09/02/2026
Ci sono momenti, prima di una seduta, in cui il terapeuta è lì… in attesa.
La stanza è pronta, la sedia vuota, il tempo della seduta sta per cominciare.
Ma nella stanza non c’è solo l'attesa del paziente che arriva con la sua storia.
C’è anche il terapeuta, con le sue emozioni; c’è la curiosità per ciò che emergerà, il desiderio di esserci nel modo giusto, la speranza che quello spazio possa essere utile.
E, a volte, c'è anche un po’ di preoccupazione: "Come starà oggi?" "Riuscirò a capirlo davvero?" "Saprò aiutarlo?"
Il terapeuta non entra in seduta come una macchina neutra.
Entra come essere umano: formato, consapevole, ma pur sempre umano.
La relazione terapeutica non è a senso unico: si costruisce in due, e in due si sente.
Il terapeuta non è estraneo alla relazione, ne fa parte.
Ricordarlo è importante: la terapia non è un luogo freddo e distante, ma uno spazio relazionale in cui due persone lavorano insieme sul cambiamento, un cambiamento che non riguarda solo il paziente; ogni incontro lascia tracce anche nel terapeuta: nel modo di guardare le persone, di comprendere il dolore,
di stare nella relazione.
La terapia è un incontro vivo e trasformativo per entrambi: non qualcuno che “aggiusta” qualcun altro, ma due persone che si incontrano in uno spazio protetto per dare senso a ciò che sembra non averne.