22/03/2026
PRIMA NON SI ANDAVA DAL PEDAGOGISTA
Lo dice chi oggi guarda Mario, Rosa e Pietro e li liquida come "gli emarginati", "gli analfabeti", "i pazzi del paese". Ma la verità è un'altra, ed è una verità che fa male.
Oggi da me sarebbe venuto MARIO.
In paese lo chiamano "l’asino" o lo scansafatiche che vive di sussidi. La realtà? Mario è disabile. Non è stupido, ha accumulato umiliazioni finché non ha smesso di provare. Con un supporto pedagogico, oggi Mario sarebbe un adulto realizzato, consapevole del suo talento e con un lavoro dignitoso.
Oggi da me sarebbe venuta ROSA.
A 70 anni è considerata un’analfabeta, quella che abbassa lo sguardo e trema se deve firmare un modulo in posta. La realtà? Rosa ha un Disturbo dell'Apprendimento mai diagnosticato. Il suo cervello leggeva un codice che nessuno le ha mai spiegato. Se avesse avuto supporto, oggi Rosa non nasconderebbe le mani: starebbe leggendo una favola ai suoi nipoti.
Oggi da me sarebbe venuto PIETRO.
Per tutti è "il matto", l'ombra che cammina da sola e parla al vento. La realtà? Pietro è nello spettro autistico. Il suo isolamento non è una scelta, è il risultato di un mondo che non ha saputo comunicare con lui. Con un Progetto di Vita individuale, oggi Pietro non sarebbe "il pazzo", ma un uomo con la sua autonomia e il suo posto nel mondo.
Vi dà fastidio questo dito nella piaga? Dovrebbe.
Perché la differenza tra un "emarginato" e una persona realizzata sta spesso in un intervento pedagogico mancato. Dietro ogni "asino" c'è un disturbo non visto; dietro ogni "pazzo" c'è un diritto negato.
Come professionista specializzata sulla disabilità, il mio lavoro è impedire che i bambini di oggi diventino i Mario, le Rosa e i Pietro di domani. La pedagogia speciale non è un lusso, è un atto di giustizia.
Smettiamo di creare emarginati. Iniziamo a progettare esistenze.