06/04/2026
Vite complicate, vite non abitate
✒️ Dr. Carlo D’Angelo
Portiamo avanti vite complicate,
restiamo dentro a esistenze complicate e spesso conduciamo una vita che non è davvero nostra.
Non perché non abbiamo scelta, ma perché, nel tempo, abbiamo aderito a scelte che non ci appartengono più,
o che forse non ci sono mai appartenute fino in fondo.
Ci adattiamo, teniamo insieme, continuiamo
e in questo continuo andare avanti, senza fermarci davvero, accade qualcosa di silenzioso ma profondo: uno spreco.
Spreco di vita,
spreco di possibilità, spreco di presenza.
Non è sempre evidente.
Dall’esterno tutto può sembrare funzionare:
ruoli mantenuti, responsabilità rispettate, percorsi coerenti,
ma dentro si crea una distanza.
Una distanza tra ciò che si vive e ciò che si è.
E questa distanza, nel tempo pesa.
Perché, vivere una vita non propria non significa solo fare cose che non si sentono: significa non abitarsi.
Non riconoscersi in ciò che si attraversa.
Restare dentro traiettorie che non generano più senso, ma che continuiamo a sostenere per abitudine,
per paura,
per fedeltà a qualcosa che non interroghiamo più.
La vera questione non è quanto sia complicata una vita.
La questione è se quella vita ci appartiene.
Perché una vita può essere anche difficile, faticosa, piena di passaggi complessi, ma se è abitata, se è riconosciuta, non è sprecata.
Diventa sprecata quando viene vissuta per inerzia.
Quando non viene più scelta.
La soglia è qui:
fermarsi abbastanza da chiedersi se ciò che si sta vivendo, è ancora proprio.
Se ciò che si tiene in piedi ha ancora senso.
Se ciò che si attraversa è abitato o solo sostenuto.
Perché continuare non è sempre un atto di forza.
A volte è solo un modo per non vedere.
E iniziare a vedere, anche quando è scomodo, è il primo passo per tornare dentro la propria vita.
✒️ Dr. Carlo D’Angelo