16/01/2026
Oggi è stata una di quelle giornate che ti restano addosso, come un profumo lieve ma impossibile da dimenticare.
Ero appena arrivata quando la mamma della piccola A. si è avvicinata piano. Aveva gli occhi lucidi, ma non stanchi: sembravano soprattutto pieni di domande. Le mani tremavano un po’, come se stessero cercando un appiglio, qualcosa che la tenesse ferma in mezzo a tutto quel vortice.
Mi ha sorriso, un sorriso fragile, e poi si è seduta. All’inizio il silenzio tra noi era morbido, come se servisse per trovare fiato. Poi ha iniziato a parlare.
Mi ha raccontato che la sua bambina è nata a 28 settimane. “Molto prima di quanto avessi mai pensato,” ha detto, guardando l’incubatrice come fosse un universo a sé. “Non me ne sono quasi accorta, non avevo nulla di pronto, nessun vestitino, il corso pre parto ancora da inziate. E poi quel momento in cui si è rotto il sacco. È staro tutto troppo veloce, un attimo prima pregavo che restasse ancora dentro di me, e un attimo dopo era qui. Così piccola, così… improvvisa.”
Aveva immaginato tutto in modo diverso: una cameretta già pronta, i vestitini piegati sul letto, la valigia per l’ospedale riempita ridendo con il parto ancora lontano. E invece ora si trova in una stanza piena di bip, luci e respiri meccanici. “Non è così che dovrebbe essere,” ha sussurrato. “Non è così che una mamma sogna di conoscere il proprio bambino.”
La sua voce a un certo punto si è rotta, ma non si è fermata.
..continua domani 💙