30/06/2020
IL VUOTO (A PERDERE).
La sensazione di vuoto è trasversale all'età e alle classi sociali. Il senso di vuoto può essere una vaga e indistinta percezione che si insinua nella vita individuale e che ci fa sentire separati dagli altri o gli altri distanti da noi, oppure può subentrare all'improvviso, in seguito ad un evento come ad esempio una separazione, la perdita del lavoro, un lutto. La sensazione di vuoto può prendere forma dalla continua disapprovazione degli altri. Se infatti è sul piano sociale che si collezionano una serie di esperienze negative e relazionali in genere (sessuali, lavorative, amicali e familiari), il vuoto si annuncia come un campanello d'allarme, un segnale che sembra voler avvertire che qualcosa, da qualche parte, non sta funzionando. Ad esempio, potrebbe non andare bene il fatto di sostare in un contesto che non si sente come proprio o in cui si subiscono atteggiamenti squalificanti o al limite l'indifferenza degli altri.
È dunque importante prestare attenzione a quello che si sente in relazione a ciò che può favorire una migliore percezione del benessere al fine di perseguire e realizzare il cambiamento, il quale va pensato in termini relativi e non assoluti, in quanto a volte è sufficiente cambiare il proprio sguardo — perché questo è meno frustrante che fissarsi sulla pretesa di poter cambiare gli altri o la situazione. Pertanto, consapevolizzare che il contesto in cui ci si trova inseriti non costituisce un nutrimento ed una possibilità di crescita ma che, al contrario, è privativo e sminuente, è importante in relazione all'assunzione di responsabilità come primo passo per realizzare il cambiamento. Questo può valere per il posto in cui si vive, per la famiglia che non si è potuta scegliere, per gli amici che si frequentano, per la persona che si crede di amare e per il lavoro grazie a cui si è autonomi.
Al fine di accedere a se stessi come persone che hanno a cuore il proprio valore bisogna imparare ad accettarsi e ad amare, passando attraverso l'esperienza molto reale di essere ciò che si vuole. Se questa spinta vitale è frustrata, è allora del tutto naturale che la sensazione di vuoto sopraggiunga come un segnale teso a richiamare la nostra attenzione. Tuttavia, più spesso si verifica un tipo di "cura" in stile "fai da te", adottando sistemi artificiali che non restituiscono altro che una temporanea euforia, al termine della quale fa il suo eterno ritorno lo spettro di un senso d'incertezza che ripiomba nella rinuncia e nello sconforto.
Sostare nel vuoto in attesa che divenga fertile è il solo modi di coltivare il desiderio anziché riempire il buco che ci scava con qualcosa che soffoca il desiderio più autentico e sconosciuto della persona (un desiderio di essere, di cambiamento). A partire da qui è importante imparare a convivere intanto con se stessi (il che significa con la condizione della solitudine e del silenzio), anche se il senso di smarrimento che ne consegue può farci precipitare nell'angoscia da cui non siamo sicuri di riuscire a venirne fuori. Quest'ultimo pensiero è infatti quello che può indurre a riprendere il vecchio stile di riempimento del vuoto, fatto di sostanze euforizzanti, alcool, dipendenze affettive, confusione, alto volume, cibo, shopping ecc. Insomma, tutto quanto può riempire la vita, il tempo, il corpo, gli occhi, i timpani o la pelle può andar bene, purché si riesca a stornare la percezione del vuoto. Una sensazione che si richiama a quella prima angoscia di morte che sopraggiunge con la sensazione di perdita del nostro oggetto d'amore (la madre).
In conclusione, sebbene nella vita possano anche esservi momenti di disarmonia, il funzionamento dell'organismo prevede pur sempre il perseguimento della sopravvivenza e dell'autorealizzazione. Tutto sta a rintracciare le risorse che ognuno si porta dentro come bagaglio della propria biografia e a canalizzare l'energia in direzione di precisi obiettivi.