10/04/2021
Le parole di Draghi mostrano una conoscenza stereotipata degli psicologi, e forse anche della salute mentale.
Non intendiamo gridare allo scandalo o stracciarci le vesti.
Comprendiamo la situazione di difficoltà e tensione.
Ma la nostra associazione intende prendere fermamente posizione sulle parole di Draghi.
Per noi sono state inappropriate, espressione probabilmente di una scarsa conoscenza del nostro lavoro e forse della salute mentale in Italia.
Ma vogliamo anche spendere qualche parola nel merito della questione delle priorità dei vaccini per gli operatori sanitari.

In emergenza, e in carenza di risorse, è necessario stabilire delle priorità.
Così è accaduto per le vaccinazioni contro il Covid-19.
Le priorità non hanno a che fare con il merito, il riconoscimento, il privilegio.
Sono metodi per massimizzare i risultati.
Per questo le dichiarazioni del presidente Draghi sugli psicologi sono inaccettabili.
Gli psicologi non hanno avuto alcun privilegio, sono stati semplicemente inseriti all'interno di una campagna vaccinale nel posto che è stato loro assegnato dal Governo, dalle Regioni e dalle ASL.
La decisione di inserire intere categorie professionali in priorità, invece di considerare variabili come l'età o il livello effettivo di rischio, non è degli psicologi ma del Governo.
Gli psicologi hanno semplicemente seguito il destino vaccinale delle professioni sanitarie.
Non possiamo essere accusati di essere la causa dei ritardi delle vaccinazioni di anziani e soggetti fragili, specialmente considerando che lo stesso Presidente Draghi ha firmato meno di una settimana fa un Decreto Legge che ci impone l'obbligo vaccinale per poter esercitare.
Il Governo non può scaricare su una categoria professionale le proprie responsabilità di non aver organizzato adeguatamente le priorità vaccinali.
L’OMS aveva dato precise linee guida per stabilire le priorità vaccinali per gli operatori sanitari, in questo documento: [OMS > https://bit.ly/3rt4ksj ]
L'Italia, nel proprio piano vaccinale ancora in vigore, le ha completamente disattese.
Per l’OMS gli operatori sanitari non avrebbero dovuto avere i vaccini in priorità indiscriminata e assoluta, ma avrebbero dovuto essere vaccinati insieme alla popolazione generale secondo quattro fasce di rischio: low, medium, high, very high.
Nella traduzione del Governo italiano, il piano dell'OMS si è tradotto nella nebulosa definizione di 'operatore sanitario in prima linea', che non permette di operare alcuna priorità in base al rischio.
Sono così entrati in priorità vaccinale praticamente tutti gli operatori sanitari italiani, e ad un certo punto questa platea è coincisa con tutti gli iscritti agli albi delle professioni sanitarie.
Draghi ha ragione quando afferma che c'è stato un ampliamento eccessivo del concetto di 'operatore sanitario in prima linea'.
Ma la definizione, del tutto aspecifica, si è prestata alle applicazioni più fantasiose.
E questo non è certo colpa degli psicologi.
Certamente ci sono state pressioni corporative da parte delle più svariate categorie, dagli avvocati ai magistrati, dai giornalisti fino alle professioni sanitarie.
Ma in un contesto di chiarezza delle regole - responsabilità del Governo - nessuna pressione avrebbe potuto attecchire.
Sotto a tutto questo, schiacciati fra la pandemia e le difficoltà di lavoro, ci sono i professionisti.
Forse qualcuno, di qualunque categoria, ne avrà davvero approfittato.
Ma la maggior parte dei professionisti in realtà ha semplicemente risposto alla chiamata della propria ASL o del proprio datore di lavoro.
A maggior ragione, dopo l'introduzione dell'obbligo vaccinale da parte del Governo, motivato dalla necessità di tutelare l'utenza (non il professionista).
A questo richiamo, anche gli psicologi hanno risposto con coscienza e responsabilità verso i pazienti e gli assistiti, che sono spesso soggetti fragili anche nel privato, che in questa cronica carenza del Servizio Pubblico spesso supplisce erogando prestazioni che dovrebbero essere garantite perché iscritte nei LEA.
Le parole di Draghi non colpiscono gli psicologi, ma la salute mentale e psicologica della popolazione duramente provata dalla crisi pandemica.
Confidiamo che questo incidente di percorso sia l'occasione per il Presidente Draghi, per il Governo, per i suoi consulenti, di approfondire in modo puntuale la situazione vaccinale e sanitaria, e i bisogni di salute mentale e psicologica della popolazione.