Chirurgia Mini-Invasiva Robotica

Chirurgia Mini-Invasiva Robotica Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Chirurgia Mini-Invasiva Robotica, Medico, Messina.

04/04/2026
TUMORI MALIGNI DELL’INTESTINO TENUELe neoplasie maligne dell’intestino tenue sono rare, di difficile diagnosi spesso dia...
02/03/2026

TUMORI MALIGNI DELL’INTESTINO TENUE

Le neoplasie maligne dell’intestino tenue sono rare, di difficile diagnosi spesso diagnosticate in ritardo.
I sintomi di presentazione sono vaghi e aspecifici; pertanto, il chirurgo deve includere queste patologie nella diagnosi differenziale in presenza di dolore addominale, occlusione intestinale o sanguinamento gastrointestinale. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, i pazienti giungono all’osservazione specialistica dopo il riscontro di una massa sospetta agli esami di imaging, spesso eseguiti per anemia o sanguinamento occulto.
Tra le neoplasie dell’intestino tenue, i tumori neuroendocrini (TNE) rappresentano la forma più frequente. I tumori neuroendocrini dell’intestino tenue originano dalle cellule enteroendocrine (cellule di Kulchitsky), localizzate nelle cripte di Lieberkühn. Sono tumori a potenziale secretorio e possono produrre amine vasoattive e ormoni. I cosiddetti “carcinoidi” secernenti serotonina costituiscono la forma più comune di TNE del piccolo intestino e rappresentano oltre il 20% delle lesioni maligne di questo distretto. Sebbene possano svilupparsi in tutto il tratto gastrointestinale, circa il 45% si localizza nell’intestino tenue, prevalentemente entro 60 cm dalla valvola ileocecale.
La sintomatologia è estremamente variabile.
Asintomatici: la maggior parte dei TNE viene scoperta incidentalmente durante indagini radiologiche eseguite per altre ragioni.
Sintomi ostruttivi: dolore colico, subocclusione o occlusione completa, dovuti alla massa intraluminale o a una reazione desmoplastica con retrazione del mesentere.
Sanguinamento gastrointestinale.
Sintomi paraneoplastici: calo ponderale e dolore addominale vago.
Sindrome carcinoide (nei tumori secernenti amine vasoattive): flushing, sudorazione, diarrea, dolore epigastrico e ulcerazioni.
Alla diagnosi, tra il 40% e l’80% dei carcinoidi gastrointestinali presenta già metastasi linfonodali mesenteriche.
Alcune sindromi genetiche aumentano il rischio di sviluppare TNE intestinali, tra cui:
Multiple Endocrine Neoplasia type 1
Neurofibromatosis type 1
Queste condizioni predispongono soprattutto a tumori del foregut (es. gastrinomi, somatostatinomi), ma possono essere associate anche a localizzazioni nel tenue.
DIAGNOSI:
La palpazione di una massa addominale è rara.
Gli esami di laboratorio includono:
Emocromo completo (ricerca di anemia o leucocitosi).
Funzionalità epatica (possibili metastasi epatiche).
Dosaggio di 5-HIAA sierico o urinario.
Cromogranina A sierica (marcatore utile nei TNE).
Il sospetto clinico o radiologico deve guidare la richiesta dei marcatori neuroendocrini.
La tomografia computerizzata (TC) con mezzo di contrasto endovenoso rappresenta l’esame di prima linea nei pazienti con sintomi ostruttivi.
Caratteristiche tipiche dei TNE:
Lesioni ipervascolari (ipercaptanti rispetto agli adenocarcinomi).
Estensione transmurale con coinvolgimento sieroso.
Retrattazione del mesentere secondaria a reazione desmoplastica.
Adenopatie mesenteriche voluminose, talvolta unico reperto evidente.
La TC è utile anche per la stadiazione linfonodale e metastatica.
Tecniche di imaging funzionale, come la PET/TC con analoghi della somatostatina (es. dotatate), consentono una localizzazione più precisa nei casi con forte sospetto clinico.
L’esofagogastroduodenoscopia consente la visualizzazione fino alla terza porzione del duodeno.
L’ecoendoscopia è utile per lesioni duodenali.
L’enteroscopia con pallone o la videocapsula endoscopica permettono l’esplorazione dell’intero tenue, sebbene la videocapsula non consenta biopsia ed è controindicata nei pazienti con sospetta occlusione.

TRATTAMENTO CHIRURGICO:
Il trattamento dei TNE dell’intestino tenue è principalmente chirurgico.
Resezione del carcinoide ileale
È indicata la resezione en bloc della lesione primaria con il mesentere associato e un’ampia linfoadenectomia regionale. Spesso è preferibile un approccio laparotomico per consentire:
Valutazione della multicentricità.
Ricerca di metastasi epatiche.
Valutazione dell’estensione mesenterica.
Anche in presenza di metastasi, la resezione della lesione primaria è raccomandata per migliorare il controllo locale e la sopravvivenza.
L’obiettivo è rimuovere almeno il 90% del carico tumorale per ottenere un beneficio sintomatico duraturo.
Il coinvolgimento del mesentere può essere sottostimato preoperatoriamente. Nei casi avanzati, una resezione troppo estesa può comportare sindrome dell’intestino corto (

La perforazione dell’anastomosi gastro-digiunale è una emergenza chirurgica. La gestione dipende dalle condizioni clinic...
05/02/2026

La perforazione dell’anastomosi gastro-digiunale è una emergenza chirurgica. La gestione dipende dalle condizioni cliniche del paziente, dal tempo trascorso e dall’estensione della perforazione, ma ci sono passaggi chiave abbastanza condivisi.
Valutazione immediata
• Stabilizzazione del paziente: monitoraggio parametri vitali, accessi venosi, fluidi EV
• Sospensione immediata dell’alimentazione (NPO)
• Sondino naso-gastrico per decompressione
• Antibioticoterapia ad ampio spettro EV (copertura gram+, gram−, anaerobi ± antifungini se indicato)
• Ematochimici urgenti (emocromo, PCR, lattati, elettroliti)
• TC addome con mezzo di contrasto se il paziente è stabile (aria libera, raccolte, spandimento di mdc)

Trattamento chirurgico

Dipende da stabilità emodinamica, tempo dalla perforazione e contaminazione peritoneale.

1. Paziente instabile o con peritonite diffusa
LAPAROTOMIA ESPLORATIVA
• Lavaggio peritoneale abbondante
• Riparazione dell’anastomosi (PREFERIBILMENTE resezione e riconfezionamento su tessuto sano)
• Drenaggio periamastomotico

gastrointestinale
.vittoriolombardo.org

ASCESSO SPLENICO : evoluzione del trauma splenico di Iii GradoIl trauma splenico di III grado, secondo la classificazion...
28/01/2026

ASCESSO SPLENICO : evoluzione del trauma splenico di Iii Grado

Il trauma splenico di III grado, secondo la classificazione dell’AAST (American Association for the Surgery of Trauma), è caratterizzato dalla presenza di lacerazioni parenchimali profonde (>3 cm) e/o ematomi sottocapsulari estesi, talora associati a sanguinamento intraparenchimale contenuto. Sebbene nella maggior parte dei casi il trattamento conservativo sia oggi possibile e sicuro, in una minoranza di pazienti il decorso può complicarsi con l’evoluzione settica della lesione traumatica, fino alla formazione di ascesso splenico.
In seguito al trauma, il parenchima splenico lesionato va incontro a ischemia focale, necrosi e organizzazione emorragica. L’ematoma intraparenchimale, soprattutto se voluminoso o scarsamente drenato, rappresenta un substrato ideale per la colonizzazione batterica, in particolare in presenza di: batteriemia transitoria o persistente; immunodepressione relativa post-traumatica; traslocazione batterica intestinale; procedure invasive (cateteri venosi centrali, drenaggi, embolizzazione). La contaminazione batterica dell’ematoma determina un processo infiammatorio progressivo, con liquefazione del tessuto necrotico, formazione di cavità purulenta e sviluppo di una capsula fibrosa reattiva, configurando l’ascesso splenico vero e proprio.
Macroscopicamente, l’ascesso splenico si presenta come una o più cavità intraparenchimali contenenti materiale purulento, spesso localizzate in sede corrispondente alla pregressa lacerazione traumatica. Le pareti risultano ispessite, irregolari, talora aderenti alla capsula splenica o agli organi contigui (stomaco, colon, diaframma).
Microscopicamente si osservano: necrosi coagulativa ed emorragica del parenchima; infiltrato infiammatorio acuto e cronico; proliferazione fibroblastica periferica; eventuali microtrombi nei seni venosi splenici.
Il quadro clinico è spesso subdolo e progressivo, con comparsa di sintomi a distanza di giorni o settimane dal trauma: febbre persistente o remittente non altrimenti spiegata; dolore in ipocondrio sinistro, talora irradiato alla spalla (segno di Kehr); leucocitosi con neutrofilia; incremento degli indici di flogosi (PCR, VES); talora segni di sepsi nei casi avanzati. Nei pazienti politraumatizzati o già ospedalizzati, la diagnosi può risultare ritardata, poiché i segni clinici sono mascherati da altre condizioni concomitanti.
La TC addome con mezzo di contrasto rappresenta l’esame di scelta. I reperti tipici includono: area ipodensa intraparenchimale a margini irregolari; eventuale presenza di livelli idroaerei; enhancement periferico dopo contrasto; segni di reazione infiammatoria perisplenica. L’ecografia può essere utile nel follow-up, ma risulta meno sensibile e operatore-dipendente.
Se non trattato, l’ascesso splenico può evolvere verso: rottura splenica secondaria con peritonite purulenta; estensione dell’infezione agli organi contigui; sepsi sistemica e shock settico; fistole spleno-gastriche o spleno-coliche (rare).
Il trattamento dipende dalle dimensioni dell’ascesso, dalle condizioni generali del paziente e dalla risposta alla terapia antibiotica:
• antibioticoterapia mirata nei casi iniziali o di piccole dimensioni;
• drenaggio percutaneo TC-guidato nei pazienti selezionati e stabili;
• splenectomia nei casi di ascesso voluminoso, multiplo, complicato o refrattario al trattamento conservativo.

ECOGRAFIA ADDOME Un’ecografia addominale annuale non è raccomandata di routine per tutti, ma ha una forte indicazione pe...
08/01/2026

ECOGRAFIA ADDOME

Un’ecografia addominale annuale non è raccomandata di routine per tutti, ma ha una forte indicazione per specifici gruppi ad alto rischio (come i fumatori sopra i 65 anni per l’aneurisma dell’aorta addominale) oppure per indagare sintomi quali dolore, alterazioni degli esami del fegato, o per monitorare condizioni già note (calcoli biliari, malattie renali, tumori).
Sicuramente, consente una diagnosi precoce di molte condizioni e il suo valore risiede quindi nell’individuare anomalie silenti di organi come fegato, reni, pancreas e colecisti, aiutando a orientare il follow-up o piano terapeutico.
Nonostante non esistano di linee guida universali per l’ecografia addominale come controllo generale di routine, essa rappresenta uno strumento sicuro e privo di radiazioni per la diagnosi precoce e il monitoraggio di molte patologie addominali. Utile attenzionare però il relativo rischio di eventuali falsi positivi e “overtreatment”.
www.vittoriolombardo@.org

Colon cancer,tumor biomarkers
29/11/2025

Colon cancer,
tumor biomarkers

06/08/2025

As more people aged 45-49 are getting screened for colon cancer, more early stage diagnoses are being made, according to new research from the American Cancer Society.

PERFORAZIONE DUODENALE La presenza di una grande ulcera post-bulbare (localizzata distalmente al bulbo duodenale) indica...
22/07/2025

PERFORAZIONE DUODENALE

La presenza di una grande ulcera post-bulbare (localizzata distalmente al bulbo duodenale) indica una forma grave e complicata di malattia peptica. Spesso tali lesioni sono profondamente penetranti e possono coinvolgere strutture adiacenti (pancreas, vie biliari), associandosi a stenosi, perforazione o emorragia massiva. In molti casi, la terapia medica risulta inefficace, richiedendo un trattamento chirurgico:

1. Antrectomia
Rimozione del segmento gastrico contenente la regione antrale, responsabile della maggior parte della produzione di gastrina e quindi della stimolazione acida.
• Obiettivo: Ridurre la secrezione acida gastrica, che contribuisce alla formazione e mantenimento dell’ulcera.
• Inoltre, consente un miglior controllo del sanguinamento e della lesione ulcerosa se questa si estende oltre il bulbo.
2. Sutura dell’ulcera
La sutura diretta dell’ulcera è utile nel controllo dell’emorragia o nella gestione di una perforazione locale.
• In ulcere di grosse dimensioni e profonde, la sola sutura può essere insufficiente, ma combinata con antrectomia può essere efficace.
3. Duodenostomia + drenaggio tipo Kehr (T-tube)
Utilizzata in presenza di:
• edema o stenosi post-ulcerosa;
• rischio di fuoriuscita biliare o coinvolgimento delle vie biliari;
• necessità di decompressione e drenaggio biliare.
Il drenaggio di Kehr (posizionato nella via biliare) consente il deflusso della bile evitando aumenti di pressione e il rischio di fistole.
4. Anastomosi gastro-digiunale (tipo Billroth II o Roux-en-Y)
Ricostruzione del transito alimentare dopo l’antrectomia.
• La gastro-digiunostomia permette il bypass del duodeno (potenzialmente danneggiato o stenotico).
• Riduce il contatto degli alimenti con la zona ulcerata, favorendo la guarigione.

La strategia chirurgica descritta rappresenta un approccio aggressivo ma spesso necessario per il trattamento di ulcere post-bulbari complicate. L’intervento combina una gestione definitiva della secrezione acida, un trattamento diretto della lesione ulcerosa, e una ricostruzione sicura del transito con protezione delle vie biliari.
www.vittoriolombardo.org

13/07/2025

Indirizzo

Messina
98100

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Chirurgia Mini-Invasiva Robotica pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Lo Studio

Invia un messaggio a Chirurgia Mini-Invasiva Robotica:

Condividi

Share on Facebook Share on Twitter Share on LinkedIn
Share on Pinterest Share on Reddit Share via Email
Share on WhatsApp Share on Instagram Share on Telegram

Digitare