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IL PICCOLO PETTORALEIl muscolo *Piccolo Pettorale* è un muscolo sottile triangolare della parete toracica anteriore che ...
16/02/2026

IL PICCOLO PETTORALE

Il muscolo *Piccolo Pettorale* è un muscolo sottile triangolare della parete toracica anteriore che si trova in profondità al pettorale maggiore. Anche se di dimensioni più piccole, svolge un ruolo importante nel controllo scapolare, nella stabilità della cintura delle spalle e nella meccanica respiratoria. Poiché collega le costole direttamente alla scapola, agisce come un importante ponte biomeccanico tra tronco e arto superiore.

Anatomicamente, il pectoralis minor deriva tipicamente dalla superficie anteriore delle costole da 3 a 5 vicino alle loro cartilagini costali. Le sue fibre corrono verso l'alto e lateralmente, convergendo in un tendine forte che si inserisce sul bordo mediale e sulla superficie superiore del processo coracoideo della scapola. Questo orientamento costola-coracoide conferisce al muscolo una diagonale che influenza fortemente la posizione scapolare a riposo e durante il movimento del braccio.

Dal punto di vista biomeccanico, il pettorale minore tira la scapola anteriore, inferiore e leggermente medialmente contro la parete toracica. Le sue azioni primarie includono protrazione scapolare, rotazione verso il basso e inclinazione anteriore. Quando la scapola è fissata, può aiutare anche a sollevare le costole, rendendola un muscolo accessorio di ispirazione, specialmente durante la respirazione profonda o travagliata.

Funzionalmente, questo muscolo è altamente attivo nella spinta, nel raggiungimento e nelle posture avanzate della spalla. Nelle persone con un lavoro prolungato alla scrivania, un sovraallenamento in palestra dei muscoli toracici o una postura arrotondata della spalla, il pettoralis minore diventa spesso stretto adattativamente. Questa strettezza altera la cinematica scapolare, riduce lo spazio subacromiale e può contribuire a impingement alla spalla e dolore anteriore alla spalla.

Clinicamente, un pettorale minore abbreviato o ipertonico è anche associato alla compressione neurovascolare sotto la regione coracoide, talvolta contribuendo a sintomi di tipo di uscita toracica. La valutazione dell'inclinazione scapolare, della tenerezza dell'attaccamento alle costole e della stretta regione coracoide è importante nella riabilitazione della spalla. Stretching, correzione posturale e rinforzo dello stabilizzatore scapolare sono strategie chiave per ripristinare la meccanica bilanciata della spalla.

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15/02/2026
STILL FONDATORE dell'osteopatia PARLAVA DI NEUROPLASTICITA' IN MANIERA CHIARA E DETTAGLIATAIl pensiero porta all'azione ...
13/02/2026

STILL FONDATORE dell'osteopatia PARLAVA DI NEUROPLASTICITA' IN MANIERA CHIARA E DETTAGLIATA

Il pensiero porta all'azione ,
liquido cerebro spinale
midollo spinale .

In queste pagine still parla di concetti oggi assimilabili alla neuroplasticita' e alla funzione del liquor cerebro spinale.

Queste pagine di fine Ottocento descrivono un organismo attraversato da forze, pressioni, flussi e “rivoluzioni” mentali. Il linguaggio è arcaico ma potente, a tratti drammatico ma grossolano , dietro la metafora si intravede un’intuizione sorprendentemente attuale: la salute dipende dall’equilibrio dinamico tra attività nervosa, circolazione dei fluidi e capacità di adattamento dell’intero sistema.

Quando Still parla di mente che “si logora sotto la forza della resistenza” o di “ruote mentali” che girano vorticosamente fino a saturare una fonte di impulsi nervosi, oggi possiamo riconoscere il concetto di sovraccarico neurofunzionale.

L’attività cerebrale prolungata e stressogena attiva in modo persistente i circuiti cortico-limbici e l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, con incremento di catecolamine e cortisolo. Se questo stato diventa cronico, altera il tono vascolare, la regolazione pressoria, la qualità del sonno, il metabolismo energetico cerebrale. Non è un’esplosione improvvisa dovuta a “ruote che girano troppo”, ma una perdita progressiva di regolazione, un’alterazione dell’omeostasi che può predisporre a eventi vascolari o a disfunzioni neurologiche.

Oggi il concetto e' stato studiato dalla neurologia moderna .

La plasticità si manifesta su più livelli.
Il primo livello è sinaptico. Le sinapsi – i punti di contatto tra neuroni – possono diventare più efficaci o meno efficaci nel trasmettere un segnale. Questi meccanismi sono alla base dell’apprendimento e della memoria. Ogni volta che ripetiamo un gesto, studiamo un concetto o consolidiamo un’abitudine, stiamo modificando l’efficacia di reti sinaptiche specifiche, still lo diceva 150 anni fa .

Un secondo livello è strutturale. Non si modifica solo la forza della connessione, ma anche la sua forma. Le spine dendritiche possono aumentare o diminuire, gli assoni possono rimodellarsi, la densità sinaptica può cambiare. L’esperienza lascia una traccia fisica nel tessuto nervoso.

Un terzo livello riguarda la riorganizzazione corticale. Se una parte del cervello viene lesionata – ad esempio dopo un ictus – altre aree possono assumere parte della funzione perduta. Lo stesso accade dopo un’amputazione o con un allenamento intensivo: le mappe corticali si rimodellano in base all’uso. L’area cerebrale dedicata a una funzione non è fissa, ma dipende dall’esperienza e dalla necessità funzionale.
Infine, esiste una forma più sorprendente di plasticità: la neurogenesi. Nell’adulto è limitata, ma documentata soprattutto nell’ippocampo, struttura fondamentale per memoria e regolazione emotiva. Gli studi attuali. hanno dimostrato che anche il cervello adulto può generare nuovi neuroni in specifiche condizioni.
Dal punto di vista clinico, la neuroplasticità non è un concetto teorico: è la base biologica della riabilitazione. Dopo un ictus, il recupero motorio dipende dalla capacità delle reti residue di riorganizzarsi. Nel dolore cronico, la cosiddetta sensibilizzazione centrale rappresenta una forma di plasticità maladattativa: circuiti del dolore diventano iperattivi e si consolidano. Nei disturbi dell’apprendimento o nei percorsi psicoterapeutici, la modifica dei circuiti limbici e prefrontali è un processo plastico. Anche pratiche come mindfulness, esercizio fisico e training cognitivo agiscono modulando reti neurali e sistemi autonomici.
In sintesi, la neuroplasticità è la capacità del sistema nervoso di modificare la propria organizzazione funzionale e strutturale per adattarsi all’esperienza. È il meccanismo biologico che rende possibile apprendere, recuperare, cambiare abitudini, ma anche sviluppare schemi disfunzionali se gli stimoli sono ripetitivi e negativi.

Cotinuando con Still ;
L’emiplegia, descritta con concetti meccanichi, viene oggi compresa come conseguenza di lesioni focali del sistema nervoso centrale: ischemie, emorragie, masse espansive. Tuttavia l’intuizione di fondo di Still resta valida: quando un distretto cerebrale perde il suo apporto ematico o la sua integrità strutturale, il movimento e la sensibilità si spengono. Il corpo non è una somma di parti, ma una rete integrata; se un nodo critico viene compromesso, l’intero sistema ne risente.
Nel capitolo dedicato al midollo spinale emerge un altro passaggio centrale: il midollo come asse della vita, come struttura visibile, palpabile, da cui si diramano fasci nervosi che portano “impulsi e fluidi” alle estremità. Oggi sappiamo che il midollo è un centro di integrazione riflessa, un canale di comunicazione tra encefalo e periferia, una struttura immersa nel liquido cerebrospinale, protetta da meningi e colonna vertebrale. La “forza sconosciuta” evocata dall’autore può essere letta come attività elettrochimica neuronale, come trasmissione sinaptica, come modulazione afferente ed efferente continua. Il midollo non è solo un cavo di trasmissione: è un sistema dinamico, plastico, capace di adattamento e riorganizzazione.

Sembra incredibile ma a fine 800 still sta parlando di Neuroplasticita'.
Quando il testo insiste sul liquido cerebrospinale come “grande fiume vitale” che deve scorrere e irrigare il campo, l’immagine poetica anticipa concetti oggi studiati con rigore: la dinamica del liquor, il sistema linfatico, il ruolo del flusso cerebrospinale nella rimozione dei metaboliti e nel mantenimento dell’ambiente extracellulare cerebrale. Non è un fluido mistico, ma una componente essenziale della fisiologia neurovascolare. Se la sua produzione, circolazione o riassorbimento si alterano, l’intero sistema nervoso ne risente.
Molto suggestiva è anche la parte in cui si ipotizza che uno spostamento delle ossa del collo possa alterare la circolazione al di sopra del collo, generando cefalea, vertigini, disturbi visivi e uditivi. Oggi non parliamo in termini così diretti di “ostacolo meccanico” universale, ma riconosciamo che le disfunzioni cervicali possono influenzare il sistema neurovegetativo, la propriocezione, il tono muscolare, la dinamica venosa e linfatica cranio-cervicale. La regione suboccipitale è ricca di meccanocettori e connessioni con i nuclei vestibolari; tensioni persistenti possono modulare l’elaborazione sensoriale e contribuire a quadri cefalalgici o vertiginosi. L’idea di fondo resta: la struttura influenza la funzione, e la funzione retroagisce sulla struttura.

Il capitolo “Il pensiero comporta l’azione” è forse il più moderno nella sua visione sistemica. Le “rivoluzioni mentali al minuto” sono una metafora efficace del carico cognitivo. Oggi parliamo di risorse attentive limitate, di consumo energetico cerebrale, di metabolismo glucidico neuronale. Il cervello rappresenta circa il 2% del peso corporeo ma consuma fino al 20% dell’energia totale a riposo.

L’attività mentale intensa, soprattutto se accompagnata da stress emotivo, modifica l’equilibrio neuroendocrino e autonomico. Non esistono numeri reali di “giri al minuto”, ma esiste un costo biologico dell’elaborazione cognitiva prolungata.

Still attribuisce molte patologie a un’“impedita circolazione dei fluidi”. In chiave moderna, possiamo tradurre questa espressione con alterazioni della microcircolazione, congestione venosa, stasi linfatica, squilibri pressori, disregolazione autonomica. Il concetto non è più generico: oggi è misurabile attraverso indagini emodinamiche, imaging, studi sul microcircolo e sulla funzione endoteliale. Tuttavia l’idea centrale rimane straordinariamente attuale: la salute è un fenomeno dinamico, basato su flussi – di sangue, di linfa, di liquor, di informazioni nervose – che devono restare armonici.
Ciò che colpisce, rileggendo queste pagine, è la tensione etica che le attraversa. Il medico viene descritto come un ingegnere responsabile del “motore della vita”. Oggi parleremmo di clinico chiamato a comprendere la complessità dei sistemi biologici, a rispettarne l’autoregolazione, a intervenire con precisione e misura. Non si tratta di dominare la Natura, ma di collaborare con i meccanismi di adattamento dell’organismo.

In definitiva, dietro il linguaggio ottocentesco, talvolta enfatico, emerge una visione profondamente sistemica: mente e corpo non sono separati; il sistema nervoso è il grande integratore; i fluidi corporei sono vettori di vita; l’eccesso di stress può logorare l’equilibrio; la struttura e la funzione sono inseparabili.
Rilette con gli strumenti della neurofisiologia, della biologia dei sistemi e della medicina contemporanea, queste pagine non appaiono come reliquie del passato, ma come il tentativo – ancora valido – di descrivere l’organismo come un’unità dinamica, in cui ogni parte parla con le altre attraverso flussi, segnali e adattamenti continui.

IL MASSAGGIO SVEDESEIl massaggio svedese classico è uno dei massaggi più richiesti al mondo: efficace, completo e adatto...
12/02/2026

IL MASSAGGIO SVEDESE
Il massaggio svedese classico è uno dei massaggi più richiesti al mondo: efficace, completo e adatto a chi vuole stare meglio fin dalla prima seduta.
Nasce in Svezia nell’800 e ancora oggi è una delle tecniche più utilizzate in ambito terapeutico e di benessere.
✨ COSA FA
Attraverso manovre come sfioramenti, impastamenti, frizioni e percussioni, lavora in profondità su muscoli, fascia, e circolazione, donando una sensazione immediata di rilassamento e leggerezza.
✅ BENEFICI PRINCIPALI
✔️ Scioglie contratture e tensioni muscolari
✔️ Riduce stress, ansia e affaticamento mentale
✔️ Migliora la circolazione sanguigna e linfatica
✔️ Allevia dolori muscolari e articolari
✔️ Favorisce il recupero fisico e il sonno
✔️ Dona benessere generale a corpo e mente
🎯 INDICATO
• Cervicale e mal di schiena
• Lombalgia e rigidità muscolare
• Stress e tensioni quotidiane
• Mal di testa di origine muscolare
• Recupero post-allenamento
• Vita sedentaria o lavoro fisicamente impegnativo
⚠️ NON INDICATO IN CASO DI
Febbre, infezioni acute, trombosi, infiammazioni importanti, tumori attivi o lesioni cutanee.
👉 Ogni trattamento viene personalizzato dopo valutazione.

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CRANIO SACRALELa nascita e lo sviluppo del cranio-sacrale si deve, in primo luogo, all’attenzione dell’osteopata america...
11/02/2026

CRANIO SACRALE

La nascita e lo sviluppo del cranio-sacrale si deve, in primo luogo, all’attenzione dell’osteopata americano William G. Sutherland per la struttura e le funzioni del cranio e, in particolar modo, alla sua intuizione che le suture e i segni di giunzione tra le ossa che lo compongono potessero offrire alla stesse la possibilità di muoversi. Sebbene tradizionalmente il cranio fosse considerato una struttura rigida, Sutherland ipotizzò, invece, che il tessuto connettivo delle suture fosse molle e consentisse, perciò, il movimento e l’adattamento delle ossa craniche. Attraverso studi ed esperimenti, anche su se stesso, Sutherland giunse alla conclusione che il cranio fosse abbastanza flessibile da reagire a varie pressioni esterne.
Egli notò, inoltre, che si poteva percepire al tatto un leggero movimento che, in maniera ritmica, dalle ossa craniche giungeva fino all’osso sacro, percorrendo tutta la spina dorsale. Fu così che, lavorando su di sé e sui suoi pazienti, Sutherland si accorse di una certa uniformità di questo ritmo, poi battezzato ritmo cranio-sacrale, ma anche dell’esistenza di alcune sue modificazioni che potevano essere attenuate applicando con le mani una pressione esterna, sempre assecondando il naturale movimento delle ossa del cranio.
Perché cranio-sacrale?
Il termine cranio-sacrale si riferisce proprio all’attenzione che William Sutherland e la tradizione terapeutica da lui fondata pongono da una parte alle ossa della testa e, dall’altra, all’osso sacro, l’ampia struttura terminale della spina dorsale. Uno degli strumenti di valutazione principali adoperati nella terapia cranio-sacrale è il ritmo cranio-sacrale, a cui si è già accennato, che corrisponde a un lieve rigonfiamento e contrazione delle ossa del cranio e una rotazione attorno all’asse centrale da parte dello scheletro su ciascun lato del corpo. Questo movimento è, in effetti, sottilissimo, quasi impercettibile, ma costituisce un importante indicatore delle condizioni dei tessuti molli e dei legamenti di tutto il corpo, consentendo una rappresentazione schematica dei dolori e dei disturbi.
Il ritmo cranio-sacrale
Questo ritmo continuo e costante è prodotto dal ciclo di produzione e assorbimento del liquido cerebro-spinale o liquor. Ciascun ciclo ha una durata di cinque o sei secondi. Il liquido cerebro-spinale, prodotto all’interno di alcune complesse cavità della massa cerebrale chiamate ventricoli, segue un percorso che passa fra la massa nervosa e la struttura ossea (nello spazio subaracnoide) e poi prosegue in due direzioni: verso il basso fino alla parte posteriore del midollo spinale; verso l’alto, lungo quella frontale, per bagnare e ammortizzare la superficie esterna del cervello. A questo punto, infine, il liquido cerebro-spinale viene assorbito dal tessuto specializzato nelle fasce che ricoprono il cervello (villi aracnoidi).
Il liquido cerebro-spinale rappresenta, quindi, una fonte di nutrimento e protezione per il cervello che si rinnova costantemente ed è proprio questo meccanismo di rinnovamento continuo a produrre il ritmo cranio-sacrale. Mentre il liquido viene secreto dai ventricoli, infatti, la pressione all’interno dell’intero sistema cerebro-spinale aumenta. Le ossa della volta cranica si allargano in risposta a questa pressione e tali cambiamenti sono controllati dai recettori sensoriali delle suture craniche. A questo punto i recettori inviano un segnale al cervello e la produzione del liquido si arresta temporaneamente, fino a che il suo assorbimento non produce una conseguente riduzione della pressione nel sistema e, quindi, una ripresa della fase di produzione e secrezione, in un ciclo ininterrotto.

I cambiamenti di pressione all’interno della volta cranica e della colonna vertebrale provocano modificazioni scheletriche nella spina dorsale e nel cranio. Questi cambiamenti possono essere percepiti al tatto in tutte le ossa della testa e del volto fino all’estremità inferiore della colonna, cioè sull’osso sacro. Come si è accennato sopra, infatti, le coppie di ossa su ciascun lato della colonna reagiscono ai cambiamenti di pressione generati dal ciclo di produzione e assorbimento del liquido cerebro-spinale. Le spalle, le costole, i fianchi, le gambe si muovono in armonia con il ritmo cranio sacrale.
Tutti questi movimenti servono, dunque, al terapista come fonte di informazioni preziose sulle condizioni delle fasce o dei tessuti molli del corpo, sulla flessibilità delle articolazioni della testa e di tutto l’organismo. Se, ad esempio, le articolazioni si sono irrigidite, si può avvertire un movimento asimmetrico o limitato oppure se i muscoli o le fasce sono costantemente tesi, questo pregiudica il movimento simmetrico della colonna.
L’azione della terapia cranio-sacrale sulle fasce
Un altro elemento fondamentale della terapia cranio sacrale è la fascia. Sono chiamati fasce tutti i tessuti connettivi fibrosi interni che avvolgono ogni parte del corpo, sebbene possano essere caratterizzati da consistenze diverse. Alcune fasce sono, in effetti, strati sottilissimi simili a ragnatele, altre, invece, sono composte da più strati di membrane specializzate. Questi tessuti connettivi formano una complessa rete connessa e continua che collega, anche indirettamente, ogni organo del corpo.
Di particolare interesse per il terapeuta è la dura madre: il denso tessuto connettivo fibroso che riveste internamente la volta cranica e il canale nervoso all’interno della colonna vertebrale. È all’interno di questo tessuto che circola, infatti, il liquido cerebrospinale intorno al cervello e al midollo spinale (dalla sommità del capo fino all’estremità inferiore della spina dorsale) il quale è responsabile di quello che sopra abbiamo definito ritmo cranio-sacrale. La dura madre e il liquido cerebrospinale offrono protezione e isolamento alle attività del cervello e del midollo spinale. Questo non vuol dire, tuttavia, che anche questa membrana protettiva non possa mostrare segni di stress o cedimenti. Partendo quindi dal presupposto che proprio un irrigidimento o durezza del tessuto connettivo sia alla base di un’azione di leggera ma costante trazione sulle ossa, sembra, dunque, che la tensione e lo sforzo del tessuto connettivo stesso possano causare non solo difficoltà di movimento, ma addirittura impedire alle ossa di allinearsi correttamente. Questo si manifesta nel paziente con dolori ricorrenti, la tendenza a farsi male sempre nello stesso punto e la resistenza al semplice trattamento manipolativo. Anche se le ossa venissero riallineate da un esperto terapista, infatti, esse sarebbero nuovamente portate a disallinearsi a causa della forza su di loro esercitata dal tessuto connettivo.
La terapia cranio-sacrale, invece, agisce più direttamente sulle fasce, alleviandone l’irrigidimento e la tensione e riducendo, perciò, lo stress interiore, così da consentire all’intero sistema un allineamento più corretto e armonioso. In relazione alla testa è la dura madre a fornire indicazioni al terapeuta, il quale esercita con le mani una pressione molto lieve sulle ossa del cranio. Nel tronco, invece, le mani sono poggiate su vari punti cruciali, detti diaframmi, punti in cui predomina il tessuto crociato che può provocare disallineamento o costrizione.
L'importanza dell’ascolto del corpo nel trattamento osteopatico cranio sacrale?
Come si è già accennato, la terapia cranio sacrale viene eseguita ponendo particolare attenzione al ritmo e alle manifestazioni energetiche del corpo e con una lieve pressione delle mani esercitata sulle ossa craniche e sui diaframmi, in accordo con le indicazioni ricevute dal corpo stesso. Quello che ci resta da spiegare è il perché partire dall’ascolto del corpo, sebbene le premesse per rispondere a questa domanda siano già state ampiamente poste. In effetti, se la struttura delle fasce è così complessa e, soprattutto, esse sono così strettamente interconnesse, non è difficile comprendere come una tensione in un punto possa ripercuotersi, in una certa misura, sull’intero sistema. Un esempio di questo tipo di problema può essere osservato visivamente in una persona che soffra di un disturbo cronico al ginocchio o all’anca. Poiché il corpo si adatta, infatti, al dolore ed al disallineamento ad esso associati, alla fine ad esserne compromessa è l’intera postura del corpo.
La pratica cranio-sacrale può essere considerata un punto di intersezione tra la medicina tradizionale o allopatica e le terapie complementari, le quali hanno, per l’appunto, la caratteristica peculiare di considerare l’organismo nella sua totalità. L’esistenza umana è complessa. Gli aspetti fisiologici, emotivi, mentali, spirituali di ciascuno possono essere certamente distinti, ma non separati. Siamo un’unità. Ogni mal di testa, dolore di schiena o acciacco è fisico, ma insieme anche psicologico e spirituale. La guarigione completa avviene quando medico e paziente sono aperti alle informazioni che invia tutta la persona. Ecco perché è così importante che nella terapia cranio-sacrale il primo passo non sia altro che ascoltare.

GRANDE NOVITA ALLO STUDIO LUKA di Via Gian Luca Squarcialupo 42, piazza Bologna-Roma, sarà possibile prendere appuntamen...
02/02/2026

GRANDE NOVITA ALLO STUDIO LUKA di Via Gian Luca Squarcialupo 42, piazza Bologna-Roma, sarà possibile prendere appuntamento per visite nutrizionali con il biologo nutrizionista e psicoimmunologo Fausto Glorioso. Per prenotazioni contattatemi whatsapp 328 288 4562
RECENSIONI su Mio dottore
MioDottore.it/fausto-glorioso

👣 DOLORE AL PIEDE E APPOGGIO PODALICOIl piede è la base del nostro corpo: quando l’appoggio non è corretto, possono comp...
01/02/2026

👣 DOLORE AL PIEDE E APPOGGIO PODALICO
Il piede è la base del nostro corpo: quando l’appoggio non è corretto, possono comparire dolore, rigidità, infiammazioni e compensi che coinvolgono caviglia, ginocchio, bacino e schiena.
La massoterapia rappresenta un valido supporto nel trattamento del dolore al piede, aiutando a migliorare la funzionalità e il benessere generale.
Attraverso tecniche manuali specifiche è possibile:
✔ migliorare la mobilità articolare
✔ stimolare la vascolarizzazione
✔ ridurre le tensioni muscolari
✔ favorire il rilascio del sistema fasciale
Un trattamento mirato può contribuire a ridurre il dolore, migliorare l’appoggio podalico e rendere il movimento più fluido e naturale.

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LA RADICOLOPATIALa radicolopatia è una condizione in cui una radice nervosa che esce dal midollo spinale è irritata, com...
31/01/2026

LA RADICOLOPATIA
La radicolopatia è una condizione in cui una radice nervosa che esce dal midollo spinale è irritata, compressa o lesa, causando dolore e altri sintomi lungo il percorso del nervo.

Le radici nervose escono dalla colonna cervicale, toracica o lombare per portare sensibilità e movimento a diverse parti del corpo. Quando qualcosa le comprime — come ernia del disco, artrosi, stenosi del canale, infiammazione o addirittura una cattiva postura mantenuta — il nervo smette di funzionare correttamente.

Sintomi più comuni
• Dolore che irradia (ad esempio dal collo al braccio o dalla schiena alla gamba)
• Formicolio o sensazione di "corrente"
• Intorpidimento
• Debolezza muscolare
• Riduzione dei riflessi

Secondo la zona interessata
• CERVICALGIA ,Cervicale: dolore che scende a spalla, braccio o mano
• DORSALGIA, Toracica: dolore intorno al petto o alle costole
• LOMBALGIA, Lombare: dolore che si irradia a gluteo e gambe (sciatica)

Dato importante
Non tutto il dolore irradiato è una radicolopatia. Per confermarla occorre una corretta valutazione clinica, test neurologici e, in alcuni casi, studi di immagine.

Ha una cura?
Sì, è vero. In molti casi la gestione conservativa con massoterapia, esercizio terapeutico, controllo del dolore e educazione posturale è molto efficace, evitando procedure più invasive.
Comprendere la radicolopatia è fondamentale per trattare la causa e non solo il sintomo.

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L' ISCHIOL’ischio è un punto di ancoraggio fondamentale per alcuni dei muscoli più importanti della catena posteriore. S...
27/01/2026

L' ISCHIO

L’ischio è un punto di ancoraggio fondamentale per alcuni dei muscoli più importanti della catena posteriore. Situato nella parte inferiore del bacino, è l’origine di muscoli potenti come i muscoli ischiocrurali (hamstrings) e il grande adduttore, che svolgono ruoli chiave nella stabilità e nel movimento.

Muscoli che si inseriscono sull’ischio

- Semimembranoso: parte degli ischiocrurali, ha un ruolo nella flessione del ginocchio e nell’estensione dell’anca.

- Semitendinoso: collabora con il semimembranoso nel movimento dell’anca e del ginocchio, ma ha un tendine lungo che partecipa alla formazione della zampa d’oca (insieme al sartorio e al gracile), un punto chiave per la stabilità del ginocchio.

- Tendine congiunto (semitendinoso + capo lungo del bicipite femorale + semimembranoso): struttura cruciale per la stabilità del ginocchio e dell’anca, soggetta a lesioni soprattutto negli sport di sprint e cambi di direzione.

- Grande adduttore (porzione ischiocondilare e pubofemorale): lavora sia come adduttore che come estensore dell’anca, con un ruolo essenziale nell’equilibrio muscolare tra anca e bacino.

Perché l’ischio è importante?

- Tendinopatia degli ischiocrurali: una delle condizioni più comuni negli atleti, dovuta a sovraccarichi ripetuti, specialmente nei movimenti esplosivi come scatti e salti.

- postura sedentaria e dolori lombari: una compressione prolungata sull’ischio (ad esempio, stare seduti per molte ore) può creare tensioni e disfunzioni nella catena posteriore.

- rotture o distacchi tendinei: eventi traumatici o sollecitazioni eccessive possono portare a lesioni gravi nei muscoli ischiocrurali, con tempi di recupero lunghi.

Come prendersi cura dell’ischio?

Stretching degli ischiocrurali e del grande adduttore, per mantenere flessibilità e prevenire tensioni.

Esercizi di rinforzo progressivo, come il Nordic Hamstring Curl, per migliorare la resistenza dei muscoli ischiocrurali.

Mobilità del bacino e controllo del core, per prevenire squilibri che possono portare a sovraccarichi.

Attivazione della zampa d’oca con esercizi specifici per semitendinoso, sartorio e gracile, fondamentali nella stabilizzazione del ginocchio.

Conclusione

L’ischio è una cerniera biomeccanica fondamentale per il movimento e la stabilità del corpo. Comprendere il suo ruolo e lavorare sulla sua salute può fare la differenza tra prestazioni ottimali e dolore cronico.

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Il corpo non dimentica ciò che evitiOgni movimento evitatodiventa un’informazione.Ogni gesto “fatto con paura”diventa un...
24/01/2026

Il corpo non dimentica ciò che eviti

Ogni movimento evitato
diventa un’informazione.
Ogni gesto “fatto con paura”
diventa un limite.

Il corpo non ragiona in termini di diagnosi.
Ragiona in termini di esperienza.
Se un movimento viene associato a dolore, il sistema lo registra come pericoloso.

E anche quando il tessuto è guarito,
la protezione resta.
Il lavoro vero inizia quando il corpo impara di nuovo a fidarsi.

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🟢 SBLOCCO DI MOVIMENTO E BENESSERE DI UNA SPALLA IN DISFUNZIONE Ritrova libertà, equilibrio e qualità di vitaDolori, rig...
19/01/2026

🟢 SBLOCCO DI MOVIMENTO E BENESSERE DI UNA SPALLA IN DISFUNZIONE

Ritrova libertà, equilibrio e qualità di vita
Dolori, rigidità e limitazioni non devono far parte della tua quotidianità.

Con un percorso personalizzato di sblocco di movimento ti aiuto a:
✔ ridurre tensioni muscolari e articolari
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DOLORE ACUTO E DOLORE CRONICO:Il dolore non è tutto uguale. È un linguaggio del corpo e, per capirlo davvero, dobbiamo d...
17/01/2026

DOLORE ACUTO E DOLORE CRONICO:

Il dolore non è tutto uguale. È un linguaggio del corpo e, per capirlo davvero, dobbiamo distinguerne le forme.
🔴 DOLORE ACUTO
È un segnale di allarme:
• compare all’improvviso
• è intenso e ben localizzato
• ha una causa precisa (trauma, infiammazione, intervento, infezione)
• tende a scomparire quando il problema viene risolto
🔵 DOLORE CRONICO
È diverso:
• non è più solo un sintomo, ma una vera condizione clinica
• coinvolge corpo, sistema nervoso ed emozioni
• può accompagnare malattie come artrosi, lombalgia, neuropatie, fibromialgia

🩺 La semeiotica del dolore ci aiuta a descriverlo e a curarlo meglio valutando:
✔ sede
✔ intensità
✔ tipo (bruciante, trafittivo, pulsante, gravativo)
✔ durata
✔ fattori che lo peggiorano o lo alleviano
Riconoscere queste differenze è fondamentale: il dolore acuto va curato per eliminare la causa, quello cronico richiede un approccio globale muldisciplinare.
Il dolore non va valutato ,sopportato, e compreso e cmq trattato

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