Francesca Ferrante, Pediatra

Francesca Ferrante, Pediatra Francesca Ferrante
Pediatra di Libera Scelta Medico chirurgo, specialista in Pediatria
Perfezionamento in Terapia Intensiva Neonatale

06/04/2026

LETTERA A GIORGIA MELONI

Spettabile Presidente del Consiglio dei Ministri Italiani, Giorgia Meloni.

Scrivo a lei come nostro leader politico. Ma anche come madre di una figlia. Le chiedo di riflettere su quanto il suo ruolo politico oggi più che mai deve coincidere anche con il suo ruolo di madre di una (quasi) preadolescente. So che sua figlia ha quasi 10 anni. E’ sulla rampa di lancio per l’ingresso in pubertà. La preadolescenza dei nostri figli oggi è stata catapultata nel mondo virtuale dove – e le cronache di questi giorni ce lo hanno raccontato in più modi – i nostri figli si fanno male, molto male. E fanno anche molto male agli altri. E stanno male.

In queste settimane ho parlato con tantissimi genitori in eventi pubblici. Mi accorgo che mamme e papà oggi si interrogano sulle vite digitali dei loro figli. Eppure continuano a sperimentare un vissuto di profonda impotenza. Queste sono le domande che spesso fanno a noi esperti: Come possiamo imporre ai nostri figli di stare fuori dai social media, se tutti i loro compagni ci sono dentro? Come si può crescerli senza che possiedano uno smartphone, se tutti ce l’hanno? Come si può non farli giocare con i videogiochi, se tra di loro non parlano d’altro e non desiderano che fare questo?
Tutte queste domande sono costantemente lì: come genitore vorrei per mio figlio un’altra cosa, ma poi non posso che cedere alle sue richieste perché altrimenti lo farei soffrire, lo terrei fuori dal mondo, gli impedirei di vivere il suo tempo.

Il dato di fatto è che i figli che hanno precocemente in mano uno smartphone, che si iscrivono ad un social media e che possiedono una consolle connessa con le communities multiplayer stanno molto peggio di quelli che non hanno e non vivono tutto questo.
Il dato di fatto è che la Società Italiana di Pediatria a novembre 2025 ha invitato tutti i genitori a ritardare il possesso dello smartphone e l’accesso ai social media nella vita dei loro figli.

Il dato di fatto è che quel senso di impotenza di noi genitori continuerà a rimanere lì con noi se non torneremo a fare gli adulti nella vita di chi cresce, cosa che però ci risulta impossibile fare visto che le multinazionali del digitale hanno imposto al mondo, alla scuola e alla famiglia la loro agenda: ovvero trasformare i nostri figli nel loro prodotto principale, così da generare profitti enormi proprio sfruttando la loro vulnerabilità psicologica così sensibile all’ingaggio dopaminergico di cui le loro piattaforme sono state scientemente e consapevolmente riempite. La condanna subita la scorsa settimana da Meta e Google a Losa Angeles dimostra la loro totale colpevolezza nel trattare i nostri figli allo stesso modo con cui il Gatto e la Volpe avevano trattato Pinocchio: sfruttarne l’ingenuità per portarsi a casa i loro Zecchini d’oro.

Oggi una politica che si dichiara vicina e attenta ai bisogni dei suoi cittadini non può rimanere indifferente al richiamo che la Comunità Europea ha fatto ad ogni suo singolo stato, con l’invito a legiferare a tutela dei minori. Molte nazioni lo stanno già facendo. L’Italia no. Nonostante le infinite richieste provenienti da più parti. Anche io, insieme a Daniele Novara, sono stato primo firmatario di una petizione in cui chiediamo al governo di intervenire velocemente e con fermezza per salvare il cervello dei nostri figli, la loro salute e tutelare la loro vita. Più di centomila persone l’hanno firmata, ma ad oggi siamo stati inascoltati.

Il 13 aprile alla Camera dei Deputati un folto gruppo di esperti e di rappresentanti dei cittadini invocherà nuovamente il bisogno che la politica intervenga velocemente su questa che è un’emergenza di sanità pubblica. La prego, se le sarà possibile, di non perdersi quell’evento. Le sarà utile come madre. Spero che ispirerà le sue decisioni politiche. I nostri figli ne hanno bisogno. Sua figlia ne ha bisogno. Glielo chiedo da medico, ricercatore universitario, specialista di Medicina Preventiva e Psicoterapeuta dell’età evolutiva. Ma soprattutto glielo chiedo da padre di quattro figli.

La saluto cordialmente. Alberto Pellai

Se potete e volete, commentate e soprattutto condividete questo messaggio. Se ci facciamo sentire, magari tutti insieme lo cambiamo questo mondo.

20/03/2026
DIGITAL UPSKILLINGPercorso di formazione manageriale su digitalizzazione e riprogettazione dei servizi in sanità        ...
16/03/2026

DIGITAL UPSKILLING
Percorso di formazione manageriale su digitalizzazione e riprogettazione dei servizi in sanità

Una bella iniziativa per riflettere insieme…!
27/01/2026

Una bella iniziativa per riflettere insieme…!




04/01/2026

“Perché riprendevano invece di scappare?”

È una domanda che in queste ore compare spesso sotto la notizia della tragedia di Crans-Montana. Ed è una domanda comprensibile, ma incompleta.

Perché per capire davvero cosa è successo dobbiamo fermarci un momento e guardare le cose da un altro punto di vista.

Il primo riguarda il funzionamento del cervello.
Fino ai 20-22 anni la corteccia prefrontale non è completamente sviluppata. È l’area che consente di valutare il rischio, pianificare una risposta efficace, controllare l’impulso. In una situazione di emergenza, fiamme, fumo, panico, un cervello adolescente non reagisce come quello di un adulto, non perché manchi la volontà, ma perché manca la piena maturazione delle funzioni di controllo.

Il secondo riguarda il modo in cui le persone, soprattutto i ragazzi, affrontano un trauma improvviso.
Riprendere non significa non provare paura. Spesso significa il contrario.
Filmare può diventare un modo per creare una distanza emotiva da ciò che sta accadendo, uno schermo tra sé e l’evento traumatico. In psicologia questo è un meccanismo di difesa: aiuta a ridurre l’impatto emotivo, a non essere travolti, a reggere ciò che altrimenti sarebbe ingestibile.

Quando un ragazzo riprende invece di fuggire, non sempre sta facendo una scelta consapevole. Spesso sta cercando, nel modo che conosce, di proteggersi da un’esperienza che il suo sistema emotivo non è pronto a elaborare.

E a questo punto è importante spostare lo sguardo.
La sicurezza non è una responsabilità dei ragazzi.
La sicurezza dei minori è un compito degli adulti, delle strutture, delle organizzazioni, delle istituzioni.

Agli adolescenti non possiamo chiedere lucidità nel panico. Agli adulti dobbiamo chiedere prevenzione, responsabilità e attenzione prima che accadano le tragedie.

Quei ragazzi non sono “ragazzi irresponsabili”.
Sono ragazzi che hanno vissuto qualcosa di più grande delle loro risorse emotive.

Forse, invece di chiederci perché non siano scappati, dovremmo chiederci cosa possiamo fare, come adulti, perché non accada di nuovo.


03/01/2026

Parlo di questa tragedia da pediatra, ma prima ancora da adulto che ricorda bene cosa significhi avere sedici anni.

Io c’ero in “quei locali”. Io c’ero in “quel pericolo”.

A quell’età il rischio non è una categoria mentale.

Non perché manchi l’intelligenza, ma perché manca l’esperienza emotiva del limite.

Si vive nel presente, con un senso di potenza che non è arroganza, ma immaturità neurologica normale.

Il cervello adolescente non valuta il pericolo come fa quello adulto: lo sottostima, lo rimanda, spesso lo nega.

Ne ho parlato in studio con genitori di preadolescenti e trovo profondamente sbagliato leggere quanto è accaduto attraverso la lente del giudizio morale.

Non serve chiedersi se quei ragazzi fossero sobri, attenti, prudenti.

Non serve invocare paragoni con “i tempi nostri”, né chiamare in causa social network, telefoni o presunte derive generazionali.

Un adolescente, davanti a una situazione anomala, non reagisce come un adulto.

Non perché sia stupido o irresponsabile, ma perché non è ancora strutturato per farlo. È un dato biologico, non un’opinione.

Attribuire la responsabilità a chi non aveva gli strumenti cognitivi per comprendere davvero il pericolo è un modo comodo per spostare lo sguardo altrove.

Il punto non è cosa hanno fatto quei ragazzi. Ma chi “non ha fatto” perché si potessero divertire in sicurezza.

Davanti a una tragedia che coinvolge adolescenti, l’unica posizione onesta è la responsabilità adulta.

Tutto il resto è rumore.

16/11/2025

E tu, adulto, che fai?
Ti metti in fila anche tu dietro al “tutti”?
O ti ricordi che educare non significa obbedire alle mode, ma avere il coraggio di andare controcorrente?

Perché la verità è semplice:
lo smartphone non è un problema dei bambini.
È un problema degli adulti che hanno paura di dire NO
e ancora più paura di dire SÌ con responsabilità.

Un telefono non serve a crescere un figlio.
Serve un adulto presente, scomodo, coerente.

Vediamo come dovrebbe funzionare per davvero.

Prima cosa: smetti di giustificarti. Ascolta tuo figlio.

Dietro “ce l’hanno tutti” non c’è la voglia di un oggetto.
C’è il terrore di sentirsi escluso.

Guardalo negli occhi, non nel telefono che ti chiede.

Dì semplicemente:
«Capisco perché lo vuoi.»

E poi smetti di sentirti in colpa.
L’educazione non è una trattativa al ribasso.

Se dici SÌ, ricordati che non stai dando un telefono.

Stai dando potere.

Potere di confrontarsi, perdersi, imitare, sbagliare.
E questo potere va dato solo se sei disposto a esserci, davvero.

Quindi il SÌ funziona solo così:
• non glielo butti addosso per liberarti
• lo accompagni
• fissi confini che non si discutono
• ti prendi la responsabilità di guardare cosa fa e come sta

La tecnologia non cresce nessuno.
Gli adulti sì.
Ma devono volerlo.

Se dici NO, devi voler reggere la sua frustrazione.

E la tua.

Un figlio senza smartphone non muore.
Un figlio senza limiti sì.
Muore dentro, piano, senza nemmeno accorgersene.

Il NO va detto così:

«Non ancora.
E non perché non ti reputo capace, ma perché non voglio buttarti in un mondo che non sei pronto a reggere.»

Non si educa per paura di essere impopolari.
Si educa per amore del futuro dei figli.

La frase che gli dovresti lasciare addosso

Non importa cosa decidi.
Importa cosa gli arriva.

«Io scelgo per te.
Non per gli altri.»

Se tuo figlio capisce questo,
lo smartphone potrà anche averlo tardi.
Ma avrà qualcosa di molto più raro:
un adulto che ci mette la faccia,
non uno che segue la mandria.

Con il cuore e la coscienza siamo in piazza anche noi per dire STOP alla guerra…!!
03/10/2025

Con il cuore e la coscienza siamo in piazza anche noi per dire STOP alla guerra…!!

02/10/2025

Una frase che nega l’infanzia stessa. Scrivere dei bambini di Gaza vuol dire partire da numeri che fanno tremare: oltre 20.000 morti, 71.000 a rischio di malnutrizione acuta, migliaia mutilati, orfani, traumatizzati. Ma i numeri non bastano: dietro ci sono volti, storie, nomi.

E non c’è guerra che giustifichi la negazione dei diritti dei minori. Non a Gaza, non in Ucraina, non in Sudan, non in Afghanistan, non in Congo. Un bambino è un bambino. Sempre, ovunque.

👉 Leggi l’articolo completo sul sito SIP: https://sip.it/2025/10/01/definisci-bambino-quando-linfanzia-viene-negata/

❗️ATTENZIONE❗️Dal 1° ottobre parte la CAMPAGNA VACCINALE ANTINFLUENZALE.La vaccinazione è GRATUITA per queste categorie:...
27/09/2025

❗️ATTENZIONE❗️

Dal 1° ottobre parte la CAMPAGNA VACCINALE ANTINFLUENZALE.
La vaccinazione è GRATUITA per queste categorie:
•⁠ ⁠donne in gravidanza
•⁠ ⁠bambini/e e ragazzi/e tra i 6 mesi e i 17 anni
•⁠ ⁠over 60
•⁠ ⁠⁠soggetti fragili per patologia
•⁠ ⁠lavoratori per i quali il vaccino è raccomandato.

Per prenotare la vaccinazione è possibile
- consultare il proprio Medico di Medicina Generale o Pediatra di Libera Scelta
- prenotare online (dal 1° ottobre) tramite il portale regionale di prenotazione.

Dal 13 ottobre la vaccinazione sarà disponibile GRATUITAMENTE per TUTTI.

Per maggiori informazioni vai su:
https://www.wikivaccini.regione.lombardia.it/wps/portal/site/wikivaccini

26/09/2025

🔵 La Società Italiana di Pediatria (SIP) condivide e sostiene i contenuti dei recenti Statement della European Academy of Paediatrics, che riaffermano con forza il diritto universale di tutti i bambini a essere protetti in ogni circostanza, in particolare nei contesti di guerra e di crisi umanitarie.

📄 Nei documenti “Protecting Every Child: A Global Call for Action Amid Humanitarian Crises” (16 luglio 2025) e “Protecting Every Child: EAP Reaffirms Its Global Call Amid Ongoing Humanitarian Crises” (25 agosto 2025), l’EAP richiama l’attenzione della comunità internazionale sulle violazioni gravi e diffuse dei diritti dei minori, chiedendo interventi immediati e concreti per:

📍 garantire corridoi umanitari sicuri, cure, nutrizione e sostegno psicologico

📍 proteggere famiglie e operatori

📍 salvaguardare scuole e ospedali

📍 fermare la violenza e promuovere la pace

La SIP ribadisce il proprio impegno a difendere la vita, la salute e la dignità dell’infanzia, ovunque. Sul nostro sito trovi i contenuti degli statement 👉 https://sip.it/2025/09/25/proteggere-ogni-bambino/

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