su liste standardizzate tramandate senza un reale fondamento clinico. Prima di eliminare metà della propria alimentazione, ha molto più senso lavorare su infiammazione intestinale, equilibrio del microbiota, supporto alla funzione enzimatica e regolazione ormonale, perché è lì che spesso si gioca la vera partita.

Restituire equilibrio significa anche restituire serenità nel rapporto con il cibo, e questo passa dalla consapevolezza che non tutto ciò che si legge online ha lo stesso peso delle evidenze. La soluzione non è togliere sempre di più, ma capire meglio cosa sta succedendo sotto la superficie.

13/02/2026

𝐃𝐨𝐦𝐢𝐧𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐞𝐬𝐭𝐫𝐨𝐠𝐞𝐧𝐢𝐜𝐚 𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐨𝐥𝐥𝐞𝐫𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐚𝐥𝐥’𝐢𝐬𝐭𝐚𝐦𝐢𝐧𝐚: 𝐥𝐚 𝐬𝐩𝐢𝐞𝐠𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐚𝐥 𝐭𝐮𝐨 𝐠𝐨𝐧𝐟𝐢𝐨𝐫𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐧𝐭𝐞, 𝐚𝐢 𝐦𝐚𝐥 𝐝𝐢 𝐭𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐫𝐫𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐭𝐮𝐚 𝐬𝐢𝐧𝐝𝐫𝐨𝐦𝐞 𝐦𝐞𝐬𝐭𝐫𝐮𝐚𝐥𝐞.

Il quadro clinico è pressoché identico: gonfiore addominale persistente, flusso mestruale abbondante e doloroso, mal di testa, irritabilità e voglia costante di zuccheri. Sintomi che durano mesi o anni e che, nonostante visite ed esami, sembrano peggiorare o cronicizzarsi. Dietro a questa situazione spesso è responsabile la dominanza estrogenica, cioè un disequilibrio tra estrogeni e progesterone in cui gli estrogeni sono troppo “attivi” rispetto al progesterone, lasciando il corpo senza il giusto equilibrio ormonale.

Alla dominanza estrogenica si associano frequentemente condizioni come fibromi uterini o mammari, policistosi ovarica (PCOS) ed endometriosi, tutte patologie caratterizzate da una forte componente estrogeno-dipendente. Non si tratta quindi solo di sintomi funzionali, ma di manifestazioni che, nel tempo, possono strutturarsi in condizioni cliniche ben definite, spesso accomunate dallo stesso terreno ormonale e infiammatorio.

Quello che spesso non viene considerato è il ruolo dell’intolleranza all’istamina. L’istamina non è solo il mediatore delle allergie: regola i processi digestivi, la secrezione acida dello stomaco, la motilità intestinale, la risposta immunitaria e persino alcune importanti funzioni neuroendocrine. Quando c’è dominanza estrogenica, il corpo produce più istamina e contemporaneamente riduce la capacità di degradarla, perché l’attività di enzimi come la DAO (diammina ossidasi) viene inibita dagli estrogeni.

Il risultato è un accumulo di istamina che si traduce in sintomi tipici dell’intolleranza all’istamina tra cui: gonfiore addominale, nausea, reflusso, crampi addominali, tensione mammaria, mal di testa, irritabilità e sbalzi d’umore. Ma c’è un altro elemento fondamentale da considerare: l’intestino.

Molte donne con dominanza estrogenica presentano una disbiosi intestinale, cioè un’alterazione della flora batterica. In particolare, alcune specie batteriche intestinali costituiscono quello che oggi viene definito estraboloma, cioè l’insieme dei batteri in grado di metabolizzare gli estrogeni. Quando l’estraboloma non è equilibrato, gli estrogeni tendono a rimanere più attivi nel corpo, peggiorando la dominanza estrogenica e amplificando l’accumulo di istamina. In altre parole, un intestino alterato può rendere più difficile smaltire sia gli estrogeni sia l’istamina, creando un vero circolo vizioso che amplifica i tuoi sintomi.

Per questo motivo, quando visito una paziente con dominanza estrogenica e sospetta intolleranza all’istamina, non mi limito a guardare i livelli ormonali. Analizzo la funzione intestinale, il metabolismo dell’istamina, le abitudini alimentari e lo stile di vita. Solo intervenendo su tutti questi fronti è possibile spezzare il circolo vizioso e riportare equilibrio sia ormonale sia digestivo.

In conclusione, comprendere il legame tra dominanza estrogenica, intolleranza all’istamina e disbiosi intestinale è fondamentale. Affrontare questi aspetti in modo integrato permette di migliorare la qualità della vita e ridurre sintomi che spesso accompagnano le donne per anni, evitando interventi inutili o tentativi alla cieca che non fanno altro che peggiorare il benessere.

Indirizzo

Capo D'Orlando
98071

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Dott.ssa Roberta Iannello pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Lo Studio

Invia un messaggio a Dott.ssa Roberta Iannello:

Condividi