Marco Capuzzo

Marco Capuzzo Medico Chirurgo specialista in ortopedia e traumatologia collaboro con cliniche situate in Veneto. Per appuntamento:
http://www.marcocapuzzo.it/cliniche

Ho conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia nel 2004 e, presso lo stesso Ateneo, la Specialità in Ortopedia nel 2012, discutendo la Tesi “Trattamento artroscopicamente assistito delle fratture del piatto tibiale. Presso l’Istituto Humanitas di Milano ho frequentato l’Unità Ortopedica di Chirurgia Mini-invasiva diretta dal Prof Castagna, specializzandomi in artroscopia della spalla e del ginocchio. Ho ulteriormente affinato le proprie competenze in ambito artroscopico in Australia presso il North Orthopaedic and Sport Medicine Centre di Sydney, la Clinica Sportsmed di Adelaide e a Melbourne seguendo gli insegnamenti del Dr John M. O’Donnel. Ho partecipato in Italia e all’estero anche in qualità di Relatore a numerosi congressi e corsi di aggiornamento sulla chirurgia artroscopia e protesica del ginocchio e sulla chirurgia artroscopia di spalla. Dal 2005 al 2009 ho frequentato l'A.M.A.B Associazione Medici Agopuntori Bolognesi - Scuola Italo Cinese di Agopuntura - dove ho conseguito il Diploma di perfezionamento in Agopuntura e tecniche complementari. Sono iscritto all'albo Provinciale dei Medici Chirurghi di PADOVA dal 06/09/2005. Da diversi anni collaboro con ambulatori e cliniche specialistiche situate in tutta la Regione Veneto:
- Fisiopromet (PD)
- Fisiomedic Tuzzato (Oriago di Mira,VE)
- Mediclinic (Pozzonovo)
- Brenta Medica (Campolongo Maggiore - VE)
- Centro di Medicina di Conegliano (Conegliano - TV)
- Centro di Medicina Pordenone (PN)
- Elysium di Lovo Dott. Elisa (Noventa Vicentina)
- Poliambulatorio San Gaetano di Thiene (VI)


Per fissare un appuntamento, chiamate il centro più vicino a voi. http://www.marcocapuzzo.it/cliniche/

Dal 2021 sono membro della Siagascot che promuove l’educazione, la formazione, la crescita scientifica in ambito nazionale e internazionale degli specialisti ortopedici che lavorano nei nostri settori di competenza e la comunicazione del mondo ortopedico con i professionisti delle specialità affini (anestesisti, reumatologici, medici sportivi, fisiatri e riabilitatori).

Una domanda che molti pazienti fanno è questa:“Se il legamento crociato è lesionato solo in parte, bisogna per forza ope...
13/03/2026

Una domanda che molti pazienti fanno è questa:

“Se il legamento crociato è lesionato solo in parte, bisogna per forza operare?”

La risposta è no: non sempre.

Il legamento crociato anteriore (LCA) è uno dei principali stabilizzatori del ginocchio.

Quando si rompe completamente, nella maggior parte dei casi – soprattutto negli sportivi – è necessario ricostruirlo chirurgicamente.

Ma quando la lesione è parziale, la situazione è più complessa.

Il punto fondamentale non è tanto quanto è lesionato il legamento, ma quanto è stabile il ginocchio.

Durante la visita ortopedica valutiamo diversi aspetti:

1) la stabilità del ginocchio
2) la presenza di instabilità durante i movimenti di rotazione
3) eventuali episodi in cui il ginocchio “cede”
4) il tipo di attività sportiva del paziente
eventuali lesioni associate di menisco o cartilagine.

Uno dei test più importanti è quello che valuta la stabilità rotazionale del ginocchio (chiamato pivot shift).

Se questo test è negativo, significa che il ginocchio rimane abbastanza stabile:

in questi casi spesso non è necessario operare, ma si può iniziare con:

- fisioterapia mirata
- rinforzo muscolare
- recupero della propriocezione.

Se invece il ginocchio presenta instabilità, oppure il paziente riferisce che il ginocchio cede durante i movimenti, allora la lesione parziale può comportarsi di fatto come una rottura completa e la ricostruzione chirurgica può diventare indicata.

Un altro aspetto importante riguarda l’età e il tipo di sport:
- nei giovani che praticano sport con cambi di direzione (calcio, basket, sci) il rischio che una lesione parziale evolva in una rottura completa è più elevato.

In sintesi:

1) Lesione parziale con ginocchio stabile → spesso si può evitare l’intervento
2) Lesione parziale con instabilità → può essere indicata la chirurgia

Per questo motivo ogni caso deve essere valutato attentamente con visita specialistica e imaging, perché la decisione non dipende solo dalla risonanza magnetica ma soprattutto dal comportamento del ginocchio nella vita reale.

“Dottore, ma com’è possibile? Fino a ieri stavo bene… e oggi mi dite che ho un’artrosi importante.”È una delle domande c...
07/03/2026

“Dottore, ma com’è possibile? Fino a ieri stavo bene… e oggi mi dite che ho un’artrosi importante.”

È una delle domande che sento più spesso in ambulatorio.

Molte persone pensano che l’artrosi debba per forza fare male fin dall’inizio. In realtà non è sempre così.

Le articolazioni – come spalla e ginocchio – possono sviluppare artrosi anche avanzata nel corso degli anni senza dare sintomi importanti. Questo succede perché il nostro corpo riesce per molto tempo a compensare e mantenere un equilibrio interno dell’articolazione, quello che in medicina chiamiamo omeostasi articolare.

Durante questa fase possono essere presenti:
•usura della cartilagine
•piccole deformazioni ossee
•iniziale infiammazione della membrana sinoviale

ma il sistema articolare riesce comunque a funzionare senza dolore significativo.

Poi cosa succede?

A volte basta un evento banale:

•uno sforzo intenso
•una caduta
•un movimento improvviso
•un sovraccarico sportivo o lavorativo

per rompere questo equilibrio.

In quel momento l’articolazione già degenerata diventa improvvisamente sintomatica e il dolore compare anche se l’artrosi era presente da anni.

Questo fenomeno è ben descritto in letteratura scientifica. Diversi studi dimostrano che la gravità radiografica dell’artrosi non sempre corrisponde ai sintomi: esistono pazienti con artrosi avanzata e pochi disturbi, e altri con alterazioni minori ma molto dolore.

Per esempio:

Bedson & Croft, Annals of the Rheumatic Diseases hanno mostrato che il rapporto tra immagini radiografiche e dolore nell’artrosi di ginocchio è spesso debole.
Dieppe & Lohmander, The Lancet hanno descritto come l’artrosi possa rimanere clinicamente silente per anni prima di diventare sintomatica.
Studi epidemiologici su osteoartrosi di ginocchio e spalla confermano che molti pazienti scoprono la malattia solo dopo un evento scatenante.

In sintesi:

👉 L’artrosi spesso c’è da anni prima che faccia male.

👉 Un evento improvviso può rompere l’equilibrio dell’articolazione.

👉 Da quel momento l’articolazione diventa sintomatica e il dolore compare.

Per questo, quando un paziente mi dice:

“Fino a ieri stavo bene, non può essere artrosi.”

La risposta è semplice:

probabilmente l’artrosi c’era già, ma fino ad oggi il suo corpo era riuscito a compensarla.

03/03/2026

di alcuni commenti, anche critici, per specificare meglio alcune caratteristiche e peculiarità dell’organizzazione della nostra sala operatoria.

Sette procedure nella medesima giornata non rappresentano un’anomalia né tantomeno un’imprudenza. Si tratta di una programmazione costruita su criteri di appropriatezza clinica, esperienza dell’équipe e standardizzazione dei percorsi chirurgici.

Una seduta operatoria che si estende mediamente per circa dodici ore non è il frutto di improvvisazione, ma di una pianificazione rigorosa:
– tempi chirurgici codificati
– equipe infermieristica dedicata e stabilmente formata nello specifico ambito
– anestesista con esperienza mirata
– protocolli di sicurezza applicati in modo sistematico
– percorsi pre e post-operatori strutturati

La chirurgia moderna, soprattutto in ambito artroscopico e protesico, si fonda sulla ripetibilità dei processi e sull’organizzazione. L’esperienza consolidata dell’équipe consente di ridurre i tempi non necessari, senza incidere sulla qualità dell’atto chirurgico.

È inoltre opportuno chiarire un punto: la pianificazione della lista operatoria è una responsabilità esclusivamente medica. È basata su indicazioni cliniche, complessità dei casi, priorità terapeutiche e valutazioni anestesiologiche. Eventuali strumenti digitali possono supportare l’organizzazione logistica, ma non sostituiscono il giudizio clinico né la responsabilità professionale.

Il numero degli interventi non è di per sé un indice di rischio.
Lo sono invece:
– l’appropriatezza dell’indicazione
– la selezione del paziente
– l’esperienza dell’operatore
– il coordinamento dell’équipe
– il rispetto rigoroso dei protocolli di sicurezza

Una sala operatoria efficiente non è definita dalla durata, ma dalla qualità dei risultati, dalla sicurezza dei pazienti e dalla solidità dell’organizzazione.

Su questi elementi il confronto è sempre legittimo — purché fondato su dati e non su percezioni.

🏥 Una giornata in sala operatoria: spalla e ginocchio, chirurgia ricostruttiva avanzataOggi in sala operatoria:✔ 5 trasp...
02/03/2026

🏥 Una giornata in sala operatoria: spalla e ginocchio, chirurgia ricostruttiva avanzata

Oggi in sala operatoria:

✔ 5 trasposizioni endoscopiche del gran dorsale
✔ 1 ricostruzione del legamento crociato anteriore con gracile e semitendinoso autologhi
✔ 1 trapianto di condrociti autologhi con tecnica AutoCart (Arthrex) per importante lesione cartilaginea del condilo femorale in esiti di osteocondrite dissecante in una paziente di 30 anni.

Vediamo di spiegare in modo chiaro di cosa stiamo parlando.



🔵 Trasposizione del gran dorsale (spalla)

È un intervento indicato nelle lesioni massive e irreparabili della cuffia dei rotatori, soprattutto nei pazienti relativamente giovani e attivi.

Quando i tendini della cuffia non sono più recuperabili, invece di impiantare una protesi si può “trasferire” un muscolo sano (il gran dorsale) per compensare la funzione perduta.

👉 Perché farlo?
• Migliora la funzione in elevazione ed extrarotazione
• Riduce il dolore
• Ritarda o evita la protesi inversa nei pazienti giovani

📚 Cosa dice la letteratura?
• Ge**er et al., JBJS: miglioramento significativo della funzione e del Constant Score nei follow-up a medio-lungo termine.
• Elhassan et al.: buoni risultati soprattutto nei pazienti senza artrosi avanzata.
• Meta-analisi recenti confermano miglioramento clinico stabile a 5–10 anni nei casi ben selezionati.

In sintesi: è chirurgia biologica ricostruttiva, non sostitutiva.



🟢 Ricostruzione del LCA con gracile e semitendinoso

Il legamento crociato anteriore è fondamentale per la stabilità del ginocchio.
Quando si rompe (sport, traumi torsionali), il ginocchio diventa instabile e aumenta il rischio di:
• Lesioni meniscali
• Danno cartilagineo precoce
• Artrosi secondaria

La ricostruzione con tendini autologhi gracile e semitendinoso è una delle tecniche più studiate al mondo.

📚 Letteratura:
• Studi multicentrici (MOON cohort) mostrano ottimi tassi di ritorno allo sport.
• Tassi di sopravvivenza del graft superiori al 90% a lungo termine.
• Minor dolore anteriore rispetto al rotuleo in molti studi comparativi.

Obiettivo: restituire stabilità e proteggere il ginocchio nel tempo.



🟣 Trapianto di condrociti autologhi (AutoCart – Arthrex)

Osteocondrite dissecante – 30 anni

Qui entriamo nella chirurgia cartilaginea biologica.

L’osteocondrite dissecante è una patologia in cui una porzione di cartilagine e osso sottostante perde vitalità e può staccarsi.
In una ragazza di 30 anni con lesione importante del condilo femorale, lasciare il difetto significa:
• Dolore cronico
• Progressiva degenerazione articolare
• Artrosi precoce

La tecnica AutoCart consente di utilizzare cartilagine autologa frammentata e concentrata, combinata con PRP e scaffold biologico, per stimolare la rigenerazione tissutale.

📚 Cosa dice la letteratura sulla riparazione cartilaginea?
• L’Autologous Chondrocyte Implantation (ACI) tradizionale ha dimostrato buoni risultati a 10–15 anni (Brittberg et al., JBJS).
• Studi comparativi mostrano risultati superiori alle microfratture nelle lesioni >2–3 cm² nei pazienti giovani attivi.
• Tecniche di seconda e terza generazione (MACI, scaffold-based, minced cartilage) mostrano outcome clinici promettenti e migliore qualità del tessuto riparativo rispetto alla fibrocartilagine semplice.

Messaggio chiave:
👉 Nei pazienti giovani la priorità è preservare l’articolazione, non sostituirla.



🔎 Perché questi interventi?

Il filo conduttore è uno solo:

Chirurgia ricostruttiva biologica.
Ripristinare funzione e anatomia cercando di:
• Ridurre dolore
• Ripristinare biomeccanica corretta
• Ritardare o evitare protesi
• Proteggere l’articolazione nel lungo termine

Non è chirurgia “per fare qualcosa”.
È chirurgia indicata quando la letteratura dimostra che intervenire migliora la prognosi rispetto all’attesa.



📌 Per chi non è medico

In parole semplici:
• Se un tendine non si può riparare → lo sostituiamo con uno sano.
• Se un legamento è rotto → lo ricostruiamo per evitare danni futuri.
• Se la cartilagine è gravemente danneggiata in un giovane → proviamo a rigenerarla prima che diventi artrosi.

Questo è il senso della chirurgia ortopedica moderna:
non solo curare il dolore, ma proteggere il futuro dell’articolazione.

La revisione di protesi di ginocchio: una chirurgia complessa che richiede esperienza e aggiornamento continuoSabato ho ...
24/02/2026

La revisione di protesi di ginocchio: una chirurgia complessa che richiede esperienza e aggiornamento continuo

Sabato ho concluso un corso avanzato dedicato alla revisione di protesi totale di ginocchio, focalizzato su tutti i sistemi attualmente disponibili sul mercato, con particolare attenzione alla gestione della perdita ossea, delle instabilità e delle infezioni periprotesiche.

La chirurgia di revisione non è una “seconda protesi”.
È una chirurgia diversa, più complessa, che richiede:

• pianificazione accurata
• conoscenza dei sistemi modulari
• gestione dei difetti ossei (coni, sleeve, augment)
• scelta corretta del grado di vincolo
• trattamento delle infezioni



📊 Quali sono i numeri?

Secondo i principali registri internazionali (NJR UK, AOANJRR, Registro Scandinavo):
• Il tasso cumulativo di revisione dopo protesi totale di ginocchio è circa 5–8% a 10 anni
• Le cause principali di revisione sono:
• Mobilizzazione asettica: ~25–35%
• Infezione periprotesica (PJI): ~20–30%
• Instabilità: ~15–20%
• Rigidità e malallineamento: percentuali minori ma clinicamente rilevanti

L’infezione periprotesica rappresenta la complicanza più temuta, con un’incidenza nei primi impianti di circa 1–2%, ma è responsabile di una quota importante delle revisioni.



🔬 Revisione asettica vs settica

Revisione asettica
• Sopravvivenza dell’impianto a 10 anni: ~75–85% (variabile per grado di vincolo e perdita ossea)
• Risultati funzionali generalmente buoni, ma inferiori al primo impianto

Revisione per infezione
• Gold standard: revisione in due tempi
• Tasso di eradicazione dell’infezione: 85–95%
• Maggiore impatto su qualità di vita e recupero funzionale

(Fonti: NJR 2023 Report, AOANJRR Annual Report, J Arthroplasty, Bone Joint J)



🎯 Perché aggiornarsi continuamente?

La revisione richiede:
• padronanza dei diversi gradi di vincolo (PS, CCK, hinge)
• gestione dei grandi difetti ossei (AORI 2–3)
• tecniche di estrazione atraumatica degli impianti
• strategie di bilanciamento legamentoso avanzato

In questo ambito, l’esperienza è fondamentale.
Ma lo è altrettanto il continuo perfezionamento tecnico, perché i sistemi evolvono e le strategie chirurgiche si affinano.

La chirurgia ortopedica non è statica.
Chi opera deve crescere continuamente.

“Dottore, quando piove o c’è umido… il mio ginocchio mi fa più male.” Curioso, vero?È una frase che sento spesso in ambu...
17/02/2026

“Dottore, quando piove o c’è umido… il mio ginocchio mi fa più male.” Curioso, vero?

È una frase che sento spesso in ambulatorio.
E no, non è solo suggestione.



🌧 Perché alcune articolazioni fanno più male con l’umidità?

Le ipotesi scientifiche principali sono tre:

1️⃣ Pressione atmosferica e pressione intra-articolare
Quando la pressione atmosferica scende (tipicamente prima della pioggia), può verificarsi una minima variazione di equilibrio pressorio tra ambiente e articolazione.
Nelle articolazioni artrosiche o già infiammate, dove la capsula è meno elastica e la membrana sinoviale è più sensibile, questa variazione può essere percepita come dolore.

2️⃣ Viscosità del liquido sinoviale
Freddo e umidità possono modificare lievemente la viscosità del liquido sinoviale, rendendo i movimenti meno “fluidi” nelle articolazioni già compromesse.

3️⃣ Recettori del dolore più sensibili
Nei tessuti infiammati (capsula, legamenti, osso subcondrale) i nocicettori sono più attivi. Piccole variazioni ambientali possono amplificare la percezione del dolore.



📚 Cosa dice la letteratura?

Ecco alcuni studi consultabili direttamente:

• McAlindon et al., 2007 – American Journal of Medicine
Studio su pazienti con artrosi del ginocchio: correlazione tra dolore e cambiamenti di pressione atmosferica e umidità.

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/17466654/

• Timmermans et al., 2015 – Journal of Rheumatology
Relazione tra variabili meteorologiche e dolore in osteoartrosi.

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26329341/

⚠️ Attenzione però

Non è il “meteo” a rovinare il ginocchio.
Il meteo può accentuare un problema già esistente: artrosi, esiti di traumi, lesioni meniscali, condropatie.

Se un’articolazione “sente il tempo”, spesso sta comunicando che qualcosa va valutato.



💡 Cosa fare?

✔️ Mantenere un tono muscolare adeguato
✔️ Evitare rigidità (mobilità quotidiana)
✔️ Controllo del peso
✔️ Valutazione specialistica se il dolore è persistente

Il corpo non è una stazione meteo…
ma le articolazioni infiammate possono essere sorprendentemente sensibili ai cambiamenti ambientali.

✨ “Perfezionare una tecnica già consolidata: robotica di ginocchio e protesi, un valore aggiunto nella cassetta degli at...
14/02/2026

✨ “Perfezionare una tecnica già consolidata: robotica di ginocchio e protesi, un valore aggiunto nella cassetta degli attrezzi del chirurgo.”

📍 ieri nel training center dell’AB MEDICA, ho approfondito la robotica applicata all’artroplastica totale di ginocchio – una tecnologia che già conoscevo, ma che è fondamentale perfezionare continuamente per offrire ai pazienti risultati sempre migliori.

La robotica non è un semplice gadget tecnologico, ma uno strumento che affianca l’esperienza chirurgica con precisione nella pianificazione preoperatoria e nell’esecuzione intraoperatoria. In particolare, essa si rivela estremamente utile anche in caso di protesi parziali di ginocchio, dove l’equilibrio dei compartimenti e il rispetto dell’anatomia sono cruciali per il recupero funzionale.

📌 Perché vale la pena saperla fare (e farla bene):
• Migliora la precisione dell’osteotomia e la simmetria dei piani di taglio.
• Favorisce un bilanciamento più accurato dei legamenti, soprattutto in protesi parziali dove non si devono sacrificare strutture sane.
• Consente di ridurre gli errori di allineamento che sono noti correlati a complicanze a lungo termine.
• Mantiene un ruolo di supporto alla decisione clinica, non di sostituzione del giudizio del chirurgo.

📚 Letteratura recente a supporto:
1. Robot-assisted vs Conventional Total Knee Arthroplasty — a systematic review.
→ Sodhi et al., Journal of Arthroplasty, 2019.
🔗 https://doi.org/10.1016/j.arth.2019.01.047
→ evidenzia una migliore accuratezza delle resezioni con robot.
2. Outcomes of unicompartmental knee arthroplasty with robotic assistance.
→ Kayani et al., Bone & Joint Journal, 2020.
🔗 https://online.bonejoint.org.uk/doi/10.1302/0301-620X.102B11.BJJ-2020-0824.R1
→ mostra come la robotica migliori l’allineamento in protesi parziali.
3. Does robotic-assisted unicompartmental knee arthroplasty improve functional outcomes?
→ Muhlstein et al., Clinical Orthopaedics & Related Research, 2021.
🔗 https://journals.lww.com/clinorthop/Abstract/2021/02000/Does_Robotic_Assisted_Unicompartmental_Knee.12.aspx
→ dati su migliore soddisfazione nei primi anni.

💭 Una riflessione personale:
La protesi tradizionale rimane un pilastro. In mani esperte, l’artroplastica convenzionale produce ottimi risultati con tassi di sopravvivenza pluridecennali. La robotica non è qui per “dimezzare” questi risultati, ma per minimizzare le variabilità individuali e ottimizzare ciò che già sappiamo fare grazie a scienza e pratica.

👉 Continuare a formarsi, affinare tecniche già apprese, confrontarsi con nuove tecnologie come questa – è ciò che fa la differenza nel percorso di crescita di un professionista. Oggi l’ho vissuto in prima persona.

07/02/2026

Un atleta, due spalle, due interventi diversi.

Nel video che accompagna questo post vedete un professionista degli sport da contatto che, in momenti differenti della sua carriera, ho dovuto operare per stabilizzare entrambe le spalle.

👉 da una parte è stata utilizzata una tecnica con trasferimento osseo
👉 dall’altra una procedura completamente artroscopica sui tessuti molli

La domanda che nasce spontanea è:
perché due interventi diversi nella stessa persona?

Perché ogni spalla ha una storia differente.



Instabilità della spalla: cosa dobbiamo capire prima di operare

Quando la spalla esce ripetutamente, il chirurgo deve rispondere soprattutto a una domanda:

📌 quanto osso è stato perso dalla glena?

Da qui deriva gran parte della strategia.



1) Latarjet procedure – tradizionalmente a cielo aperto

È una procedura estremamente efficace, soprattutto negli sportivi che subiscono contatti violenti.

Cosa avviene durante l’intervento?

✔ si preleva un frammento osseo (coracoide)
✔ lo si trasferisce davanti alla glena
✔ lo si fissa con viti

Risultato:
🛡 più superficie
🛡 effetto barriera
🛡 stabilizzazione molto robusta

Aspetto da conoscere

Il nuovo rapporto tra osso e cartilagine, nel lungo periodo, può favorire artrosi in una percentuale di pazienti descritta in letteratura.



La variante artroscopica

Esiste, ma:

⚠ è tecnicamente complessa
⚠ praticata in pochi centri
⚠ con curva di apprendimento e possibili complicanze più elevate

Per questo il riferimento più diffuso rimane la procedura a cielo aperto.



2) ASA technique – stabilizzazione artroscopica anatomica

Qui lavoriamo senza aggiungere osso.

In artroscopia si procede a:
✔ riparare il labbro
✔ ritensionare la capsula
✔ creare un rinforzo anteriore usando il sottoscapolare

👉 l’articolazione resta più vicina alla sua anatomia naturale.

Vantaggio importante

I dati pubblicati mostrano che non emerge un aumento significativo di artrosi nel follow-up.



Ma negli sport da contatto quale funziona meglio?

La risposta onesta è:
entrambe possono dare ottimi risultati.

Esistono studi che dimostrano tassi di ritorno allo sport elevati sia dopo trasferimento osseo sia dopo stabilizzazioni artroscopiche moderne.

Molto dipende da:
✔ quantità di osso residuo
✔ tipo di lesioni associate
✔ livello dell’atleta
✔ esperienza del chirurgo



Quando l’osso diventa decisivo

Se la perdita supera circa il 20–25%, molte evidenze suggeriscono che le tecniche solo sui tessuti molli possano non essere sufficienti.

👉 In questi casi il bone block diventa spesso necessario.

La scelta si basa su TAC e misurazioni oggettive.



Cosa ci insegna il rugbista del video?

Che anche in uno sport durissimo:

✅ entrambe le tecniche possono funzionare
✅ entrambe permettono di tornare a competere
✅ ma la strategia può cambiare tra una spalla e l’altra perché cambia l’anatomia.



Riferimenti scientifici
• Walch – artrosi dopo trasferimento coracoideo
• Boileau – ritorno allo sport e complicanze
• Lafosse – risultati dell’augmentation del sottoscapolare
• Arciero – soglie critiche di perdita ossea

03/02/2026
03/02/2026

🦵 LCA (LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE): ricostruzione con ROTULEO (BPTB) vs HAMSTRING

La domanda che mi fanno più spesso: “Ma col rotuleo è più forte?”

Per anni il tendine rotuleo (BPTB) è stato considerato “lo standard” per chi fa sport ad alto impatto. Oggi però la realtà è più moderna e più semplice:

✅ in termini di ritorno allo sport e rischio di re-rottura, BPTB e hamstring sono molto simili nelle meta-analisi più recenti.

1) Risultati clinici: stabilità, ritorno allo sport, fallimenti

Le revisioni sistematiche e meta-analisi che confrontano BPTB vs hamstring mostrano in generale:

Return to sport (RTS): sovrapponibile
Ritorno al livello pre-infortunio: sovrapponibile
Rerupture/retear: differenze piccole e spesso non significative clinicamente

Una meta-analisi recente su atleti (oltre 4.800) non trova differenze significative tra BPTB e hamstring per RTS e re-rotture.

Anche nelle revisioni a lungo termine, le differenze “dure” (stabilità/fallimenti) tendono a ridursi.

2) Il vero tema spesso ignorato:
morbidità del sito donatore (ovvero problemi nel punto di prelievo dei tendini).

Qui la differenza è più “palpabile” nella vita reale:

BPTB (rotuleo):
più frequentemente: dolore anteriore di ginocchio, fastidio in ginocchio (kneeling pain)
in alcuni lavori: maggiore rischio di segni degenerativi a lungo termine (non sempre, ma segnalato)

Hamstring (Semitendine e Gracile)
spesso: meno problemi di ginocchio anteriore / inginocchiamento
attenzione più su: qualità del graft (diametro) e tecnica

3) “Sì, ma negli sport di contatto il rotuleo è meglio…”

Questa è la frase che sento ancora, ma oggi va aggiornata.

🔩 Perché l’hamstring oggi è “alla pari”?

Non è magia: è biomeccanica + fissazione moderna + standardizzazione della tecnica.

I moderni sistemi (sospensori regolabili, fissazioni corticali, tecniche a socket, ecc.) hanno reso la fissazione del graft molto più affidabile e riproducibile.
Studi su guarigione e meccanica mostrano che le strategie di fissazione influenzano davvero l’integrazione e la stabilità del graft soft-tissue.

📌 E questo è cruciale: oggi non stiamo più parlando dell’hamstring “di 20 anni fa” con fissazioni meno performanti e più variabili.

4) E nel football (sport di contatto per eccellenza)?

Qui la letteratura è interessante perché “sporca” di realtà: impatti, cambi di direzione, contatti, carriere.

In uno studio su giocatori professionisti di football canadese (CFL), la maggior parte è stata ricostruita con hamstring e i tassi di ritorno in campo sono risultati in linea con quanto riportato per i professionisti, con analisi anche su fattori prognostici (es. lesioni associate).
È vero che in NFL molti chirurghi storicamente preferiscono ancora BPTB (tradizione + abitudini + profilo atleta), ma questo descrive practice pattern, non “superiorità assoluta”.

👉 Messaggio pratico: anche negli sport di contatto l’hamstring è una scelta assolutamente legittima e performante, se indicata e fatta bene.

5) Quindi cosa scelgo per il paziente?

La scelta non è “uno è meglio e basta”, ma è una decisione su misura:

Hamstring (oggi spesso eccellente se…)

vuoi ridurre rischio di dolore anteriore/inginocchiamento
atleta che fa sport anche di contatto, ma con tecnica moderna e graft adeguato
attenzione a diametro del graft (nei giovani molto attivi, graft piccoli aumentano il rischio)

BPTB (ottimo se…)

•profilo atleta in cui accetti più facilmente il trade-off (stabilità eccellente
Ma possibile dolore anteriore) del ginocchio
•alcune situazioni di revisione/necessità particolari (da valutare caso per caso)

✅ Take-home

Con i moderni mezzi di fissazione e una tecnica corretta, la ricostruzione del LCA con hamstring è oggi “paritaria” al rotuleo per ritorno allo sport e tenuta, anche in sport di contatto.

La vera differenza spesso è il profilo di effetti collaterali e l’indicazione personalizzata.

Riferimenti (PubMed / revisioni e studi)

➡️ Meta-analisi su oltre 47.000 pazienti che confronta BPTB vs hamstring:

👉 https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40953143/

➡️ Studio recente con follow-up a lungo termine (>10 anni): esiti clinici, tassi di rottura e progressione artrosica simili tra BTB e HT:

👉 https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40297041/

➡️ Studio su ritorno allo sport dopo ricostruzione con BTB vs HT (risultati simili in termini di ritorno al livello pre-infortunio e tassi di re-rottura):

👉 https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38903025/

➡️ Meta-analisi classica (RCT) con confronto BPTB vs HT: meno dolore al ginocchio anteriore con graft hamstring, esiti funzionali simili:

👉 https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/22661336/

➡️ Review storica di morbidità e stabilità: minore morbidità del sito donatore con HT, e differenze di stabilità non forti:

👉 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK73262/

Indirizzo

Padua

Telefono

+393761751201

Sito Web

http://m2clinic.it/

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La mia storia. Dott. Marco Capuzzo

Ho conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia nel 2004 all’Università di Padova e la Specialità in Ortopedia nel 2012, discutendo la Tesi “Trattamento artroscopicamente assistito delle fratture del piatto tibiale”. Presso l’Istituto Humanitas di Milano ho frequentato l’Unità Ortopedica di Chirurgia Mini-invasiva diretta dal Prof Castagna, specializzandomi in artroscopia della spalla e del ginocchio.

Ho ulteriormente affinato le mie competenze in ambito artroscopico in Australia nella sede del North Orthopaedic and Sport Medicine Centre di Sydney, alla Clinica Sportsmed di Adelaide e a Melbourne seguendo gli insegnamenti del Dr John M. O’Donnel. Negli anni, ho partecipato a numerosi congressi sulla chirurgia artroscopia e protesica del ginocchio e sulla chirurgia artroscopia di spalla, sia in Italia che all’estero, anche in qualità di relatore. Dal 2005 al 2009 ho frequentato l'A.M.A.B Associazione Medici Agopuntori Bolognesi - Scuola Italo Cinese di Agopuntura - dove ho conseguito il Diploma di perfezionamento in Agopuntura e tecniche complementari.

“L’aggiornamento nel nostro settore è “operazione” imprescindibile per offrire ai pazienti il meglio delle cure proposte dalla ricerca e dai nostri colleghi.”

Per questo motivo costantemente frequento corsi di aggiornamento in Italia e all'estero, affiancando in sala operatoria i migliori chirurghi ortopedici del panorama internazionale.