04/01/2026
“Perché riprendevano invece di scappare?”
È una domanda che in queste ore compare spesso sotto la notizia della tragedia di Crans-Montana. Ed è una domanda comprensibile, ma incompleta.
Perché per capire davvero cosa è successo dobbiamo fermarci un momento e guardare le cose da un altro punto di vista.
Il primo riguarda il funzionamento del cervello.
Fino ai 20-22 anni la corteccia prefrontale non è completamente sviluppata. È l’area che consente di valutare il rischio, pianificare una risposta efficace, controllare l’impulso. In una situazione di emergenza, fiamme, fumo, panico, un cervello adolescente non reagisce come quello di un adulto, non perché manchi la volontà, ma perché manca la piena maturazione delle funzioni di controllo.
Il secondo riguarda il modo in cui le persone, soprattutto i ragazzi, affrontano un trauma improvviso.
Riprendere non significa non provare paura. Spesso significa il contrario.
Filmare può diventare un modo per creare una distanza emotiva da ciò che sta accadendo, uno schermo tra sé e l’evento traumatico. In psicologia questo è un meccanismo di difesa: aiuta a ridurre l’impatto emotivo, a non essere travolti, a reggere ciò che altrimenti sarebbe ingestibile.
Quando un ragazzo riprende invece di fuggire, non sempre sta facendo una scelta consapevole. Spesso sta cercando, nel modo che conosce, di proteggersi da un’esperienza che il suo sistema emotivo non è pronto a elaborare.
E a questo punto è importante spostare lo sguardo.
La sicurezza non è una responsabilità dei ragazzi.
La sicurezza dei minori è un compito degli adulti, delle strutture, delle organizzazioni, delle istituzioni.
Agli adolescenti non possiamo chiedere lucidità nel panico. Agli adulti dobbiamo chiedere prevenzione, responsabilità e attenzione prima che accadano le tragedie.
Quei ragazzi non sono “ragazzi irresponsabili”.
Sono ragazzi che hanno vissuto qualcosa di più grande delle loro risorse emotive.
Forse, invece di chiederci perché non siano scappati, dovremmo chiederci cosa possiamo fare, come adulti, perché non accada di nuovo.