01/03/2026
Ci sono messaggi che arrivano da ex pazienti anche a distanza di anni, quasi sempre accompagnati da una fotografia che racconta tutto.
Un neonato addormentato sul petto della madre, un anello mostrato con mani emozionate, le chiavi di un’attività appena inaugurata, un biglietto aereo verso una città che un tempo faceva paura anche solo nominare.
Sono immagini che non hanno bisogno di spiegazioni perché rappresentano un meraviglioso spartiacque tra un prima e un dopo.
Qualche giorno fa ne è arrivata un’altra: un ragazzo con la corona d’alloro in testa e la tesi stretta tra le mani, lo sguardo fiero di chi ha appena attraversato qualcosa di importante.
La stranezza in questo caso è che non avevo il suo numero in rubrica ma soprattutto non l’ho riconosciuto, così ho pensato a un invio errato e gliel’ho scritto. Mi risponde dicendomi che invece ci eravamo conosciuti molti anni prima.
Oltre alla clinica, da sempre mi occupo anche di formazione. In questi anni ho incontrato centinaia di allievi, candidati e tirocinanti, ciascuno con la propria storia, i propri dubbi, le proprie ambizioni. Lui era stato uno di loro.
Mi parla di una visita in azienda finalizzata a verificare il raggiungimento dei suoi obiettivi formativi. Svolgeva bene il suo compito, tutto era formalmente corretto, ma sotto quella correttezza, mi scrive, io avevo colto un’ombra. Avevo notato in lui una competenza ordinata, una presenza composta e insieme una velatura nello sguardo. Gli chiesi se ci fossero criticità nel contesto aziendale o nell'affiancamento ricevuto e mi rispose che il percorso era coerente con il piano formativo anche se quella strada rappresentava un ripiego rispetto a ciò che avrebbe davvero voluto fare.
Mi scrive che parlammo a lungo delle sue ambizioni, delle paure, dei limiti economici, delle aspettative degli altri. Allora, a suo dire, gli restituii ciò che vedevo: una dialettica sicura, una capacità di argomentare con lucidità, una motivazione grintosa, un bel modo di porsi all’interlocutore. Gli dissi che qualità così rappresentavano direzioni che meritavano una scelta coerente.
Io quel dialogo non lo ricordavo purtroppo. In tanti anni ho conosciuto moltissimi tirocinanti.
Per lui, invece, è stato un punto di svolta.
Mi ha scritto che, finito il turno, quel giorno stesso si informò sulle procedure di iscrizione all’Università. Dentro di lui aveva una motivazione salda ma aveva solo bisogno che qualcuno gli desse la spinta decisiva per il grande passo.
La fotografia con la corona d’alloro è arrivata come un bellissimo regalo, a distanza di tanto tempo.
Mentre la guardavo ho pensato a quanto sia delicato il nostro passaggio nella vita degli altri e a quante volte non abbiamo idea del peso specifico di una frase detta con convinzione, di uno sguardo capace di intercettare un valore prima ancora del risultato.
Nella fotografia che accompagna il post di questa settimana, quella ragazza con la corona di alloro sul capo sono io. Domani saranno vent’anni esatti da quello scatto rubato e questo piccolo album dalle pagine ingiallite mi restituisce le emozioni di quel momento.
Credo che ogni traguardo cominci molto prima del giorno in cui lo celebriamo. Nasce quando qualcuno ci guarda e, con semplicità, ci restituisce ciò che possiamo diventare.
Forse la bellezza del mio lavoro in fondo, da sempre, è anche questo: riconoscere possibilità quando ancora hanno la voce bassa.
Auguri a quel ragazzo. Che a sua volta possa incontrare qualcuno a cui restituire lo stesso sguardo che un giorno, nel suo piccolo, ha fatto la differenza.