15/02/2026
Massimo Recalcati ci ricorda che amare un figlio non è trattenerlo, ma avere la fede sufficiente per lasciarlo andare. Non è possederlo, ma avere la capacità di ritrarsi senza abbandonarlo.
Nel lavoro sistemico vedo quanto sia sottile il confine tra guida e controllo.
L’amore diventa standard quando, senza accorgercene, chiediamo ai figli di rassicurarci invece che di rivelarsi. Quando pretendiamo che confermino la nostra idea di normalità, invece di avere il coraggio di incontrare la loro differenza e sostenerla e apprezzarla.
Così la protezione diventa una gabbia e la diversità un difetto da aggiustare.
Amare le “storture” significa permettere ai figli di essere altro da noi.
E tollerare che la loro unicità non ci assomigli.
Il senso della vita non si spiega.
Si testimonia.
…I figli possono trovare il loro cammino quando la nostra mano ha la fede sufficiente per perderli.... Attenzione, nessuno ha verità. Non ci sono esperti, ma amare significa donare a lui il nostro ritrarsi, è il sacrificio della proprietà. Il dono più grande che possiamo fare ai nostri figli non è dargli tutte le risposte, non è spiegargli il senso della vita, ma dimostrargli, con il nostro esempio quotidiano - e non attraverso la retorica - che la vita ha senso... e mostrare loro tutta la nostra fragilità..... Il dono più grande della genitorialità è non ricondurre la vita del figlio a uno standard di normalità. Il dono più grande della genitorialita è amare le storture, le bizzarrie. Non raddrizziamo le viti storte, scommettiamo tutto invece sulle diversità. Io genitore voglio che tu sia quello che desideri.
Massimo Recalcati