Anna Cascioli Rime&Logopedia

Anna Cascioli Rime&Logopedia Logopedista e autrice.

Ti porto nella mia professione e condivido le mie idee!
💻Consulenze on line per genitori, insegnanti, colleghi
📍Studio Kairos Riabilitazione Foggia

16/02/2026

Dopo puntini e start/stop, qui cambia tutto.
Ora non alleniamo più l’inizio e la fine del tratto.
Alleniamo quello che succede in mezzo.
I ponti continui e gli archi concatenati servono a:
• costruire il ritmo grafomotorio
• mantenere la continuità del movimento
• modulare la pressione
• dissociare dita e polso
• allenare l’anticipazione visuo-motoria
Scrivere non è fare tante linee spezzate.
È un movimento che scorre.

Usa le matite con il bambino! Il pennarello è solo più visibile in video!

Salva il reel se stai lavorando con bambini dai 5 anni, e fammi sapere se vuoi che continui a parlarne!

15/02/2026

"Visualizzare i fonemi" nasce da un’idea semplice: accompagnare il bambino lungo un percorso fonetico e fonologico con riferimenti stabili.
Gesti e simboli attraversano tutto il libro.
Restano nel tempo.
Aiutano il bambino a orientarsi, a visualizzare il suono, a costruirlo.
Lo scaffolding visivo-motorio non è un supporto occasionale.
È un filo conduttore che sostiene l’apprendimento finché il controllo diventa autonomo.
Poi il gesto si alleggerisce.
Il simbolo si fa da parte.
Il suono rimane.

Credo in una terapia che accompagna davvero,
che costruisce competenza e poi sa ritirarsi.

È il mio modo personale con cui lavoro da quasi 20 anni! Credi possa fare anche per te?
Fammi sapere se lo aspetti!

13/02/2026

Ci lavoro ogni giorno.
E più ci lavoro, più mi accorgo di una cosa:
quando si parla di bambini con diagnosi, scuola e terapia camminano spesso su binari paralleli.
Non è una critica agli insegnanti.
Non è una critica ai genitori.
Non è una critica ai terapisti.
È una crepa nel sistema.

E sì, gli insegnanti fanno il massimo.
Ma il massimo non può sostituire una competenza sanitaria.
Non possiamo continuare a fingere che basti la buona volontà.
Un bambino non è metà scuola e metà sanità.
È uno solo.
Se un bambino ha bisogno sia di sanità che di istruzione,
chi dovrebbe garantire che i due mondi lavorino insieme? E quante altre crepe non ho nominato?

11/02/2026

Aspettavate la parte 3 sui pregrafismi sul quaderno…
e invece ho chiuso il quaderno. 😊
Quando faccio vedere attività un po’ più strutturate mi scrivete spesso:
“Va bene a 3 anni?”
“È troppo presto?”
E la verità è che per i più piccoli non serve fare chissà cosa.
Non servono quadretti.
Non servono schede perfette.
Non serve “imparare” a scrivere.
Serve prendere confidenza.
Con il foglio.
Con il colore.
Con la mano che lascia una traccia.
A 2, 3, 4 anni il disegno è esplorazione. È pasticciare. È premere forte. È uscire dai bordi. È ridere mentre il colore scappa dove vuole lui.
Prima della precisione viene il piacere.
Prima del controllo viene la scoperta.
Nel video ho usato un libro che adoro proprio per questo: fa sperimentare, senza ansia da prestazione.
Qualcuno l’ha riconosciuto?
Scrivetemelo nei commenti e seguimi per avere, Davvero, la parte 3 che aspettavi👇

09/02/2026

Nel Momento ripreso, avevo messo in pausa
una stimolazione più strutturata per lavorare sulla contingenza vocale.
La contingenza è la relazione diretta tra:
un vocalizzo,
una risposta immediata e prevedibile,
e una pausa.

È ciò che permette a un suono di smettere di essere solo autoregolazione e iniziare, gradualmente, a diventare intenzione.
È lo stesso principio del babytalking con i neonati:
non insegna parole,
ma costruisce il motivo per usarle.

Salva il video per ricordarti di lavorare sulla contingenza anche tu, e fammi sapere se ti è stato utile❣️

06/02/2026

In terapia tutto è forzatura.
Non violenza.
Non imposizione.
Forzatura.
Perché la terapia non segue
il naturale andamento dello sviluppo: lo devia.

Se lo sviluppo fosse sufficiente per tempi e per modi,nessun bambino sarebbe portato in terapia.

Quando insegniamo un fonema,
quando lavoriamo sulla comunicazione,
quando chiediamo competenze che spontaneamente non arrivano,
stiamo forzando un processo naturale che, da solo, non stava funzionando.
Non perché il bambino sia sbagliato.
Ma perché le conseguenze di non intervenire esistono.
La terapia serve a questo:
insegnare ciò che naturalmente
non riesce a emergere in modo efficace.
Questo è il mio lavoro

Tu come la pensi?

05/02/2026

Il grafismo fonetico per me è molto più che una scheda.
È un'occasione per far partire il linguaggio, dando al bambino un riferimento visivo prima del suono.

Ma una scheda, da sola, non basta.
Il suono va visto, sentito, guidato nel corpo.
Senza ascolto, aria, postura e propriocezione, resta solo un disegno.

Il grafismo fonetico funziona quando è dentro una relazione e dentro una sequenza pensata, non quando è copiato o isolato.
👉 Hai già visto gli altri video in cui ne parlo?
Seguimi per altri suggerimenti sul mondo del Linguaggio

02/02/2026

Il pregrafismo non è “fare segni sul foglio”.
È il momento in cui il bambino impara a controllare il gesto, organizzare lo spazio e seguire una regola grafica.
Ponti, tetti, case e binari non sono disegni casuali:
sono strutture che preparano la mano alla scrittura, molto prima delle lettere.

Nb.
Nel video utilizzo il pennarello per rendere il tratto più visibile.
Nel lavoro sul pregrafismo, però, è preferibile la matita, perché permette di lavorare anche sulla pressione e sulla qualità del gesto.

Hai già visto la parte uno?
Salva il reel e seguimi per la parte 3!

01/02/2026

Il 7 febbraio parleremo ai ragazzi di bullismo e cyberbullismo.
Lo faremo perché è giusto educare al rispetto fin da piccoli.
Ma forse, prima ancora, dovremmo chiederci che esempio diamo noi adulti.
Perché il bullismo non è solo insulto diretto:
è anche derisione, ironia, commenti fatti “tra noi” che cambiano completamente significato quando diventano pubblici, collettivi o anonimi.

Arrivare a parlare ai ragazzi di rispetto significa anche aver riflettuto su come comunichiamo noi, sul lavoro, online, nei gruppi.
Il confronto fa crescere solo quando è responsabile.
Tutto il resto non è critica. È violenza.

Lasciami un like e ricondividi questo video se pensi che il rispetto valga a ogni età.

28/01/2026

In questo percorso di prescrittura ogni richiesta ha un obiettivo preciso.

Nulla è casuale:
ogni gesto allena un prerequisito diverso.

Attraverso scarabocchi, linee, trattini e anellini il bambino lavora su postura, controllo del gesto, direzione, ritmo, stop–go e fluidità.

Il foglio libero permette anche di imparare a
organizzare lo spazio, decidere dove iniziare, dove fermarsi,come distribuire il segno.

Salva il reel per trovarlo quando ti servirà e raccontami se ti è piaciuto!

26/01/2026

Questo video potrebbe essere frainteso.
Potrei dire che da oggi questa bambina “sa dire il suo nome”.
Ma non è per questo che lo mostro.

Quello che conta davvero è il cambiamento nel processo.
Oggi questa bambina imita con più velocità: il tempo di programmazione del gesto e della parola si è ridotto.
Questo significa meno fatica e un accesso più stabile all’imitazione.

Dire il nome in terapia, però, non equivale a usarlo spontaneamente nella vita quotidiana.
Il setting terapeutico è un contesto facilitato, pensato per rendere possibile ciò che fuori è ancora troppo complesso.
La spontaneità richiede altri passaggi: generalizzazione, iniziativa, intenzionalità comunicativa.
I grandi traguardi, quelli a cui aspirano i genitori, non si forzano:
si costruiscono passo dopo passo, anche quando molti passaggi restano invisibili.

Quanto spesso giudichiamo i progressi solo da ciò che vediamo all’esterno?

23/01/2026

Quando un bambino ha un’impostazione errata del corsivo, non stiamo parlando di un errore grafico, ma di un pattern motorio già automatizzato.
Dal punto di vista dell’apprendimento procedurale, il sistema nervoso:
– non “sceglie” il gesto corretto
– rinforza quello che viene ripetuto più spesso
Per questo esistono, di fatto, tre possibilità:

1.⚠️ Continuare a usare il corsivo nei compiti e in classe
→ consolidamento dell’automatismo scorretto.

2. ⚠️Correggere il gesto ogni volta che un adulto affianca il bambino
→ doppio schema motorio (uno funzionale, uno disfunzionale), alto carico cognitivo, frustrazione.

3✅. L’unica opzione efficace:
sospendere temporaneamente il corsivo nella scrittura funzionale
e lavorare in parallelo sul gesto:
singoli grafemi → sequenze → parole.
Solo quando il gesto è stabile e automatizzato, il corsivo rientra nei compiti e nei dettati.
Non è una rinuncia didattica.
È rispetto dei tempi dell’apprendimento motorio.

Tu invece, come la Pensi?

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71121

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