Marco Capuzzo

Marco Capuzzo Medico Chirurgo specialista in ortopedia e traumatologia collaboro con cliniche situate in Veneto. Per appuntamento:
http://www.marcocapuzzo.it/cliniche

Ho conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia nel 2004 e, presso lo stesso Ateneo, la Specialità in Ortopedia nel 2012, discutendo la Tesi “Trattamento artroscopicamente assistito delle fratture del piatto tibiale. Presso l’Istituto Humanitas di Milano ho frequentato l’Unità Ortopedica di Chirurgia Mini-invasiva diretta dal Prof Castagna, specializzandomi in artroscopia della spalla e del ginocchio. Ho ulteriormente affinato le proprie competenze in ambito artroscopico in Australia presso il North Orthopaedic and Sport Medicine Centre di Sydney, la Clinica Sportsmed di Adelaide e a Melbourne seguendo gli insegnamenti del Dr John M. O’Donnel. Ho partecipato in Italia e all’estero anche in qualità di Relatore a numerosi congressi e corsi di aggiornamento sulla chirurgia artroscopia e protesica del ginocchio e sulla chirurgia artroscopia di spalla. Dal 2005 al 2009 ho frequentato l'A.M.A.B Associazione Medici Agopuntori Bolognesi - Scuola Italo Cinese di Agopuntura - dove ho conseguito il Diploma di perfezionamento in Agopuntura e tecniche complementari. Sono iscritto all'albo Provinciale dei Medici Chirurghi di PADOVA dal 06/09/2005. Da diversi anni collaboro con ambulatori e cliniche specialistiche situate in tutta la Regione Veneto:
- Fisiopromet (PD)
- Fisiomedic Tuzzato (Oriago di Mira,VE)
- Mediclinic (Pozzonovo)
- Brenta Medica (Campolongo Maggiore - VE)
- Centro di Medicina di Conegliano (Conegliano - TV)
- Centro di Medicina Pordenone (PN)
- Elysium di Lovo Dott. Elisa (Noventa Vicentina)
- Poliambulatorio San Gaetano di Thiene (VI)


Per fissare un appuntamento, chiamate il centro più vicino a voi. http://www.marcocapuzzo.it/cliniche/

Dal 2021 sono membro della Siagascot che promuove l’educazione, la formazione, la crescita scientifica in ambito nazionale e internazionale degli specialisti ortopedici che lavorano nei nostri settori di competenza e la comunicazione del mondo ortopedico con i professionisti delle specialità affini (anestesisti, reumatologici, medici sportivi, fisiatri e riabilitatori).

🔴 Spalla instabile: non è un problema “solo di lussazioni”Una spalla con instabilità e lussazioni abituali non è una spa...
22/12/2025

🔴 Spalla instabile: non è un problema “solo di lussazioni”

Una spalla con instabilità e lussazioni abituali non è una spalla che “si sistema da sola col tempo”.
La letteratura scientifica (PubMed) è chiara: le lussazioni ripetute determinano danni progressivi alla cartilagine, alle superfici articolari e ai tessuti stabilizzatori.

📉 Nel tempo questo porta a:
• degenerazione cartilaginea
• alterazioni ossee (glenoide e testa omerale)
• artrosi precoce di spalla, anche in pazienti giovani

Numerosi studi dimostrano una correlazione diretta tra numero di episodi di instabilità e gravità del danno degenerativo articolare.

👉 Per questo l’instabilità di spalla va inquadrata e trattata correttamente, non banalizzata.
Prevenire oggi significa evitare un’artrosi domani.

Evidenze chiave
• Hovelius et al., 25 anni di follow-up dopo prima lussazione anteriore: documenta artropatia radiografica a lungo termine dopo dislocazione, con analisi dei fattori associati (recidive/instabilità incluse). 
• Hovelius et al., 2016 (prognosi a lungo termine ≤40 anni): conclude che una quota molto rilevante sviluppa diversi gradi di artropatia entro 25 anni, soprattutto nei quadri con instabilità/recidive. 
• Kruckeberg et al., 2020 (studio di popolazione, ~15 anni medi): riporta una incidenza clinica significativa di artrosi gleno-omerale dopo instabilità e analizza fattori di rischio. 
• Plath et al., 2015: valuta prevalenza e fattori di rischio dell’“instability/dislocation arthropathy” dopo stabilizzazione (Bankart) e descrive la presenza di degenerazione/OA nel lungo termine. 
• Verweij et al., 2021 (systematic review): revisione sistematica su OA gleno-omerale dopo trattamento conservativo vs chirurgico dell’instabilità anteriore: conferma l’OA come possibile complicanza a lungo termine e discute determinanti (episodi, osso, tecnica). 
• Coifman et al., 2022 (review su “Dislocation Arthropathy”): rassegna completa su incidenza, range di prevalenza e fattori (inclusi episodi ripetuti, lesioni ossee/cartilaginee) nell’artropatia da instabilità. 
• Luengo-Alonso et al., 2024: focalizza le lesioni articolari/cartilaginee associate a instabilità e richiama l’ampio range di OA legata all’instabilità. 
• Vopat et al., 2022: ribadisce che una storia di instabilità anteriore aumenta il rischio di sviluppare OA e arrivare anche a indicazione protesica in alcuni casi.

P.S. Ecco una descrizione breve e chiara dell’immagine secondo la classificazione di Outerbridge, riferita all’usura cartilaginea:
• Grade 0 → Cartilagine normale, liscia, integra, senza segni di degenerazione.
• Grade I → Ammorbidimento e gonfiore della cartilagine, superficie ancora continua ma biologicamente già sofferente.
• Grade II → Fissurazioni e frammentazioni superficiali, lesioni parziali che non raggiungono l’osso subcondrale.
• Grade III → Fissurazioni profonde, perdita di spessore cartilagineo fino agli strati profondi, senza esposizione ossea.
• Grade IV → Perdita completa della cartilagine, con osso subcondrale esposto: quadro di artrosi conclamata.

👉 L’immagine mostra la progressione tipica del danno cartilagineo, da alterazione iniziale reversibile fino alla degenerazione irreversibile, spesso osservabile nelle spalle con instabilità cronica e lussazioni ripetute.. 

Anche oggi, durante il lavoro in ambulatorio, mi sono trovato a ribadire lo stesso concetto a molti pazienti con problem...
18/12/2025

Anche oggi, durante il lavoro in ambulatorio, mi sono trovato a ribadire lo stesso concetto a molti pazienti con problemi di spalla e di ginocchio:
👉 senza un adeguato rinforzo muscolare, nessuna articolazione può funzionare bene nel tempo.

Che si tratti di dolore, instabilità, infiammazione o di una patologia già diagnosticata, il punto è sempre lo stesso:
l’articolazione soffre perché i muscoli che dovrebbero proteggerla non sono sufficientemente forti o controllati.

È un messaggio che ripeto quotidianamente, perché è supportato dalla pratica clinica di ogni giorno e dalla letteratura scientifica:
il rinforzo muscolare non è un optional, ma una parte integrante della cura di spalla e ginocchio.

💪 La forza muscolare non è fitness. È medicina.

Negli ultimi anni la letteratura scientifica è diventata molto chiara su un punto:
👉 la forza muscolare è uno dei principali determinanti di salute, longevità e autonomia funzionale.

Non è una questione estetica.
È una questione biologica.

🔹 Forza muscolare e mortalità

Diversi studi longitudinali mostrano che una bassa forza muscolare è associata a un aumento significativo della mortalità per tutte le cause.

📚 Metter et al., Journal of Gerontology, 2002
📚 Ruiz et al., BMJ, 2008
➡️ La forza muscolare è un predittore di sopravvivenza indipendente da attività aerobica, BMI e altri fattori di rischio.

🔹 Forza e articolazioni

Muscoli deboli significano:
• maggior carico su cartilagine e menischi
• instabilità articolare
• aumento del rischio di dolore cronico e degenerazione artrosica

📚 Segal et al., Arthritis & Rheumatism, 2010
📚 Bennell et al., Osteoarthritis and Cartilage, 2011
➡️ Il rinforzo muscolare riduce dolore e disabilità in ginocchio e anca, anche in presenza di artrosi.

🔹 Forza e prevenzione delle cadute

Negli over 60 la perdita di forza (sarcopenia) è uno dei principali fattori di:
• cadute
• fratture
• perdita di autonomia

📚 Cruz-Jentoft et al., Age and Ageing, 2019 (EWGSOP2)
📚 Liu & Latham, Cochrane Review, 2009
➡️ L’allenamento di forza riduce il rischio di caduta e migliora equilibrio e controllo motorio.

🔹 Forza ≠ sollevare pesi a caso

La scienza è chiara anche su questo:
non basta “muoversi”, serve allenare la forza in modo strutturato, progressivo e adattato alla persona.

📚 American College of Sports Medicine – Position Stand, 2009 / 2021
➡️ L’allenamento contro resistenza è raccomandato a tutte le età, anche in presenza di patologie croniche, se correttamente prescritto.

📉 Il vero problema?
Con la sedentarietà perdiamo forza ogni anno, spesso senza accorgercene.
Quando compare il dolore, la debolezza è già lì da tempo.

✅ Allenare la forza è prevenzione primaria.
✅ È protezione articolare.
✅ È medicina basata sull’evidenza.

La forza muscolare non serve per apparire forti.
Serve per restare sani, autonomi e liberi di muoversi nel tempo.

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Prendo spunto dalla domanda di una mia paziente per spiegare esattamente che differenze ci sono tra i vari PRP (gel pias...
16/12/2025

Prendo spunto dalla domanda di una mia paziente per spiegare esattamente che differenze ci sono tra i vari PRP (gel piastrinico) e perché possono variare (di molto) il loro costo.

💉 PRP: perché lo stesso nome può indicare trattamenti molto diversi

Negli ultimi anni si sente spesso parlare di PRP (plasma ricco di piastrine) per ginocchio, spalla, tendini e cartilagine.
Ma c’è una cosa importante da sapere 👇

👉 Non tutti i PRP sono uguali, anche se vengono chiamati allo stesso modo.



🔬 Perché i risultati possono essere molto diversi?

Il PRP si ottiene centrifugando il sangue del paziente.
Ed è proprio qui che nasce la differenza.

⚙️ La centrifuga conta moltissimo
• Esistono centrifughe dedicate al PRP, progettate per separare correttamente le piastrine
• Ed esistono centrifughe generiche da laboratorio, nate per altri usi (esami del sangue, siero, plasma)

➡️ Il risultato finale non è lo stesso.



🏥 Nel sistema pubblico

Nella maggior parte degli ospedali pubblici:
• ❌ non vengono usate centrifughe dedicate al PRP
• ✅ si utilizzano centrifughe standard da laboratorio

Questo non è illegale, ma significa che:
• la concentrazione di piastrine può variare molto
• il prodotto non è sempre uguale
• il risultato clinico è meno prevedibile

In pratica: non sempre quello che viene iniettato è davvero un “PRP ottimale”.



🏥 Anche nel privato (attenzione!)

Non tutto ciò che è “privato” è automaticamente di qualità.

Purtroppo:
• in alcune strutture private vengono usati kit economici
• centrifugazioni semplificate
• protocolli poco controllati

➡️ Il prezzo più basso spesso riflette una qualità biologica più bassa del PRP.



💡 Il punto chiave

Il PRP non è una semplice puntura, ma un prodotto biologico.
Conta:
• come viene preparato
• con che strumenti
• per quale problema viene usato
• da chi viene iniettato

Dire “ho fatto il PRP” non basta: bisogna sapere che PRP.

Conclusione:

• ❌ PRP low-cost = spesso plasma centrifugato “alla buona”
• ⚠️ PRP nel pubblico = variabile, poco standardizzato
• ✅ PRP ben fatto = costa di più perché è un vero prodotto biologico controllato

Il PRP non è caro:
è caro farlo bene.

Postilla importante

Capisco perfettamente il disagio di chi deve affrontare un costo economico rilevante per un trattamento come il PRP. È una spesa che pesa, ed è giusto dirlo con chiarezza.

Proprio per questo è fondamentale essere onesti:
👉 il PRP non è mai una garanzia di risultato.

Pagare di più non significa avere la certezza di guarire, così come un costo elevato non equivale automaticamente al successo clinico.
Il PRP è una terapia biologica, e come tutte le terapie biologiche:
• la risposta varia da paziente a paziente
• dipende dal tipo di lesione, dalla sua gravità e cronicità
• dipende dallo stato biologico dei tessuti
• dipende dal corretto inquadramento clinico

La letteratura scientifica lo conferma chiaramente:
gli studi mostrano un beneficio medio significativo del PRP in molte patologie tendinee e articolari, ma non un’efficacia del 100% e non in tutti i pazienti
(trial randomizzati e revisioni sistematiche su ginocchio, anca e tendini).

In una percentuale di casi:
• il miglioramento può essere parziale
• oppure assente
• e può rendersi necessario proseguire con altri trattamenti, inclusa la chirurgia

👉 Il valore di un PRP ben fatto non è la promessa del risultato, ma:
• la correttezza dell’indicazione
• la qualità biologica del prodotto
• la trasparenza verso il paziente

Il messaggio corretto non è:
“se paghi tanto, guarirai”,
ma:
“stai facendo una terapia valida, ma non miracolosa”.

E questa chiarezza, prima ancora del costo, è una forma di rispetto verso il paziente.

🦵 Il ginocchio non è una cerniera: e i menischi si muovono davveroQuando pieghiamo o stendiamo il ginocchio, non avviene...
15/12/2025

🦵 Il ginocchio non è una cerniera: e i menischi si muovono davvero

Quando pieghiamo o stendiamo il ginocchio, non avviene solo un semplice “apri e chiudi”.
All’interno succede qualcosa di molto più complesso.

👉 I menischi non sono fermi: durante il movimento del ginocchio scivolano avanti e indietro per adattarsi ai cambiamenti di posizione tra femore e tibia.

🔄 Cosa succede durante il movimento?
• Quando pieghiamo il ginocchio (flessione), la tibia tende a scivolare leggermente in avanti rispetto al femore
• I menischi seguono questo movimento per distribuire meglio il carico
• Quando stendiamo il ginocchio (estensione), il movimento si inverte

Questo meccanismo protegge la cartilagine… ma non tutti i menischi sono uguali.



⚠️ Perché il menisco interno si rompe più spesso?

Il menisco mediale (interno) è quello che si lesiona più frequentemente, e non è un caso.

🔬 Motivi anatomici
• È meno mobile rispetto al menisco esterno
• È più “ancorato” alla tibia e alla capsula articolare
• Ha una forma e una struttura che lo rendono meno adattabile ai movimenti bruschi

⚙️ Motivi biomeccanici
• Durante la flessione, il menisco interno si muove meno rispetto a quello esterno
• Questo lo espone a maggiori forze di schiacciamento e torsione
• Nei movimenti di rotazione (sport, cambi di direzione, squat, salti) subisce più stress

👉 In pratica: si muove meno ma viene sollecitato di più.



📊 Cosa dice la scienza?

Numerosi studi dimostrano che:
• Il menisco laterale è molto più mobile
• Il menisco mediale ha un’escursione ridotta ed è quindi più vulnerabile

📚 Studi chiave:
• Thompson et al. – dimostrano che il menisco interno si sposta significativamente meno durante flessione ed estensione
• Walker & Erkman – biomeccanica del ginocchio e distribuzione dei carichi meniscali
• Makris et al., AJSM – correlazione tra anatomia meniscale, carichi meccanici e rischio di lesione
• Fox et al. – maggiore incidenza di lesioni del menisco mediale rispetto al laterale nella popolazione generale

➡️ Tutti concordano su un punto:
il menisco interno è strutturalmente e meccanicamente più fragile

Molti pazienti mi chiedono in ambulatorio cosa si possa fare realmente per fermare l’artrosi che di fatto è una patologi...
12/12/2025

Molti pazienti mi chiedono in ambulatorio cosa si possa fare realmente per fermare l’artrosi che di fatto è una patologia cronica. Facciamo chiarezza.

ARTROSI DI GINOCCHIO E SPALLA:
cosa dice davvero la scienza per rallentarla (non le mode)

👉 L’artrosi non è solo “usura inevitabile”.
Oggi sappiamo che il suo decorso clinico può essere rallentato, i sintomi ridotti in modo significativo e la funzione mantenuta a lungo, se si interviene sulle leve giuste.

🔹 1️⃣ ESERCIZIO FISICO MIRATO: la terapia più efficace

https://apps.apple.com/it/app/mensfaber/id6751486283

Le linee guida internazionali concordano:
l’esercizio terapeutico è il trattamento di prima linea per artrosi di ginocchio e spalla.

✔️ Rinforzo muscolare (quadricipite, glutei, cuffia dei rotatori, stabilizzatori scapolari)
✔️ Attività aerobica regolare
✔️ Esercizi di controllo motorio ed equilibrio

📚 Linee guida OARSI, EULAR, ACR
📖 Bannuru et al., Osteoarthritis Cartilage, 2019
📖 Kolasinski et al., Arthritis Care & Research, 2020

➡️ Più forza = meno carico nocivo sull’articolazione.



🔹 2️⃣ PESO CORPOREO E INFIAMMAZIONE

Nel ginocchio, anche una riduzione del peso del 5–10% comporta:
✔️ meno dolore
✔️ migliore funzione
✔️ rallentamento della progressione sintomatica

📖 Messier et al., Arthritis & Rheumatology, 2018
📖 OARSI Guidelines, 2019



🔹 3️⃣ FISIOTERAPIA E STRATEGIE FISICHE

Non solo macchine, ma movimento guidato:
✔️ terapia manuale + esercizio
✔️ brace e ausili selezionati
✔️ educazione al carico e prevenzione dei flare

📖 Deyle et al., Annals of Internal Medicine, 2020



🔹 4️⃣ INFILTRAZIONI: NON CURANO, MA AIUTANO (SE BEN INDICATE)

Le terapie infiltrative non rigenerano la cartilagine, ma possono:
✔️ ridurre dolore e infiammazione
✔️ permettere di allenarsi meglio

• Corticosteroidi → utili nei flare infiammatori
• Acido ialuronico → efficacia variabile, selezione del paziente fondamentale
• PRP → molte meta-analisi mostrano miglioramento clinico fino a 12 mesi

📖 Dai et al., American Journal of Sports Medicine, 2017
📖 Belk et al., Arthroscopy, 2021
📖 AAOS Technology Overview on PRP, 2021



🔹 5️⃣ SPALLA ARTROSICA: proteggere l’articolazione

Nella spalla la chiave è:
✔️ rinforzo della cuffia dei rotatori
✔️ controllo scapolare
✔️ recupero del ROM “utile”, non forzato

📖 Ho et al., Journal of Shoulder and Elbow Surgery, 2017
📖 APTA Clinical Practice Guidelines – Glenohumeral OA



🔹 6️⃣ INTEGRATORI: cautela e realismo

Alcuni fitocomposti (es. curcumina) mostrano benefici sintomatici,
ma nessun integratore rigenera la cartilagine.

📖 Daily et al., Journal of Medicinal Food, 2016
📖 Onakpoya et al., BMJ Open, 2017



✅ IL MESSAGGIO CHIAVE

👉 L’artrosi non si cura con il riposo,
👉 non si ferma con una sola infiltrazione,
👉 si gestisce con una strategia integrata, personalizzata e continua.

🧠 Movimento corretto
🦵 Muscoli forti
⚖️ Carichi intelligenti
📊 Scelte basate su evidenze scientifiche

09/12/2025

🧒⚽ Botta al ginocchio un mese fa? Anche se “sembra passata”, può non esserlo

📌 Caso reale + cosa dice la scienza

Oggi ho visto un caso reale che merita attenzione.

👉 Un giovane atleta (14 anni), dopo un trauma contusivo al ginocchio avvenuto circa un mese fa, ha eseguito una risonanza magnetica che ha evidenziato:

✅ Edema osseo del comparto esterno del ginocchio
✅ Micro-frattura spongiosa (intraspongiosa)
✅ Senza indicazione chirurgica

Quindi:
❗ Non serve operare,
ma ❗ serve comunque una terapia medica corretta, che comprende:
• ✅ Sospensione dell’attività sportiva
• ✅ Carico controllato
• ✅ Monitoraggio clinico
• ✅ Attesa della completa risoluzione dell’edema

👉 Tornare a giocare prima della guarigione dell’osso significa aumentare il rischio di:
• peggioramento del danno
• evoluzione verso una lesione osteocondrale vera e propria



🔬 Cosa dice la letteratura scientifica (PubMed)

✅ 1. L’edema osseo post-traumatico NON è un semplice “livido”

Kijowski et al. – Radiology
• L’edema osseo è una sofferenza reale dell’osso
• Può rappresentare la prima fase del danno osteocondrale



✅ 2. Nei giovani, il trauma può evolvere in distacco osteocondrale

Hefti et al. – AJSM
• L’osteocondrite dissecante del ginocchio colpisce soprattutto:
• adolescenti
• sportivi
• Spesso nasce da:
• microtraumi ripetuti
• oppure da un trauma contusivo iniziale



✅ 3. L’osso dell’adolescente è più vulnerabile

Wall et al. – JBJS
• L’osso subcondrale nei giovani è:
• più debole
• meno resistente ai carichi dopo i traumi
👉 Se l’edema non guarisce, può comparire il distacco del frammento osseo-cartilagineo.



✅ 4. Il pericolo più grande? Continuare a giocare

Kocher et al. – AJSM
• Molti ragazzi:
• continuano a fare sport
• nonostante dolore e gonfiore
👉 Questo è uno dei principali fattori di peggioramento della lesione.



⚠️ Messaggio chiave per genitori, allenatori e atleti

Se dopo una botta al ginocchio persistono:
• dolore
• gonfiore
• fastidio nei cambi di direzione
• difficoltà a caricare

📌 Non è “solo una botta”
📌 Serve una risonanza magnetica
📌 E soprattutto serve fermarsi il tempo necessario alla guarigione dell’osso

👉 L’edema osseo guarisce,
👉 ma solo se l’osso non viene continuamente stressato.



📚 Fonti (PubMed)
• Kijowski et al. – Radiology
• Hefti et al. – American Journal of Sports Medicine
• Wall et al. – Journal of Bone and Joint Surgery
• Kocher et al. – American Journal of Sports Medicine

🔹 Frattura complessa della spalla sinistra: dal trauma alla ricostruzione protesicaNelle immagini vediamo il percorso di...
05/12/2025

🔹 Frattura complessa della spalla sinistra: dal trauma alla ricostruzione protesica

Nelle immagini vediamo il percorso di una paziente di 86 anni, che, qualche mese fa, ha riportato una frattura pluriframmentaria della spalla sinistra. Il trauma aveva causato anche un danno al nervo circonflesso, determinando una marcata impotenza funzionale: la paziente non era in grado di sollevare il braccio.

In queste condizioni non è possibile procedere subito con un impianto protesico, perché la funzionalità del nervo è fondamentale per ottenere un buon risultato.

🔸 Fase 1 — Osservazione e recupero neurologico
Abbiamo quindi atteso il tempo necessario per verificare che il danno al nervo non fosse permanente. Con il passare delle settimane la paziente ha iniziato a recuperare progressivamente la forza, pur se in maniera ancora debole: questo è stato il segnale che aspettavamo per poter intervenire.

🔸 Fase 2 — Intervento protesico
Una volta confermata la ripresa del nervo, abbiamo proceduto all’intervento: è stata eseguita una protesizzazione con stelo cementato, scelta obbligata data la fragilità dell’osso e la presenza di diversi frammenti ancora instabili.
Nella seconda immagine è visibile il risultato post-operatorio.

🔸 Fase 3 — Recupero e riabilitazione
Ora la paziente dovrà osservare 21 giorni di riposo protetto, seguiti da un percorso riabilitativo graduale che potrà durare fino a 6 mesi, fondamentale per recuperare mobilità, forza e funzionalità.

⚕️ Un percorso lungo, ma pianificato passo dopo passo per garantire il miglior recupero possibile.

https://medicinamoderna.tv/app-riabilitazione-casa.htmlIn tanti anni di lavoro come ortopedico ho visto una cosa molto c...
03/12/2025

https://medicinamoderna.tv/app-riabilitazione-casa.html

In tanti anni di lavoro come ortopedico ho visto una cosa molto chiara:
la maggior parte dei dolori articolari, degli infortuni e delle ricadute nasce dalla mancanza di movimento corretto.

Ho visto pazienti che avrebbero potuto evitare problemi importanti semplicemente facendo esercizi adeguati.
E ho visto quanto un programma mirato possa cambiare la vita di chi sta recuperando da un infortunio, migliorando forza, mobilità e postura.

È da questa consapevolezza — maturata in sala operatoria, in ambulatorio e sul campo — che è nata l’idea di creare un’app realmente utile e sicura.



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MensFaber non è una normale app di fitness.
È un percorso personalizzato, basato su un algoritmo ortopedico sviluppato da medici, fisioterapisti e laureati in scienze motorie.

👉 L’app valuta tutte le articolazioni e individua eventuali problematiche.
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👉 Gli esercizi sono spiegati passo passo, con attenzione alla tecnica, alla postura e alla sicurezza.
👉 Il programma si adatta nel tempo: se migliori, cresce con te; se hai dolori, modifica gli esercizi evitando rischi.

È pensata per chi vuole:
✔ prevenire dolori e rigidità
✔ recuperare dopo un infortunio
✔ migliorare mobilità, forza e postura
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✔ prendersi cura del corpo a tutte le età



💪 Perché l’ho creata?

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🦵🏻 Caso clinico di ieri: menisco discoide e lesione a “ma**co di secchio”Ieri, presso Villa Regina a Bologna, abbiamo op...
02/12/2025

🦵🏻 Caso clinico di ieri: menisco discoide e lesione a “ma**co di secchio”

Ieri, presso Villa Regina a Bologna, abbiamo operato un paziente molto giovane che, in seguito a un infortunio sportivo, aveva riportato una lesione a ma**co di secchio del menisco esterno.
Si tratta di una lesione importante, che nei ragazzi può compromettere gravemente la funzione del ginocchio se non trattata con il giusto tempismo.



🔍 Il caso

La lesione era presente da circa 3 mesi. A questa distanza dall’infortunio, la riparazione meniscale non è più possibile, perché il tessuto perde la qualità necessaria per una sutura stabile.

In questo caso, però, siamo stati fortunati: il paziente aveva un menisco discoide, classificato come Watanabe tipo II (discoide incompleto ma stabile).
Questo ci ha permesso di eseguire una meniscectomia parziale (saucerizzazione), rimuovendo solo il tessuto in eccesso e riportando il menisco a una forma e dimensione praticamente normali.



🔴 Un concetto chiave: nei giovani il tempo è tutto

Le lesioni meniscali, soprattutto nei ragazzi, vanno operate il prima possibile.
Una lesione a ma**co di secchio trattata entro 2–3 settimane spesso può essere riparata completamente, preservando tutto il menisco.

⏱ Ritardare significa:
• ridurre la possibilità di sutura,
• aumentare l’estensione della meniscectomia,
• e favorire un’usura precoce della cartilagine.

Nel nostro caso il menisco discoide ha “salvato” il ginocchio grazie alla quantità di tessuto disponibile.
Ma in un menisco normale una meniscectomia più ampia sarebbe stata inevitabile.



🧠 Perché è fondamentale salvare il menisco nei giovani?

La letteratura scientifica evidenzia chiaramente che la perdita di tessuto meniscale:
• aumenta il carico sulla cartilagine,
• favorisce degenerazione precoce,
• e accelera la comparsa di artrosi anche in età molto giovane.

📚 Articoli rilevanti (PubMed):
• Meniscectomy and risk of early osteoarthritis in youth – PMID: 14577707
• Saucerization and outcomes in discoid meniscus preservation – PMID: 351783423
• Pediatric meniscal repair success rates – PMID: 30741864
• Biomechanical consequences of meniscal deficiency – PMID: 23015994



✔️ Messaggio finale

In questo caso siamo riusciti a preservare il menisco grazie alla particolare anatomia discoide.
Ma il messaggio più importante è uno:
👉 nelle lesioni meniscali dei giovani, intervenire rapidamente può fare la differenza tra salvare il menisco o perderne una parte importante.

28/11/2025

Da sempre, nella mia pratica clinica, mi sono espresso a favore dell’esercizio fisico e dell’ipertrofia muscolare come strumenti fondamentali di prevenzione e cura in ortopedia.

La forza muscolare non è estetica.

È medicina.

• Riduce il dolore articolare.

• Migliora la stabilità di spalla, ginocchio, colonna.

• Protegge dall’artrosi precoce.

• Abbassa il rischio di cadute e fratture con l’età.

• Migliora il profilo metabolico (glicemia, grasso viscerale, infiammazione sistemica), quindi riduce il rischio di malattie croniche.

Negli anni ho visto troppi pazienti passare dalla fisioterapia iniziale… al nulla. Dimessi con un foglio di esercizi generico, senza progressione, senza controllo, e con la paura di “sbagliare movimento”.

Da questa esigenza nasce Mens Faber.

https://apps.apple.com/it/app/mensfaber/id6751486283

💡 Cos’è Mens Faber

Mens Faber è la prima app di Medical Fitness pensata per chi ha problemi ortopedici reali ma vuole (e deve) continuare a muoversi.

Non è la solita app da palestra “copia e incolla”.

Come funziona in pratica:

Parte da una vera anamnesi ortopedica guidata (spalla, ginocchio, schiena, anca, tendini, protesi pregresse, interventi ecc.).
Valuta livello di allenamento, età, limitazioni e obiettivi.
Tiene conto di quali attrezzi hai davvero (palestra completa, manubri in casa, elastici, corpo libero).
Genera un programma personalizzato di esercizi selezionati su criteri biomeccanici e clinici, non su moda fitness.
Ogni esercizio è spiegato con video dimostrativi professionali e istruzioni tecniche chiare (serie, ripetizioni, pause, velocità di esecuzione), inclusi avvisi su cosa NON deve fare male.

L’obiettivo è semplice e, secondo me, urgente:

🔹 portare l’esercizio terapeutico fuori dallo studio medico,

🔹 garantire sicurezza e progressione,

🔹 rendere il paziente protagonista attivo del proprio recupero, giorno dopo giorno.

Perché questo è il punto:

il muscolo è un presidio terapeutico.

La perdita di forza, invece, è un fattore di rischio clinico.

Mens Faber è esattamente questo: un ponte reale tra ortopedia, fisioterapia e allenamento.

È ciò in cui credo da anni: la forza come medicina, il movimento come prevenzione, la continuità come terapia.

🟩 Mens Faber – l’app che unisce ortopedia, fitness e prevenzione.

📌 Pensata per chi vuole allenarsi in modo intelligente, non per “fare volume” a caso.



📚 Riferimenti scientifici (PubMed)

Per chi vuole vedere i dati, non solo le opinioni:

• Gli esercizi di forza e l’aumento della forza muscolare sono associati a una riduzione del rischio di mortalità totale, cardiovascolare e oncologica nelle persone adulte e anziane. Chi si allena con i pesi ha un rischio più basso di morte rispetto a chi non lo fa, anche dopo aver corretto per l’attività aerobica. (Shailendra P. et al. Weight training and risk of all-cause, cardiovascular disease and cancer mortality. NIH-AARP Study, follow-up fino al 2019).

• La forza muscolare bassa (per esempio la presa di mano come indicatore di forza globale) è legata a un aumento del rischio di mortalità in maniera dose-dipendente. Tradotto: più forza = più sopravvivenza. Questo vale anche negli anziani molto fragili. (Andersen LL. et al. Association of Muscle Strength With All-Cause Mortality in the oldest old, 2024; Journal of Cachexia, Sarcopenia and Muscle).

• L’allenamento di resistenza ad alta intensità negli adulti più anziani mantiene forza, funzionalità e protezione dall’indebolimento nel tempo, riducendo cadute, perdita di autonomia e rischio legato alla fragilità. (Tøien T. et al. Heavy Strength Training in Older Adults, 2025).

• L’ipertrofia e il mantenimento di massa muscolare migliorano la sensibilità insulinica, il metabolismo del glucosio e riducono il rischio di sindrome metabolica: in pratica il muscolo funziona come un organo endocrino che protegge da diabete tipo 2 e infiammazione cronica. (Haines MS. et al. Association between muscle mass and insulin sensitivity; Croymans DM. et al. Resistance training improves insulin sensitivity in overweight/obese men).

• Le attività di rinforzo muscolare (2–3 sedute a settimana) sono associate a un rischio più basso di malattie croniche maggiori (cardiovascolare, diabete, alcune neoplasie) e a una riduzione del rischio di morte del 10–17%. Parliamo di prevenzione primaria vera, non di estetica. (Momma H. et al. Muscle-strengthening activities and risk of mortality and chronic disease. Meta-analisi su 16 studi).

➡ In sintesi: costruire e mantenere muscolo non è “bodybuilding”.

È salute articolare, è protezione metabolica, è longevità.

Questo è il motivo per cui ho creato Mens Faber.

https://apps.apple.com/it/app/mensfaber/id6751486283

Capsulite adesiva di spalla (“spalla congelata”)Una delle condizioni che vedo più spesso in ambulatorio: 2–3 nuovi casi ...
26/11/2025

Capsulite adesiva di spalla (“spalla congelata”)

Una delle condizioni che vedo più spesso in ambulatorio: 2–3 nuovi casi ogni settimana.
Molti pazienti arrivano dopo mesi di dolore e rigidità, convinti di avere una lesione grave o di dover essere operati. Nella maggior parte dei casi non serve un intervento.



Cos’è la capsulite adesiva?

È un’infiammazione della capsula articolare che si ispessisce e si retrae:
• dolore, spesso notturno
• rigidità globale (attiva e passiva)
• difficoltà nelle attività quotidiane (pettinarsi, vestirsi, prendere oggetti in alto)

La diagnosi è clinica, basata su dolore + perdita di mobilità in rotazione esterna e abduzione.
Gli esami strumentali servono solo per escludere altre patologie.



Terapia: nella maggior parte dei casi si guarisce senza chirurgia

La letteratura scientifica suggerisce un percorso graduale.

1. Cortisone orale (in fase iniziale o “freezing”)

Diversi studi mostrano che un breve ciclo di corticosteroidi per bocca può:
• ridurre dolore e infiammazione,
• migliorare temporaneamente la mobilità,
• facilitare l’avvio della fisioterapia.

La revisione di Buchbinder et al. e successive analisi confermano un effetto significativo nel breve termine rispetto al placebo, soprattutto nelle prime settimane, anche se non modifica la storia naturale della malattia.

Si utilizza per poche settimane, con tapering progressivo, in pazienti selezionati.



2. Infiltrazioni intra-articolari di cortisone

Efficaci nel breve termine per ridurre dolore e recuperare movimento, più delle sole terapie fisiche in fase iniziale.
Numerose RCT e meta-analisi sostengono il loro impiego.



3. Fisioterapia ed esercizi domiciliari

Fondamentale in tutte le fasi della capsulite.
Stretching capsulare progressivo, rinforzo della cuffia e del deltoide, lavoro sulla scapola.
Migliora funzione e ROM nel medio-lungo termine.



4. Idro-distensione (hydrodilatation)

Può offrire benefici aggiuntivi in alcuni casi resistenti: distensione della capsula con soluzione fisiologica sotto guida ecografica.



5. Chirurgia (solo nei casi che non migliorano)

Release artroscopico o manipolazione in narcosi solo dopo mesi di fallimento del trattamento conservativo, come indicato dalle linee guida e meta-analisi.



La mia pratica clinica

Vedo 2–3 capsuliti a settimana e applico un protocollo personalizzato:
• educazione del paziente: tempi, fasi, aspettative realistiche
• gestione del dolore (farmaci, eventuale cortisone orale nelle fasi iniziali)
• infiltrazione intra-articolare ecoguidata quando indicato
• fisioterapia progressiva
• follow-up per adattare il percorso



👉 Se hai dolore e rigidità alla spalla da mesi, difficoltà a vestirti o dormire, una valutazione specialistica permette di capire se si tratta di capsulite e impostare la terapia conservativa più efficace, prima di pensare all’intervento.

Indirizzo

Padua

Telefono

+393761751201

Sito Web

http://m2clinic.it/

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La mia storia. Dott. Marco Capuzzo

Ho conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia nel 2004 all’Università di Padova e la Specialità in Ortopedia nel 2012, discutendo la Tesi “Trattamento artroscopicamente assistito delle fratture del piatto tibiale”. Presso l’Istituto Humanitas di Milano ho frequentato l’Unità Ortopedica di Chirurgia Mini-invasiva diretta dal Prof Castagna, specializzandomi in artroscopia della spalla e del ginocchio.

Ho ulteriormente affinato le mie competenze in ambito artroscopico in Australia nella sede del North Orthopaedic and Sport Medicine Centre di Sydney, alla Clinica Sportsmed di Adelaide e a Melbourne seguendo gli insegnamenti del Dr John M. O’Donnel. Negli anni, ho partecipato a numerosi congressi sulla chirurgia artroscopia e protesica del ginocchio e sulla chirurgia artroscopia di spalla, sia in Italia che all’estero, anche in qualità di relatore. Dal 2005 al 2009 ho frequentato l'A.M.A.B Associazione Medici Agopuntori Bolognesi - Scuola Italo Cinese di Agopuntura - dove ho conseguito il Diploma di perfezionamento in Agopuntura e tecniche complementari.

“L’aggiornamento nel nostro settore è “operazione” imprescindibile per offrire ai pazienti il meglio delle cure proposte dalla ricerca e dai nostri colleghi.”

Per questo motivo costantemente frequento corsi di aggiornamento in Italia e all'estero, affiancando in sala operatoria i migliori chirurghi ortopedici del panorama internazionale.