Marco Capuzzo

Marco Capuzzo Medico Chirurgo specialista in ortopedia e traumatologia collaboro con cliniche situate in Veneto. Per appuntamento:
http://www.marcocapuzzo.it/cliniche

Ho conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia nel 2004 e, presso lo stesso Ateneo, la Specialità in Ortopedia nel 2012, discutendo la Tesi “Trattamento artroscopicamente assistito delle fratture del piatto tibiale. Presso l’Istituto Humanitas di Milano ho frequentato l’Unità Ortopedica di Chirurgia Mini-invasiva diretta dal Prof Castagna, specializzandomi in artroscopia della spalla e del ginocchio. Ho ulteriormente affinato le proprie competenze in ambito artroscopico in Australia presso il North Orthopaedic and Sport Medicine Centre di Sydney, la Clinica Sportsmed di Adelaide e a Melbourne seguendo gli insegnamenti del Dr John M. O’Donnel. Ho partecipato in Italia e all’estero anche in qualità di Relatore a numerosi congressi e corsi di aggiornamento sulla chirurgia artroscopia e protesica del ginocchio e sulla chirurgia artroscopia di spalla. Dal 2005 al 2009 ho frequentato l'A.M.A.B Associazione Medici Agopuntori Bolognesi - Scuola Italo Cinese di Agopuntura - dove ho conseguito il Diploma di perfezionamento in Agopuntura e tecniche complementari. Sono iscritto all'albo Provinciale dei Medici Chirurghi di PADOVA dal 06/09/2005. Da diversi anni collaboro con ambulatori e cliniche specialistiche situate in tutta la Regione Veneto:
- Fisiopromet (PD)
- Fisiomedic Tuzzato (Oriago di Mira,VE)
- Mediclinic (Pozzonovo)
- Brenta Medica (Campolongo Maggiore - VE)
- Centro di Medicina di Conegliano (Conegliano - TV)
- Centro di Medicina Pordenone (PN)
- Elysium di Lovo Dott. Elisa (Noventa Vicentina)
- Poliambulatorio San Gaetano di Thiene (VI)


Per fissare un appuntamento, chiamate il centro più vicino a voi. http://www.marcocapuzzo.it/cliniche/

Dal 2021 sono membro della Siagascot che promuove l’educazione, la formazione, la crescita scientifica in ambito nazionale e internazionale degli specialisti ortopedici che lavorano nei nostri settori di competenza e la comunicazione del mondo ortopedico con i professionisti delle specialità affini (anestesisti, reumatologici, medici sportivi, fisiatri e riabilitatori).

07/02/2026

Un atleta, due spalle, due interventi diversi.

Nel video che accompagna questo post vedete un professionista degli sport da contatto che, in momenti differenti della sua carriera, ho dovuto operare per stabilizzare entrambe le spalle.

👉 da una parte è stata utilizzata una tecnica con trasferimento osseo
👉 dall’altra una procedura completamente artroscopica sui tessuti molli

La domanda che nasce spontanea è:
perché due interventi diversi nella stessa persona?

Perché ogni spalla ha una storia differente.



Instabilità della spalla: cosa dobbiamo capire prima di operare

Quando la spalla esce ripetutamente, il chirurgo deve rispondere soprattutto a una domanda:

📌 quanto osso è stato perso dalla glena?

Da qui deriva gran parte della strategia.



1) Latarjet procedure – tradizionalmente a cielo aperto

È una procedura estremamente efficace, soprattutto negli sportivi che subiscono contatti violenti.

Cosa avviene durante l’intervento?

✔ si preleva un frammento osseo (coracoide)
✔ lo si trasferisce davanti alla glena
✔ lo si fissa con viti

Risultato:
🛡 più superficie
🛡 effetto barriera
🛡 stabilizzazione molto robusta

Aspetto da conoscere

Il nuovo rapporto tra osso e cartilagine, nel lungo periodo, può favorire artrosi in una percentuale di pazienti descritta in letteratura.



La variante artroscopica

Esiste, ma:

⚠ è tecnicamente complessa
⚠ praticata in pochi centri
⚠ con curva di apprendimento e possibili complicanze più elevate

Per questo il riferimento più diffuso rimane la procedura a cielo aperto.



2) ASA technique – stabilizzazione artroscopica anatomica

Qui lavoriamo senza aggiungere osso.

In artroscopia si procede a:
✔ riparare il labbro
✔ ritensionare la capsula
✔ creare un rinforzo anteriore usando il sottoscapolare

👉 l’articolazione resta più vicina alla sua anatomia naturale.

Vantaggio importante

I dati pubblicati mostrano che non emerge un aumento significativo di artrosi nel follow-up.



Ma negli sport da contatto quale funziona meglio?

La risposta onesta è:
entrambe possono dare ottimi risultati.

Esistono studi che dimostrano tassi di ritorno allo sport elevati sia dopo trasferimento osseo sia dopo stabilizzazioni artroscopiche moderne.

Molto dipende da:
✔ quantità di osso residuo
✔ tipo di lesioni associate
✔ livello dell’atleta
✔ esperienza del chirurgo



Quando l’osso diventa decisivo

Se la perdita supera circa il 20–25%, molte evidenze suggeriscono che le tecniche solo sui tessuti molli possano non essere sufficienti.

👉 In questi casi il bone block diventa spesso necessario.

La scelta si basa su TAC e misurazioni oggettive.



Cosa ci insegna il rugbista del video?

Che anche in uno sport durissimo:

✅ entrambe le tecniche possono funzionare
✅ entrambe permettono di tornare a competere
✅ ma la strategia può cambiare tra una spalla e l’altra perché cambia l’anatomia.



Riferimenti scientifici
• Walch – artrosi dopo trasferimento coracoideo
• Boileau – ritorno allo sport e complicanze
• Lafosse – risultati dell’augmentation del sottoscapolare
• Arciero – soglie critiche di perdita ossea

03/02/2026
03/02/2026

🦵 LCA (LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE): ricostruzione con ROTULEO (BPTB) vs HAMSTRING

La domanda che mi fanno più spesso: “Ma col rotuleo è più forte?”

Per anni il tendine rotuleo (BPTB) è stato considerato “lo standard” per chi fa sport ad alto impatto. Oggi però la realtà è più moderna e più semplice:

✅ in termini di ritorno allo sport e rischio di re-rottura, BPTB e hamstring sono molto simili nelle meta-analisi più recenti.

1) Risultati clinici: stabilità, ritorno allo sport, fallimenti

Le revisioni sistematiche e meta-analisi che confrontano BPTB vs hamstring mostrano in generale:

Return to sport (RTS): sovrapponibile
Ritorno al livello pre-infortunio: sovrapponibile
Rerupture/retear: differenze piccole e spesso non significative clinicamente

Una meta-analisi recente su atleti (oltre 4.800) non trova differenze significative tra BPTB e hamstring per RTS e re-rotture.

Anche nelle revisioni a lungo termine, le differenze “dure” (stabilità/fallimenti) tendono a ridursi.

2) Il vero tema spesso ignorato:
morbidità del sito donatore (ovvero problemi nel punto di prelievo dei tendini).

Qui la differenza è più “palpabile” nella vita reale:

BPTB (rotuleo):
più frequentemente: dolore anteriore di ginocchio, fastidio in ginocchio (kneeling pain)
in alcuni lavori: maggiore rischio di segni degenerativi a lungo termine (non sempre, ma segnalato)

Hamstring (Semitendine e Gracile)
spesso: meno problemi di ginocchio anteriore / inginocchiamento
attenzione più su: qualità del graft (diametro) e tecnica

3) “Sì, ma negli sport di contatto il rotuleo è meglio…”

Questa è la frase che sento ancora, ma oggi va aggiornata.

🔩 Perché l’hamstring oggi è “alla pari”?

Non è magia: è biomeccanica + fissazione moderna + standardizzazione della tecnica.

I moderni sistemi (sospensori regolabili, fissazioni corticali, tecniche a socket, ecc.) hanno reso la fissazione del graft molto più affidabile e riproducibile.
Studi su guarigione e meccanica mostrano che le strategie di fissazione influenzano davvero l’integrazione e la stabilità del graft soft-tissue.

📌 E questo è cruciale: oggi non stiamo più parlando dell’hamstring “di 20 anni fa” con fissazioni meno performanti e più variabili.

4) E nel football (sport di contatto per eccellenza)?

Qui la letteratura è interessante perché “sporca” di realtà: impatti, cambi di direzione, contatti, carriere.

In uno studio su giocatori professionisti di football canadese (CFL), la maggior parte è stata ricostruita con hamstring e i tassi di ritorno in campo sono risultati in linea con quanto riportato per i professionisti, con analisi anche su fattori prognostici (es. lesioni associate).
È vero che in NFL molti chirurghi storicamente preferiscono ancora BPTB (tradizione + abitudini + profilo atleta), ma questo descrive practice pattern, non “superiorità assoluta”.

👉 Messaggio pratico: anche negli sport di contatto l’hamstring è una scelta assolutamente legittima e performante, se indicata e fatta bene.

5) Quindi cosa scelgo per il paziente?

La scelta non è “uno è meglio e basta”, ma è una decisione su misura:

Hamstring (oggi spesso eccellente se…)

vuoi ridurre rischio di dolore anteriore/inginocchiamento
atleta che fa sport anche di contatto, ma con tecnica moderna e graft adeguato
attenzione a diametro del graft (nei giovani molto attivi, graft piccoli aumentano il rischio)

BPTB (ottimo se…)

•profilo atleta in cui accetti più facilmente il trade-off (stabilità eccellente
Ma possibile dolore anteriore) del ginocchio
•alcune situazioni di revisione/necessità particolari (da valutare caso per caso)

✅ Take-home

Con i moderni mezzi di fissazione e una tecnica corretta, la ricostruzione del LCA con hamstring è oggi “paritaria” al rotuleo per ritorno allo sport e tenuta, anche in sport di contatto.

La vera differenza spesso è il profilo di effetti collaterali e l’indicazione personalizzata.

Riferimenti (PubMed / revisioni e studi)

➡️ Meta-analisi su oltre 47.000 pazienti che confronta BPTB vs hamstring:

👉 https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40953143/

➡️ Studio recente con follow-up a lungo termine (>10 anni): esiti clinici, tassi di rottura e progressione artrosica simili tra BTB e HT:

👉 https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40297041/

➡️ Studio su ritorno allo sport dopo ricostruzione con BTB vs HT (risultati simili in termini di ritorno al livello pre-infortunio e tassi di re-rottura):

👉 https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38903025/

➡️ Meta-analisi classica (RCT) con confronto BPTB vs HT: meno dolore al ginocchio anteriore con graft hamstring, esiti funzionali simili:

👉 https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/22661336/

➡️ Review storica di morbidità e stabilità: minore morbidità del sito donatore con HT, e differenze di stabilità non forti:

👉 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK73262/

Leggendo alcuni commenti sotto alcuni video non nascondo un certo stupore.Stupore non per il risultato mostrato, ma per ...
29/01/2026

Leggendo alcuni commenti sotto alcuni video non nascondo un certo stupore.
Stupore non per il risultato mostrato, ma per il fatto che ancora oggi ci si sorprenda nel vedere recuperi funzionali rapidi dopo un intervento di protesi inversa di spalla, anche a 40 giorni o due mesi, e anche in pazienti anziani.

Mi permetto un chiarimento, con la massima calma ma altrettanta chiarezza:
👉 questi risultati sono possibili, documentati in letteratura e ben noti a chi si occupa quotidianamente di chirurgia della spalla e riabilitazione post-operatoria. Numerosi studi dimostrano come, nei casi di protesi inversa per artrosi, molti pazienti recuperino precocemente l’elevazione del braccio e i gesti della vita quotidiana, se il decorso e il percorso riabilitativo sono corretti.

Leggo anche commenti che parlano di video “falsi” o “costruiti”.
Su questo dissento con decisione, ma senza polemica: i video sono reali.
Chi mi segue da anni lo sa bene: non è il primo, né il decimo video di questo tipo che pubblico. Basta scorrere la mia bacheca Facebook, anche indietro nel tempo, per trovare una lunga serie di testimonianze cliniche analoghe, pubblicate con continuità e trasparenza.

Capisco che chi ha vissuto o visto esperienze diverse o risultati meno soddisfacenti possa rimanere perplesso. E, sinceramente, mi dispiace per quei pazienti.
Ma l’esperienza negativa di alcuni non può diventare la regola per tutti, né tantomeno un motivo per negare ciò che è clinicamente possibile e scientificamente documentato.

La medicina non è fatta di slogan né di assoluti.
È fatta di dati, pratica clinica e – talvolta – anche di risultati che sorprendono chi non è abituato a vederli.

27/01/2026

Paziente di 72 anni, operata di protesi inversa spalla destra su artrosi, a 40 giorni dall’intervento.

Protesi inversa di spalla: risultati eccellenti e durata nel tempo (quando l’indicazione è corretta)

Negli ultimi anni la protesi inversa di spalla (Reverse Shoulder Arthroplasty) è diventata una delle soluzioni più affidabili per trattare dolore e perdita di funzione quando la spalla è “consumata” e/o la cuffia dei rotatori non lavora più bene.

1) Quanto dura davvero una protesi inversa?

I dati a lungo termine sono molto rassicuranti: la maggior parte delle protesi inverse resta funzionante per molti anni, con tassi di sopravvivenza elevati a 10–15 anni (cioè senza necessità di revisione). Studi e serie con follow-up lungo riportano sopravvivenze intorno a ~88–93% a 10 anni e ~85% a 15 anni (a seconda di popolazioni e criteri di “fallimento”). 

👉 Tradotto: è un impianto “robusto”, che nella maggior parte dei pazienti dà dolore molto ridotto e funzione stabile nel tempo, se l’indicazione è appropriata.



2) Perché alcuni pazienti restano più insoddisfatti?

Un punto spesso sottovalutato: non tutte le protesi inverse partono dallo stesso “terreno”.

In generale, i risultati tendono a essere più prevedibili e soddisfacenti quando la protesi inversa viene impiantata per condizioni “elettive” come:
• omartrosi (artrosi della spalla)
• cuff tear arthropathy (artrosi + rottura irreparabile della cuffia)
• alcune forme di artropatia/instabilità selezionate

Mentre i risultati possono essere più variabili (e talvolta più deludenti) quando la protesi inversa viene usata dopo frattura complessa di omero prossimale, soprattutto negli anziani e nelle fratture pluriframmentarie. 

Uno studio comparativo ha evidenziato che, mediamente, la protesi inversa impiantata per frattura acuta può avere outcome clinici e ROM attivo inferiori rispetto alle indicazioni elettive (inclusa artrosi/cuff tear arthropathy). 



3) Perché la “frattura” è un contesto più difficile dell’“omartrosi”?

Perché nella frattura entrano in gioco variabili biologiche e tecniche che non dipendono solo dalla protesi:
• Guarigione delle tuberosita’ (i frammenti ossei dove si inseriscono i tendini): se non consolidano bene, può ridursi soprattutto la rotazione esterna, e la spalla può risultare “meno naturale”. 
• Qualità ossea e comminuzione: più frammenti = più complessità e rischio di rigidità o deficit residui.
• Trauma dei tessuti (ematoma, sofferenza muscolare, possibili neuropatie): la spalla “post-trauma” non è la stessa spalla “degenerativa”.

In pratica: nell’omartrosi si ricostruisce su un’anatomia più “stabile”, nella frattura si lavora su un quadro più “incerto”, dove la biologia della guarigione conta tantissimo.



4) Nota importante: non tutti gli studi dicono la stessa cosa

Alcune analisi e registri mostrano che la sopravvivenza dell’impianto può essere anche molto buona pure nelle fratture, e in certi lavori i risultati a lungo termine risultano comparabili per alcuni endpoint. 

Quindi il messaggio corretto è questo:
✅ la protesi può “durare” anche nelle fratture
⚠️ ma la soddisfazione funzionale (movimenti “fini”, rotazioni, sensazione di controllo) è spesso meno prevedibile rispetto all’omartrosi/cuff tear arthropathy, e dipende molto da tuberosita’, riabilitazione e condizioni iniziali. 

Perché il sovraspinato è il tendine che si lesiona più frequentemente nella cuffia dei rotatori?Il sovraspinato rapprese...
23/01/2026

Perché il sovraspinato è il tendine che si lesiona più frequentemente nella cuffia dei rotatori?

Il sovraspinato rappresenta, in modo costante nella letteratura scientifica, il tendine più frequentemente coinvolto nelle patologie e nelle rotture della cuffia dei rotatori. Questo dato non è casuale, ma deriva dalla combinazione di fattori anatomici, biomeccanici, biologici e sistemici.

Anatomia e biomeccanica: un tendine “svantaggiato”

Il sovraspinato attraversa uno spazio ristretto sotto l’arco coraco-acromiale ed è attivo già nei primi gradi di abduzione. A differenza di altri tendini della cuffia, lavora frequentemente in una condizione combinata di:
•trazione
•compressione
•taglio

Questa esposizione meccanica ripetuta lo rende particolarmente vulnerabile, soprattutto in presenza di alterazioni della cinematica scapolo-omerale. La letteratura moderna ha superato il concetto semplicistico di “impingement meccanico”, descrivendo invece un modello multifattoriale in cui il carico ripetuto gioca un ruolo centrale.

Biologia del tendine e “critical zone”

È ben documentata l’esistenza di una regione del sovraspinato, in prossimità dell’inserzione sull’omero, caratterizzata da ridotta capacità adattativa del tessuto.

Questa zona mostra:

•alterazioni del collagene
•ridotta capacità di riparazione
•maggiore suscettibilità alla degenerazione

Con l’aumentare dell’età, questi fenomeni diventano progressivamente più marcati, rendendo il tendine meno resiliente agli stress quotidiani.

Età: il principale fattore di rischio

I dati epidemiologici mostrano in modo coerente che:
•la prevalenza di lesioni del sovraspinato aumenta progressivamente dopo i 40–50 anni
•oltre i 60 anni una quota significativa di soggetti presenta rotture parziali o complete anche in assenza di sintomi

Questo spiega perché molte lesioni vengano scoperte “dopo un trauma banale”: spesso l’evento traumatico non crea la lesione, ma la rende clinicamente manifesta su un tendine già degenerato.

Pattern di lesione: perché “parte quasi sempre dal sovraspinato”

Negli studi ecografici e di risonanza magnetica su ampie popolazioni:
•la lesione iniziale coinvolge più spesso il sovraspinato
•l’estensione all’infraspinato avviene nelle fasi successive
•le lesioni isolate di altri tendini sono decisamente meno frequenti

Questo pattern rafforza il ruolo del sovraspinato come anello debole funzionale della cuffia.

Differenze tra sesso maschile e femminile

Contrariamente a quanto spesso si pensa, la letteratura non identifica il sesso come un fattore di rischio indipendente forte.

Le differenze osservate tra uomini e donne sono in gran parte spiegate da:
•età
•tipo di attività lavorativa
•carico funzionale
•comorbidità

Una volta corretti questi fattori, l’età biologica del tendine risulta più determinante del sesso.

Fattori sistemici: non è solo una questione di spalla

Meta-analisi e studi osservazionali hanno dimostrato un’associazione tra patologia della cuffia dei rotatori e:
•diabete
•dislipidemia
•ipertensione
•sindrome metabolica

Queste condizioni influenzano la qualità del collagene e il microcircolo tendineo, rendendo il tessuto meno capace di adattarsi al carico, anche in assenza di gesti estremi.

Trauma acuto vs degenerazione cronica

Nei soggetti giovani, il sovraspinato può lesionarsi per eventi traumatici ad alta energia o per carichi eccentrici improvvisi.

Negli adulti e negli anziani, invece, la maggior parte delle rotture “traumatiche” è in realtà:

una lesione degenerativa pre-esistente che viene svelata dall’evento acuto

Messaggio clinico finale

Il sovraspinato si lesiona più frequentemente perché
•lavora in condizioni biomeccaniche sfavorevoli
•possiede una zona biologicamente vulnerabile
•perde capacità adattativa con l’età
•è influenzato da fattori metabolici sistemici

👉 Non è il singolo movimento a “romperlo”, ma il rapporto tra carico e capacità del tendine nel tempo

20/01/2026
Spalla: perché dopo 2–3 infiltrazioni di cortisone spesso conviene cambiare strategiaQuando c’è dolore di spalla da bors...
20/01/2026

Spalla: perché dopo 2–3 infiltrazioni di cortisone spesso conviene cambiare strategia

Quando c’è dolore di spalla da borsite/subacromiale, tendinopatia o lesione parziale del sovraspinato, le infiltrazioni di cortisone possono dare un beneficio rapido sul dolore, soprattutto nelle fasi più infiammatorie.
Il punto è che, se dopo 2–3 infiltrazioni il miglioramento è scarso o dura poco, insistere con lo stesso farmaco spesso non è la scelta migliore: non solo perché l’effetto tende a “calare”, ma anche perché il cortisone può avere effetti sfavorevoli sul tendine (soprattutto se ripetuto/dose dipendente).

Cosa può fare il cortisone al tendine (effetti “collaterali” sulla qualità tendinea)

La letteratura descrive che i corticosteroidi, a livello del tessuto tendineo della cuffia, possono:
• Ridurre la vitalità delle cellule del tendine (tenociti)
• Aumentare processi di apoptosi (cioè “morte cellulare programmata”)
• Ridurre la produzione/organizzazione del collagene (la “struttura portante” del tendine)
• Peggiorare alcune proprietà meccaniche del tendine (resistenza)
• Effetti che risultano dipendenti da dose e frequenza (più ripeti, più aumenta il rischio biologico) 

In più, alcuni studi osservazionali su grandi numeri hanno trovato un’associazione tra infiltrazioni cortisoniche e maggiore rischio di lesioni/rotture della cuffia nel tempo (associazione ≠ certezza di causa, ma è un segnale da non ignorare nella pratica clinica). 

E nel contesto chirurgico, revisioni sistematiche riportano che le infiltrazioni cortisoniche (in particolari finestre temporali/contesti) possono associarsi a peggiori esiti come tassi di re-tear o revisioni dopo riparazione della cuffia. 

Messaggio pratico: se il cortisone “non sta cambiando davvero la storia” dopo 2–3 tentativi, spesso ha senso non continuare a ripetere la stessa infiltra, ma passare a un’opzione che non abbia quel potenziale impatto negativo sulla biologia del tendine.



Perché il PRP è un’alternativa interessante quando il cortisone non basta

Il PRP (Platelet-Rich Plasma) è un concentrato di piastrine ottenuto dal sangue del paziente. Le piastrine rilasciano mediatori (fattori di crescita e molecole segnale) che possono:
• Supportare i processi di riparazione tissutale
• Modulare l’infiammazione senza “spegnere” la biologia del tendine come può fare il cortisone
• Favorire un ambiente più “pro-rigenerativo” (in modo variabile, perché dipende anche dal tipo di PRP usato)

Perché il PRP non ha gli stessi effetti di “indebolimento tendineo” del cortisone

In termini semplici:
• Il cortisone è potentissimo nel ridurre l’infiammazione e il dolore a breve, ma può interferire con cellule e collagene del tendine (soprattutto se ripetuto). 
• Il PRP, invece, mira a stimolare riparazione e “qualità biologica” del tessuto. In studi sperimentali, viene descritto anche un possibile effetto citoprotettivo/anabolico sui tenociti rispetto agli effetti negativi dei corticosteroidi. 

Cosa dice la ricerca clinica (PRP vs cortisone) su tendinopatia/lesioni parziali
• Un trial randomizzato su tendinopatia/lesioni parziali della cuffia ha confrontato PRP e cortisone, mostrando differenze a favore del PRP su alcuni esiti (dolore/funzione) in determinati follow-up. 
• Studi più recenti riportano risultati superiori e più sostenuti del PRP rispetto al cortisone in pazienti con tendinopatia della cuffia (con follow-up fino a 12 mesi). 
• Una meta-analisi ha confrontato PRP e corticosteroidi nella malattia della cuffia, trovando differenze che in vari endpoint favoriscono il PRP, pur con eterogeneità tra protocolli. 
• Revisioni più ampie sulle lesioni parziali indicano che il PRP può ridurre il dolore anche nel medio-lungo periodo, ma con risultati funzionali variabili e forte dipendenza da tecnica/composizione del PRP. 



In pratica: quando “ha senso” pensare al cambio

📌 In modo ragionevole (e personalizzato sul singolo caso), si può considerare:
• Se dopo 2–3 infiltrazioni di cortisone non c’è un miglioramento significativo e duraturo, oppure il dolore torna rapidamente
→ valutare di cambiare tipo di infiltrazione (es. PRP), soprattutto in presenza di tendinopatia o lesione parziale.

E ricordiamolo: l’infiltrazione (cortisone o PRP) funziona molto meglio se è dentro un piano completo con:
• esercizi mirati (cuffia scapola postura)
• gestione dei carichi (pesi, overhead, lavoro)
• correzione dei fattori che mantengono l’irritazione (impingement funzionale, rigidità, ecc.)



Nota (importante)

Il PRP non è “magia”: i risultati variano perché non esiste un PRP unico (composizione, attivazione, numero di infiltrazioni, sede intralesionale o subacromiale,, ecc.). Per questo la letteratura è promettente ma non sempre uniforme. 



Riferimenti (PubMed)
• Puzzitiello RN et al. Adverse Impact of Corticosteroids on Rotator Cuff Tendon Health… 2020. 
• Lin CY et al. A Positive Correlation between Steroid Injections and Cuff Tendon Tears… 2022. 
• Cimino AM et al. Corticosteroid Injections May Increase Retear and Revision Rates of Rotator Cuff Repair: A Systematic Review. 2020. 
• Kwong CA et al. RCT PRP vs corticosteroide in tendinopatia/lesioni parziali cuffia. 2021. 
• Rossi LA et al. Subacromial PRP… superior and sustained improvements vs corticosteroid… 2024. 
• Adra M et al. Meta-analisi PRP vs corticosteroidi nella rotator cuff disease. 2022. 
• Desouza C et al. Review su PRP nelle lesioni parziali: dolore ↓ short e long term, funzione più variabile. 2024. 
• Jo CH et al. PRP con effetti proliferativi/anabolici e citoprotettivi sui tenociti vs corticosteroidi (dati biologici). 2017. 

Questa settimana ho valutato 3 casi di edema spongioso al ginocchio. Ma di cosa si tratta? Edema spongioso dell’osso (Bo...
16/01/2026

Questa settimana ho valutato 3 casi di edema spongioso al ginocchio. Ma di cosa si tratta?
Edema spongioso dell’osso (Bone Marrow Edema)

Che cos’è, perché compare e cosa significa nei giovani e negli adulti

1) Che cos’è (spiegazione semplice)

L’edema spongioso è un segnale che si vede soprattutto alla risonanza magnetica (RM): indica che l’osso “interno” è irritato e sofferente.

Un modo facile per capirlo:
• come un livido dentro l’osso (non sulla pelle),
• oppure come una spugna che trattiene più liquidi perché è “stressata”.

📌 Importante:
l’edema NON è una diagnosi, è un campanello d’allarme. La cosa davvero decisiva è la causa che lo ha provocato. 



2) Perché spesso fa molto male

L’osso è vivo e pieno di terminazioni nervose. Quando c’è edema:
• aumenta la “pressione” dentro l’osso,
• l’osso manda segnali di dolore,
• e il dolore può essere fortissimo anche se la radiografia è quasi normale. 



3) Le 3 grandi cause (in parole semplici)

Una review recente propone di pensare al BME del ginocchio in 3 categorie principali: 

A) Meccanica (sovraccarico / microfratture)

L’osso “cede” perché lo stress è troppo alto per la sua resistenza.

😎 Ischemica (problema di sangue: osteonecrosi)

Una parte dell’osso riceve poco sangue → “soffre” e può andare incontro a danno strutturale.

C) Reattiva (infiammazione / artrosi / altre condizioni)

L’osso reagisce a un problema articolare (es. artrosi) e sviluppa edema.



4) Giovani vs adulti: cosa cambia davvero

👶 PAZIENTI GIOVANI (bambini e adolescenti)

La causa più tipica NON è l’osteonecrosi “classica”

Nei giovani, quando vediamo edema vicino alla cartilagine del ginocchio, spesso la diagnosi più probabile è:

Osteocondrite dissecante (JOCD)

In pratica:
• una piccola zona sotto la cartilagine si indebolisce,
• compare edema (come “infiammazione da stress”),
• in alcuni casi il frammento resta stabile e può guarire,
• in altri casi diventa instabile e può creare “incastri” o staccarsi.

📌 Dati utili da studi clinici:
• Il trattamento non chirurgico nelle forme stabili può fallire in una parte importante dei casi: uno studio ha sviluppato predittori di guarigione a 6–12 mesi perché una quota rilevante non guarisce con sola terapia conservativa. 
• La RM è ottima per “vedere” la lesione, ma capire con certezza se è stabile/instabile è più difficile: diversi lavori mostrano che la RM può sovrastimare l’instabilità e va sempre integrata con clinica e follow-up. 

✅ Messaggio per tutti (giovani):
L’edema spesso indica “osso stressato”, molte lesioni possono migliorare, ma serve controllo perché alcune non guariscono senza un trattamento più attivo.



👴 PAZIENTI ADULTI/ANZIANI

Qui la storia cambia: l’edema è spesso la spia di una “frattura piccola” dell’osso sotto la cartilagine.

Frattura subcondrale da insufficienza (SIFK)

È una frattura:
• non da trauma violento,
• ma da sovraccarico ripetuto su un osso più fragile (età, osteopenia/osteoporosi, menisco degenerato, ecc.).

📌 Punto chiave (molto importante):
• Se la frattura guarisce, dolore ed edema migliorano.
• Se la frattura non guarisce, può evolvere in osteonecrosi e poi in collasso della superficie ossea (l’osso “si schiaccia”).
Questa è una delle ragioni per cui in passato veniva chiamata “osteonecrosi spontanea del ginocchio (SONK)”, prima che la RM chiarisse la sequenza degli eventi

✅Messaggio riassuntivo (anziani):
Qui l’edema spesso significa: “attenzione, l’osso sta cedendo”. Se si intercetta presto, si può evitare che diventi una lesione più grave.



5) EDEMA + OSTEONECROSI: cosa significa nel tempo

Nell’osteonecrosi (da cortisone, malattie sistemiche o altre cause), l’edema non è solo “infiammazione”: spesso è un segnale che la situazione sta diventando meccanicamente instabile.

Esempio molto concreto:
• In pazienti pediatrici/adolescenti con osteonecrosi da corticosteroidi, è stato mostrato che la presenza di edema può essere un segno precoce di progressione e rischio di collasso. 
• Anche nella osteonecrosi della testa femorale (anca), studi storici e successivi hanno collegato edema e collasso/progressione in contesti di osteonecrosi indotta da steroidi. 



6) Sintomi “tipici” spiegati bene (quello che sente il paziente)

Quando l’edema è soprattutto “meccanico” (SIFK)
• dolore improvviso o subacuto al carico
• peggiora camminando o stando in piedi
• a volte sembra sproporzionato rispetto alla radiografia
(coerente con la review su SIFK). 

Quando è JOCD (giovani)
• dolore durante sport/salti/corsa
• possibile gonfiore episodico
• a volte “click” o “blocco” se il frammento diventa instabile
(review e studi su JOCD). 

Quando è osteonecrosi
• dolore che può diventare persistente
• rischio di progressione se compaiono segni di instabilità subcondrale
(evidenze su edema come marker prognostico in ON). 



7) Evoluzione: il “film” in 3 scene (facile da capire)

SCENA 1 — Compare l’edema
• la RM vede un “alone” nell’osso
➡️ significa: l’osso sta soffrendo

SCENA 2 — Si scopre la causa
• giovane → spesso JOCD
• anziano → spesso SIFK
• alcuni casi → osteonecrosi (specie in contesti a rischio)

SCENA 3 — Due finali possibili

✅ Finale buono: guarigione e riduzione dolore
❌ Finale brutto: la lesione evolve verso collasso (soprattutto se la frattura subcondrale/necrosi progredisce)

Questa logica è centrale sia nelle review su BME del ginocchio che su SIFK. 



😎 Messaggio finale

L’edema spongioso è una “spia”:

non dice “che malattia hai”, ma dice “l’osso sta soffrendo”.

➡️ La prognosi dipende dalla causa (JOCD vs SIFK vs osteonecrosi) e da quanto precocemente viene riconosciuta. 



Bibliografia (PubMed)
1. Villari E, et al. Bone marrow edema of the knee: a narrative review. Arch Orthop Trauma Surg. 2024. 
2. Ochi J, et al. Subchondral insufficiency fracture of the knee: review of current concepts and radiological differential diagnoses. (review). 2021/2022. 
3. Krause M, et al. Healing Predictors of Stable Juvenile Osteochondritis Dissecans Lesions of the Knee. Am J Sports Med. 2013. 
4. Samora WP, et al. Juvenile osteochondritis dissecans of the knee: predictors of lesion stability. 2012. 
5. Masquijo J, et al. Juvenile osteochondritis dissecans (JOCD) of the knee (review). 2019. 
6. Hendy SH, et al. Juvenile Osteochondritis Dissecans of the Knee (RM e gestione; instabilità RM non sempre = chirurgia). 2017. 
7. Theruvath AJ, et al. Bone marrow oedema predicts bone collapse in paediatric and adolescent leukaemia patients with corticosteroid-induced osteonecrosis. Eur Radiol. 2018. 
8. Iida S, et al. Correlation between bone marrow edema and collapse of the femoral head in steroid-induced osteonecrosis. 2000. 

Indirizzo

Padua

Telefono

+393761751201

Sito Web

http://m2clinic.it/

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La mia storia. Dott. Marco Capuzzo

Ho conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia nel 2004 all’Università di Padova e la Specialità in Ortopedia nel 2012, discutendo la Tesi “Trattamento artroscopicamente assistito delle fratture del piatto tibiale”. Presso l’Istituto Humanitas di Milano ho frequentato l’Unità Ortopedica di Chirurgia Mini-invasiva diretta dal Prof Castagna, specializzandomi in artroscopia della spalla e del ginocchio.

Ho ulteriormente affinato le mie competenze in ambito artroscopico in Australia nella sede del North Orthopaedic and Sport Medicine Centre di Sydney, alla Clinica Sportsmed di Adelaide e a Melbourne seguendo gli insegnamenti del Dr John M. O’Donnel. Negli anni, ho partecipato a numerosi congressi sulla chirurgia artroscopia e protesica del ginocchio e sulla chirurgia artroscopia di spalla, sia in Italia che all’estero, anche in qualità di relatore. Dal 2005 al 2009 ho frequentato l'A.M.A.B Associazione Medici Agopuntori Bolognesi - Scuola Italo Cinese di Agopuntura - dove ho conseguito il Diploma di perfezionamento in Agopuntura e tecniche complementari.

“L’aggiornamento nel nostro settore è “operazione” imprescindibile per offrire ai pazienti il meglio delle cure proposte dalla ricerca e dai nostri colleghi.”

Per questo motivo costantemente frequento corsi di aggiornamento in Italia e all'estero, affiancando in sala operatoria i migliori chirurghi ortopedici del panorama internazionale.