25/12/2025
A Natale succede spesso.
Tra un piatto e l’altro, tra una risata e un brindisi, tornano fuori le storie.
Racconti detti quasi senza pensarci, come se fossero normali, neutri.
Storie di nascite, di corpi, di scelte fatte da altri, di tentativi fatti da sole.
Storie che diventano importanti solo quando qualcuno si ferma davvero ad ascoltarle.
Siamo una generazione un po’ strana.
Siamo cresciuti con il marketing del latte artificiale e con l’idea che se un bambino piange bisogna farlo smettere in fretta. L’importante era che dormisse, che mangiasse, che non desse fastidio.
In quegli anni molte decisioni venivano prese per le madri, non insieme alle madri. Si faceva così, senza troppe domande.
Oggi tante cose sono cambiate: abbiamo più informazioni, più parole per raccontare quello che succede al corpo e alle emozioni. Possiamo fare domande, cercare alternative, scegliere. Sappiamo che ogni nascita e ogni dopo nascita sono diversi, e che non esiste un modo giusto uguale per tutte.
Ma nel cambiamento abbiamo anche perso qualcosa.
Abbiamo perso il villaggio.
Le famiglie allargate, la presenza quotidiana dei nonni, spesso già in pensione e disponibili. Abbiamo perso il tempo condiviso e l’aiuto spontaneo.
E abbiamo perso anche il lusso di poter scegliere davvero se lavorare o no, quando tornare, con quali ritmi. Oggi molte madri devono rientrare presto, incastrare tutto, reggere carichi enormi senza una rete solida intorno.
E non tutto è cambiato davvero. Alcune pressioni ci sono ancora. Il giudizio, le aspettative, l’idea che una madre debba farcela sempre. Che se non riesce è perché non si è impegnata abbastanza. Alcune dinamiche resistono, anche se oggi hanno una forma più gentile.
Ed è proprio qui che credo profondamente nell’importanza del mio lavoro.
In questo spazio tra quello che era e quello che può essere.
Come operatrice olistica materno infantile e doula, lavorare oggi con le donne e le famiglie significa ascoltare, dare senso alle storie del passato e offrire strumenti per il presente. Significa aiutare a sentirsi meno sole.
Credo profondamente nell’importanza del mio lavoro perché dà valore alle esperienze, anche a quelle che per anni sono state considerate normali o inevitabili. Perché quando una storia viene ascoltata davvero, qualcosa si alleggerisce.
E forse, la prossima volta che a Natale qualcuno inizierà a raccontare storie di rispetto, supporto e ascolto e da lì, magari, nascerà un nuovo racconto.
Buon Natale 🎄🎄🎄