Dott.ssa Croci Stefania

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La "Base Sicura" di Bowlby definì l'attaccamento sicuro come la presenza di un caregiver che agisce come una base sicura...
23/02/2026

La "Base Sicura" di Bowlby
definì l'attaccamento sicuro come la presenza di un caregiver che agisce come una base sicura da cui esplorare il mondo e a cui tornare in caso di stress.

Il caso di Punch: usa il suo peluche come una "base sicura" per gestire lo stress dell'abbandono, un meccanismo di auto-regolazione che evidenzia la necessità di un attaccamento, anche artificiale, per l'equilibrio psicologico.

Normalizziamo l'Errore.
15/02/2026

Normalizziamo l'Errore.

11/02/2026

𝐼𝑙 𝑐𝑜𝑛𝑠𝑒𝑛𝑠𝑜 𝑛𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑢𝑛 𝑑𝑒𝑡𝑡𝑎𝑔𝑙𝑖𝑜 𝑙𝑖𝑛𝑔𝑢𝑖𝑠𝑡𝑖𝑐𝑜, 𝑚𝑎 𝑖𝑙 𝑝𝑒𝑟𝑛𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑡𝑢𝑡𝑒𝑙𝑎 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑟𝑜 𝑙𝑎 𝑣𝑖𝑜𝑙𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑠𝑒𝑠𝑠𝑢𝑎𝑙𝑒 𝑒 𝑣𝑎 𝑟𝑖𝑚𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑒𝑠𝑝𝑙𝑖𝑐𝑖𝑡𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑎𝑙 𝑐𝑒𝑛𝑡𝑟𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑙𝑒𝑔𝑔𝑒.

Il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, con il proprio Comitato Pari Opportunità
interviene nel dibattito di queste settimane sul disegno di legge in materia di violenza sessuale, dopo la scelta – discussa e contestata – di far scomparire dal testo la parola “consenso”, sostituendola con formulazioni centrate sul “dissenso” o sulla “volontà contraria”.

Il Cnop chiede alle Istituzioni – con rispetto, ma con fermezza – di:

1. 𝐑𝐞𝐢𝐧𝐭𝐫𝐨𝐝𝐮𝐫𝐫𝐞 𝐞𝐬𝐩𝐥𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐢𝐥 𝐫𝐢𝐟𝐞𝐫𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐚𝐥 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐞𝐧𝐬𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐜𝐫𝐢𝐭𝐞𝐫𝐢𝐨 𝐜𝐚𝐫𝐝𝐢𝐧𝐞, 𝐞𝐯𝐢𝐭𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐚 𝐭𝐮𝐭𝐞𝐥𝐚 𝐝𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐚 𝐝𝐚𝐥 𝐠𝐫𝐚𝐝𝐨 𝐝𝐢 𝐨𝐩𝐩𝐨𝐬𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐦𝐚𝐧𝐢𝐟𝐞𝐬𝐭𝐚𝐭𝐚.

2. 𝐆𝐚𝐫𝐚𝐧𝐭𝐢𝐫𝐞 𝐮𝐧 𝐢𝐦𝐩𝐢𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐧𝐨𝐫𝐦𝐚𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐜𝐨𝐞𝐫𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐠𝐥𝐢 𝐬𝐭𝐚𝐧𝐝𝐚𝐫𝐝 𝐬𝐨𝐯𝐫𝐚𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢 𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐮𝐧𝐚 𝐥𝐞𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐫𝐞𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 “𝐯𝐢𝐜𝐭𝐢𝐦-𝐜𝐞𝐧𝐭𝐞𝐫𝐞𝐝”.

Il consenso è una parola semplice, ma non banalizza nulla: rende finalmente esplicito che la sessualità è relazione e reciprocità.
Una legge che rinuncia a nominarlo rischia di rinunciare anche a orientare il cambiamento
culturale di cui il Paese ha bisogno.

Qui il testo completo della lettera inviata alla Presidente della commissione Giustizia del Senato Giulia Bongiorno, firmata dalla Presidente del Cnop Maria Antonietta Gulino e dalla Consigliera Segretaria CNOP e Referente per il Comitato Pari Opportunità del CNOP Francesca Schir.
👇
https://www.psy.it/violenza-sessuale-il-consenso-va-rimesso-al-centro-della-legge/

"Tutte in Campo" 26/01/26Bellissima iniziativa Promossa dalla LND Umbria e alunne del Liceo Scientifico Galeazzo Alessi ...
26/01/2026

"Tutte in Campo" 26/01/26
Bellissima iniziativa Promossa dalla LND Umbria e alunne del Liceo Scientifico Galeazzo Alessi Liceo Scientifico Galileo Galilei

Alcune foto del mio Intervento ❤️

Da oggi posso dire di essere anche Psicologa Scolastica ❤️La Formazione continua, seria e passionale verso i giovani, ad...
22/01/2026

Da oggi posso dire di essere anche Psicologa Scolastica ❤️

La Formazione continua, seria e passionale verso i giovani, adulti e anziani è un Obiettivo sempre costante per me.

18/01/2026

Il mio Articolo sull'omicidio nella Scuola di La Spezia

" Quando la rabbia diventa lama: il cortocircuito emotivo che uccide tra giovani "

C’è un silenzio particolare che segue la violenza.
Non è solo quello delle sirene che si allontanano o delle aule svuotate in fretta. È il silenzio che resta dentro, quando ci si accorge che un ragazzo ha ucciso un altro ragazzo. A scuola. Tra banchi che dovrebbero contenere futuro, non morte.

L'altro giorno un diciannovenne ha tolto la vita a un diciottenne, un suo pari. Non un “mostro”, non un estraneo: un ragazzo come tanti, con un volto giovane, una storia ancora incompiuta. E davanti a lui un altro ragazzo, altrettanto giovane, che in pochi secondi ha attraversato un confine da cui non si torna indietro.

Quando l’emozione diventa troppo
Ci sono emozioni che i giovani non sanno ancora portare.
Non perché siano deboli, ma perché sono enormi. La rabbia, la gelosia, l’umiliazione, il sentirsi messi da parte o ridicolizzati possono diventare un peso insostenibile. In quel momento non si pensa: si brucia.

Il cervello non regge, il pensiero si spegne. È questo il cortocircuito emotivo:
l’emozione prende il comando e il pensiero si arrende.

Non esiste più il “dopo”, non esistono le conseguenze, non esiste la morte.
Esiste solo il bisogno disperato di far smettere quel dolore interno, subito, adesso.

L’altro smette di essere una persona
Il passaggio più spaventoso avviene qui.
L’altro – il compagno di classe, l’amico, il rivale – smette di essere umano.
Non è più qualcuno con una madre, una voce, dei sogni. Diventa un bersaglio. Un simbolo. Un ostacolo.

In quell’istante non si colpisce una persona:
si colpisce la vergogna, l’impotenza, il senso di non valere nulla.

Ma il corpo che cade è reale. Il sangue è reale. La morte è reale.

Ragazzi senza parole
Molti giovani violenti non sono pieni di odio.
Sono vuoti di parole.

Non sanno dire: “Sto male”.
Non sanno dire: “Mi sento umiliato”.
Non sanno dire: “Ho paura di perdere”.

E allora il corpo parla per loro.
Parla con la violenza. Parla con l’atto irreparabile.

La scuola, la famiglia, la società spesso vedono il gesto, ma non il silenzio che lo ha preceduto per mesi o anni.

Dopo, resta il nulla
Dopo non c’è trionfo.
Dopo c’è il gelo.

Chi ha colpito spesso non capisce subito cosa ha fatto. È come se la mente si staccasse dal corpo. Shock. Dissociazione. Vuoto.
E intanto una famiglia è distrutta per sempre. Un banco resta vuoto. Un futuro non esiste più.

Non è solo cronaca: è una ferita collettiva
Ogni volta che un giovane uccide un altro giovane, falliamo tutti un po’.
Falliamo quando ridicolizziamo le emozioni.
Quando diciamo “sono ragazzi”.
Quando insegniamo a essere forti ma non a essere fragili.
Quando non ascoltiamo finché non è troppo tardi.

La violenza giovanile non nasce all’improvviso.
Cresce nel silenzio, nell’isolamento emotivo, nella solitudine affettiva.

Dare parole prima che arrivi il sangue
La vera prevenzione non è solo telecamere o controlli.
È insegnare a sentire senza distruggere, a nominare il dolore, a chiedere aiuto senza vergogna.

Perché un’emozione che trova parole non diventa lama.
Un ragazzo che viene visto non ha bisogno di annientare l’altro per esistere.

E perché nessuna aula dovrebbe mai più diventare il luogo dove un giovane impara, troppo tardi, cos’è la morte.

Dott.Stefania Croci, Psicologa






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16/01/2026

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15/01/2026

12/01/2026

La gente pensa che l'intimità riguardi il sesso.

Ma l'intimità riguarda la verità.

Quando ti rendi conto di poter dire a qualcuno la tua verità, quando puoi mostrarti a loro, quando ti trovi di fronte a loro e la loro risposta è “sei al sicuro con me”, questa è l'intimità.

(T. J. Reid)

11/01/2026

06/01/2026

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