Psicologa Alina Mustatea

Psicologa Alina Mustatea Sono Alina, psicologa clinica,giuridica,psicodiagnosta e coordinatore genitoriale. Mi occupo di relazioni, autostima e crescita personale.

Ti aiuto a uscire dalla sofferenza e a ritrovare la tua serenità. 🔗 https://www.miodottore.it/z/roiWQh

06/01/2026

Quando qualcosa dentro di noi è stata davvero elaborata, smette di pungere.
Ciò che prima scuoteva, ora scorre come un’onda, la memoria resta, ma perde il suo potere di ferirci.
Elaborare non significa dimenticare, né cancellare ciò che è stato.
Significa trasformarlo, comprenderlo, lasciarlo andare nella forma in cui ci teneva prigionieri.

A volte non è la tua voce a parlarti.È la voce di chi ti ha guardato per primo ( genitori)C’è un fenomeno psicologico po...
05/12/2025

A volte non è la tua voce a parlarti.
È la voce di chi ti ha guardato per primo ( genitori)

C’è un fenomeno psicologico potentissimo:
l’Effetto Rosenthal, o Effetto Pigmalione.
Significa che le aspettative delle persone per noi importanti possono modellare il nostro comportamento.

E gli esempi li vediamo ogni giorno.

Un genitore ripete:
“Sei uguale a tuo padre, sempre distratto”
Il bambino inizia davvero a sbagliare di più,
perché viene osservato come “quello che non è attento”.

Una madre dice spesso:
“Fortunatamente tu non sei come tua sorella, non mi fai preoccupare”.
E la figlia diventa l’adulto che non chiede mai aiuto,
anche quando ne avrebbe bisogno.

Un partner dice:
“Tanto tu sai rispondere solo con rabbia”
E senza accorgersene ti incastra in un ruolo che finisci per interpretare davvero.

✨ La verità psicologica ⬇️

Diventiamo ciò che gli altri si aspettano da noi,soprattutto quando siamo piccoli…
e continuiamo a crederci anche da grandi.

Ma la buona notizia è questa:
Quella voce interna si può riscrivere.
E tornare ad essere tua.✨

Frase neutra: “Hai finito?”Per qualcuno: “Sì, dimmi pure.”Per chi ha un modello critico: “Sono lento. Sto sbagliando. Lo...
04/12/2025

Frase neutra: “Hai finito?”

Per qualcuno: “Sì, dimmi pure.”
Per chi ha un modello critico: “Sono lento. Sto sbagliando. Lo sto deludendo.”

Ogni persona ha schemi mentali costruiti nel tempo (abbandono, svalutazione, fallimento,
controllo, colpa).Quando arriva uno stimolo, non lo vive per quello che è, ma per ciò che significa in funzione del suo modello interno.

Morale:

Non reagiamo a ciò che accade, ma al significato che gli diamo.

Dott.ssa A.Mustatea

L’amore omesso non lascia lividi, ma vuoti.A volte pensiamo che per rimanere feriti servano urla, punizioni o violenze.I...
04/12/2025

L’amore omesso non lascia lividi, ma vuoti.

A volte pensiamo che per rimanere feriti servano urla, punizioni o violenze.
In realtà, una delle ferite più profonde nasce da qualcosa di molto più silenzioso —> l’amore che non abbiamo ricevuto.

Quando da piccoli non ci siamo sentiti visti, ascoltati o considerati, il nostro cervello non ha registrato “i miei genitori non riuscivano a darmelo”, ma ha registrato:
“non sono abbastanza per meritare amore”
“devo fare di più per essere notata”
“se non ricevo, è perché valgo poco”

Queste idee restano attive ancora oggi, anche se non te ne accorgi.Non perché sono vere, ma perché il tuo sistem emotivo si è formato così.

🧠 Perché questo vuoto fa così male?
Perché non ha una forma chiara. Non è un evento.
È una sensazione cronica: mancava qualcosa che sarebbe dovuto esserci.

E quando qualcosa manca a lungo:
si sviluppa insicurezza,
si diventa ipercritici con se stessi,
ci si accontenta nelle relazioni,
si ha sempre paura di sbagliare o di essere rifiutati,
ci si sforza di “meritare” l’amore invece di riceverlo spontaneamente.

La buona notizia

Il vuoto non è una condanna.
Può essere colmato oggi con:
-relazioni sane,
-esperienze correttive,
-auto-compassione,
-confini chiari,
-e, soprattutto, riconoscendo che quel vuoto non è colpa tua.

La buona notizia è che puoi imparare a darti quello che allora non hai ricevuto.✨

28/11/2025

La strada per la guarigione da adulti è trovare un terapeuta empatico che non copra i genitori ma avendo fatto lui stesso un percorso su se stesso è in grado di ascoltare il bambino ferito che ognuno di noi si porta dentro, facendolo sentire dalla parte della ragione e aiutandolo ad uscire dallo stato di impotenza vissuto nell’infanzia dicendo al paziente no di perdonare i genitori ma di riconoscere i veri sentimenti e le vere emozioni che si provano verso gli stessi, non si tratta neanche di giudicare i genitori ma di riconoscere la verità senza più rimuoverla perchè questo comporta sofferenza a tutti i livelli e una vita insoddisfacente e vissuta nella menzogna.

La rivolta del Corpo
Alice Miller

25/11/2025

Quando sentiamo parlare di violenza pensiamo ad un'atto fisico, un livido, qualcosa oggettivamente dimostrabile. Ciò che dobbiamo tenere ben a mente è che, la violenza, non ha un' aspetto specificamente definito.
Spesso l' ARMA UTILIZZATA E' LA PAROLA.

La parola diventa umiliazione e critica: ti sentirai criticata a causa di un vestito che vorrai indossare, perchè a detta di qualcuno, sarà "troppo corto", "troppo aderente per le tue forme", e forse finirai per credergli, per dargli ragione. Ti prego non farlo. L' unica cosa stretta che indossi ogni giorno della tua vita è il TUO UOMO. Probabilmente ti sentirai dire: sei una mamma, non mettere quei tacchi, quel rossetto. Come fai ad occuparti di tuo figlio con quelle unghie? Come a voler dire che diventare mamma significa automaticamente rinunciare alla propria femminilità. Non permettere a nessuno di definirti, di dirti quando essere più o meno donna. Non permettere a nessuno di svalutare il tuo lavoro, i tuoi interessi, chiunque esso sia, compagno, genitore, figlio.

La VIOLENZA E' CONTROLLO: controllo degli spostamenti e pretesa di una risposta immediata a chiamate o messaggi; controllo dei social al fine di monitorare le interazioni sociali. Tutto questo non è definibile come una normale forma di gelosia, non scambiare queste azioni per amore. Il controllo si manifesta attraverso l' alterazione di esplosioni di rabbia e momenti di grande gentilezza e affettività che ti lascerà confusa e disorientata.

La violenza è accusa e negazione: tenderanno ad attribuirti la causa della loro rabbia e del loro comportamento. Ti destabilizzeranno attraverso la negazione di fatti realmente accaduti; ti diranno che non sono stati loro a inviare quel messaggio, a chiedere a quella ragazza di uscire, di essere stati a letto con un'altra e, semmai lo ammetteranno, ti diranno che la colpa è tua: sei stata poco presente, poco amorevole, poco sexy, insomma ti faranno credere di essere responsabile in parte di quel tradimento. Anche qui, ricorda, di poco c'è solo una cosa: il poco rispetto che il tuo uomo ha di te. Un uomo piccolo è fatto di idee, di scuse, di azioni altrettanto piccole.

LA VIOLENZA E' TRASCURATEZZA EMOTIVA E ISOLAMENTO.
Quando sentirai il bisogno di parlargli delle tue paure, dei tuoi dubbi, del tuo dolore, tenderà a interrompere la comunicazione ignorando i tentativi di dialogo. Ti dirà che sei pazza, che sei paranoica o semplicemente che hai rotto il c***o.
Le carezze, sempre se mai ci siano state, diventeranno un vecchio ricordo o, perlomeno, qualcosa che ti dovrai guadagnare ogni giorno. Cercherà di isolarti attraverso un discredito di tutte le persone vicine ( familiari o amici) mettendotele contro e facendo appello a una tua instabilità psicologica.

Per uscire da queste difficili situazioni relazionali LA PARTE PIU' COMPLICATA E' RICONOSCERE CHE CIO' CHE SI STA VIVENDO E' QUALCOSA DI TOSSICO e, per arrivare a questa consapevolezza, È NECESSARIO CHIEDERE AIUTO.

Molte sofferenze dell’età adulta non nascono dal presente, ma da parti infantili rimaste sole.L’immagine rappresenta pro...
31/10/2025

Molte sofferenze dell’età adulta non nascono dal presente, ma da parti infantili rimaste sole.

L’immagine rappresenta proprio questo: l’adulto che continua a remare nella nebbia, cercando direzioni, soluzioni, risposte… mentre sotto la superficie vive ancora il bambino ferito, con il suo dolore silenzioso.

E fino a quando quel bambino resta invisibile, continueremo a cercare fuori ciò che è rimasto in sospeso dentro.

Guarire significa riconoscere quella parte sommersa, darle voce, ascoltarne il bisogno profondo di essere vista, compresa, accolta.
Non per cancellare la ferita, ma per integrarla nella narrazione di sé, restituendole dignità e significato.

Dott.ssa A.Mustatea

Non tutte le persone sono disposte a vedere una prospettiva diversa dalla propria. Alcune ascoltano solo per rispondere,...
30/10/2025

Non tutte le persone sono disposte a vedere una prospettiva diversa dalla propria. Alcune ascoltano solo per rispondere, non per comprendere.

Cercare di spiegarsi a chi non vuole mettersi in discussione significa solo consumare energia emotiva preziosa.

La maturità non è avere sempre l’ultima parola, ma riconoscere quando una discussione non può portare crescita.
Scegliere il silenzio, a volte, non è arrendersi,è proteggere la propria pace interiore

Dott.ssa A.Mustatea

Una parte di noi rimane sempre lì, con la mano tesa verso chi non c’era. È la parte bambina o il bambino interiore che c...
29/10/2025

Una parte di noi rimane sempre lì, con la mano tesa verso chi non c’era. È la parte bambina o il bambino interiore che continua ad aspettare uno sguardo, una parola, una presenza capace di farli sentire al sicuro. Ma a volte quei genitori, pur volendo bene, non hanno saputo dare ciò che serviva perché nessuno lo aveva dato a loro.

Guarire non significa accusarli, ma riconoscere ciò che è mancato, perché solo nominando la mancanza possiamo smettere di rincorrerla.
La guarigione inizia quando smettiamo di aspettare che tornino, e scegliamo di tornare noi indietro, a prendere per mano quella bambina o quel bambino che è rimasto lì, sospeso nel tempo, in attesa di essere finalmente visto, accolto, amato.

È questo l’inizio della libertà: diventare oggi il genitore emotivo che ieri non abbiamo avuto.

Quando la protezione non c’era…Ci sono persone che, da piccole, per sentirsi al sicuro hanno dovuto immaginare una prese...
29/10/2025

Quando la protezione non c’era…

Ci sono persone che, da piccole, per sentirsi al sicuro hanno dovuto immaginare una presenza, perché nessuno era lì a cogliere le loro paure o i loro bisogni.

Questa immagine parla proprio di loro…
di chi ha conosciuto troppo presto la solitudine emotiva,di chi ha imparato a proteggersi da solo,
di chi ha dovuto costruirsi da sé il proprio spazio di sicurezza,quando nessuno sapeva offrirglielo.

28/10/2025

A volte un genitore, senza esserne consapevole, ripete con i propri figli le stesse ferite che ha vissuto nella propria infanzia.
Non lo fa per cattiveria, ma perché non ha mai elaborato davvero ciò che ha subito: umiliazioni, freddezza, svalutazione, abbandono o controllo.
Così, quando si trova nel ruolo genitoriale, può proiettare sul figlio la rabbia, la frustrazione o il bisogno di riscatto che provava verso i propri genitori e finisce per “vendicarsi” di quel dolore originario, ma nel posto sbagliato.

Solo la consapevolezza interrompe questa catena.
Quando un genitore riconosce il proprio dolore e lo affronta, smette di farlo ricadere anche involontariamente sui figli.

Dott.ssa A. Mustatea

28/10/2025

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Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
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