12/02/2025
REIKI E INTERPRETAZIONI SCORRETTE DELL'IDEOGRAMMA (ad esempio energia dei morti)
Speriamo davvero di non trovarci più a dover commentare articoli che parlino del reiki come di un'energia oscura, che ha a che fare con i morti o cose simili…normalmente ci asteniamo perchè pensiamo che il semplice parlarne è come avvallarne indirettamente il contenuto. Ora pensando di rivolgerci a persone che vogliono veramente stabilire una comunicazione e non screditare qualcosa in modo cieco, mescolando grossolanamente informazioni corrette con altre assolutamente campate per aria, e che si tratti di una sana ignoranza piuttosto che di una voluta intenzione di denigrare ciò che è "altro" per motivi più disparati e in fondo neppure interessanti (per noi) da sviluppare, proviamo a fare chiarezza.
Intanto un doveroso preludio:
Dal libro "Reiki –Ritorno alle fonti":
"Gli ideogrammi, o Kanji, sono la forma di scrittura antica giapponese, appresi dalla Cina tra il terzo e il quarto secolo dopo Cristo, che designano concetti (idee grafiche, appunto), invece che avere una corrispondenza fonetica.
Esistono moltissimi Kanji. Se ne calcolano più di 5.000, ma ne vengono usati comunemente (nei quotidiani, ad esempio) circa 3.000. Di questi, 1945 sono considerati di uso comune e vengono insegnati a scuola. Oggi nella scrittura giapponese oltre agli ideogrammi vengono insegnati due sillabari chiamati Hiragana e Katakana, mentre non viene insegnato il nostro alfabeto. La scrittura Hiragana è usata più frequentemente, perché è la trascrizione fonetica delle parole giapponesi tradizionali, mentre i caratteri Katakana sono usati perlopiù per compensare la carenza di suoni che si è venuta a creare con l'apertura del Giappone a nuove parole provenienti dall'Occidente.
Gli ideogrammi, o Kanji, sono quindi delle idee messe su carta e, pur corrispondendo ad un significato oggettivo, possono essere letti o interpretati anche in modo soggettivo, un po' come capita quando guardiamo un quadro: molto può dipendere anche dalla sensibilità di chi lo osserva. Gli ideogrammi descrivono una storia, un legame unico, che si crea quando diversi tratti s'incontrano, in particolar modo poi quando troviamo degli ideogrammi composti, cioè creati dall'unione di più Kanji.
Pensiamo ad esempio alla statua della Pietà, raffigurante l'abbraccio di Maria a Gesù, tolto esanime dalla croce.
Di certo potremmo chiamare quest'immagine "Pietà", ma dietro c'è una storia, una madre che abbraccia suo figlio, ci sono l'amore e la sofferenza, la tenerezza di un abbraccio. Quando ci fermiamo a guardare quest'opera entriamo in contatto con qualcosa che è molto di più di una semplice parola: viviamo un'esperienza.
Per alcuni ideogrammi antichi la lettura è simile, ci possono essere molte chiavi di lettura, e molto dipende dalla conoscenza e dal livello di coscienza di chi li osserva. La scrittura e la lingua dicono molto del modo di pensare del popolo a cui appartengono.
Il nostro pensiero occidentale è diretto, va dritto al punto, mentre quello orientale è circolare, indiretto.
In Giappone viene molto apprezzato, ed è considerato elegante, l'esprimersi lasciando intendere al proprio interlocutore il senso di ciò che si vuole comunicare. Ciò che non viene detto è più importante di ciò che è detto. L'espressione più alta di questo concetto viene ben resa nella famosa forma di poesia giapponese, gli Haiku (componimenti di tre versi e diciasette sillabe). Qui di solito viene descritta un'immagine che nasconde al suo interno uno stato d'animo, comprensibile a chi va oltre il senso delle parole stesse e ne coglie invece il sentimento che veicolano."
Il Kanji Rei, quello che è sottoposto ad interpretazioni variabili è un ideogramma antico, di cui la letture e l'interpretazione non è per forza di cose compresa e tradotta perfettamente da una persona di media cultura in Giappone.
Per fortuna abbiamo avuto l'occasione di ricevere le informazioni direttamente da maestri giapponesi di una certa età ed esperienza, a cui possiamo attribuire una conoscenza del linguaggio e di questo termine più approfondita di quanto invece possa essere data da "esperti" vari, che improvvisano la loro conoscenza sui dizionari (nelle migliori delle ipotesi…).
Rei significa spirito, anima, qualcosa di misterioso, sacro e miracoloso. Può essere pronunciato anche Tamashii, che può derivare etimologicamente da Tama, gioiello, pietra preziosa o, se scritto con un altro Kanji, circolare, ciclico, rotondo.
Può essere interessante sapere che il termine anima può essere reso graficamente sia da questo Kanji che da un'altro che si legge Tamashii, oppure Gon, o Kon.
L'ideogramma Rei deriva dal cinese Ling, che significa anima individuale, un nutrimento che viene dal cielo per aiutare l'uomo nel suo cammino di ritorno a casa.
Forse questa lettura di anima crea il malinteso con il discorso di "Defunti".
Andrebbe compreso che nel Taoismo (base filosofica e culturale da cui questi insegnamenti originano) il concetto di Anima è molto diverso rispetto a quello che siamo abituati a intendere noi.
Nel taoismo esiste il concetto di Shen, Il principio divino indifferenziato, l'informazione dell'intelligenza della vita.
Shen indica lo spirito, il principio divino. Come ogni ideogramma, può essere letto in più modi. Il maestro Jeffrey Yuen lo definisce come un riflesso del concetto di armonia, di un flusso senza impedimenti, di uno scorrere che non ha inizio né termine, che non avendo una fine abbraccia ogni cosa. Il tratto di sinistra indica il venerare, mentre quello di destra, l'innalzarsi verso il cielo. Venerando il cielo, noi ne riconosciamo l'essenza, percependola dentro di noi. Con questa nuova coscienza, ci eleviamo verso il cielo stesso: il finito, che incontra e si fonde con l'infinito. Lo Shen si realizza quando c'è unione; se c'è individualità, non parliamo di Shen.
Lo Shen è l'informazione primaria originale, da cui tutto deriva e a cui tutto torna. Quando il principio divino scende in una struttura fisica, questo suo aspetto indistinto acquista le caratteristiche uniche e irripetibili date dalla struttura ospite. L'anima individuale è frutto di questo incontro e di altri aspetti e viene chiamata Ling.
Ling altro non è che la trasformazione dello Shen con il conseguente incorporarsi.
Jeffrey Yuen usa la metafora dell'energia elettrica e dice che Shen è l'energia elettrica, mentre Ling rappresenta la vibrazione dell'energia. Noi sappiamo che l'elettricità è tutta attorno a noi, come lo Shen, ma per poter percepire realmente l'elettricità, per poterci rendere conto che c'è davvero, dobbiamo poterla imbrigliare. Possiamo, ad esempio, incanalarla in un filo e averne una manifestazione tangibile: come l'accendersi di una lampadina o il ruotare di un motore, e allora possiamo affermare "sì, c'è elettricità", anche se l'elettricità è tutta attorno. Così lo Shen, che quando è imbrigliato chiamiamo Ling; noi non possiamo percepire lo Shen, ma possiamo sentire Ling, la vibrazione dell'Infinito, che di per sé è silenzio.
Una volta terminato il viaggio terrestre la parte dello Shen che si è individualizzato ritorna all'origine. "Quando l'Anima ha compiuto il suo percorso, si "disintegra", torna ad essere Shen; per cui si può anche dire che Ling è Shen, nel senso che quando se ne va Ling, torna ad emergere Shen."
L'anima non resta come spirito, o fantasma. In questo caso nel taoismo si parla di GUI.
I Gui sono dati da tutti gli aspetti energetici ed emozionali non completamente espressi in questa vita che perdurano dopo la morte dell'individuo e cercano di mantenersi in vita attraverso il nutrirsi di energie simili (i propri discendenti di solito).
Quindi Anima, non ha nulla a che vedere con "Morti", ma con l'aspetto più manifesto del principio divino.
Ecco la sua traducibilità con il termine universale, cioè come aspetto manifesto in tutte le strutture della vita, che contiene in sé l'informazione primaria dell'unità.
Il suo ideogramma infatti è chiaro, qualcosa che scende dal cielo, (il principio divino, lo shen) in seguito ad una preghiera nel tempio, mettendo in unità mondo fisico e mondo spirituale, principio maschile e femminile, ciò che si vede con ciò che non si vede. Le tre bocche al centro del kanji Rei, formano l'ideogramma di Utzuwa che oltre a preghiera, può significare anche "la nave dell'anima".
Rei-ki quindi è la forza dell'anima, l'energia spirituale, l'informazione dell'energia primaria della creazione all'interno di tutto ciò che esiste. Il Reiki organizza e sta alla base di tutti gli altri aspetti del Ki visti finora.
Il Reiki unisce senza legare, stimola senza sovreccitare, separa senza isolare, calma senza irrigidire.
Quella forza che spinge, quell'informazione di base, quel piccolo seme divino dentro tutto ciò che è vivo, che tende sempre alla sua massima realizzazione, qualsiasi sia la condizione di partenza: quella è l'informazione del Reiki.
Il Reiki è l'informazione primaria della vita, l'intelligenza intrinseca all'interno della ghianda, che le permetterà di diventare una quercia, l'intelligenza dentro la morula, che contiene l'informazione dell'essere umano che diventeremo, quella presente in ogni pianta, animale, o minerale.
E guardando più da vicino il kanji stesso 霊 (rei), vediamo una storia ancora più profonda: la parte superiore 雨 (ame) rappresenta la pioggia che scende dal cielo, mentre le tre bocche (口) al centro formano l'ideogramma di Utzuwa, che racchiude in sé sia il significato di "preghiera" che quello di "nave dell'anima". Come ci ricorda il professor Massimo Raveri nel suo "Il pensiero giapponese classico", i kanji hanno attraversato secoli di storia, accumulando strati di significato come un prezioso tessuto di seta.
Nel giapponese contemporaneo, questo kanji appare in numerose parole che testimoniano il suo profondo legame con la spiritualità elevata:
- 霊感 (reikan) - l'intuizione spirituale
- 霊性 (reisei) - la spiritualità nella sua essenza
- 霊験 (reigen) - l'efficacia spirituale
- 霊気 (reiki) - l'energia spirituale stessa
La professoressa Livia Kohn, nel suo "Chinese Medicine and Meditation", ci aiuta a comprendere come nella tradizione taoista il concetto correlato di Ling (靈) rappresenti la capacità di connessione tra cielo e terra, il potere di trasformazione spirituale, l'efficacia spirituale innata in ogni essere.
Ed è proprio qui che nasce uno dei motivi delle interpretazioni errate: i dizionari moderni, nel tentativo di essere pratici, spesso semplificano significati che sono molto più profondi e sfaccettati. Quando troviamo il kanji 霊 in parole legate alla morte, è solo uno dei suoi molteplici usi, non il suo significato essenziale. La visione occidentale, che tende a dividere tutto in categorie nette - vivi/morti, materiale/spirituale - fatica talvolta a cogliere le sfumature più sottili del pensiero orientale.
Rodolfo Carone e Francesca Tuzzi