02/08/2025
𝐃𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐭𝐫𝐚 𝐧𝐨𝐢
ci sono cose che dobbiamo iniziare a dirci davvero.
Senza filtri. Senza maschere.
Senza quella paura sottile di sembrare “sbagliate”.
A te che sai, ma fai finta di non sapere.
Che sei donna, ma parli con la voce del potere che ci ha negate per secoli.
Che difendi il maschio per abitudine, per cultura, per paura di guardare in faccia la verità di un’altra donna.
Tu lo sai.
Sai quando una donna sta lottando dentro.
Lo percepisci.
Eppure, a volte, fai finta di niente.
Ti schieri dalla parte più facile.
Quella del maschio.
Non perché abbia davvero ragione…
ma perché è più semplice così.
Perché ci hanno abituate a vederlo come colui da comprendere, da salvare, da non far sentire in colpa.
E lei — se si ribella, se cambia, se dice “mi basta” — diventa subito la "colpevole".
Ti hanno insegnato che la donna che tace è più rispettabile.
Che quella che dice no, che si espone, che rompe gli equilibri… è pericolosa.
Ti hanno insegnato che sostenere l’uomo è un dovere,
anche quando mente con naturalezza,
anche quando ti costringe a sopportare silenzi pesanti per nascondere i suoi pensieri,
anche quando ti zittisce solo perché si sente in diritto di farlo,
come se il suo mondo interiore valesse più del tuo.
E noi ci siamo cresciute dentro a questo.
È il patriarcato, sorella.
Non è solo un sistema sociale, è un modo di pensare.
Ci ha insegnato a dubitare di noi stesse,
a metterci contro altre donne,
a non credere alla nostra intuizione,
a pensare che essere scelte valga più che essere rispettate.
𝐏𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐬𝐞 𝐢𝐥 𝐦𝐚𝐬𝐜𝐡𝐢𝐥𝐞 𝐫𝐚𝐩𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐥𝐚 𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞, 𝐢𝐥 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨, 𝐥𝐚 𝐥𝐮𝐜𝐞 𝐞 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐜𝐢𝐨̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐢 𝐯𝐞𝐝𝐞, 𝐥𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞 𝐟𝐞𝐦𝐦𝐢𝐧𝐢𝐥𝐞 — 𝐜𝐡𝐞 𝐯𝐢𝐯𝐞 𝐢𝐧 𝐨𝐠𝐧𝐮𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐧𝐨𝐢, 𝐮𝐨𝐦𝐢𝐧𝐢 𝐞 𝐝𝐨𝐧𝐧𝐞 — 𝐞̀ 𝐥’𝐚𝐧𝐢𝐦𝐚, 𝐥𝐚 𝐧𝐨𝐭𝐭𝐞, 𝐥𝐚 𝐥𝐮𝐧𝐚, 𝐜𝐢𝐨̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢 𝐯𝐞𝐝𝐞…
ed è proprio questo che spaventa di più una mente cresciuta in una cultura patriarcale.
Ma dimmi la verità:
quante volte, nel cuore, sapevi come stavano davvero le cose
e hai fatto finta di niente?
Quante volte hai tradito quella parte di te che capiva tutto,
per restare nella parte “giusta”?
Non ti giudico.
Te lo dico perché ci sono passata anch’io.
Anch’io ho pensato che fosse più sicuro stare zitta,
fare la brava, non disturbare.
Ma ogni volta che tradivo una donna,
stavo tradendo me stessa.
E allora oggi te lo dico così, senza rabbia ma con amore:
𝐞̀ 𝐨𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐭𝐨𝐫𝐧𝐚𝐫𝐞 𝐚 𝐜𝐚𝐬𝐚.
Il femminile non è buono e non è cattivo.
È sacro.
È profondo, intuitivo, selvatico.
È fatto di gesti invisibili, di lacrime che nessuno vede,
di parole che restano dentro per anni,
di occhi che sanno ma non dicono.
Il femminile non è fatto per accontentare.
È fatto per generare.
Per trasformare.
Per morire e rinascere mille volte.
È fatto di gesti invisibili, di coraggio muto, di scelte che nessuno applaude.
È la notte, la terra, il grembo.
È la voce che dice “No” anche se trema.
È la madre che smette di proteggere chi si rifiuta di crescere.
È la sorella che non salva, ma ricorda.
È la donna che non fa sconti, ma apre strade.
È la donna che non ha bisogno di scegliere un colpevole,
ma solo di stare dalla parte del vero.
E tu, sorella, questo lo sai.
Magari l’hai solo dimenticato.
O forse nessuno ti aveva mai detto che puoi essere leale a te stessa
senza perdere niente di ciò che conta davvero.
Non siamo qui per proteggere chi ci spegne.
Siamo qui per riaccendere la voce.
E per ricordarci a vicenda chi siamo.
E se per farlo dobbiamo stare un po’ più sole,
che sia.
Ma intere.
Mai più divise in nome del quieto vivere.