Counselor Maria Cristina Madera

Counselor Maria Cristina Madera Counselor olistico sistemico relazionale.

Massimo Recalcati ci ricorda che amare un figlio non è trattenerlo, ma avere la fede sufficiente per lasciarlo andare. N...
15/02/2026

Massimo Recalcati ci ricorda che amare un figlio non è trattenerlo, ma avere la fede sufficiente per lasciarlo andare. Non è possederlo, ma avere la capacità di ritrarsi senza abbandonarlo.
Nel lavoro sistemico vedo quanto sia sottile il confine tra guida e controllo.
L’amore diventa standard quando, senza accorgercene, chiediamo ai figli di rassicurarci invece che di rivelarsi. Quando pretendiamo che confermino la nostra idea di normalità, invece di avere il coraggio di incontrare la loro differenza e sostenerla e apprezzarla.
Così la protezione diventa una gabbia e la diversità un difetto da aggiustare.
Amare le “storture” significa permettere ai figli di essere altro da noi.
E tollerare che la loro unicità non ci assomigli.
Il senso della vita non si spiega.
Si testimonia.

…I figli possono trovare il loro cammino quando la nostra mano ha la fede sufficiente per perderli.... Attenzione, nessuno ha verità. Non ci sono esperti, ma amare significa donare a lui il nostro ritrarsi, è il sacrificio della proprietà. Il dono più grande che possiamo fare ai nostri figli non è dargli tutte le risposte, non è spiegargli il senso della vita, ma dimostrargli, con il nostro esempio quotidiano - e non attraverso la retorica - che la vita ha senso... e mostrare loro tutta la nostra fragilità..... Il dono più grande della genitorialità è non ricondurre la vita del figlio a uno standard di normalità. Il dono più grande della genitorialita è amare le storture, le bizzarrie. Non raddrizziamo le viti storte, scommettiamo tutto invece sulle diversità. Io genitore voglio che tu sia quello che desideri.

Massimo Recalcati

06/02/2026

Spesso si sente dire: “Tu non hai figli, non puoi capire.”
È una frase che viene pronunciata quasi senza pensarci, ma che porta con sé un confine implicito: divide chi “sa” da chi resta fuori, chi è autorizzato a parlare da chi dovrebbe tacere.
È vero, alcune esperienze non si possono comprendere fino in fondo se non le si attraversa. Ma comprendere non coincide sempre con vivere la stessa storia. La capacità di sentire, di ascoltare, di rispettare il vissuto dell’altro non nasce solo dall’aver occupato un ruolo.
A volte dimentichiamo che le scelte di vita non sono medaglie. Avere figli, un partner, una famiglia può essere una ricchezza, ma non definisce il valore di una persona né la rende più consapevole, più profonda o più “a posto” di un’altra.

Esiste una narrazione silenziosa che associa la completezza all’aderire a certi ruoli, come se fossero questi a stabilire chi può comprendere e chi no. Eppure il benessere, così come la maturità emotiva, nasce altrove: dal modo in cui si abita la propria vita, dalla capacità di stare con sé stessi, di non fare danno, di essere una presenza rispettosa nelle relazioni.

Si può essere genitori e restare distanti, rigidi, poco in ascolto. Si può non esserlo e avere uno sguardo capace di cura, di attenzione, di profonda umanità.

Forse non è tanto questione di capire tutto, quanto di riconoscere che ogni esperienza merita rispetto. E che la verità di una persona non dipende dai ruoli che ricopre, ma da come sceglie di stare nel mondo e nelle relazioni.

Sono d’accordo.Empatia, ascolto e sensibilità sono qualità umane fondamentali, ma non definiscono una professione.Nel mi...
27/01/2026

Sono d’accordo.
Empatia, ascolto e sensibilità sono qualità umane fondamentali, ma non definiscono una professione.

Nel mio lavoro di counselor mi capita spesso di chiarire che il counseling non è psicologia e non nasce per sostituirla. Sono ambiti diversi, con finalità, strumenti e responsabilità differenti.

Il counseling non fa diagnosi né terapia, e proprio per questo riconosce il valore della psicologia e il momento in cui è necessario l’invio ad altri professionisti.

Fare cultura del benessere significa dare nome alle cose, rispettare i confini professionali e tutelare le persone attraverso la chiarezza, non la confusione.

Maria Cristina Madera – Counselor sistemico familiare relazionale

Per chi è curioso di saperne un po’ di più su cos’è il counseling, questo il link ad una mia intervista per il portale d...
19/01/2026

Per chi è curioso di saperne un po’ di più su cos’è il counseling, questo il link ad una mia intervista per il portale della Regione Lazio dedicato a estetica e benessere.

🟢 𝐌𝐀𝐑𝐈𝐀 𝐂𝐑𝐈𝐒𝐓𝐈𝐍𝐀 𝐌𝐀𝐃𝐄𝐑𝐀 - 𝐂𝐎𝐔𝐍𝐒𝐄𝐋𝐎𝐑 𝐒𝐈𝐒𝐓𝐄𝐌𝐈𝐂𝐎 𝐅𝐀𝐌𝐈𝐋𝐈𝐀𝐑𝐄 𝐑𝐄𝐋𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐀𝐋𝐄𝘾𝙊𝙐𝙉𝙎𝙀𝙇𝙄𝙉𝙂 𝙎𝙄𝙎𝙏.....

06/01/2026

Quando perdiamo qualcuno che amiamo, il dolore non è solo una ferita: è uno strappo nel tempo.
La vita continua a scorrere intorno, ma dentro tutto si ferma. Il corpo va avanti, la mente molto spesso no. Il dolore può immobilizzare, togliere forza, rendere pesanti i pensieri, spegnere il desiderio, e in questo non c’è nulla di sbagliato.

Il lutto non è qualcosa da “superare” in fretta, é un territorio da attraversare che spesso fa paura e in cui ci si sente smarriti.
All’inizio può sembrare impossibile muoversi, perché ogni passo sembra un tradimento: ridere, progettare, persino respirare a fondo può far sentire in colpa. Come se andare avanti significasse lasciare indietro chi non c’è più.

Eppure il dolore non chiede di essere scacciato, ma ascoltato.
Immobilizza perché è troppo grande per essere contenuto tutto insieme. Per questo a volte l’unica cosa possibile è restare fermi, respirare, concedersi il diritto di non funzionare, di non avere risposte, di non essere forti.

Col tempo, non perché il dolore diminuisca, ma perché impariamo a farci spazio, qualcosa cambia.
Non smettiamo di amare, non dimentichiamo. Impariamo piuttosto a portare quella presenza in un modo nuovo: nei gesti, nei ricordi, nel modo in cui guardiamo il mondo e nel modo in cui ci rapportiamo agli altri, spesso con più silenzio e più profondità.

Nel tempo del lutto non c’è una direzione giusta, né un ritmo da rispettare.
C’è solo l’ascolto di ciò che è possibile oggi. A volte è un passo, a volte è fermarsi.
Entrambe sono forme di cura.

Il dolore non è un errore da correggere, ma una risposta d’amore a una perdita reale.
E anche quando sembra immobilizzarci, sta dicendo qualcosa di prezioso: che il legame c’è stato, che ha contato, e che continua a vivere dentro di noi, in una forma diversa.
💖

25/11/2025
❤️
20/11/2025

❤️

Ciao, sto offrendo assistenza a questa raccolta fondi su GoFundMe. Se puoi, prendi in considerazione la possibilità di s...
09/11/2025

Ciao, sto offrendo assistenza a questa raccolta fondi su GoFundMe. Se puoi, prendi in considerazione la possibilità di sostenerla, donando o condividendo il link. Ogni piccolo gesto di aiuto fa un'enorme differenza.

https://gofund.me/1be7d720f

Chi può...chi vuole. Grazie. 🙏🏻❤️

Sono stati giorni pesanti. Di quelli che ti schiacciano, che ti tolgono … Salvatore Savasta ha bisogno del tuo sostegno per Con il cuore e con le gambe ❤️

21/10/2025

Spiega il tuo lavoro come se stessi preparando un cocktail.

Nome drink: Relational Sour
Grado alcolico: 0% giudizio, 100% presenza

Ingredienti
•50 ml storia e contesto (genogramma fino a 3 generazioni)
•30 ml obiettivi condivisi (contratto chiaro)
•20 ml risorse e competenze della/e persona/e
•15 ml domande circolari (un buon agrume che “apre”)
•2 dash pattern ricorsivi da riconoscere (il “bitter” che dà senso)
•Ghiaccio: setting sicuro, confini, riservatezza
•Guarnizione: compiti tra le sessioni, micro-esperimenti relazionali

Strumenti
•Shaker = relazione terapeutica
•Cucchiaio da bar = riflessione e riformulazione
•Strainer = confini e metodo (filtra il superfluo)

Preparazione
1.Mise en place: accogli, definisci il contratto, costruisci alleanza.
2.Versa la base: mappa il sistema (genogramma, narrazioni, ruoli).
3.Aggiungi il citrus: domande circolari per spostare prospettiva.
4.Dash di bitter: rendi visibili i pattern che irrigidiscono le relazioni.
5.Shakera con ghiaccio: co-costruisci ipotesi e nuove letture.
6.Filtra e assaggia: feedback, ricalibra gli obiettivi con tutti i presenti.
7.Servi a piccoli sorsi: assegna compiti concreti e osserva gli effetti nel sistema.

Note di servizio
•Non dico chi ha ragione: facilito dialoghi e nuove connessioni.
•Lavoro su responsabilità e confini, non su colpe.
•Effetto atteso: più consapevolezza dei legami, decisioni pratiche, benessere relazionale.
•Possibili effetti collaterali: leggera vertigine da cambiamento… passa in pochi incontri 😉.

Il counseling migliora la vita. 😊
16/10/2025

Il counseling migliora la vita. 😊

Indirizzo

Rome
00156

Telefono

+393491945431

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Counselor Maria Cristina Madera pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Lo Studio

Invia un messaggio a Counselor Maria Cristina Madera:

Condividi

Share on Facebook Share on Twitter Share on LinkedIn
Share on Pinterest Share on Reddit Share via Email
Share on WhatsApp Share on Instagram Share on Telegram