19/02/2026
LE PERSONE ELEFANTE E LE PERSONE FARFALLA
Ci sono “persone elefante” che vivono la vita portando il peso del mondo sulle spalle, grigie e pesanti, sempre lamentose e piene di doveri.
“La pesantezza è il godimento vittimistico di coloro che non vogliono vivere felici”, scrive Victor Hugo. E in loro questa pesantezza si fa abitudine, forza di gravità, atteggiamento presuntuoso che schiaccia chi gli vive accanto.
E poi ci sono le “persone farfalla”, leggere non perché superficiali ma perché hanno attraversato il dolore senza restarne prigioniere, colorate come chi ha fatto pace con le proprie ferite.
“Diventa ciò che sei”, scrive Nietzsche, e la farfalla lo fa benissimo, spiegando le sue ali per ricordandoci che la trasformazione è possibile. Da bruco triste e strisciante, a farfalla solare e svolazzante.
Dentro ognuno di noi abita un elefante e una farfalla, un peso e una leggerezza, un’ombra e una luce, una zavorra e un volo.
“Non c’è luce senza ombra”, scrive Jung, e forse la maturità è proprio questa: imparare a non vergognarsi del proprio grigiore, ma neppure dimenticare i colori che possiamo (se vogliamo) indossare ogni giorno.
Essere elefante o farfalla, dipende unicamente da noi. Sta a noi scegliere la pesantezza o la leggerezza, a parità di problemi nella vita. 
C’è una rigidità che non è virtù, ma paura travestita da perfezionismo. È il bisogno di controllare tutto, di mettere sempre il lavoro al primo posto, di vivere schiacciati dai doveri, di non sbagliare, di non uscire mai dal seminato.
Ma una vita sempre impegnata, stressata, composta, corretta, giusta, misurata, schiava del lavoro… è una vita mai assaporata fino in fondo.
A forza di comportarsi così si diventa negativi e pessimisti, o peggio ancora, si scaricano le proprie frustrazioni sulle spalle degli altri. 
E in questo si vede la differenza tra le “persone elefante” e le “persone farfalla”.
Le persone elefante sono sempre indaffarate e appesantite. Si lamentano di tutto e di tutti. Ce l’hanno con il mondo intero.
E il peggio lo danno alle persone che gli vivono accanto. Amare questi elefanti travestiti da persone vuol dire ammalarsi nel tempo.
Per loro tutto è dovere, tutto è sacrificio, tutto è serietà.
Non sbagliano mai, e perciò non vivono mai. Perché vivere vuol dire sbagliare. E correggersi. E ricominciare.
Non conoscono la trasgressione ed hanno paura di osare. Non vedono altri colori al di fuori del grigio che tengono dentro.
Camminano dritti, ma non danzano mai.
E la cosa peggiore è che sono così attratti dalle persone farfalla che se ne innamorano. E le farfalle finiscono per ricambiare e si legano, convinte che col tempo riusciranno ad alleggerire quel peso e ricolorare quel grigio. 
Le persone farfalla, invece, hanno una leggerezza che non è mai superficialità. È libertà. È luce. È bellezza. Stare con loro dona sempre sollievo e gioia.
Sanno essere profonde, ma non si prendono mai troppo sul serio. Sanno ridere di sé. Sanno colorare i giorni grigi. Sanno svolazzare senza chiedere il permesso nè temere di essere giudicate.
L’elefante non inciampa mai, ma non vola. La farfalla forse non controlla tutto, ma porta bellezza laddove si posa.
Non sto parlando di irresponsabilità. Sto parlando di leggerezza, di libertà, di gioia di vivere!
Di quella risata improvvisa che rompe la tensione. Di quella lacrima che ti ricorda che sei ancora capace di stupirti. Di quel momento in cui smetti di identificarti col ruolo e torni ad essere semplicemente te stesso.
La gioia ha bisogno di spazi non programmati. Ha bisogno di errori innocenti, di passi fuori copione, di piccoli atti di libertà.
Perché la maturità non è essere rigidi. È saper alternare profondità e leggerezza. Responsabilità e follia. Disciplina e gioco.
E forse la vera saggezza è proprio questa: non prendere sempre tutto così sul serio fino a dimenticarci di vivere.
Ogni tanto concediamoci la gioia di fare una sciocchezza soltanto per il gusto di farci due risate.
Che tanto a fare sempre le cose giuste, si vive una vita di m….!
Perché non siamo nati per essere impeccabili. Siamo nati per vivere una vita viva.
Ogni tanto facciamo qualcosa di insolito, di f***e, che non deve servire a niente se non a farci sentire vivi.
E poi torniamo di nuovo a fare le cose “giuste”. Ma con il cuore un po’ più libero e la mente più leggera...