Disturbi comportamento alimentare : dott Paciolla"

Disturbi comportamento alimentare : dott Paciolla" presso lo studio Paciolla è possibile effettuare valutazione dello stato nutrizionale con elaboraz

Le vediamo in continuazione: donne di tutte le età, molte giovani e avvenenti, che investono tempo e denaro cercando in ...
08/11/2021

Le vediamo in continuazione: donne di tutte le età, molte giovani e avvenenti, che investono tempo e denaro cercando in tutti i modi di apparire perfette, arrestando il fluire del tempo. Tralasciando l’aspetto narcisistico legato a un simile comportamento, è interessante notare quel che si cela dietro le apparenze: la bellezza, in questi casi, non serve tanto a mostrare quanto piuttosto a nascondere. Che cosa si vuole nascondere? Un senso profondo d'inferiorità che non vogliamo far vedere, sperando che la bellezza possa bloccare un eventuale interesse per il nostro mondo interiore, quasi si avesse la certezza di non avere nulla da dire "in quel campo". Poco importa il reale valore della persona in questione, quel che conta è unicamente la sua percezione: non mi sento all’altezza e quindi vi distraggo sfruttando le apparenze. Non stupisce, per tanto, che chi ha passato una vita a nascondersi dietro la maschera della belleza a tutti i costi si senta più vulnerabile man mano che, invecchiando, la difesa "scelta" perde efficacia.

La cura eccessiva è un’aggressione verso se stesse
Concentrarsi eccessivamente sull’aspetto fisico tanto da trasformare le imperfezioni in difetti inaccettabili è dunque un modo come un altro per spostare l’attenzione da ciò che conta realmente (la vita interiore) verso qualcosa che pensiamo di poter "correggere" senza troppe fatiche, almeno da parte nostra; sarà il chirurgo o l’estetista di turno ad occuparsene! Peccato però che certe soluzioni non siano mai definitive e, in breve tempo, ci si ritrovi ad accanirsi su qualche altra imperfezione in una giostra senza fine che produce spesso risultati grotteschi, come sono tutte le persone eccessivamente "rifatte". Ma non è tutto: restare in superficie, illlude di non dover fare mai i conti con quel che davvero ci turba nel profondo, quel senso d'inadeguatezza che ovviamente la chirurgia non può curare. In questo senso, non si può trascurare il fatto che agire con un bisturi per alterare il proprio aspetto corrisponda, salvo nei casi di dismorfismi imbarazzanti, a una vera aggressione contro se stessi. In questo caso, gli interventi esterni rimandano metaforicamente a un desiderio di correzione che ha come oggetto le proprie parti interne (mancanze, difetti, fragilità), con una doppia valenza: punitiva e risolutiva. Non per niente, chi fatica a focalizzare il cuore del problema e continua a ricorrere ai professionisti dell’estetica non sembra esserne mai pago.

Cambia il punto di vista... su di te!
In molti casi, il risultato è tutt’altro che incoraggiante. Non solo perché le "migliorie" sperate, a cose fatte, lasciano spesso delusi ma soprattutto perché si finisce per aderire a uno stereotipo di bellezza omologato e innaturale che invece di arricchire priva il proprio aspetto dei connotati più singolari, tratti e fattezze che lo rendevano unico e, per tanto, speciale. Il viso di una persona, ancora più del corpo, racconta di lei e della sue storia; cancellarne le rughe o alterarne l’espressione equivale a negare interi vissuti. Curiosamente, poi, la bellezza non risponde a una legge uguale per tutti. La forma del naso o il taglio degli occhi non hanno lo stesso impatto su due diverse fisionomie e il desiderio di imitazione finisce spesso per tradursi in una br**ta copia dell’originale. Labbra gonfie, zigomi plastificati, occhi inespressivi, risultati di tanta costosa chirurgia, sembrano fatti apposta per ricordare a chi li osserva che la natura difficilmetne può essere superata. Eppure, basterebbe adoperarsi per cambiare prospettiva, rivolgendo lo sguardo al proprio mondo interno, per accorgersi che ciò che ci spaventa, ci turba o ci imbarazza non ha nulla a che vedere con l’aspetto esteriore. A richiedere attenzione sono aspetti nascosti e spesso negati che aspettano soltanto di essere ascoltati per tornare a liberare la loro energia. Arrivare a riconoscerli è il primo passo per riuscire ad accettarli e, successivamente, valorizzarli. In questo modo, anche la paura di invecchiare svanirà naturalmente...

L’atteggiamento è contagioso: circondati di chi tira fuori il meglio di teIl nostro atteggiamento rappresenta una percen...
05/11/2021

L’atteggiamento è contagioso: circondati di chi tira fuori il meglio di te

Il nostro atteggiamento rappresenta una percentuale molto alta della capacità di influenzare ciò che ci accade. E’ necessario proteggerla da chi cerca di sminuire i nostri propositi e farci credere che valiamo o meritiamo poco o nulla.
Le nostre abilità ci permettono di dimostrare che siamo capaci di svolgere bene un compito specifico, e ciò è molto gratificante. Tuttavia, sono i nostri atteggiamenti a fare la differenza tra una giornata “si” e una “no”. Sono i nostri atteggiamenti a darci ottimismo anche nei momenti più tristi o difficili.

“Io valgo, io so farlo, io merito“: sono le tre radici che devono nutrire il nostro atteggiamento quotidiano. La mentalità negativa, disfattista e tossica di alcune persone che ci circondano possono indebolire questo atteggiamento.

Sin da bambini ci insegnano a trovare la soluzione a problemi specifici, come identificare soggetto e predicato di una frase o risolvere un problema. Crescere credendo che questo basti per essere bravi e felici è sbagliato: la felicità va cercata anche dentro di noi.

Prima o poi scopriamo che non bastano le buone intenzioni per raggiungere il successo. Ci rendiamo conto che se qualcuno non crede in noi, ci spegniamo come una candela al soffio di un vento freddo.

L’atteggiamento è solo una decisione personale, che ci permette di andare avanti ricordandoci che non meritiamo stare fermi, che dobbiamo muoverci e avere energia e desiderio di ottenere ciò di cui abbiamo bisogno.

Cosa sono le nostre maschere?Fin dalla nascita assumiamo dei ruoli per chi ci circonda. Il ruolo di figlio, fratello, st...
25/10/2021

Cosa sono le nostre maschere?

Fin dalla nascita assumiamo dei ruoli per chi ci circonda. Il ruolo di figlio, fratello, studente, amico e spesso nel corso della vita ci vengono date delle etichette che ben presto entrano a far parte delle nostre maschere. C’è il giocherellone, il timido, lo sportivo, la sognatrice, la secchiona.
Aggettivi, parole che ci fanno assumere e rafforzano tratti del carattere e comportamenti.
Dietro le nostre maschere spesso ci perdiamo, perdiamo la nostra vera identità, il nostro seme autentico. Ci allontaniamo da chi siamo per essere come gli altri ci vogliono e ci vedono. Nei ruoli e negli aggettivi ci entriamo senza accorgercene, è un movimento involontario, impercettibile e proprio per questo difficile da osservare. Ed è difficile anche distaccarsene perché la maschera ottiene attenzione, affetto, in qualche modo riconoscimento.

Nella vita può accadere fortunatamente che la parte più autentica di noi, il nostro vero sé lanci dei segnali e desideri prendere le redini della nostra vita. Basta lasciare uno spiraglio, un attimo di quiete e avere la forza di osservazione di questo strano meccanismo per far sì che la voce interiore ci riporti a noi, a chi siamo veramente.

La voce interiore può parlarci attraverso disagi, disturbi, emozioni. Il corpo è il suo mezzo principale di comunicazione.
Ricordiamoci sempre che le maschere sono solo maschere, sono parti di noi oltre le quali c’è la nostra anima, la nostra essenza più profonda.

La consapevolezza e l’osservazione possono permetterci di usare le nostre maschere con il giusto equilibrio e solo quando serve. Impariamo così a vivere la nostra vita dalla giusta prospettiva quella della nostra parte più autentica.

Dentro ognuno di noi, sotto tutte le maschere che continuiamo a indossare c’è un’immagine segreta, una forza originaria e sconosciuta che ci guida. Lei e solo lei sa come curarci. Tutto quello che dobbiamo fare è chiudere gli occhi, smetterla una buona volta di pensare e fidarci di lei. Fidarci della nostra voce interiore, anche quando non ci piace, anche quando ci porta dei disturbi, perché i disturbi vengono da un lato di noi stessi che vede chiaro, e che vuole proteggerci, salvarci da uno stile di vita sbagliato o chissà …

Il “prodigarsi” per il prossimo, quindi per la famiglia, per il partner, per un amico è una qualità che tutti noi apprez...
25/10/2021

Il “prodigarsi” per il prossimo, quindi per la famiglia, per il partner, per un amico è una qualità che tutti noi apprezziamo. “Il dare” e la capacità di aiutare gli altri sono caratteristiche che ci nobilitano e ci consentono di crescere come persone. Ma tutto ha un limite, oltre il quale possiamo farci del male senza rendercene conto e senza che l’altra persona lo apprezzi.

Fin da piccoli siamo abituati a considerare la generosità come un valore fondamentale
Dare è meraviglioso: mette di buon umore, aiuta a sentirsi meglio, rende la vita più serena. Non parliamo solo di generosità in senso materiale, ma dell’essere generosi a livello sentimentale, concedersi emotivamente. Eppure la felicità non sta solo nel dare, anche ricevere è un diritto,

Il problema sorge quando la nostra generosità non viene ricambiata. E’ proprio questa l’origine delle nostre più grandi delusioni: le persone per le quali ci prodighiamo non mostrano il nostro stesso livello di sincerità, impegno e maturità.

Dare e ricevere emotivamente: una questione di reciprocità
Gli eccessi fanno sempre male. Se è vero da un lato che dare troppo senza ricevere nulla risulta frustrante, è anche vero che chi tende a voler esclusivamente ricevere assume un atteggiamento impregnato di egoismo. Come in tutte le cose, anche in questo ambito è fondamentale l’equilibrio emotivo.

“Il mondo non è solo bianco o nero, è molto più complesso, si compone di infinite sfaccettature. Per vivere serenamente e trovare una certa stabilità emotiva è bene assumere un atteggiamento razionale, finalizzato al bene della nostra persona e di chi ci circonda”

Donatori vs Riceventi
Secondo alcuni psicologi, quando si parla di dinamiche relazionali esistono vari tipi di soggetti.

I donatori: rientrano in questa categoria coloro che dedicano la propria vita ad altre persone. Credono che la propria felicità sia strettamente legata al benessere altrui e fanno di tutto perché ciò avvenga.
I riceventi: sono le persone “emotivamente viziate” abituati da sempre a ricevere senza dare mai nulla in cambio.
I falsi donatori: ovvero le persone manipolatrici che apparentemente fingono di fare del bene agli altri ma in realtà agiscono solo per raggiungere interessi egoistici.
Equilibratori: rappresentano l’esempio lampante del comportamento che tutti dovrebbero assumere per avere relazioni interpersonali sane. Cercano di mantenere un certo equilibrio tra dare e avere. Hanno una concezione estremamente rispettosa di se stessi e degli altri e fanno di tutto perché tutti soddisfino i propri bisogni emotivi.
Il lato negativo del prodigarsi
Purtroppo, spesso non siamo pienamente consapevoli del fatto che le nostre risorse emotive e cognitive siano limitate, così finiamo per sprecarle, coinvolgendoci in attività che non valgono la pena o relazionandoci con persone che non le apprezzano.

Come sapere quando ti stai sforzando inutilmente?

Quando ti sforzi di più per l’altra persona di quanto non faccia lei
Quando il tuo livello di compromesso è maggiore di quello della persona che cerchi di aiutare
Quando rischi molto per aiutare qualcuno, ma quella persona non rischia praticamente nulla per sé
Quando ti stai consumando troppo nel percorso, ma l’altra persona non è disposta a investire la stessa quantità di energia
Quando quella persona non valorizza il tuo tempo, l’impegno e la dedizione
Quando quella persona non sarebbe disposta a fare lo stesso per te
In questi casi, sarebbe conveniente chiedersi se vale davvero la pena sprecare tanta energia, tempo e fatica per piantare fiori che nessuno irrigherà, dal momento che alla persona che stai aiutando non le interessa.

“Le persone che donano se stesse (a livello emotivo) lo fanno in buona fede, credono nel potere dell’amore e nutrono un profondo senso di rispetto nei confronti degli altri. Quando però una persona si dona a 360° senza essere apprezzata (o in qualche modo corrisposta nella realtà dei fatti) inizia a perdere le speranze, a credere di non essere all’altezza, di non poter far nulla per migliorare le cose”

La felicità si raggiunge quando si crea un giusto equilibrio tra il dare e il ricevere. Se questo equilibrio viene a mancare il senso di solitudine e di inadeguatezza avrà la meglio. Ad un certo punto dunque le persone che danno senza ricevere mai (anche se nella realtà dei fatti hanno un indole positiva e socievole) si sentiranno sole e crederanno che nessuno al mondo possa capirle.

Scappa dalle prigioni emotiveSi formano nelle relazioni sbagliate che non tagli, nelle decisioni che non prendi anche se...
22/10/2021

Scappa dalle prigioni emotive
Si formano nelle relazioni sbagliate che non tagli, nelle decisioni che non prendi anche se dovresti, dietro le porte che tardi ad aprire o a chiudere: così ti liberi
Quello che è certo è che queste relations ci avvelenano l’anima e il corpo: a lungo andare sono causa di disagi psicologici e a volte persino di malattie organiche. Per fortuna esiste una medicina per curare i rapporti malati. Si tratta di una parola magica, una parola minuscola ma dotata di un enorme potere: no. Imparare a dire di no è fondamentale, perché con queste due semplici lettere affermiamo la nostra indipendenza, e a guadagnarci non siamo solo noi, ma anche l’altra persona, perché nessuno può trarre un vero beneficio da un rapporto giudice imputato o padrone-servo. Soltanto le relazioni autentiche ci aiutano a trarre il meglio da noi stessi.

Guardarsi dentro: un grande gesto di amore per séGuardarsi dentro è un atto che richiede coraggio. Il mondo interiore è ...
21/10/2021

Guardarsi dentro: un grande gesto di amore per sé

Guardarsi dentro è un atto che richiede coraggio. Il mondo interiore è poco conosciuto, non lo impariamo sui banchi di scuola, nessuno ci insegna come funziona e lo sconosciuto spesso spaventa e intimorisce. Proprio per questo motivo abbiamo imparato e ci siamo abituati a guardare fuori.

I vantaggi di guardare fuori…

Guardare fuori è semplice: se c’è qualcosa che non va e le cose vanno storte può essere colpa di qualcun altro, dell’amico, del compagno o del famigliare se siamo in una relazione intima; del collega o del capo se siamo al lavoro; della politica quando le questioni riguardano la società. Ma può anche essere colpa della sfortuna, del tempo, dell’ostacolo che abbiamo trovato sul cammino che chissà chi mai lo avrà messo proprio davanti a noi.

Guardare fuori significa anche chiedere consiglio agli altri, seguire le mode del momento, essere come gli altri ci vorrebbero.

Sembra facile così vero? Ma ci sono svantaggi e anche grandi!

…e gli svantaggi

Gli svantaggi appaiono ai nostri occhi quando un giorno ci svegliamo e ci accorgiamo di “non esserci”, abbiamo una strana sensazione di non essere noi i protagonisti della nostra vita, di non dirigerla e di non viverla a fondo. Guardare fuori significa lasciar decidere a tutto il resto del mondo chi siamo e chi vogliamo essere, significa essere in balia degli altri e degli eventi, significa in parole molto semplici non amarsi.

Il coraggio di guardarsi dentro

L’esplorazione del mondo interiore è una vera e propria avventura. Scoprire i nostri gusti, ciò che ci piace e ciò che non ci piace, ciò che ci sta bene e ciò che non ci sta affatto bene, chi siamo veramente e cosa c’è nel nostro cuore e avere la forza di mostrarlo al mondo è un’esperienza forte e va scelta.

Possiamo scoprire anche parti di noi che non ci piacciono, sentimenti negativi e ferite che abbiamo preferito non guardare e curare.

Navighiamo tutti nello stesso mare

Ognuno di noi ha il suo piccolo mondo con i suoi lati positivi e negativi, è sulla sua barca con la sua valigia piena di cose da conoscere, accogliere o scartare. Ma la barca è solo nostra, così come lo sono le scelte: cosa tenere, cosa migliorare, cosa lasciar andare e dove andare. Siamo tutti nello stesso mare ma ognuno è responsabile della propria barca e solo con questa presa di responsabilità possiamo dire di aver viaggiato davvero e vissuto la nostra avventura.

Avere il coraggio di guardarsi dentro ci conduce a prenderci la responsabilità della nostra vita e prenderci la responsabilità della nostra vita è l’atto di maggior leggerezza e amore che possiamo regalarci.
Trovare scappatoie quando non si vuole guardare dentro se stessi è la cosa più facile al mondo. Una colpa esterna esiste sempre, è necessario avere molto coraggio per accettare che la colpa – o meglio la responsabilità – appartiene a noi soltanto.

Si parla troppo poco del binge eating disorder o disturbo da alimentazione incontrollata. Il Ministero della Salute ital...
21/10/2021

Si parla troppo poco del binge eating disorder o disturbo da alimentazione incontrollata. Il Ministero della Salute italiano ha speso milioni di euro in campagne contro l’anoressia e la bulimia, eppure i dati statistici riportano che il binge eating è più diffuso dell’anoressia e della bulimia (Hudson et al. 2007: Kessler et al. 2013).

Ciò che indigna è la completa assenza del binge eating disorder in molte delle pagine che il Ministero della Salute ha dedicato ai disturbi del comportamento alimentare. Quando presente, inoltre, la trattazione del disturbo è superficiale ponendone come soluzione una banale “rieducazione alimentare“.

Anche in occasione della Giornata Nazionale dei disturbi dell’Alimentazione (anno 2019!) il Ministero della Salute non ha inserito in locandina il binge eating disorder. Perché dare tanto peso a questa assenza? Perché in questo modo il Ministero non fa altro che aumentare lo stigma sociale associato al sovrappeso, all’obesità e alle abbuffate compulsive.

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Chi osserva una persona affetta da anoressina prova, generalmente, compassione. Chi osserva una persona obesa o in sovrappeso, è generalmente incline al giudizio o è attraversato da pensieri che non hanno nulla a che vedere con la compassione.

Il Ministero della Salute, omettendo il binge eating, legittima questo luogo comune: se una persona non riesce a dimagrire, semplicemente, “non ha volontà” – “non ha spina dorsale”. Lo stigma sociale, purtroppo, non fa altro che sostenere il disturbo. Per fare chiarezza, abbiamo deciso di trattare l’argomento a 360° cercando di non tralasciare alcun aspetto del disturbo da alimentazione incontrollata.

IL CORAGGIO DI DIVENTARE FARFALLAOggi, può sembrare strano, ma voglio parlare di farfalle, e per farlo non userò definiz...
12/10/2021

IL CORAGGIO DI DIVENTARE FARFALLA
Oggi, può sembrare strano, ma voglio parlare di farfalle, e per farlo non userò definizioni di biologia, ma un libro, e la mia vita. Questo perché le farfalle di cui parlo non sono quelle che volano tra i fiori, ma siamo tutti noi. C’è stato un momento, qualche tempo fa, in cui mi sono sentita come il giovane Holden di Salinger, quando ci dice, mentre sta per abbandonare l’ennesima scuola, che quando si va via da un posto bisogna salutarlo, altrimenti si sta ancora peggio.

Credo infatti che quando andiamo via da qualcuno o da qualcosa sia giusto prenderci il nostro tempo per salutarlo, per dire che ce ne stiamo andando, e non tanto per dirlo a lui, ma per dirlo a noi. Separarci non è mai facile, ma talvolta è l’unica cosa che ci fa restare vivi.

Ecco, questo vale anche per tutte quelle parti di noi che non ci appartengono più. Quando cresciamo infatti, quando arriva quel momento in cui sentiamo di essere pronti, in cui sentiamo che è giunta l’ora di andare, che non siamo più quelli che eravamo, può essere doloroso non riconoscersi più la mattina davanti allo specchio. Ed è estremamente necessario prenderci del tempo per dirci addio, per salutarci, e soprattutto per riconoscerci.

Come il bruco che diventa farfalla. Nessuno glielo spiega al bruco che un giorno si sveglia e non è più lui, che un giorno si sveglia ed è una meravigliosa farfalla. Un giorno si sveglia ed è pronto a volare. Ecco, immaginate di svegliarvi un giorno, specchiarvi sapendo di essere un bruco ed intravedere invece, appannata, una bellissima farfalla. È complicato riconoscersi farfalla e separarsi da quel bruco. E così come Holden voleva salutare tutte le cose, così anche noi vogliamo salutare quel bruco. E di certo fa male, perché a stare per terra ci si era un po’ abituati, perché alla fine essere bruco non è poi così male, ha la sua comodità. Poi un giorno succede. Succede che grazie a qualcuno che ci ama, che quella farfalla l’ha vista prima di noi, riusciamo finalmente ad aprire gli occhi.

Ecco, dopo il dolore dell’addio a quella parte vecchia di noi, a quella parte che non ci appartiene più, a quella scuola vista dall’alto, a quel ricordo di noi bruchi; dopo la paura che ci pervade quando capiamo che non siamo più quello che eravamo; dopo aver portato con noi tutto ciò – e non per la paura di perderlo ma semplicemente perché fa parte della nostra storia, fa parte del nostro vissuto – dopo aver fatto pace con tutto quello che non siamo più e compreso che siamo altro, finalmente vediamo nitida, chiara e bellissima davanti a noi, la farfalla che siamo diventati. È quello il momento in cui possiamo davvero volare, e non con la paura di non saperlo fare e di farci male, ma con la voglia di imparare, ogni giorno, ad andare sempre più in alto.

Che tutti noi possiamo rinascere, ogni giorno, coraggiose e bellissime farfalle

29/12/2020

Indirizzo

Via Sant'anna 78
Giugliano In
80014

Orario di apertura

Martedì 16:00 - 21:00
Giovedì 16:00 - 21:00

Telefono

+393280687802

Sito Web

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