02/08/2025
La situazione che vede operare in strutture sanitarie, pubbliche e private, professionisti con titoli di studio conseguiti all’estero, privi di riconoscimento da parte del Ministero della Salute, è un fenomeno pericoloso, che sottolineo da tempo e che ora riemerge in tutta la sua gravità in seguito all’eliminazione della possibilità di assumere professionisti sanitari “gettonisti” in Veneto.
Tale fenomeno riguarda tutte le professioni sanitarie, tra queste le 18 professioni rappresentate dagli Ordini TSRM e PSTRP.
I professionisti stranieri possono curare le persone senza titoli adeguati, senza l’iscrizione all’Ordine professionale di riferimento, senza obblighi deontologici e senza che nessuno possa pretendere che si formino regolarmente o che abbiano una assicurazione professionale.
Come si può pensare di incentivare i giovani a studiare ed intraprendere una professione sanitaria in Italia, con tutte le responsabilità e gli obblighi che ciò comporta, quando c’è chi può farlo senza dover sottostare ad alcun vincolo?
Come si può pensare di recuperare la fiducia dei cittadini nel Servizio sanitario nazionale se chi vi opera potrebbe essere privo, addirittura, di un titolo idoneo?
Invece che confermare misure nate in un periodo di emergenza pandemica sarebbe più utile far tesoro di quell’esperienza e investire di più nella Salute, nel Servizio sanitario nazionale e soprattutto nei Professionisti sanitari che lo animano. Lo si può fare partendo dalla rimozione del vincolo di esclusività, che dovrebbe essere senza limiti e senza differenze tra professioni sanitarie e perseguendo con tenacia la valorizzazione dei professionisti sanitari, facilitando una evoluzione dei profili professionali e garantendo che ne vengano riconosciute pienamente l’autonomia e le competenze.
La carenza di personale spinge la Regione ad avallare l’impiego di medici stranieri con percorsi di studio non riconosciuti. Critiche di Ordine e sindacato