28/01/2026
Ci sono testi che parlano di temi psicologicamente enormi con una leggerezza rara.
Acquario di fa proprio questo.
Attraverso domande semplici ma potentissime (“cosa mi manca per essere me?”), il brano mette in scena qualcosa che in terapia incontriamo spesso:
l’automonitoraggio continuo, la stanchezza mentale, il tentativo costante di “aggiustarsi”.
E poi arriva quella frase, apparentemente ironica, quasi auto-giustificativa:
sono un c***o di acquario.
Non come rassegnazione, ma come presa d’atto.
Un modo per dire: ecco come sono, smetto di farmi la guerra.
Dal punto di vista della psicoterapia cognitivo-comportamentale, questo passaggio è centrale:
la sofferenza non nasce solo da ciò che proviamo, ma dalla lotta continua contro ciò che siamo.
Quando smettiamo di correggerci a tutti i costi e iniziamo ad accettare alcuni aspetti di noi, qualcosa cambia davvero.
Non è immobilità.
È da lì che può iniziare la trasformazione.
👉 E tu, con quale parte di te stai ancora lottando invece di provare ad accoglierla?
📱Esclusivamente tramite Appuntamento
📍 Roma
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