06/02/2026
A un certo punto ho capito che non ero in cima alla mia lista.
E non perché fossi distratto o superficiale.
Ma perché facevo tutto “nel modo giusto”.
Lavoro.
Responsabilità.
Famiglia.
Impegni.
Mi prendevo cura di tutti.
Tranne che di me stesso.
Per molto tempo ho confuso il senso del dovere
con il senso della mia identità.
Pensavo che mettermi al primo posto
fosse egoismo.
In realtà era mancanza di consapevolezza.
Quando non sei in cima alla tua lista,
vivi costantemente in adattamento.
Ti adegui.
Tieni duro.
Resisti.
E il corpo, prima o poi, lo segnala.
Con la stanchezza.
Con lo stress.
Con quei sintomi che “non si spiegano”.
Mettere me stesso in cima alla lista
non ha significato fare meno per gli altri.
Ha significato esserci meglio.
Più presente.
Più coerente.
Più allineato a ciò che sentivo di essere.
La vera svolta, però, non è stata capirlo.
È stata iniziare a chiedermi, ogni giorno:
le scelte che sto facendo mi avvicinano
o mi allontanano da ciò che conta davvero per me?
Perché mettersi in cima alla lista
non è un’idea.
È una pratica quotidiana.
E si vede sempre dai fatti.