26/09/2024
Sento ogni giorno usare a sproposito il termine “empatia”.
Sento ogni giorno frasi come “soffro troppo per questa cosa che la mia amica mi ha detto, non riesco più a lavorare”. Oppure “sono crollata perché lui/lei sta attraversando quel momento”. Oppure ancora “Dottore, il mio problema è che sono troppo empatica”
Ricordo, anche agli addetti ai lavori, che l’empatia è la capacità di “sentire” lo stato d’animo dell’altro, ma di sapere anche uscirne, per potere dare supporto.
Il dolore dell’altro è SOLO dell’altro.
Quello che spesso, in modo inappropriato, chiamate empatia, è la fusione emotiva: la differenza ? Semplice. Nella fusione emotiva, io proietto i miei vissuti nella vita e nella esperienza dell’altro ; quindi mi commuovo per me stesso, soffro perché penso che l’altro provi ciò che ho provato io o possa provare ciò che proverei io.
La fusione emotiva non mi consente di vedere le cose in modo sano, ma mi fa immergere giù a causa dei vissuti dell’altro, perché mi immedesimo senza mai distaccarmi nuovamente.
L’empatia è un’altra cosa, perché rispetta l’originalità e differenza del sentire dell’Altro. L’empatia ha confini.
Nella fusione emotiva al centro ci sto io, nell’empatia l’Altro.
“L’altro soffre, ed io posso sentire la SUA sofferenza”.