22/12/2025
🔴 Spalla instabile: non è un problema “solo di lussazioni”
Una spalla con instabilità e lussazioni abituali non è una spalla che “si sistema da sola col tempo”.
La letteratura scientifica (PubMed) è chiara: le lussazioni ripetute determinano danni progressivi alla cartilagine, alle superfici articolari e ai tessuti stabilizzatori.
📉 Nel tempo questo porta a:
• degenerazione cartilaginea
• alterazioni ossee (glenoide e testa omerale)
• artrosi precoce di spalla, anche in pazienti giovani
Numerosi studi dimostrano una correlazione diretta tra numero di episodi di instabilità e gravità del danno degenerativo articolare.
👉 Per questo l’instabilità di spalla va inquadrata e trattata correttamente, non banalizzata.
Prevenire oggi significa evitare un’artrosi domani.
Evidenze chiave
• Hovelius et al., 25 anni di follow-up dopo prima lussazione anteriore: documenta artropatia radiografica a lungo termine dopo dislocazione, con analisi dei fattori associati (recidive/instabilità incluse). 
• Hovelius et al., 2016 (prognosi a lungo termine ≤40 anni): conclude che una quota molto rilevante sviluppa diversi gradi di artropatia entro 25 anni, soprattutto nei quadri con instabilità/recidive. 
• Kruckeberg et al., 2020 (studio di popolazione, ~15 anni medi): riporta una incidenza clinica significativa di artrosi gleno-omerale dopo instabilità e analizza fattori di rischio. 
• Plath et al., 2015: valuta prevalenza e fattori di rischio dell’“instability/dislocation arthropathy” dopo stabilizzazione (Bankart) e descrive la presenza di degenerazione/OA nel lungo termine. 
• Verweij et al., 2021 (systematic review): revisione sistematica su OA gleno-omerale dopo trattamento conservativo vs chirurgico dell’instabilità anteriore: conferma l’OA come possibile complicanza a lungo termine e discute determinanti (episodi, osso, tecnica). 
• Coifman et al., 2022 (review su “Dislocation Arthropathy”): rassegna completa su incidenza, range di prevalenza e fattori (inclusi episodi ripetuti, lesioni ossee/cartilaginee) nell’artropatia da instabilità. 
• Luengo-Alonso et al., 2024: focalizza le lesioni articolari/cartilaginee associate a instabilità e richiama l’ampio range di OA legata all’instabilità. 
• Vopat et al., 2022: ribadisce che una storia di instabilità anteriore aumenta il rischio di sviluppare OA e arrivare anche a indicazione protesica in alcuni casi.
P.S. Ecco una descrizione breve e chiara dell’immagine secondo la classificazione di Outerbridge, riferita all’usura cartilaginea:
• Grade 0 → Cartilagine normale, liscia, integra, senza segni di degenerazione.
• Grade I → Ammorbidimento e gonfiore della cartilagine, superficie ancora continua ma biologicamente già sofferente.
• Grade II → Fissurazioni e frammentazioni superficiali, lesioni parziali che non raggiungono l’osso subcondrale.
• Grade III → Fissurazioni profonde, perdita di spessore cartilagineo fino agli strati profondi, senza esposizione ossea.
• Grade IV → Perdita completa della cartilagine, con osso subcondrale esposto: quadro di artrosi conclamata.
👉 L’immagine mostra la progressione tipica del danno cartilagineo, da alterazione iniziale reversibile fino alla degenerazione irreversibile, spesso osservabile nelle spalle con instabilità cronica e lussazioni ripetute..