08/03/2026
Domenica, pranzo in famiglia, beviamo il caffè e commentiamo le notizie del tg.
Tre minuti abbondanti sulla Formula 1 e altrettanti se non di più dedicati al red carpet dell’ultimo film in uscita.
Poi, quasi per dovere, un inciso di pochi secondi: "C’è stato un oro alle Paralimpiadi, Emanuel Perathoner nello snowboard cross (categoria SB-LL2)”.
FINE.
Nessun servizio, nessuna immagine, nessuna lode. Tempo impegato: 5 secondi.
Inutile dire poeticamente che mi prudono le mani.
Perathoner è un ex atleta olimpico (ha gareggiato a Sochi 2014 e PyeongChang 2018). Nel 2021, un gravissimo incidente in allenamento gli ha distrutto il ginocchio, costringendolo a una protesi totale. Molti avrebbero smesso, lui è tornato sulla tavola come atleta paralimpico. Oggi, a 40 anni, ha dominato la finale di Milano-Cortina 2026, regalando all'Italia il primo oro di questa edizione casalinga.
Trattare l'impresa paralimpica come un trafiletto di serie B non è solo pigrizia editoriale, è una scelta culturale : è decidere che lo spettacolo del lusso e della velocità valgano più del sudore di chi ha vinto tre volte: contro l'avversario, contro il pregiudizio e contro le controversie della vita.
Se un oro non merita un servizio, allora il problema non è la notizia, ma lo sguardo di chi la dà, e la conferma che fa notizia ciò che paga, e non la tenacia di chi si batte costantemente per perseguire il desiderio di riscatto.
Ah, per altro, le ‘Olimpiadi Canoniche ‘ sono state trasmesse su molti più canali, ovviamente.
Buona domenica.