19/02/2026
🪷 Esistono espressioni che talvolta capita di utilizzare durante un lavoro corporeo con l’intento di incoraggiare e sostenere gli allievi, ma che rischiano di avere un effetto diverso da quello desiderato. Frasi come “la fatica è solo una questione mentale”, “vivi l’esperienza del corpo” o “respira e non pensarci” possono, senza volerlo, ridurre la complessità dell’esperienza di chi pratica e renderla meno visibile.
🌱 In un contesto di trauma, il dolore e la difficoltà non sono un’idea da correggere ma un’esperienza reale, che coinvolge il corpo, il sistema nervoso e le emozioni.
Minimizzarlo attraverso il linguaggio significa negare legittimità a ciò che una persona sta sentendo e può aumentare disagio o isolamento e compromettere la costruzione di una riconnessione tra una persona e la propria esperienza corporea.
🧘🏻♀️ Lo yoga trauma-informed invita a porre attenzione non solo a cosa proponiamo ma anche a come lo comunichiamo, senza proporre soluzioni semplicistiche a esperienze complesse ma lasciare spazio all’ascolto e alla pluralità dei vissuti.
Di fronte al disagio di un’allieva, invece di invitare a “andare oltre”, l’insegnante potrebbe ad esempio dire: “può darsi che questo momento sia impegnativo; se vuoi, puoi modificare la posizione, fermarti o osservare semplicemente quello che c’è”.
Il linguaggio usato dovrebbe riconoscere la difficoltà senza giudicarla e offrire possibilità senza pretendere che qualcuno “superi” qualcosa nel tempo o nel modo che l’insegnante ritiene giusto.