22/12/2025
LA VERITÀ SULL'INTOLLERANZA ALLA CASEINA
(Di P. Coffaro)
Ieri una ragazza mi ha scritto un messaggio. Mi diceva di essere confusa, aveva letto il post di una nutrizionista che affermava con sicurezza che l’intolleranza alla caseina non esiste, perché le intolleranze sono solo deficit enzimatici. E quindi, se non c’è un enzima mancante, il problema non c’è. La ragazza però sta male ogni volta che consuma certi latticini, i sintomi peggiorano. Gonfiore, dolore, stanchezza, orticaria, infiammazione che si riaccendeva.
E allora la domanda era inevitabile: “Sto sbagliando io? Me lo sto inventando?” Le ho chiesto chi fosse la nutrizionista. Ed era, guarda caso, la stessa che promuove il glutine dei grani antichi anche in presenza di patologie autoimmuni. Ecco, qui non siamo più nel campo della divulgazione. Siamo nel campo della riduzione semplicistica della biologia, che nelle persone con malattie croniche fa danni.
Facciamo chiarezza, il punto non è come la chiami, il punto è il terreno biologico. Partiamo da una cosa fondamentale, nelle patologie croniche e autoimmuni non si ragiona per definizioni da manuale, ma per carico biologico. Che tu la chiami intolleranza, allergia, sensibilità, reattività o semplicemente non mi fa bene
non cambia il dato clinico centrale, la caseina, in questi contesti, spesso NON è un alimento ottimale. Perché arriva in un sistema già infiammato, già disregolato, già iperreattivo.
L'autoimmunità éun sistema che reagisce troppo, non troppo poco. Chi convive con una malattia autoimmune ha un sistema immunitario iperattivo
una barriera intestinale spesso compromessa, una comunicazione alterata tra intestino, cervello e sistema immunitario, una risposta infiammatoria che si accende facilmente. In questo contesto, la domanda corretta non è:
“Esiste o no l’intolleranza alla caseina?”
La domanda corretta è:
“Questa proteina aiuta o ostacola la regolazione immunitaria?”
E qui la risposta, nella pratica clinica, è spesso chiara... la ostacola.
La caseina é una proteina immunologicamente attiva La caseina non è una proteina neutra. È una proteina strutturalmente complessa, immunologicamente attiva, capace di generare peptidi bioattivi durante la digestione. In un intestino sano e ben regolato, questo può non creare alcun problema. Ma in un intestino, permeabile, disbiotico
infiammato, quei peptidi diventano stimoli, non nutrienti. Stimoli per il sistema immunitario, i mastociti, l’infiammazione intestinale, l’asse intestino–cervello Questo non è allarmismo é fisiopatologia di base.
Pou, si parla di A1, A2, fermentazione... sì, contano. Ma non sempre bastano. È vero che
la β-caseina A2 è spesso meglio tollerata, latte di capra, pecora e bufala creano meno problemi
la fermentazione riduce il carico immunologico (la fermentazione non è adatta a chi ha problemi con l'istamian). Tutto vero, ma attenzione a non fare l’errore opposto. In presenza di autoimmunità attiva, anche ciò che è meglio tollerato può non essere ottimale. Perché il problema non è solo la proteina é il sistema che la riceve. É lo stesso motivo per cui il glutine antico resta glutine, il latticino di qualità resta un latticino. l’alimento tradizionale può comunque essere infiammante. La biologia non si commuove davanti alla storia agricola. Perché il post della nutrizionista è riduttivo perché riduce tutto a una questione semantica, ignora completamente il contesto delle malattie croniche, confonde assenza di diagnosi ufficiale con assenza di problema biologico
Dire:“Non è allergia e non è intolleranza enzimatica, quindi non esiste” è come dire: “Non sappiamo ancora misurarlo bene, quindi non conta” Ed è esattamente il contrario di come "dovrebbero" lavorare con i pazienti complessi. Il vero criterio é ridurre il carico, non vincere il dibattito Chi lavora seriamente con autoimmunità, fibromialgia, stanchezza cronica, MCAS infiammazione sistemica... lo sa bene. Non si lavora per dimostrare chi ha ragione. Si lavora per togliere carico, carico infiammatorio, carico immunitario, carico digestivo, carico neurologico... E la caseina, molto spesso, è un carico inutile in questa fase. Poi, se e quando, l’intestino è riparato
l’infiammazione è sotto controllo
il sistema nervoso è regolato
forse si reintroduce. Con criterio ma non per ideologia. Il danno più grande, far dubitare le persone di ciò che sentono nel corpo. La cosa più grave di certi post non è l’errore scientifico. È l’effetto sulle persone. Perché quando una persona che sta male legge che quella cosa non esiste, inizia a:
dubitare di sé, forzarsi, ignorare i segnali del corpo, peggiorare i sintomi. E questo, sì, crea disbiosi, infiammazione, malattia.
Nelle patologie croniche e autoimmuni, la caseina non è ottimale, indipendentemente da come la si etichetti, perché il terreno biologico non la gestisce bene. La nutrizione non è una gara a chi semplifica di più. La salute non è una definizione da vocabolario e quando la complessità viene negata in nome del fanatismo scientifico, a pagare il prezzo non è la teoria... sono le persone.