17/12/2025
"Sul Semestre Filtro"
Lettera a mio figlio (e a chi decide il futuro dei suoi sogni)
di una Psicologa e Madre.
Caro figlio mio,
ti scrivo pubblicamente, con la cautela della professionista e il tremore della madre. Ti scrivo perché sei in quinta liceo classico, perché torni a casa tardi quattro pomeriggi a settimana dopo l’allenamento, perché incastri libri, studio e sudore tra un rientro scolastico pomeridiano e una cena spesso consumata in fretta.
Ti scrivo perché sogni di diventare medico. E perché oggi, davanti al cosiddetto "Semestre filtro" di medicina, sento il dovere di parlare.
Non per dirti di fermarti. Non per chiederti di rinunciare allo sport — mai.
Come psicologa so, e come madre vedo, quanto lo sport sia per te un’àncora: disciplina, regolazione emotiva, identità, appartenenza. Interromperlo sarebbe un errore clinico prima ancora che educativo. Lo sport non è tempo sottratto allo studio: è tempo restituito alla salute mentale. È prevenzione, non distrazione.
Ma proprio perché ti vedo, e ti ascolto, e conosco i meccanismi della mente sotto pressione, non posso tacere sugli effetti malsani di un sistema che chiede troppo, troppo presto, e in modo diseguale.
Il semestre filtro viene raccontato come una selezione meritocratica. Ma la meritocrazia, quando ignora i contesti di vita, diventa una parola vuota.
Tu frequenti un liceo classico: studi latino e greco, filosofia e storia, alleni il pensiero critico e la capacità di argomentare. Torni a casa dopo lo sport con il corpo stanco e la testa piena. E poi, in quello stesso tempo finito, dovresti anche trasformarti in un candidato ideale per test e prove che richiedono una preparazione specifica, intensiva, spesso esterna alla scuola.
So cosa significa questo, dal mio osservatorio clinico: aumento dell’ansia da prestazione, senso di inadeguatezza, disturbi del sonno, vissuti depressivi mascherati da ipercontrollo.
Ragazzi e ragazze che smettono di ascoltarsi perché “non possono permetterselo”. Che imparano presto una lezione pericolosa: valgo solo se reggo.
E qui sta il nodo che più mi inquieta come madre e come cittadina: a reggere davvero sono soprattutto coloro che possono permettersi corsi onerosi, tutor dedicati, tempo sottratto ad altro.
Chi non fa sport,volontariato, chi non deve rientrare a scuola il pomeriggio. Il filtro non seleziona solo le competenze: seleziona le risorse. Economiche, familiari, temporali. E questo non è un dettaglio. È una frattura.
Tu mi dici che ce la farai. E io ti credo, perché ti conosco. Ma il mio compito non è solo sostenerti: è anche proteggerti da un sistema che rischia di normalizzare il sacrificio della salute mentale come prezzo da pagare per un sogno legittimo.
Un sistema che confonde la resilienza con la resistenza ad oltranza, dimenticando che la prima si costruisce, la seconda logora.
Non ti scrivo per toglierti speranza. Ti scrivo per dirti che il tuo valore non coincide con un semestre, con un punteggio, con una graduatoria. Che diventare medico non dovrebbe richiedere di ammalarsi prima. Che la cura — quella vera — inizia dal modo in cui formiamo chi un giorno dovrà prendersi cura degli altri.
E mi rivolgo, attraverso di te, a chi progetta e difende questo modello: ascoltate le vite reali dei ragazzi. Guardate le loro giornate, non solo i loro risultati.
Considerate lo sport, la scuola, le differenze sociali. La salute mentale non è un lusso da concedere dopo la selezione: è il terreno su cui la selezione dovrebbe poggiare.
Io continuerò a difendere il tuo diritto a correre, a studiare, a stancarti e a riposare. Continuerò a dirti che chiedere aiuto non è un fallimento. E continuerò a credere che un Paese che forma buoni Medici non può permettersi di farlo a scapito della salute dei suoi figli.
Con amore, con competenza, con preoccupazione —
tua madre.
Dott.ssa Stefania Croci
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