25/02/2026
Quando si parla di parto, l’attenzione va quasi sempre al dolore.
Come evitarlo. Come ridurlo. Come sopportarlo.
Ma c’è un aspetto di cui si parla pochissimo — e che incide moltissimo: l’immobilità.
Durante il travaglio, il corpo fa qualcosa di straordinario.
Ma se la donna entra in uno stato di paura o allarme, accade questo:
• I muscoli si contraggono invece di collaborare
• Il respiro diventa corto e alto
• Le spalle si sollevano
• Il bacino si blocca
È una risposta automatica del sistema nervoso: lotta o fuga.
Il problema è che nel parto non si deve né combattere né scappare.
Si deve lasciare andare e muoversi.
Eppure molte donne restano rigide perché:
• Hanno paura del dolore
• Non sanno cosa sta succedendo nel loro corpo
• Si sentono osservate o giudicate
• Sono sdraiate in una posizione che non facilita il movimento
Il travaglio è movimento.
Il bambino ha bisogno che il bacino:
☑️ oscilli
☑️ si apra
☑️ cambi angolazione
☑️ assecondi la discesa
Quando la donna resta immobile — soprattutto sdraiata sulla schiena — succede che:
1️⃣ Le contrazioni diventano più dolorose
2️⃣ Il collo dell’utero si dilata più lentamente
3️⃣ Il bambino fatica a ruotare
4️⃣ Il travaglio può allungarsi
Il corpo funziona meglio in verticale, in movimento, in ascolto.
E invece troppo spesso viene immobilizzato.
Nei corsi preparto si parla molto di respirazione.
Di epidurale.
Di fasi del travaglio.
Ma raramente si insegna:
• Come usare il bacino
• Come cambiare posizione in modo istintivo
• Come riconoscere quando il corpo chiede movimento
• Come trasformare la contrazione in un’onda da accompagnare
Muoversi non è “fare ginnastica”.
È permettere al corpo di fare il suo lavoro.
E questa competenza dovrebbe essere insegnata, provata, integrata.
Non improvvisata nel momento più intenso.
Il dolore non è il nemico.
Il blocco sì.
Nei prossimi giorni parlerò di questo in modo più approfondito.