02/08/2025
Leggo sia pretestuosamente definito “studio” ciò ch’è solo una simulazione grafica, priva di peer-review e realizzata da un designer senza competenza in ambito fisico, chimico, forense o anatomopatologico. Il quale parte dall’operazione metodologicamente fallace di sostituire l’indagine scientifica ufficiale che da decenni opera sulla Sindone, attraverso teams multidisciplinari composti da fisici, ingegneri e anatomopatologi, con una mera suggestione estetica che ignora il metodo sperimentale. In questo l’unico aspetto rilevante è la pochezza di una stampa sempre più amatoriale che si affama nel rilanciare titoli senza il minimo filtro analitico, con annessi utenti fanatici di ateismo ma analfabeti di metodo scientifico che si esaltano nei commenti agli articoli credendo questo sia scienza.
Nel merito, trattasi solo di un rendering 3D su un bassorilievo, pertanto un prodotto estetico e non scientifico travestito da contributo accademico. Basterebbe conoscere anche superficialmente la letteratura sulla Sindone per apprendere che l’immagine non è compatibile con alcuna forma di contatto, pigmentazione, calore o pressione. La colorazione è superficiale, interessa solo lo strato più esterno delle fibrille di lino con uno spessore misurabile intorno ai 0,2 micrometri, non penetra tra le fibre e non presenta alcuna traccia di materiali esogeni. La validazione di questo dato è stata fornita da molteplici studi spettroscopici (FTIR, micro-Raman, etc.) e termogravimetrici condotti da Adler, Rogers e Heller, e successivamente confermati da test tomografici e analisi multispettrali. Proseguendo, la densità dell’immagine varia con la distanza dal corpo e non con la pressione, il che esclude in modo netto qualsiasi ipotesi legata a sculture, bassorilievi o sagome. Questo è un dato oggettivo, misurato, testato, replicato. Non un’opinione. Il VP-8 Image Analyzer della NASA già negli anni Settanta dimostrò che l’immagine contiene informazioni tridimensionali coerenti con la morfologia di un corpo reale, non ottenibili da un contatto fisico né da tecniche artistiche. Peraltro la distribuzione del sangue è un ostacolo inamovibile per qualunque ricostruzione artificiale; parliamo di sangue umano del gruppo AB con componenti biochimiche compatibili con un soggetto sottoposto a traumi gravi, incluso l’aumento di bilirubina e metemoglobina. Le colature sono anatomicamente coerenti con la crocifissione. Anche questo è stato dimostrato in letteratura, più volte, su riviste peer-reviewed, in particolare dagli studi di Baima Bollone e Alan Adler. Il sangue è presente in forma separata tra siero e parte corpuscolata, presenta fibrina e prodotti della degradazione dell’emoglobina, e si comporta secondo dinamiche gravitazionali compatibili con un ca****re in rigidità post-mortem. A ciò si aggiungono le innumerevoli prove tessili e storiche, come la struttura a spina di pesce del tessuto (tipica dei telai del I secolo in area siro-palestinese) o la presenza di pollini mediorientali rilevati da Max Frei, appartenenti a specie presenti solo in Palestina, Anatolia e Edessa. Anche qui parliamo di dati acquisiti con protocolli documentati e analisi comparative. In particolare sono stati identificati pollini di Gundelia tournefortii, Cistus creticus e Pistacia lentiscus, tutti compatibili con l’area di Gerusalemme in primavera. A conferma di questi documenti, nel 2022 uno studio pubblicato sul Journal of Cultural Heritage ha utilizzato la tecnica WAXS per analizzare la struttura cristallina della cellulosa del lino e ha dimostrato che il degrado molecolare è compatibile con un’età di circa 2000 anni. Sono stati analizzati campioni archeologici coevi provenienti da Israele datati tra il 55 e il 74 d.C. Il comportamento strutturale della Sindone risulta sovrapponibile, mentre i tessuti medievali mostrano un profilo molecolare completamente diverso. Lo studio ha evidenziato inoltre come il metodo del radiocarbonio usato nel 1988 sia stato applicato su una porzione contaminata da restauri, alterando i risultati. Infine, questo stesso anno uno studio epistemologico pubblicato in open access ha condotto una revisione sistematica degli ultimi quarant’anni di ricerca sindonica, utilizzando criteri bayesiani e metodi di mappatura argomentativa. La conclusione basata sul peso comparativo delle evidenze è che l’ipotesi dell’autenticità storica del telo risulta oggi epistemologicamente più giustificata dell’ipotesi di una sua origine medievale. Lo studio è stato realizzato da ricercatori indipendenti di area svizzera e italiana e propone un nuovo protocollo per la valutazione multidisciplinare di reperti ad alta complessità.
Non discuto il diritto a proporre ipotesi alternative, ma fa sorridere sentir parlare di scienza senza protocolli, verifiche sperimentali, riproducibilità e confronto con l’intero corpo dei dati disponibili. Nulla di ciò è in questo, ma unicamente un modello grafico autoreferenziale privo di riscontro oggettivo e che ignora consapevolmente o meno decenni di analisi interdisciplinari. Una semplificazione comoda, utile a generare visibilità sebbene completamente scollegata dal rigore che la ricerca richiede. L’assenza di capacità di differenziare l’impatto visivo con una spiegazione causale rivela la miseria epistemica che evidenzia una totale assenza di alfabetizzazione scientifica dei molti atei che sbavano eccitati dalla pseudo-notizia, illudendosi di parlare di scienza aggrappandosi a render grafici come fossero dati, mentre connota e archivia la notizia come irrilevante per chiunque disponga di consapevolezza scientifica, e non straparla unicamente per manifestare il proprio abisso culturale.