Alessio Rosario Marte

Alessio Rosario Marte Author. Neuro-immuno-gastroenterologist.

Se l’On. Salvini ha interesse nel parlare seriamente di lealtà, parta dal sillogismo elementare che la divisa serve la R...
04/02/2026

Se l’On. Salvini ha interesse nel parlare seriamente di lealtà, parta dal sillogismo elementare che la divisa serve la Repubblica quale premessa maggiore permanente e non negoziabile, non un partito in dissonanza di fase sulla politica estera tra ciò che proclama dal palco e quanto vota in Parlamento (protraendo il drenaggio di dozzine di miliardi dai fondi pubblici per infarcire una Nazione estera in metastasi da corruzione e muovendo contestualmente guerra alla prima superpotenza nucleare, peraltro all’Italia storicamente amica). Discorso analogo per la politica interna tra retorica sull’immigrazione ed esiti prodotti. Quando un sistema fisico emette segnali di disfunzione e l’interferenza non produce forza, la sua conclusione è la cancellazione.

Il leader di Azione, Calenda, di cui già conoscere l’esistenza appare come tributo immeritato, persevera con l’agire avu...
05/12/2025

Il leader di Azione, Calenda, di cui già conoscere l’esistenza appare come tributo immeritato, persevera con l’agire avulso ai più elementari nessi di logica e causalità, in totale assenza della responsabilità istituzionale circa il futuro nel quale instrada i figli di questa nazione; consapevole che a pagarne il prezzo non sarà lui, la sua progenie né le restanti remanenze della propria cerchia tutelata. Riterrei utile per il Paese, nonché educativo per lo stesso personaggio, se prima di calcare ulteriormente la traiettoria verso la Terza Guerra Mondiale lo si spedisca coercitivamente al fronte che tanto agogna. Potrebbe scoprire che la politica estera nell’anticamera di una guerra non è solo un palcoscenico per la propria boria e egocentrismo, ma una materia su cui azioni e parole si traducono in perdite, macerie e supplizio.
Anche una tale nullità politica ha facoltà di produrre danni quando collocata in funzioni per cui non ha statura né competenza di ricoprire, come in precedenza già rilevato:
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Ciò che finanzi, orienti. Si può dissimulare tale assioma auto-evidente da teoria del complotto, ma resta elementare fis...
27/09/2025

Ciò che finanzi, orienti. Si può dissimulare tale assioma auto-evidente da teoria del complotto, ma resta elementare fisiologia del potere.
Un apparato mediatico che trae la quota prevalente di ricavi da un’unica entità o sistema entra in rapporto di dipendenza funzionale con lo stesso, e il tema se ciò lo renda meno libero non si pone, perché strutturalmente non è libero. Il prodotto di questo è una narrativa monomaniacale verso gli interessi delle individualità in oggetto, e il placebo di una cronaca apparente che è solo il feticcio ingegnerizzato per somministrare un’anestesia generale contro ogni critica reattiva. Talmente lapalissiano che il paradosso sia doverlo anche evidenziare.
L’imparzialità nel caso di specie editoriale rappresenta un’architettura sorretta da distanza finanziaria, autonomia e assenza di debiti di riconoscenza, pilastri senza i quali ogni informazione diramata si piega nella cornice del migliore offerente, verosimilmente colui che detiene il potere economico maggiore. Ne consegue che l’informazione è valida solo quando indipendente, e l’indipendenza si misura con la pluralità delle entrate (esclusivamente dai lettori) operando una tracciabilità integrale delle fonti di finanziamento quale parete di controllo tra chi finanzia e chi decide la linea editoriale, con trasparenza dei progetti sponsorizzati e valutazione esterna, indipendente, dei bias da finanziamento.
Reputo ciò rappresenti il minimo dei prerequisiti di credibilità ai quali dovrebbe sottoporsi il settore, come barriera d’asepsi che distanzia chi eroga fondi da chi direziona l’apparato mediatico. Sebbene oggi questo sia materia di fantasia, in un contesto che rinuncia ab origine a giudicare gli organismi speculativi che dirottano l’informazione ufficiale e nel quale si perseguono senza neanche averne imbarazzo i traffici più miserevoli o inverosimili. Non occorre nemmeno l’ordine diretto, con i cani del giornalismo ammaestrati a seguire per impulso viscerale gli interessi della mano che paga e la cui assenza totale di attendibilità è ripetutamente documentata dai fatti.
Schema anatomico sovrapponibile ad un regime, ma peggiore, perché eterodiretto, estero e d’interesse sovranazionale.
Nel controfattuale opposto di un mezzo che risponde invece alla concorrenza di voci del corpo sociale appartenenti al suo pubblico, scaturirebbero inchieste di rilievo reale, verifiche dei fatti e una linea di responsabilità reputazionale. L’unica connotazione che rende credibile un progetto editoriale dovrebbe essere la povertà, evidenza che esclude accordi per accondiscendenza con un potere anelettivo e per lo più occulto che opera con regolarità l’espianto di organi dalle democrazie occidentali.
Solo la disclosione totale dei finanziamenti con incompatibilità regolamentate tra finanziatori e linea editoriale, revisione paritaria dei contenuti sostenuti e indicatori di esito pubblici, aprirebbe a una base metabolica di ricavi dai lettori come sistema di recupero per ripristinare l’omeostasi informativa. In latenza di questo ogni suddetta «fonte di informazione ufficiale» può dirsi solo un corpo estraneo a tale connotato, mera iatrogenesi del potere e catetere usa e getta del capitale.

29/08/2025

Tendenza umana è la ricerca di un mondo spartito tra bianco o nero, nel quale ogni osservazione è evidenza, le pieghe dissolte e i giudizi istantanei. Una semplificazione comoda come anestesia cognitiva, che seda l’attrito, ma esogena e non coesa con il complesso stratificato del piano di realtà.
Realtà, questa, che non patteggia con le limitazioni ordinarie del pensiero umano; costituita da intrecci, gradazioni, penombre, intersezioni. Mutando al variare dell’osservazione e del suo spazio. Esiliando l’idea di quella purezza astratta per farsi misura concreta. Poiché il reale abita le intercapedini, dove le matrici si toccano, le colpe conoscono le necessità e le virtù hanno crepe scavate sulla carne dei propri limiti.
D’altro lato, la semplificazione consola e ristabilisce l’omeostasi di un controllo, fantasia palliativa. Quel bianco e nero, distorsioni poste ad accecare e distruggere l’informazione, appiattendo i carichi e cancellando i rumori.
Vita è abitare nel grigio.
Tollerare l’ambivalenza e distinguere senza delimitare, incorporando principi e contesti con regole e circostanze, intenzioni ed esiti. Non relativismo bensì la fedeltà descrittiva di un mondo che vale per coordinate e condizioni di contorno, tra vincoli ed essenze. Coscienza è accettare l’ambiguità come costo fisiologico necessario, dove ogni scelta è un’incisione che comporta la perdita di tessuto.
E chi può leggerlo non pretende la pace del sonno.

Leggo sia pretestuosamente definito “studio” ciò ch’è solo una simulazione grafica, priva di peer-review e realizzata da...
02/08/2025

Leggo sia pretestuosamente definito “studio” ciò ch’è solo una simulazione grafica, priva di peer-review e realizzata da un designer senza competenza in ambito fisico, chimico, forense o anatomopatologico. Il quale parte dall’operazione metodologicamente fallace di sostituire l’indagine scientifica ufficiale che da decenni opera sulla Sindone, attraverso teams multidisciplinari composti da fisici, ingegneri e anatomopatologi, con una mera suggestione estetica che ignora il metodo sperimentale. In questo l’unico aspetto rilevante è la pochezza di una stampa sempre più amatoriale che si affama nel rilanciare titoli senza il minimo filtro analitico, con annessi utenti fanatici di ateismo ma analfabeti di metodo scientifico che si esaltano nei commenti agli articoli credendo questo sia scienza.
Nel merito, trattasi solo di un rendering 3D su un bassorilievo, pertanto un prodotto estetico e non scientifico travestito da contributo accademico. Basterebbe conoscere anche superficialmente la letteratura sulla Sindone per apprendere che l’immagine non è compatibile con alcuna forma di contatto, pigmentazione, calore o pressione. La colorazione è superficiale, interessa solo lo strato più esterno delle fibrille di lino con uno spessore misurabile intorno ai 0,2 micrometri, non penetra tra le fibre e non presenta alcuna traccia di materiali esogeni. La validazione di questo dato è stata fornita da molteplici studi spettroscopici (FTIR, micro-Raman, etc.) e termogravimetrici condotti da Adler, Rogers e Heller, e successivamente confermati da test tomografici e analisi multispettrali. Proseguendo, la densità dell’immagine varia con la distanza dal corpo e non con la pressione, il che esclude in modo netto qualsiasi ipotesi legata a sculture, bassorilievi o sagome. Questo è un dato oggettivo, misurato, testato, replicato. Non un’opinione. Il VP-8 Image Analyzer della NASA già negli anni Settanta dimostrò che l’immagine contiene informazioni tridimensionali coerenti con la morfologia di un corpo reale, non ottenibili da un contatto fisico né da tecniche artistiche. Peraltro la distribuzione del sangue è un ostacolo inamovibile per qualunque ricostruzione artificiale; parliamo di sangue umano del gruppo AB con componenti biochimiche compatibili con un soggetto sottoposto a traumi gravi, incluso l’aumento di bilirubina e metemoglobina. Le colature sono anatomicamente coerenti con la crocifissione. Anche questo è stato dimostrato in letteratura, più volte, su riviste peer-reviewed, in particolare dagli studi di Baima Bollone e Alan Adler. Il sangue è presente in forma separata tra siero e parte corpuscolata, presenta fibrina e prodotti della degradazione dell’emoglobina, e si comporta secondo dinamiche gravitazionali compatibili con un ca****re in rigidità post-mortem. A ciò si aggiungono le innumerevoli prove tessili e storiche, come la struttura a spina di pesce del tessuto (tipica dei telai del I secolo in area siro-palestinese) o la presenza di pollini mediorientali rilevati da Max Frei, appartenenti a specie presenti solo in Palestina, Anatolia e Edessa. Anche qui parliamo di dati acquisiti con protocolli documentati e analisi comparative. In particolare sono stati identificati pollini di Gundelia tournefortii, Cistus creticus e Pistacia lentiscus, tutti compatibili con l’area di Gerusalemme in primavera. A conferma di questi documenti, nel 2022 uno studio pubblicato sul Journal of Cultural Heritage ha utilizzato la tecnica WAXS per analizzare la struttura cristallina della cellulosa del lino e ha dimostrato che il degrado molecolare è compatibile con un’età di circa 2000 anni. Sono stati analizzati campioni archeologici coevi provenienti da Israele datati tra il 55 e il 74 d.C. Il comportamento strutturale della Sindone risulta sovrapponibile, mentre i tessuti medievali mostrano un profilo molecolare completamente diverso. Lo studio ha evidenziato inoltre come il metodo del radiocarbonio usato nel 1988 sia stato applicato su una porzione contaminata da restauri, alterando i risultati. Infine, questo stesso anno uno studio epistemologico pubblicato in open access ha condotto una revisione sistematica degli ultimi quarant’anni di ricerca sindonica, utilizzando criteri bayesiani e metodi di mappatura argomentativa. La conclusione basata sul peso comparativo delle evidenze è che l’ipotesi dell’autenticità storica del telo risulta oggi epistemologicamente più giustificata dell’ipotesi di una sua origine medievale. Lo studio è stato realizzato da ricercatori indipendenti di area svizzera e italiana e propone un nuovo protocollo per la valutazione multidisciplinare di reperti ad alta complessità.
Non discuto il diritto a proporre ipotesi alternative, ma fa sorridere sentir parlare di scienza senza protocolli, verifiche sperimentali, riproducibilità e confronto con l’intero corpo dei dati disponibili. Nulla di ciò è in questo, ma unicamente un modello grafico autoreferenziale privo di riscontro oggettivo e che ignora consapevolmente o meno decenni di analisi interdisciplinari. Una semplificazione comoda, utile a generare visibilità sebbene completamente scollegata dal rigore che la ricerca richiede. L’assenza di capacità di differenziare l’impatto visivo con una spiegazione causale rivela la miseria epistemica che evidenzia una totale assenza di alfabetizzazione scientifica dei molti atei che sbavano eccitati dalla pseudo-notizia, illudendosi di parlare di scienza aggrappandosi a render grafici come fossero dati, mentre connota e archivia la notizia come irrilevante per chiunque disponga di consapevolezza scientifica, e non straparla unicamente per manifestare il proprio abisso culturale.

Non un singolo media risparmia di menzionare che il killer sarebbe una presunta vittima di bullismo, come fosse in qualc...
13/06/2025

Non un singolo media risparmia di menzionare che il killer sarebbe una presunta vittima di bullismo, come fosse in qualche modo rilevante nella cronaca di un individuo adulto che irrompe in una scuola elementare e perpetra una strage di bambini inermi (che zero hanno a che vedere con il passato dell’uomo, e ai quali è unicamente stato falciato il proprio futuro). La connotazione implicita di questa narrazione è tale da caratterizzare l’evento come una sorta di epilogo patologico naturale, costituendo pertanto attenuanti del gesto. L’abominio va invece ascritto per ciò che è, ossia un atto detestabile di pura disintegrazione dell’empatia concepito ed eseguito da un codardo e un terrorista. Solo come tale andrebbe raccontato.
Fornire backgrounds o mandati simbolici alla violenza ne sdogana la replicazione; non sta ai media eseguire analisi comportamentali a manifestazioni strutturalmente deviate e da quando questo è prassi comune tali stragi proliferano.
Un uomo che sia tale sopporta il proprio dolore e non patologizza le ferite raccolte, bensì le affronta, elabora e infine trasfigura in qualcosa che abbia valore. Incarnarsi al dolore e sviluppare ossessioni che culminano in prevaricazioni e violenza sulla vita di chi è in posizione di svantaggio, rendendone uno strumento distruttivo, è unicamente l’atto estremo di codardia coagulata nella debolezza che si fa forte contro l’innocenza.

Quando i suoi coetanei affonderanno nella precarietà in un mondo egemonizzato da algoritmi, per poi scoprirsi inermi di ...
31/05/2025

Quando i suoi coetanei affonderanno nella precarietà in un mondo egemonizzato da algoritmi, per poi scoprirsi inermi di fronte al possibile arresto o manipolazione del sistema da cui dipendono, il ragazzo avrà messo materialmente le radici nella terra e interiorizzato conoscenze con cui estrarre risorse ottenendo maggiore autonomia, pertanto possibilità di sopravvivenza. A cui si addiziona il plus di un contatto costante con la matrice organica che (quando lavorata eticamente) diventa serbatoio di un microbioma ambientale denso e diversificato, offrendo riparo da microplastiche, metalli pesanti e agenti perturbanti a beneficio della regolazione immunitaria, metabolica e neurocomportamentale.

30/05/2025

L’esperienza umana si attesta come sequenza irregolare di stati emotivi, quali affetto, rigetto, legami, perdite, commozione, isolamento, accelerazione, inerzia. L’esistenza si struttura per discontinuità e si nutre di alternanze pulsionali. Sentire è vivere; ogni sentimento per natura costitutiva esige attualizzazione, in un sistema neuro-emotivo che degenera quando inattivato. La sua inibizione cronica produrrà un’ipestasia selettiva in cui l’individuo vedrà senza osservare, sentirà senza percepire, vivrà senza esistere. Uno stato nel quale la coscienza perde di coerenza temporale e orientamento finalizzato, densità di spinta generative della forza vettoriale, privato dalle quali il soggetto permeerà nella propria stasi energetica in assenza dell’energia libidica che produce un senso e una direzione al vivere.

La fisionomia evolutiva dell’AI è genesi d’un universo simulato, dove i dati si moltiplicano a ritmo esponenziale, acqui...
27/05/2025

La fisionomia evolutiva dell’AI è genesi d’un universo simulato, dove i dati si moltiplicano a ritmo esponenziale, acquisendo proprietà autogenerative e attivando costitutivamente nuove vie proliferative (non è dissimile per dinamica dalla patogenesi neoplastica). Tale crescita genera segnali inibitori alle capacità percettive di molti, scardinando il confine tra realtà e simulazione con una perdita di controllo sul profilo percettivo.
La rapida ontogenesi evolutiva dell’AI (che talvolta appare preterintenzionalmente orientata a surrogare la realtà) dispone di potenza computazionale e capacità di calcolo oltrepassano la soglia della governabilità di molti. Di conseguenza, farà maturare in parte prevalente della popolazione (non necessariamente solo nella più vulnerabile o sostituibile, ma anche nelle fasce con maggiore consapevolezza) un senso di smarrimento fisiologico e disorientamento.
Da ciò emergerà la necessità completamente umana (ed esistenziale) di sottrarsi alla deriva del vuoto prefigurato dall’apparente controllo di entità simulanti. Producendo un senso diffuso di smarrimento.
Tuttavia l’uomo, come organismo, dispone di ancoraggi biologici come risposta innata e radicale alla deriva: radicarsi nella biologia della vita.
Fondare una famiglia (o riformare vecchi nuclei familiari), coltivare una propria terra nutrendosi da ciò che genera, avere fede e discernere il proprio disegno, infine anche creare una propria biblioteca, magari di classici.
Solo ciò che ha radici nel vissuto può silenziare una simulazione. La biologia eccede di milioni di anni per complessità qualunque algoritmo o automa. Un’impronta fenotipica innata che immunizza l’organismo contro ogni agente speculativo.

Quanto “un recente studio suggerisce”, con prematurità concettuale e in un modello privo di maturazione teorica e base e...
16/05/2025

Quanto “un recente studio suggerisce”, con prematurità concettuale e in un modello privo di maturazione teorica e base empirica, è in realtà già stato definito nel lavoro che pubblicai nell’ottobre del 2023, successivamente approfondito con un volume monografico rilasciato nella seconda metà del 2024. Evidenziando una ricerca che condussi con osservazioni derivate dal mio disegno sperimentale intenzionale, a cui è conseguito il conferimento di classificazione landmark per studio ad alto profilo trasformativo (non, pertanto, uno privo di cornice interpretativa e non collocato in un quadro teorico). L’introduzione di dinamiche evolutive orbitanti attorno al microbiota di cui sono autore, nel perimetro di un impianto teorico coerente e fondato su osservazioni intenzionalmente progettate, ha delineato un modello pionieristico interpretativo e concettualmente strutturato (che differisce pertanto da rilevazioni occasionali frammentate in assenza di un modello esplicativo, come nel nuovo studio in oggetto) posto a riconfigurare i presupposti della biologia evolutiva formalizzando un nuovo modello nozionistico che attribuisce al microbiota la funzione di agente evolutivo primario, non marginale né contingente, con capacità direzionale nei processi adattativi di co-evoluzione e modulazione adattativa. La possibilità che prefiguro è la ridefinizione sistemica dei cardini della biologia evolutiva, dove considero il microbiota un player tutt'altro che “casuale”. Chi è interessato, potrà seguire anche in questa pagina la conferenza in diretta streaming che si terrà sul tema a Londra questo luglio.
È tempo la ricerca internazionale compia un salto di qualità e sia chiamata ad operare con un orientamento posto sulla consapevolezza epistemologica, sulla metodologica del quadro di riferimento e con la completezza di una maturazione critica.

09/05/2025

Opinione che scrivo dal reparto in un istante di pausa. Non ho seguito il conclave e apprendo ora, per riferimento indiretto, che il nuovo pontefice provenga da scuola agostiniana, aspetto che ha acceso un mio parziale interesse. Mi astengo per il momento dall’approfondire ciò, per non compromettere in partenza quest’aspettativa, che reputo interessante, qualora invece riscontrassi sue posizioni omiletiche in contrasto con l’eredità intellettuale autentica di Agostino. L’apprezzamento personale che rivolgo alla figura storica di Agostino d’Ippona non deriva da una devozione astratta né dalla credenza nella santificazione, quanto dal riconoscerne la lucidità con la quale già dai primi secoli dalla fondazione della Chiesa egli articolava un equilibrio avanzato tra fede e ragione, concependo la prima non come un comparto separato bensì quale controparte armonica, non antitetica, alla scienza. Ho sempre ritenuto la fede come parte di una realtà omeostatica, capace di mantenere l’equilibrio epistemico dell’organismo conoscitivo, tangibile e non in opposizione bensì in retroazione dinamica con l’istruzione e la disciplina scientifica. In questo la capacità di visione e il rigore analitico di Agostino si è attestato come superiore anche a quello moderno, e di secoli più avanzato posto in comparazione con le cosmogonie delle varie religioni sorte successivamente (cito, per esempio, il suo rifiuto della concezione di Terra piatta, che ancora il Corano accreditava come tale 500 anni dopo). Modernità che riflette la formazione originaria priva di involuzioni regressogene delle origini Cristiane, discostandosi da quant’è invece oggi lasciato sottintendere per operare discredito contro il Cristianesimo. Se interessasse, una lettura degli assunti di Agostino che ho apprezzato aveva il titolo “Augustine and Evolution”. Qualora non fosse più disponibile resta la trasposizione del manoscritto latino.
Avessi dovuto esprimere una preferenza personale circa un nuovo pontefice, probabilmente sarebbe stata rivolta al candidato di etnia africana (di cui non conosco il nome, ribadendo sia un commento scritto al volo). La sua ricordo essere la sola voce di denuncia sul martorio di cristiani in corso nel continente africano, un genocidio sottaciuto dalle istituzioni ma che ha raggiunto nuovi massimali record, in quella che connota la realtà peculiare di molte aree a prevalenza islamica.
Al netto di tutto ciò, dalle premesse preliminari che sembrano prefigurarsi circa questa nuova elezione si raffigura una scelta non strumentale o meramente politicizzata come la precedente. L’idea di fede che mi appartiene resta quella di una realtà da ingegnerizzare nell’interiorità personale, come un sistema cellulare autonomo e autoregolato che cresce si caratterizza e si rafforza in risposta agli stimoli interiori e dell’ambiente e non per cerimonie o istituzioni. Ritengo tuttavia di utilità la presenza di un pontefice che sia in grado, o ne abbia l’interesse, di costituirsi realmente quale vettore di rappresentanza che soddisfi le necessità di quei fedeli che esprimono una esigenza di comunità o di stimolanti per la propria fede, sebbene la Chiesa o qualsiasi altro organo di rappresentanza religiosa nella storia umana raramente abbia ricoperto con autenticità tale posizione.

Pensare che sostenere un nesso eziopatogenetico tra spettro autistico e disbiosi del microbiota, osando suggerire una po...
23/03/2025

Pensare che sostenere un nesso eziopatogenetico tra spettro autistico e disbiosi del microbiota, osando suggerire una possibile cura del primo intervenendo sulla modulazione del secondo, anni fa equivalesse al rischio di radiazione.

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