10/01/2024
Mia nonna, già alzata prima di tutti, mi dava una grande tazza di caffè con pezzi di pane e mi chiedevo se avessi dormito bene.
Se le raccontavo qualche brutto sogno nato dalle storie del nonno, lei mi rassicurava sempre: "Non ascoltare, nei sogni non c'è fermezza".
Pensavo allora che lei, anche se era anche una donna molto saggia, non riusciva a raggiungere le altezze di mio nonno, che steso sotto il fico, con il nipote accanto, era capace di far muovere l'universo solo con due parole.
Molti anni dopo, quando lui era già andato via da questo mondo e io ero un uomo fatto, sono venuto a capire che anche la nonna credeva nei sogni.
Un'altra cosa non può significare che una notte seduta davanti alla porta della sua povera casa, dove allora viveva sola, guardando le stelle più grandi e minori, avrebbe detto queste parole: "Il mondo è così bello e io ho tanta pena di morire".
Non ha detto paura di morire, ha detto pena di morire, come se la vita di pesante e continuo lavoro che era stata la sua, in quel momento quasi finale, stesse ricevendo la grazia di un addio supremo e ultimo, il conforto della bellezza rivelata, proprio lì nella sua casa, così speciale nel mondo, perché in essa vivevano persone capaci di dormire con i maiali come se fossero i loro stessi figli, persone che avevano pena di andarsene dalla vita solo perché il mondo era bello, persone come mio nonno, pastore e narratore, che sentendo che la morte stava venendo a cercarlo, ha detto addio agli alberi del suo orto uno ad uno, abbracciandoli e piangendo perché sapeva che non li avrebbe più rivisti.
(José Saramago - dal Discorso di accettazione del Nobel per la letteratura nel 1998)