Dott.sa Paola Girelli

Dott.sa Paola Girelli Sono psicologa e coach strategica, aiuto a dare forma al proprio benessere personale e lavorativo. sono esperta di job crafting e approccio strategico breve.

Diciamo "ciao ragazzi" a un team misto. Parliamo di "un buon padre di famiglia" per indicare una persona responsabile. F...
24/04/2026

Diciamo "ciao ragazzi" a un team misto. Parliamo di "un buon padre di famiglia" per indicare una persona responsabile. Frasi che ci sembrano cordiali e neutre.

Il punto è che la gentilezza non dipende solo dalle nostre intenzioni.

Il maschile usato come neutro ("ragazzi", "candidato", "utenti") porta con sé una domanda tacita: chi viene nominato e chi resta invisibile? Non è il tono a decidere, è la struttura della frase.

Watzlawick chiamava "punteggiatura" il modo in cui ciascuno legge una sequenza di comunicazione dal proprio punto di vista. Noi vediamo cordialità. Chi ci ascolta può leggere esclusione.

Se applichiamo la comunicazione strategica, addolcire il tono senza interrogare la struttura del linguaggio è una tentata soluzione: tiene un clima armonioso, ma lascia intatta la logica di chi entra nello scambio e chi no.

La gentilezza efficace è scelta.

Invece di "ciao ragazzi", "ciao a tutte e tutti".
Invece di "cerchiamo un candidato brillante", "cerchiamo una persona brillante".
Invece di "chiama la segretaria", "chiama chi lavora in segreteria".

Piccoli spostamenti che decidono chi c'è davvero nella conversazione.

Ti è mai capitato di sentirti fuori da uno scambio mentre chi parlava pensava di essere cordiale?

Se vuoi lavorare sul tuo linguaggio professionale e sul modo in cui costruisce relazioni, puoi prenotare una call conoscitiva

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Esiste un punto in cui informarsi smette di essere utile e diventa un modo per tenere a bada qualcosa che non si riesce ...
17/04/2026

Esiste un punto in cui informarsi smette di essere utile e diventa un modo per tenere a bada qualcosa che non si riesce a nominare.

Con il benessere capita spesso. Le informazioni possono essere accurate, ben costruite. Il problema è strutturale: ogni contenuto porta con sé un criterio implicito a cui sentiamo di dover rispondere. E più criteri accumuliamo, più ampio diventa il terreno in cui rischiamo di sentirci inadeguati.

C'è un meccanismo preciso in questo: cercare contenuti sul benessere quando ci sentiamo a disagio è un tentativo di regolare quel disagio attraverso la comprensione. La comprensione, però, in questo caso aggiunge invece di risolvere. Ogni nuovo framework descrive qualcosa che non stiamo facendo, o che stiamo facendo in modo sbagliato. Il disagio si riformula.

Quello che nel Job Crafting Strategico chiamiamo tentata soluzione ha spesso questa forma: usiamo qualcosa per sentirci meglio, ma quell'azione stessa conferma che c'è un problema da risolvere. E così il problema si consolida.

Il senso di colpa davanti a questi contenuti è l'effetto di un linguaggio che ha trasformato la cura in un campo di valutazione. «Dovrei dormire di più, gestire meglio lo stress, prendermi più cura di me.» Un segnale del metro che stiamo usando, prima ancora che del nostro stato reale.

La cura di sé, quando funziona, parte da una domanda che viene prima degli standard. Una domanda a cui è difficile rispondere se siamo impegnati a misurarci.

Hai mai notato che certi contenuti sul benessere ti lasciano con più pressione di quella che avevi prima di leggerli?

Se ti riconosci in questo meccanismo e vuoi lavorarci, prenota una call conoscitiva. È il punto da cui iniziare.
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Ci sono due strategie principali che usiamo per farci conoscere dagli altri.La prima: affidarsi alla naturalezza, senza ...
10/04/2026

Ci sono due strategie principali che usiamo per farci conoscere dagli altri.

La prima: affidarsi alla naturalezza, senza costruzione, senza scelta. Come se il semplice fatto di mostrarsi fosse sufficiente per comprenderci.

La seconda: adattarci continuamente — tono, registro, comportamento — in base a chi abbiamo di fronte. Come se la flessibilità assoluta fosse la soluzione.

Spinte all'estremo, diventano entrambe tentate soluzioni: dei modi per gestire il disagio di non essere capiti attraverso un eccesso di naturalezza o di adattamento.

In entrambi i casi, la funzione è la stessa, evitare la fatica di scegliere cosa vogliamo che gli altri vedano di noi.

La domanda che sposta la prospettiva è un'altra: cosa rimane riconoscibile di me, qualunque sia il contesto?

Non quanto mi mostro. Ma cosa scelgo, con criterio, di rendere stabile.
È una questione di progettazione, non di caso.

Se desideri approfondire, possiamo lavorarci insieme: https://www.craftingstrategico.it

Occuparsi della propria salute è diventato quasi un dovere. E gli strumenti per farlo non mancano.Quando cerchiamo sinto...
03/04/2026

Occuparsi della propria salute è diventato quasi un dovere. E gli strumenti per farlo non mancano.
Quando cerchiamo sintomi online, quando teniamo sotto controllo ogni parametro del corpo, quando immaginiamo scenari che ancora non esistono — stiamo cercando di eliminare l'incertezza.
È una logica comprensibile.
Il punto è che l'incertezza sul corpo non si elimina: si gestisce.

Dal punto di vista della psicologia strategica, queste sono tentate soluzioni: comportamenti che nascono per ridurre l'ansia, ma che finiscono per alimentarla.
Più cerchiamo, più troviamo.
Più monitoriamo, più ogni segnale diventa una minaccia.
Più anticipiamo, più viviamo in uno stato di allerta permanente.

Stare bene non significa azzerare i rischi o avere tutto sotto controllo.
Significa sviluppare un rapporto diverso con ciò che non si può sapere del tutto.

Il corpo manda segnali. Vale la pena imparare ad ascoltarli in modo più funzionale e utile ad un nostro reale benessere.

Ti riconosci in qualcuno di questi pattern?

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Viviamo spesso l’oscillazione tra posto fisso e libera professione come mancanza di chiarezza. Come se non riuscire a sc...
27/03/2026

Viviamo spesso l’oscillazione tra posto fisso e libera professione come mancanza di chiarezza.

Come se non riuscire a scegliere fosse già il problema.
In molti casi, invece, stiamo solo cercando di tenere insieme due esigenze diverse: stabilità e autonomia.

Quando passiamo da una forma all’altra, cambiano le regole.

Nel posto fisso abbiamo più struttura, ma anche più vincoli.
Nel lavoro in proprio abbiamo più libertà, ma anche più incertezza.

È qui che iniziamo a fare fatica. Invece di leggere questa tensione, proviamo a risolverla: analizziamo di più, aspettiamo di sentirci pronti, cerchiamo garanzie prima di decidere.
Così rimandiamo.

Dal punto di vista del Job Crafting Strategico, questa è una tentata soluzione: cerchiamo una condizione che ci eviti questa fatica.

Ma ogni contesto lavorativo chiede qualcosa.
Nel posto fisso ci viene chiesto di tollerare il vincolo.
Nel lavoro in proprio di reggere l’incertezza.

E la nostra scelta diventa sostenibile quando riconosciamo quale tipo di fatica possiamo gestire meglio in quel momento: non la scelta che elimina il problema, ma quella dentro cui riusciamo a funzionare.

Se ti trovi in questo momento di passaggio e non riesci a prendere una direzione, può essere utile lavorarci insieme.

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27/03/2026

Tiroide e alimentazione: quanto sono davvero collegate?

In questo corso la dott.ssa Annalisa Subacchi - biologa nutrizionista - spiegherà come intervenire in modo concreto in diverse situazioni, come ipotiroidismo e ipertiroidismo, patologie autoimmuni, infiammazione e sistema immunitario.

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C’è un errore ricorrente nel modo in cui viene affrontato il benessere femminile:intervenire solo su singole parti di qu...
20/03/2026

C’è un errore ricorrente nel modo in cui viene affrontato il benessere femminile:
intervenire solo su singole parti di qualcosa che, nella realtà, funziona come un sistema.

Dall’adolescenza alla menopausa e oltre, affrontiamo cambiamenti su più piani: il corpo, l’energia, la percezione che abbiamo di noi stesse.
E per raggiungere un benessere sostenibile, è necessario occuparsi di ciascuno di questi livelli, in un approccio multidisciplinare che integri nutrizione, medicina e psicologia.

A complicare ulteriormente la situazione c’è il modo in cui leggiamo questi cambiamenti:
spesso li interpretiamo come un errore, qualcosa che non va, e reagiamo cercando di ripristinare un equilibrio precedente.

Finiamo così per aumentare la fatica, perché ci confrontiamo con standard difficili da raggiungere e, soprattutto, statici — che non cambiano con noi.

Per questo il lavoro psicologico diventa centrale:
non per gestire, ma per mettere in discussione il modo in cui interpretiamo ciò che stiamo vivendo.

Se senti che qualcosa sta cambiando e fai fatica a orientarti, può essere utile partire da qui.

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15/03/2026
Negli ultimi tempi molte persone mi dicono la stessa cosa:“Il futuro mi fa più paura di prima.”Guerre, crisi economiche,...
13/03/2026

Negli ultimi tempi molte persone mi dicono la stessa cosa:
“Il futuro mi fa più paura di prima.”

Guerre, crisi economiche, emergenze ambientali, instabilità politica. Le notizie che riceviamo ogni giorno parlano spesso di rischi e scenari difficili.

In questo contesto è normale che la nostra attenzione si orienti di più verso ciò che può andare storto.

Così succede qualcosa di curioso:
per sentirci più preparati cerchiamo più informazioni, ma proprio questa esposizione continua alle notizie può rafforzare la percezione che il futuro sia sempre più minaccioso.

I problemi del mondo sono reali e complessi.
Quando però l’attenzione resta concentrata soprattutto sui rischi, anche l’immagine del futuro tende a riempirsi più facilmente di scenari negativi.

Accorgersi di questo meccanismo non significa ignorare la realtà.
Significa evitare che la paura diventi l’unica lente con cui guardiamo al futuro.

Se il presente ti disorienta e senti il bisogno di rimettere ordine nei pensieri e nelle scelte per guardare al futuro con maggiore serenità,
puoi contattarmi per una call conoscitiva - www.craftingstategico.it

Scrivimi in privato le tue domande o riflessioni.

Torniamo a casa dal lavoro, ma capita a volte che alcuni episodi continuino a tornarci in mente.Proprio quei momenti in ...
07/03/2026

Torniamo a casa dal lavoro, ma capita a volte che alcuni episodi continuino a tornarci in mente.
Proprio quei momenti in cui qualcosa non è andato come avremmo voluto.

Ci ripensiamo.
Ripercorriamo la scena.
Cerchiamo di capire cosa avremmo potuto fare diversamente.

I punto spesso non è l’errore in sé.

Il lavoro è uno dei luoghi in cui prendono forma ruolo, riconoscimento e posizione professionale.
Sbagliare qualcosa in quel contesto ci fa mettere in discussione la nostra identità lavorativa.

Quando accade, la mente non torna su quell’episodio per correggerlo — ormai è passato.
Ci torna perché stiamo leggendo noi stessi attraverso quel momento.

Nel Job Crafting Strategico lavoriamo anche su questo: distinguere ciò che è un episodio di lavoro da ciò che finiamo per attribuire al nostro valore professionale, e - a volte - al nostro valore tout court.

In realtà non è l’errore che continua a tornarci in mente.
ma il significato che abbiamo dato a quell’episodi, e lo colleghiamo a noi stessi.

Se desideri approfondire e migliorare il tuo rapporto con la tua identità professionale, puoi prenotare una call conoscitiva
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La differenza non è tra chi riflette e chi non lo fa.È tra un pensiero che produce uno spostamento e un pensiero che man...
28/02/2026

La differenza non è tra chi riflette e chi non lo fa.
È tra un pensiero che produce uno spostamento e un pensiero che mantiene coerenza con la stessa narrazione.

Nel rimuginio non stiamo cercando solo una spiegazione.
Stiamo cercando conferme a ciò che già sappiamo.
Una definizione di chi siamo che non ci esponga al rischio di qualcosa di diverso.

Dal punto di vista strategico, non sempre è funzionale “capire di più”, ma osservare se il pensiero apre a qualche possibilità o trattiene dentro una rigidità che non piò più farci stare bene.

Con l'approccio Strategico possiamo lavorare proprio su questo: individuare insieme la mossa che interrompe il loop e introduce un’esperienza correttiva concreta.

Se senti che stai girando in tondo, possiamo ragionarci insieme.
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Quando evitiamo una discussione stiamo tentando di proteggerci.Non è un errore. Il silenzio, in molti casi, è una strate...
22/02/2026

Quando evitiamo una discussione stiamo tentando di proteggerci.

Non è un errore. Il silenzio, in molti casi, è una strategia efficace: riduce l’ansia, abbassa la tensione, ci fa sentire al sicuro. Fino a quando non diventa l’unico modo che abbiamo per stare in relazione.

Se aggiriamo ogni tensione, il rapporto si adatta: chiariamo meno, rischiamo meno, investiamo meno. E ciò che nasce come protezione può trasformarsi, lentamente, in distanza.

Nelle interazioni umane accade spesso questo: una modalità che inizialmente funziona tende a ripetersi. Quella che era una scelta diventa un automatismo. E, poco alla volta, l’unico modo con cui gestiamo il rapporto con l’altro.

Non si tratta di discutere di più.
Si tratta di avere più possibilità.
Di poter scegliere come stare in un conflitto, invece di evitarlo sempre.

Ti riconosci in questa dinamica?

Se vuoi approfondire o senti che questo tema riguarda le tue relazioni, puoi scrivermi per una call conoscitiva:

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Indirizzo

P. Zza Roma, 2
Cremona
26100

Orario di apertura

Lunedì 14:00 - 20:00
Martedì 10:00 - 19:00
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Venerdì 09:00 - 20:00
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