Marco Capuzzo

Marco Capuzzo Medico Chirurgo specialista in ortopedia e traumatologia collaboro con cliniche situate in Veneto. Per appuntamento:
http://www.marcocapuzzo.it/cliniche
(1)

Ho conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia nel 2004 e, presso lo stesso Ateneo, la Specialità in Ortopedia nel 2012, discutendo la Tesi “Trattamento artroscopicamente assistito delle fratture del piatto tibiale. Presso l’Istituto Humanitas di Milano ho frequentato l’Unità Ortopedica di Chirurgia Mini-invasiva diretta dal Prof Castagna, specializzandomi in artroscopia della spalla e del ginocc

hio. Ho ulteriormente affinato le proprie competenze in ambito artroscopico in Australia presso il North Orthopaedic and Sport Medicine Centre di Sydney, la Clinica Sportsmed di Adelaide e a Melbourne seguendo gli insegnamenti del Dr John M. O’Donnel. Ho partecipato in Italia e all’estero anche in qualità di Relatore a numerosi congressi e corsi di aggiornamento sulla chirurgia artroscopia e protesica del ginocchio e sulla chirurgia artroscopia di spalla. Dal 2005 al 2009 ho frequentato l'A.M.A.B Associazione Medici Agopuntori Bolognesi - Scuola Italo Cinese di Agopuntura - dove ho conseguito il Diploma di perfezionamento in Agopuntura e tecniche complementari. Sono iscritto all'albo Provinciale dei Medici Chirurghi di PADOVA dal 06/09/2005. Da diversi anni collaboro con ambulatori e cliniche specialistiche situate in tutta la Regione Veneto:
- Fisiopromet (PD)
- Fisiomedic Tuzzato (Oriago di Mira,VE)
- Mediclinic (Pozzonovo)
- Brenta Medica (Campolongo Maggiore - VE)
- Centro di Medicina di Conegliano (Conegliano - TV)
- Centro di Medicina Pordenone (PN)
- Elysium di Lovo Dott. Elisa (Noventa Vicentina)
- Poliambulatorio San Gaetano di Thiene (VI)


Per fissare un appuntamento, chiamate il centro più vicino a voi. http://www.marcocapuzzo.it/cliniche/

Dal 2021 sono membro della Siagascot che promuove l’educazione, la formazione, la crescita scientifica in ambito nazionale e internazionale degli specialisti ortopedici che lavorano nei nostri settori di competenza e la comunicazione del mondo ortopedico con i professionisti delle specialità affini (anestesisti, reumatologici, medici sportivi, fisiatri e riabilitatori).

📍 Omartrosi avanzata e protesi inversa: dalla degenerazione alla funzioneLe immagini mostrano chiaramente due momenti de...
23/04/2026

📍 Omartrosi avanzata e protesi inversa: dalla degenerazione alla funzione

Le immagini mostrano chiaramente due momenti della stessa storia clinica:

➡️ Prima immagine: una omartrosi avanzata classificata secondo Hamada 4B
➡️ Seconda immagine: il risultato chirurgico con protesi inversa di spalla appena impiantata



🔬 Cos’è la classificazione di Hamada?

La classificazione di Hamada descrive l’evoluzione dell’artropatia da lesione massiva della cuffia dei rotatori.

* Grado 1–2: iniziale riduzione dello spazio subacromiale
* Grado 3: acetabolizzazione dell’acromion
* Grado 4A: artrosi gleno-omerale senza acetabolizzazione avanzata
* 👉 Grado 4B: artrosi gleno-omerale con acetabolizzazione importante e alterazione dell’arco coraco-acromiale
* Grado 5: collasso articolare avanzato

👉 Nel caso mostrato, il grado 4B indica una situazione avanzata:
✔ risalita della testa omerale
✔ usura articolare completa
✔ perdita della funzione della cuffia
✔ dolore spesso invalidante (anche notturno)



🦾 Perché la protesi inversa?

In queste condizioni, la protesi anatomica non è più efficace.
La protesi inversa cambia la biomeccanica della spalla:

➡️ il deltoide diventa il principale motore del movimento
➡️ si bypassa la funzione della cuffia ormai inefficace
➡️ si recuperano elevazione e autonomia nella vita quotidiana



📚 Cosa dice la letteratura (PubMed)?

* Grammont et al. → pionieri della protesi inversa: miglioramento significativo di dolore e funzione
* Guery et al., J Shoulder Elbow Surg 2006 → sopravvivenza protesica ~90% a 10 anni
* Favard et al. 2011 → risultati clinici eccellenti anche in artropatia da cuffia
* Zumstein et al., JBJS 2011 → revisione sistematica: miglioramento costante di dolore e ROM
* Ernstbrunner et al., JBJS 2019 → buoni risultati e durata anche a lungo termine (>15 anni)

👉 Oggi la protesi inversa è gold standard nelle forme avanzate come questa.



⏳ Decorso post-operatorio

Dopo l’intervento:

✔ Immobilizzazione per circa 14 giorni con tutore
✔ gestione del dolore e protezione dei tessuti
✔ inizio fisioterapia precoce dopo 2 settimane, inizialmente passiva
✔ progressione graduale verso attiva nelle settimane successive

⚠️ Il recupero completo richiede circa 4 mesi, ma il dolore spesso migliora già nelle prime settimane.

Quando il dolore è continuo, anche di notte, e il movimento è compromesso, non sempre “fare fisioterapia” basta.

👉 In casi selezionati, la chirurgia non è una resa, ma una ripartenza.

Oggi in sala operatoria: protesi totale di ginocchio assistita da robot con sistema Mako Robotic-Arm Assisted Surgery Sy...
16/04/2026

Oggi in sala operatoria: protesi totale di ginocchio assistita da robot con sistema Mako Robotic-Arm Assisted Surgery System.

Negli ultimi anni la chirurgia ortopedica ha fatto un passo in avanti importante grazie alla tecnologia robotica.
Ma cosa significa, concretamente, per il paziente?

👉 Il robot non “opera da solo”: è uno strumento che consente al chirurgo di pianificare in modo estremamente preciso il posizionamento della protesi, sulla base dell’anatomia specifica del paziente.
👉 Durante l’intervento, aiuta a rispettare millimetricamente i tagli ossei e a ottimizzare l’allineamento dell’impianto.

Tradotto: maggiore precisione, maggiore riproducibilità.

📚 La letteratura internazionale negli ultimi anni ha evidenziato alcuni aspetti interessanti:
• Studi pubblicati su riviste come The Journal of Arthroplasty e Clinical Orthopaedics and Related Research mostrano una migliore accuratezza nel posizionamento delle componenti rispetto alla tecnica convenzionale.
• Alcuni lavori riportano anche un migliore bilanciamento dei tessuti molli e una possibile riduzione degli “outliers” di allineamento.
• I dati sui risultati clinici a lungo termine sono ancora in evoluzione, ma le prospettive sono promettenti.

⚖️ Detto questo, è importante essere chiari:
la chirurgia tradizionale del ginocchio resta una tecnica solida, affidabile e con ottimi risultati, soprattutto se eseguita da mani esperte.

Il robot non sostituisce il chirurgo.
È il chirurgo che, quando lo ritiene utile, utilizza uno strumento in più per migliorare ulteriormente la precisione.

🎯 L’obiettivo resta sempre lo stesso:
ridurre il dolore, recuperare la funzione e restituire qualità di vita al paziente.

15/04/2026

🔵 Recupero quasi completo a 40 giorni da stabilizzazione di spalla

Oggi vi mostro il caso di un ragazzo che, a 40 giorni dall’intervento alla spalla sinistra, ha già raggiunto un recupero quasi completo dell’articolarità, senza dolore significativo.

Un risultato importante, ottenuto grazie a una chirurgia mirata e a un percorso riabilitativo corretto.



🛠️ Che intervento è stato eseguito?

In questo caso abbiamo eseguito una stabilizzazione artroscopica combinata, che include:

• Capsuloplastica (riparazione del “labbro” della spalla)
È la ricostruzione dei legamenti e del cercine glenoideo, cioè quella struttura che mantiene la testa dell’omero centrata nella spalla.
👉 Serve a prevenire nuove lussazioni e ripristinare la stabilità 

• Tecnica ASA (Arthroscopic Subscapularis Augmentation)
Consiste nel rinforzo della parte anteriore della spalla utilizzando il tendine del sottoscapolare.
👉 Aumenta la stabilità soprattutto nei pazienti giovani e sportivi, riducendo il rischio di recidiva 

• Remplissage del sottospinato su lesione di Hill-Sachs
È una tecnica che “riempie” un difetto osseo della testa omerale utilizzando il tendine del sottospinato.
👉 In pratica, si trasforma una zona instabile in una zona stabile, riducendo drasticamente il rischio di nuova lussazione 



📚 Cosa dice la letteratura
• L’associazione tra riparazione capsulo-legamentosa e ASA è sicura ed efficace nel ripristinare la stabilità articolare 
• Il remplissage garantisce ottimi risultati clinici, con elevato ritorno allo sport e basso rischio di recidiva 

👉 In sintesi: oggi abbiamo tecniche sempre più raffinate che permettono risultati molto affidabili, soprattutto nei pazienti giovani.



⚠️ Ma attenzione: il recupero NON è finito

Nonostante l’ottimo risultato precoce:

❗ Per almeno 4 mesi dall’intervento
➡️ NON è consentito il ritorno ad attività ad alto stress
➡️ NO sport, soprattutto da contatto o overhead

👉 Questo è fondamentale per permettere una corretta cicatrizzazione dei tessuti e ridurre il rischio di recidiva.

Un buon intervento è solo metà del lavoro.
L’altra metà è rispettare i tempi biologici.

Perché tornare troppo presto… significa spesso tornare indietro.

Oggi a Villa Regina (Bologna) giornata intensa ma di grande soddisfazione: 7 interventi di trasferimento artroscopico de...
13/04/2026

Oggi a Villa Regina (Bologna) giornata intensa ma di grande soddisfazione: 7 interventi di trasferimento artroscopico del gran dorsale eseguiti insieme a un gruppo di giovani colleghi motivati e curiosi.

Un piacere aver fatto da docente: vedere entusiasmo e voglia di imparare è sempre la parte più bella del nostro lavoro.

🔎 Per chi non è del settore: cos’è il transfer del gran dorsale?
È una tecnica chirurgica utilizzata nei casi di lesioni irreparabili della cuffia dei rotatori. In pratica, il muscolo gran dorsale viene “spostato” e reinserito per compensare la funzione dei tendini non più recuperabili, permettendo al paziente di recuperare forza e movimento della spalla, soprattutto nei gesti sopra la testa.

👉 Non è una soluzione per tutti, ma nei pazienti selezionati può cambiare davvero la qualità di vita.

Grazie a tutta la squadra di sala: chirurgia è sempre lavoro di team 💪

10/04/2026

🔹 PROTESI INVERSA DI SPALLA – RISULTATI A 40 GIORNI 🔹

Nel video che pubblico oggi vedete un paziente operato di protesi inversa di spalla dx per una artrosi grave di tipo concentrico.

➡️ Una situazione clinica importante: dolore notturno costante, impossibilità a dormire e limitazioni significative nella vita quotidiana.

A distanza di 40 giorni dall’intervento:

✔️ Quasi completa mobilità articolare
✔️ Restano solo pochi gradi da recuperare in elevazione
✔️ Dolore completamente assente (nega omalgia)

👉 Un risultato che conferma come, nelle giuste indicazioni, questa chirurgia possa cambiare radicalmente la qualità di vita del paziente.



⚠️ ATTENZIONE: la protesi NON è una spalla “normale”

Per garantire la durata nel tempo del risultato, il paziente dovrà:

• Evitare sollevamenti superiori ai 25 kg
• Evitare attività lavorative pesanti e ripetitive nel tempo
• Mantenere uno stile di vita “intelligente” per proteggere l’impianto



📚 COSA DICE LA LETTERATURA (PubMed)

La letteratura scientifica conferma questi risultati nel lungo periodo:

• Studi con follow-up a 10 anni mostrano sopravvivenza dell’impianto intorno al 90% 
• Dati registri e studi longitudinali riportano una sopravvivenza fino all’85% a 15 anni 
• Alcuni lavori dimostrano mantenimento del miglioramento clinico fino a 20 anni senza significativo deterioramento funzionale 

👉 In sintesi:
la protesi inversa è oggi una soluzione affidabile e duratura, se ben indicata e rispettata nel tempo.



🎯 CONCLUSIONE

Quando il dolore diventa invalidante e la funzione è compromessa, la chirurgia non è un fallimento… ma una soluzione.

E questo caso lo dimostra chiaramente.

Anni fa, sono stato a Ginevra con il dott. Alexandre Lädermann, chirurgo di spalla di fama internazionale, e uno dei tem...
02/04/2026

Anni fa, sono stato a Ginevra con il dott. Alexandre Lädermann, chirurgo di spalla di fama internazionale, e uno dei temi più interessanti di confronto è stato quanto la forma stessa della spalla possa influire, nel tempo, sullo sviluppo di alcune patologie.

Uno dei parametri oggi più studiati è il Critical Shoulder Angle (CSA).

Che cos’è il Critical Shoulder Angle?
È un angolo che si misura sulla radiografia in proiezione corretta della spalla e mette insieme due aspetti anatomici:
• l’inclinazione della glena
• l’estensione laterale dell’acromion

In parole semplici: il CSA descrive come è “costruita” quella spalla.

Perché è importante?
Negli ultimi anni diversi studi hanno osservato che:
• un CSA più elevato è più spesso associato a lesioni degenerative della cuffia dei rotatori
• un CSA più ridotto è più spesso associato a artrosi gleno-omerale

L’ipotesi biomeccanica è molto interessante:
quando il CSA è più alto, aumentano alcune forze che tendono a favorire la risalita superiore della testa omerale, e questo può richiedere un lavoro maggiore alla cuffia dei rotatori nel tentativo di mantenere la spalla centrata. Nel lungo periodo, in soggetti predisposti, questo sovraccarico potrebbe contribuire alla degenerazione tendinea. Al contrario, angoli più piccoli sembrano essere più frequentemente collegati a quadri artrosici. 

Attenzione però a un punto fondamentale:
il CSA non è un destino.
Non significa che chi ha una certa conformazione svilupperà per forza una lesione tendinea o artrosi. Significa piuttosto che l’anatomia può rappresentare un fattore predisponente, che va interpretato insieme a età, qualità tendinea, attività lavorativa, sport, traumi e quadro clinico complessivo. 

Questo è il motivo per cui oggi, nella valutazione specialistica della spalla, non conta solo “vedere se c’è una lesione”, ma anche capire perché quella spalla si sia ammalata.
Studiare la morfologia scapolare ci aiuta a leggere meglio il problema e a ragionare in modo più preciso sulla prevenzione, sul trattamento e anche sulla prognosi. 

La chirurgia della spalla non è solo tecnica.
È anche comprensione profonda della biomeccanica.

Riferimenti scientifici essenziali:
Moor BK et al. A radiological study of the critical shoulder angle. JBJS Am. 2013. 
Moor BK et al. Relationship of individual scapular anatomy and degenerative rotator cuff tears. J Shoulder Elbow Surg. 2014. 
Smith GCS et al. The Critical Shoulder Angle… A Systematic Review and Meta-analysis. Arthroscopy. 2020. 
Stamiris D et al. Critical Shoulder Angle Is Intrinsically Associated… 2020. 
Moor BK et al. Inclination-dependent changes of the critical shoulder angle significantly influence superior glenohumeral joint stability. Clin Biomech. 2016. 

PROTESI TOTALE DI GINOCCHIO: ROBOTICA O TRADIZIONALE?Non esiste una tecnica “giusta per tutti”: esiste la tecnica più ad...
19/03/2026

PROTESI TOTALE DI GINOCCHIO: ROBOTICA O TRADIZIONALE?
Non esiste una tecnica “giusta per tutti”: esiste la tecnica più adatta al singolo paziente.

Negli ultimi anni si parla molto di protesi di ginocchio robotica.
È una tecnologia avanzata che può aiutare il chirurgo a ottenere una pianificazione molto accurata e una maggiore precisione nell’esecuzione dei tagli ossei e nel posizionamento dell’impianto. Le revisioni sistematiche più recenti mostrano infatti che la chirurgia robotica tende a migliorare soprattutto precisione e allineamento, mentre i vantaggi clinici percepiti dal paziente, almeno nel breve-medio termine, non risultano sempre nettamente superiori rispetto alla tecnica tradizionale. Inoltre, i tempi chirurgici sono spesso più lunghi. 

La tecnica tradizionale, però, resta una metodica estremamente valida, affidabile e consolidata, con risultati eccellenti quando eseguita con corretta indicazione, esperienza chirurgica e accurata pianificazione preoperatoria. Anche le analisi più recenti mostrano che, in termini di complicanze, dolore e sopravvivenza dell’impianto, la tecnica convenzionale rimane pienamente competitiva. 

Il punto fondamentale è questo:
non è il robot da solo a fare la differenza, ma il chirurgo, la scelta dell’impianto e la corretta indicazione.

Nel mio lavoro utilizzo sia la tecnica robotica sia la tecnica tradizionale, perché ogni paziente ha una storia clinica, un’anatomia e delle esigenze diverse.
Questo mi permette di scegliere di volta in volta la soluzione più appropriata, senza approcci “ideologici”.

Il tema delle allergie ai metalli

Un aspetto importante, di cui si parla ancora troppo poco, riguarda i pazienti con allergie o sensibilizzazioni ai metalli, in particolare a nichel, cobalto e cromo, che sono i metalli più spesso coinvolti nelle reazioni di ipersensibilità da impianto. La letteratura descrive che, anche se il problema è relativamente raro e spesso complesso da interpretare, l’ipersensibilità ai metalli può manifestarsi con dermatite, dolore persistente, infiammazione o insoddisfazione clinica in casi selezionati. 

È importante chiarire anche un altro punto: le allergie possono comparire anche in età adulta.
Nelle dermatiti allergiche da contatto, il sistema immunitario si sensibilizza dopo esposizioni ripetute; quindi una persona può non avere avuto problemi per anni e sviluppare la reazione solo successivamente. Questo principio è ben riconosciuto nella dermatologia clinica e vale anche per metalli come il nichel o il cobalto. 

Protesi anallergiche: cosa significa davvero?

Nei pazienti con anamnesi suggestiva o con allergia documentata, con la tecnica tradizionale è possibile programmare l’utilizzo di protesi anallergiche o ipoallergeniche, cioè impianti realizzati con materiali o rivestimenti studiati per ridurre drasticamente l’esposizione ai metalli più frequentemente responsabili di sensibilizzazione. Gli studi recenti riportano risultati clinici complessivamente buoni e sovrapponibili a quelli delle protesi standard in pazienti selezionati. 

Qui però va fatta una precisazione importante:
dire che una protesi anallergica “toglie qualsiasi possibilità” di allergia sarebbe troppo assoluto. Più correttamente, bisogna dire che queste protesi sono pensate per ridurre in modo molto importante il rischio di esposizione ai metalli più allergizzanti, ma in medicina il rischio zero assoluto è un concetto da usare con prudenza. La scelta va sempre personalizzata in base alla storia clinica del paziente, agli eventuali test allergologici e al tipo di impianto disponibile. 

In sintesi
• La chirurgia robotica può offrire maggiore precisione di esecuzione e allineamento. 
• La chirurgia tradizionale resta una tecnica affidabile, collaudata e con ottimi risultati. 
• Io eseguo entrambe, scegliendo l’approccio migliore in base al paziente.
• Nei pazienti con storia di allergie o sospetta sensibilità ai metalli, è possibile prendere in considerazione anche protesi ipoallergeniche/anallergiche, soprattutto nell’ambito di una pianificazione personalizzata. 

La tecnologia conta, ma conta ancora di più scegliere bene per chi, come e con quale impianto operare.



Studi utili da citare nei commenti o in fondo al post
• Alrajeb R et al. Robotic-assisted versus conventional total knee arthroplasty. 2024 meta-analysis. 
• Daoub A et al. Robotic-assisted versus conventional total knee arthroplasty. 2024 systematic review/meta-analysis. 
• Mostafa O et al. 2025 systematic review/meta-analysis su RCT: migliore precisione, ma non chiara superiorità clinica nel breve-medio termine. 
• Carulli C et al. 2024: outcome simili con protesi ipoallergeniche in pazienti con ipersensibilità ai metalli. 
• Tidd JL et al. 2024: esiti sovrapponibili tra TKA ipoallergenica e standard in coorti selezionate. 
• Xie F et al. 2024 review: nessuna differenza significativa globale fra TKA ipoallergenica e standard, con buona sopravvivenza implantare. 
• Basko-Plluska JL et al. review su reazioni di ipersensibilità a impianti metallici. 

Una domanda che molti pazienti fanno è questa:“Se il legamento crociato è lesionato solo in parte, bisogna per forza ope...
13/03/2026

Una domanda che molti pazienti fanno è questa:

“Se il legamento crociato è lesionato solo in parte, bisogna per forza operare?”

La risposta è no: non sempre.

Il legamento crociato anteriore (LCA) è uno dei principali stabilizzatori del ginocchio.

Quando si rompe completamente, nella maggior parte dei casi – soprattutto negli sportivi – è necessario ricostruirlo chirurgicamente.

Ma quando la lesione è parziale, la situazione è più complessa.

Il punto fondamentale non è tanto quanto è lesionato il legamento, ma quanto è stabile il ginocchio.

Durante la visita ortopedica valutiamo diversi aspetti:

1) la stabilità del ginocchio
2) la presenza di instabilità durante i movimenti di rotazione
3) eventuali episodi in cui il ginocchio “cede”
4) il tipo di attività sportiva del paziente
eventuali lesioni associate di menisco o cartilagine.

Uno dei test più importanti è quello che valuta la stabilità rotazionale del ginocchio (chiamato pivot shift).

Se questo test è negativo, significa che il ginocchio rimane abbastanza stabile:

in questi casi spesso non è necessario operare, ma si può iniziare con:

- fisioterapia mirata
- rinforzo muscolare
- recupero della propriocezione.

Se invece il ginocchio presenta instabilità, oppure il paziente riferisce che il ginocchio cede durante i movimenti, allora la lesione parziale può comportarsi di fatto come una rottura completa e la ricostruzione chirurgica può diventare indicata.

Un altro aspetto importante riguarda l’età e il tipo di sport:
- nei giovani che praticano sport con cambi di direzione (calcio, basket, sci) il rischio che una lesione parziale evolva in una rottura completa è più elevato.

In sintesi:

1) Lesione parziale con ginocchio stabile → spesso si può evitare l’intervento
2) Lesione parziale con instabilità → può essere indicata la chirurgia

Per questo motivo ogni caso deve essere valutato attentamente con visita specialistica e imaging, perché la decisione non dipende solo dalla risonanza magnetica ma soprattutto dal comportamento del ginocchio nella vita reale.

“Dottore, ma com’è possibile? Fino a ieri stavo bene… e oggi mi dite che ho un’artrosi importante.”È una delle domande c...
07/03/2026

“Dottore, ma com’è possibile? Fino a ieri stavo bene… e oggi mi dite che ho un’artrosi importante.”

È una delle domande che sento più spesso in ambulatorio.

Molte persone pensano che l’artrosi debba per forza fare male fin dall’inizio. In realtà non è sempre così.

Le articolazioni – come spalla e ginocchio – possono sviluppare artrosi anche avanzata nel corso degli anni senza dare sintomi importanti. Questo succede perché il nostro corpo riesce per molto tempo a compensare e mantenere un equilibrio interno dell’articolazione, quello che in medicina chiamiamo omeostasi articolare.

Durante questa fase possono essere presenti:
•usura della cartilagine
•piccole deformazioni ossee
•iniziale infiammazione della membrana sinoviale

ma il sistema articolare riesce comunque a funzionare senza dolore significativo.

Poi cosa succede?

A volte basta un evento banale:

•uno sforzo intenso
•una caduta
•un movimento improvviso
•un sovraccarico sportivo o lavorativo

per rompere questo equilibrio.

In quel momento l’articolazione già degenerata diventa improvvisamente sintomatica e il dolore compare anche se l’artrosi era presente da anni.

Questo fenomeno è ben descritto in letteratura scientifica. Diversi studi dimostrano che la gravità radiografica dell’artrosi non sempre corrisponde ai sintomi: esistono pazienti con artrosi avanzata e pochi disturbi, e altri con alterazioni minori ma molto dolore.

Per esempio:

Bedson & Croft, Annals of the Rheumatic Diseases hanno mostrato che il rapporto tra immagini radiografiche e dolore nell’artrosi di ginocchio è spesso debole.
Dieppe & Lohmander, The Lancet hanno descritto come l’artrosi possa rimanere clinicamente silente per anni prima di diventare sintomatica.
Studi epidemiologici su osteoartrosi di ginocchio e spalla confermano che molti pazienti scoprono la malattia solo dopo un evento scatenante.

In sintesi:

👉 L’artrosi spesso c’è da anni prima che faccia male.

👉 Un evento improvviso può rompere l’equilibrio dell’articolazione.

👉 Da quel momento l’articolazione diventa sintomatica e il dolore compare.

Per questo, quando un paziente mi dice:

“Fino a ieri stavo bene, non può essere artrosi.”

La risposta è semplice:

probabilmente l’artrosi c’era già, ma fino ad oggi il suo corpo era riuscito a compensarla.

03/03/2026

di alcuni commenti, anche critici, per specificare meglio alcune caratteristiche e peculiarità dell’organizzazione della nostra sala operatoria.

Sette procedure nella medesima giornata non rappresentano un’anomalia né tantomeno un’imprudenza. Si tratta di una programmazione costruita su criteri di appropriatezza clinica, esperienza dell’équipe e standardizzazione dei percorsi chirurgici.

Una seduta operatoria che si estende mediamente per circa dodici ore non è il frutto di improvvisazione, ma di una pianificazione rigorosa:
– tempi chirurgici codificati
– equipe infermieristica dedicata e stabilmente formata nello specifico ambito
– anestesista con esperienza mirata
– protocolli di sicurezza applicati in modo sistematico
– percorsi pre e post-operatori strutturati

La chirurgia moderna, soprattutto in ambito artroscopico e protesico, si fonda sulla ripetibilità dei processi e sull’organizzazione. L’esperienza consolidata dell’équipe consente di ridurre i tempi non necessari, senza incidere sulla qualità dell’atto chirurgico.

È inoltre opportuno chiarire un punto: la pianificazione della lista operatoria è una responsabilità esclusivamente medica. È basata su indicazioni cliniche, complessità dei casi, priorità terapeutiche e valutazioni anestesiologiche. Eventuali strumenti digitali possono supportare l’organizzazione logistica, ma non sostituiscono il giudizio clinico né la responsabilità professionale.

Il numero degli interventi non è di per sé un indice di rischio.
Lo sono invece:
– l’appropriatezza dell’indicazione
– la selezione del paziente
– l’esperienza dell’operatore
– il coordinamento dell’équipe
– il rispetto rigoroso dei protocolli di sicurezza

Una sala operatoria efficiente non è definita dalla durata, ma dalla qualità dei risultati, dalla sicurezza dei pazienti e dalla solidità dell’organizzazione.

Su questi elementi il confronto è sempre legittimo — purché fondato su dati e non su percezioni.

🏥 Una giornata in sala operatoria: spalla e ginocchio, chirurgia ricostruttiva avanzataOggi in sala operatoria:✔ 5 trasp...
02/03/2026

🏥 Una giornata in sala operatoria: spalla e ginocchio, chirurgia ricostruttiva avanzata

Oggi in sala operatoria:

✔ 5 trasposizioni endoscopiche del gran dorsale
✔ 1 ricostruzione del legamento crociato anteriore con gracile e semitendinoso autologhi
✔ 1 trapianto di condrociti autologhi con tecnica AutoCart (Arthrex) per importante lesione cartilaginea del condilo femorale in esiti di osteocondrite dissecante in una paziente di 30 anni.

Vediamo di spiegare in modo chiaro di cosa stiamo parlando.



🔵 Trasposizione del gran dorsale (spalla)

È un intervento indicato nelle lesioni massive e irreparabili della cuffia dei rotatori, soprattutto nei pazienti relativamente giovani e attivi.

Quando i tendini della cuffia non sono più recuperabili, invece di impiantare una protesi si può “trasferire” un muscolo sano (il gran dorsale) per compensare la funzione perduta.

👉 Perché farlo?
• Migliora la funzione in elevazione ed extrarotazione
• Riduce il dolore
• Ritarda o evita la protesi inversa nei pazienti giovani

📚 Cosa dice la letteratura?
• Ge**er et al., JBJS: miglioramento significativo della funzione e del Constant Score nei follow-up a medio-lungo termine.
• Elhassan et al.: buoni risultati soprattutto nei pazienti senza artrosi avanzata.
• Meta-analisi recenti confermano miglioramento clinico stabile a 5–10 anni nei casi ben selezionati.

In sintesi: è chirurgia biologica ricostruttiva, non sostitutiva.



🟢 Ricostruzione del LCA con gracile e semitendinoso

Il legamento crociato anteriore è fondamentale per la stabilità del ginocchio.
Quando si rompe (sport, traumi torsionali), il ginocchio diventa instabile e aumenta il rischio di:
• Lesioni meniscali
• Danno cartilagineo precoce
• Artrosi secondaria

La ricostruzione con tendini autologhi gracile e semitendinoso è una delle tecniche più studiate al mondo.

📚 Letteratura:
• Studi multicentrici (MOON cohort) mostrano ottimi tassi di ritorno allo sport.
• Tassi di sopravvivenza del graft superiori al 90% a lungo termine.
• Minor dolore anteriore rispetto al rotuleo in molti studi comparativi.

Obiettivo: restituire stabilità e proteggere il ginocchio nel tempo.



🟣 Trapianto di condrociti autologhi (AutoCart – Arthrex)

Osteocondrite dissecante – 30 anni

Qui entriamo nella chirurgia cartilaginea biologica.

L’osteocondrite dissecante è una patologia in cui una porzione di cartilagine e osso sottostante perde vitalità e può staccarsi.
In una ragazza di 30 anni con lesione importante del condilo femorale, lasciare il difetto significa:
• Dolore cronico
• Progressiva degenerazione articolare
• Artrosi precoce

La tecnica AutoCart consente di utilizzare cartilagine autologa frammentata e concentrata, combinata con PRP e scaffold biologico, per stimolare la rigenerazione tissutale.

📚 Cosa dice la letteratura sulla riparazione cartilaginea?
• L’Autologous Chondrocyte Implantation (ACI) tradizionale ha dimostrato buoni risultati a 10–15 anni (Brittberg et al., JBJS).
• Studi comparativi mostrano risultati superiori alle microfratture nelle lesioni >2–3 cm² nei pazienti giovani attivi.
• Tecniche di seconda e terza generazione (MACI, scaffold-based, minced cartilage) mostrano outcome clinici promettenti e migliore qualità del tessuto riparativo rispetto alla fibrocartilagine semplice.

Messaggio chiave:
👉 Nei pazienti giovani la priorità è preservare l’articolazione, non sostituirla.



🔎 Perché questi interventi?

Il filo conduttore è uno solo:

Chirurgia ricostruttiva biologica.
Ripristinare funzione e anatomia cercando di:
• Ridurre dolore
• Ripristinare biomeccanica corretta
• Ritardare o evitare protesi
• Proteggere l’articolazione nel lungo termine

Non è chirurgia “per fare qualcosa”.
È chirurgia indicata quando la letteratura dimostra che intervenire migliora la prognosi rispetto all’attesa.



📌 Per chi non è medico

In parole semplici:
• Se un tendine non si può riparare → lo sostituiamo con uno sano.
• Se un legamento è rotto → lo ricostruiamo per evitare danni futuri.
• Se la cartilagine è gravemente danneggiata in un giovane → proviamo a rigenerarla prima che diventi artrosi.

Questo è il senso della chirurgia ortopedica moderna:
non solo curare il dolore, ma proteggere il futuro dell’articolazione.

La revisione di protesi di ginocchio: una chirurgia complessa che richiede esperienza e aggiornamento continuoSabato ho ...
24/02/2026

La revisione di protesi di ginocchio: una chirurgia complessa che richiede esperienza e aggiornamento continuo

Sabato ho concluso un corso avanzato dedicato alla revisione di protesi totale di ginocchio, focalizzato su tutti i sistemi attualmente disponibili sul mercato, con particolare attenzione alla gestione della perdita ossea, delle instabilità e delle infezioni periprotesiche.

La chirurgia di revisione non è una “seconda protesi”.
È una chirurgia diversa, più complessa, che richiede:

• pianificazione accurata
• conoscenza dei sistemi modulari
• gestione dei difetti ossei (coni, sleeve, augment)
• scelta corretta del grado di vincolo
• trattamento delle infezioni



📊 Quali sono i numeri?

Secondo i principali registri internazionali (NJR UK, AOANJRR, Registro Scandinavo):
• Il tasso cumulativo di revisione dopo protesi totale di ginocchio è circa 5–8% a 10 anni
• Le cause principali di revisione sono:
• Mobilizzazione asettica: ~25–35%
• Infezione periprotesica (PJI): ~20–30%
• Instabilità: ~15–20%
• Rigidità e malallineamento: percentuali minori ma clinicamente rilevanti

L’infezione periprotesica rappresenta la complicanza più temuta, con un’incidenza nei primi impianti di circa 1–2%, ma è responsabile di una quota importante delle revisioni.



🔬 Revisione asettica vs settica

Revisione asettica
• Sopravvivenza dell’impianto a 10 anni: ~75–85% (variabile per grado di vincolo e perdita ossea)
• Risultati funzionali generalmente buoni, ma inferiori al primo impianto

Revisione per infezione
• Gold standard: revisione in due tempi
• Tasso di eradicazione dell’infezione: 85–95%
• Maggiore impatto su qualità di vita e recupero funzionale

(Fonti: NJR 2023 Report, AOANJRR Annual Report, J Arthroplasty, Bone Joint J)



🎯 Perché aggiornarsi continuamente?

La revisione richiede:
• padronanza dei diversi gradi di vincolo (PS, CCK, hinge)
• gestione dei grandi difetti ossei (AORI 2–3)
• tecniche di estrazione atraumatica degli impianti
• strategie di bilanciamento legamentoso avanzato

In questo ambito, l’esperienza è fondamentale.
Ma lo è altrettanto il continuo perfezionamento tecnico, perché i sistemi evolvono e le strategie chirurgiche si affinano.

La chirurgia ortopedica non è statica.
Chi opera deve crescere continuamente.

Indirizzo

Padua

Telefono

+393761751201

Sito Web

http://m2clinic.it/

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Marco Capuzzo pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Lo Studio

Invia un messaggio a Marco Capuzzo:

In evidenza

Condividi

Digitare

La mia storia. Dott. Marco Capuzzo

Ho conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia nel 2004 all’Università di Padova e la Specialità in Ortopedia nel 2012, discutendo la Tesi “Trattamento artroscopicamente assistito delle fratture del piatto tibiale”. Presso l’Istituto Humanitas di Milano ho frequentato l’Unità Ortopedica di Chirurgia Mini-invasiva diretta dal Prof Castagna, specializzandomi in artroscopia della spalla e del ginocchio.

Ho ulteriormente affinato le mie competenze in ambito artroscopico in Australia nella sede del North Orthopaedic and Sport Medicine Centre di Sydney, alla Clinica Sportsmed di Adelaide e a Melbourne seguendo gli insegnamenti del Dr John M. O’Donnel. Negli anni, ho partecipato a numerosi congressi sulla chirurgia artroscopia e protesica del ginocchio e sulla chirurgia artroscopia di spalla, sia in Italia che all’estero, anche in qualità di relatore. Dal 2005 al 2009 ho frequentato l'A.M.A.B Associazione Medici Agopuntori Bolognesi - Scuola Italo Cinese di Agopuntura - dove ho conseguito il Diploma di perfezionamento in Agopuntura e tecniche complementari.

“L’aggiornamento nel nostro settore è “operazione” imprescindibile per offrire ai pazienti il meglio delle cure proposte dalla ricerca e dai nostri colleghi.”

Per questo motivo costantemente frequento corsi di aggiornamento in Italia e all'estero, affiancando in sala operatoria i migliori chirurghi ortopedici del panorama internazionale.