Il Fattore Umano - Management Coaching and Consulting

  • Casa
  • Italia
  • Rome
  • Il Fattore Umano - Management Coaching and Consulting

Il Fattore Umano - Management Coaching and Consulting Parliamo di crescita personale, comunicazione, cambiamento e rinnovamento, perché per essere veramente noi stessi dobbiamo essere il meglio di noi stessi.

Per chi non si stanca mai di esplorare se stesso e vede in ogni esperienza un’occasione di crescita, per chi sa che fallire fa parte del processo di apprendimento e per chi crede al valore della curiosità come scelta.

Non sono solo custodi di segreti adolescenziali o taccuini per aspiranti scrittori.I  , in ogni loro forma, rappresentan...
06/02/2026

Non sono solo custodi di segreti adolescenziali o taccuini per aspiranti scrittori.
I , in ogni loro forma, rappresentano strumenti clinici e psicologici di straordinaria efficacia.

La ricerca scientifica è concorde: affidare pensieri, ricordi e speranze alla carta non è solo un esercizio mnemonico, ma una vera e propria terapia del benessere.

Ma cosa accade esattamente nella nostra mente quando prendiamo in mano una penna?

🔍L’oggettivazione delle emozioni
Secondo lo psicologo Pennebaker, scrivere costringe a rendere più oggettive le emozioni. Tradurre un vissuto emotivo in parole richiede uno sforzo cognitivo di elaborazione: si passa dal "sentire" al "comprendere". Questo processo aiuta a dare una logica ai pensieri, trasformando un flusso caotico in un racconto coerente.

👁"Guardarsi da fuori"
Tenere un diario favorisce il distanziamento cognitivo. Descrivere ciò che accade permette di assumere la prospettiva di un osservatore esterno. Questo "spazio" tra noi e l'emozione provata è fondamentale per regolare le reazioni emotive, specialmente in situazioni critiche come lutti, malattie o perdite lavorative.

✨Gratitudine
Approcci come la "psicologia positiva" di Martin Seligman evidenziano l'efficacia del diario della gratitudine. Appuntare a fine giornata gli episodi positivi — anche minimi — aiuta a controbilanciare la tendenza naturale della mente a focalizzarsi sul negativo.

🗺️Dare un senso
Scrivere è un modo per attribuire significato a ciò che accade. Non è un caso che molte persone colpite da eventi traumatici sentano il bisogno di testimoniare la propria esperienza. Il diario diventa un interlocutore silenzioso che permette di trasformare il dolore in una narrazione adattativa, facilitando la crescita e il superamento delle difficoltà.

La scrittura non è l'unica via, ma è una delle più accessibili. Che sia al mattino per imprimere i sogni o la sera per rielaborare la giornata, l'importante non è la forma estetica del racconto, ma l'atto deliberato di dare ordine al proprio mondo interiore.

Credits by: Focus

L’era dell’  ha introdotto un paradosso silenzioso: mentre la velocità di esecuzione aumenta in modo esponenziale, i per...
05/02/2026

L’era dell’ ha introdotto un paradosso silenzioso: mentre la velocità di esecuzione aumenta in modo esponenziale, i percorsi attraverso i quali le persone costruiscono la propria ed rischiano di indebolirsi.

Esiste una distinzione fondamentale: l’accelerazione velocizza il risultato, ma è solo lo sviluppo che trasforma l’individuo. Confondere i due processi significa rischiare di avere team produttivi nel breve periodo, ma privi di quella padronanza profonda che nasce solo dal confronto con la complessità.

Ecco 4 punti chiave per preservare il valore umano nell'era delle macchine:

📉"Scorciatoie" cognitive
La padronanza di una competenza nasce dalle ore di pratica, dai fallimenti. Quando l’IA svolge il lavoro iniziale — analizzando dati o generando bozze — elimina proprio quell'attrito che insegna a pensare in modo critico. Senza lo sforzo della reiterazione, si rischia di perdere la capacità di giudizio.

📢+ Contenuti - pensiero
Se le tecnologie digitali hanno aumentato il numero di riunioni, l’IA sta aumentando il volume dei contenuti. Il risultato? Un flusso incessante di report generati con sforzo minimo, che saturano l'attenzione e riducono lo spazio per la riflessione profonda. La sfida è saper discernere il valore nel rumore.

🤝Palestra emotiva
L’empatia non è una formula, ma una capacità comportamentale che si costruisce attraverso l’esposizione reale ai conflitti. Se l’IA viene utilizzata come mediatore per gestire le situazioni interpersonali spinose, si privano i collaboratori dei contesti necessari per sviluppare sensibilità e resilienza relazionale.

🧭Delegare la scelta
Sistemi che suggeriscono costantemente il "prossimo passo" tendono a depotenziare la capacità di scelta individuale. Lo sviluppo umano richiede di mantenere spazi deliberati per la decisione e la responsabilità personale, che l’algoritmo non può sostituire.

La vera sfida dei leader di oggi non è implementare l'IA, ma agire come "architetti dell'apprendimento", proteggendo gli attriti necessari che permettono al team di fiorire.

Credits by: HBR

Ti è mai capitato di sentire l’aria "pesante" appena varcata la soglia dell’ufficio?O di assistere a uno scatto d'ira im...
04/02/2026

Ti è mai capitato di sentire l’aria "pesante" appena varcata la soglia dell’ufficio?
O di assistere a uno scatto d'ira improvviso durante una riunione?

In contesti iper-competitivi e con una leadership poco attenta, la lavorativa sta diventando l'elefante nella stanza. Ma non si manifesta sempre con urla o colpi sul tavolo. Spesso è più sottile e silenziosa:

Il gossip distruttivo che logora i rapporti.

Feedback poveri o manipolati che lasciano i collaboratori nel limbo.

Il sovraccarico punitivo, dove il lavoro diventa una forma di costrizione.

Il "rimuginio interno", un silenzio che costa carissimo in termini di salute.

Il corpo non mente. Chi prova questa rabbia sperimenta un’attivazione costante: battito accelerato, pugni chiusi, mal di testa. A lungo termine, non è solo il clima aziendale a soffrire, ma la salute stessa: rischi cardiovascolari, ipertensione e burnout sono dietro l'angolo.

La rabbia può avere un risvolto costruttivo?
💡 Incredibilmente, sì. Gli psicologi ci dicono che, se controllata, la rabbia è un’"emozione di status". È un segnale funzionale: ci dice che un diritto è stato calpestato, che una promessa è stata tradita o che un obiettivo è bloccato da un’ingiustizia. È la "bussola" che indica che qualcosa non va e che va cambiato.

Cosa può fare un’organizzazione? Non basta "calmare gli animi". Serve:

1️⃣ Tolleranza zero verso l'ostilità gratuita.
2️⃣ Affrontare subito le micro-conflittualità latenti prima che diventino violenza.
3️⃣ Incoraggiare la diversità di idee, creando spazi di confronto dove il disaccordo sia costruttivo e non una colpa.

Un leader non deve solo gestire compiti, ma deve saper riconoscere i "detonatori" emotivi del proprio team. Ignorare la rabbia non la fa sparire; la trasforma in un veleno lento.

👇 E tu, hai mai visto la trasformarsi in un motore di cambiamento positivo o è rimasta solo una forza distruttiva?

Credits by: PsicologiaContemporanea

Smettiamola di dirci che "il tempo guarisce tutto".Se parliamo di salute mentale, il tempo non è un medico: spesso è sol...
03/02/2026

Smettiamola di dirci che "il tempo guarisce tutto".
Se parliamo di salute mentale, il tempo non è un medico: spesso è solo un complice che permette al disagio di mettere radici più profonde.

Molti di noi aspettano di essere "veramente in crisi" prima di chiedere aiuto. È un po' come aspettare che il motore dell'auto esploda prima di controllare l'olio.
Perché lo facciamo? Per colpa dello stigma, della vergogna o della falsa convinzione che soffrire in silenzio sia un segno di forza.

Ecco perché "lasciar passare il tempo" è una strategia rischiosa, spiegato in tre punti chiave:

1. Il fattore DUI (Duration of Untreated Illness) ⏳
In psicologia esiste un concetto fondamentale: la Durata della Malattia non Trattata. Più tempo passa tra la comparsa dei primi sintomi e l’inizio della terapia, più il trattamento rischia di essere lungo e complesso.

La buona notizia: Intervenire entro le prime 8 settimane da un episodio depressivo aumenta del 70% la probabilità di una guarigione efficace e rapida.

2. La psicoterapia non è (solo) un pronto soccorso 🏥
C'è l'idea che dallo psicologo ci vadano solo i "matti" o chi è disperato. La realtà è che la terapia è uno strumento di manutenzione ordinaria. Serve a prevenire che un malessere lieve diventi cronico, a sviluppare "anticorpi emotivi" (resilienza) e a migliorare la nostra capacità di stare con gli altri.
Come dice l'OMS, la salute mentale è la capacità di realizzare il proprio potenziale, non solo l'assenza di disturbi.

3. I problemi psicologici raramente "evaporano" 💨
L'ansia, le ossessioni o i traumi non curati tendono a peggiorare, influenzando anche la salute fisica e i comportamenti (isolamento, dipendenze, abbandono del lavoro). Aspettare che passi da sola è come sperare che un debito in banca si cancelli semplicemente non aprendo l'estratto conto.

La psicoterapia proattiva (come la CBT) ci insegna a disinnescare i pensieri negativi prima che diventino una gabbia. Prendersi cura di sé non è un segno di debolezza, ma un atto di estrema intelligenza sociale e personale.

Credits by: State Of Mind

Abbiamo un problema culturale: spesso associamo la parola "No" all'ottusità, alla chiusura o alla mancanza di spirito di...
02/02/2026

Abbiamo un problema culturale: spesso associamo la parola "No" all'ottusità, alla chiusura o alla mancanza di spirito di squadra.
Di contro, premiamo i leader "super-disponibili", quelli che dicono sempre di sì a ogni nuova iniziativa, a ogni cambio di rotta improvviso.

La verità? Un che dice sempre di sì non ha una strategia.
O, peggio, sta trascinando il proprio team verso il e la mediocrità.

I 5 pilastri del "No" strategico:

🧭Discernimento
La maggior parte dei "sì" nasce dalla fretta. Il vero leader si impegna a non rispondere finché non ha valutato la richiesta attraverso i parametri del focus a lungo termine. Chiediti: "Questa attività accelera il raggiungimento dei nostri obiettivi chiave?". Se non c'è allineamento, il "no" è un dovere.

📢Comunicazione Trasparente
Un "no" non ha bisogno di mille scuse. Anzi, scusarsi eccessivamente indebolisce la decisione. Sii diretto ed evita l'ambiguità. Quando un "no" è motivato dalla visione aziendale, viene rispettato molto più di un "sì" poco convinto.

🦁Il Coraggio del Disagio
Questa è la parte più dura. Dire di no significa accettare che qualcuno rimarrà deluso. Molti leader cedono per evitare il conflitto immediato, ma un leader coraggioso preferisce un momento di tensione oggi a un fallimento del team domani.

⚖️Nulla si crea dal nulla
Non puoi aggiungere una goccia in un bicchiere già pieno senza che qualcosa trabocchi. Ogni "sì" ha un costo. Se decidi di accettare una nuova richiesta, devi essere capace di dire apertamente: "Ok, lo facciamo, ma quale di questi altri progetti prioritari dobbiamo mettere in pausa?".

🔄Coerenza Decisiva
Se il tuo "no" dipende dall'umore o dalla simpatia, crei incertezza. Se invece si basa su standard predefiniti e coerenti, crei sicurezza psicologica. Il tuo team deve poter prevedere le tue decisioni perché sa che segui una bussola di valori e priorità, non il vento del momento.

Un "no" ponderato non è un muro, ma un confine. È lo spazio necessario che protegge l'energia del team per trasformare i pochi "sì" in risultati straordinari.

Credits by: Psychology Today

Oggi sentiamo parlare di "self-love" ovunque.Scorrendo i social, sembra che amarsi significhi farsi un bagno caldo, comp...
30/01/2026

Oggi sentiamo parlare di "self-love" ovunque.
Scorrendo i social, sembra che amarsi significhi farsi un bagno caldo, comprare un frappuccino o, peggio, tagliare fuori chiunque mostri un minimo "red flag" in nome della nostra pace interiore.

Ma attenzione: se trasformiamo l'amor proprio in un bunker, rischiamo di trovarci in una prigione di solitudine.

Stiamo confondendo l'auto-cura (self-care) con l'amor proprio (self-love).
Il vero amore per se stessi non è un atto di isolamento, ma il carburante per connessioni più profonde.

🚩La trappola della "Protezione della Pace"
Dire "proteggo la mia pace" è diventato spesso un modo elegante per evitare conversazioni difficili.

L'illusione: "Se lo elimino dalla mia vita, starò bene".

La realtà: Evitare il conflitto ci impedisce di crescere e di riparare legami che potrebbero diventare preziosi. Il "self-love" non dovrebbe essere un blocco stradale, ma un ponte.

🌱Cos'è davvero il Self-Love?
È avere una relazione onesta con se stessi per poter avere relazioni autentiche con gli altri. Significa:

- Smettere di fare i "people-pleaser" (compiacere tutti) per paura del disagio. Dire la verità è un atto d'amore verso se stessi.

- Quando qualcuno non ci risponde o ci ferisce, invece di etichettarlo subito come "tossico", proviamo a chiederci: "Cosa sta succedendo? Qual è il mio bisogno insoddisfatto?"

- Trovare l'equilibrio tra l'emotivo ("Sono ferito, voglio vendetta") e il razionale ("Non è successo niente"). La mente saggia dice: "Sono ferito, ma sono abbastanza forte per affrontare questo discorso".

Il vero self-love non ti rende un'isola, ti rende un porto sicuro dove gli altri possono finalmente approdare.

Ti è mai capitato di scambiare l'evitamento per "protezione della tua pace"? Come è cambiata la tua prospettiva? 👇

Credits by: GreaterGood

Sapevi che il tuo sorriso non nasce sulle labbra, ma è il risultato di un sofisticato "regista" nascosto nel tuo cervell...
29/01/2026

Sapevi che il tuo sorriso non nasce sulle labbra, ma è il risultato di un sofisticato "regista" nascosto nel tuo cervello?

Per decenni abbiamo creduto che le nostre espressioni facciali fossero gestite da due sistemi separati: uno per i sorrisi "di circostanza" (quelli che facciamo apposta) e uno per le emozioni spontanee (quelle che ci scappano).

Ma una nuova ricerca pubblicata su Science dalla The Rockefeller University ha appena riscritto le regole del gioco.

🧠Il cervello decide "prima"
La scoperta è affascinante: ben prima che un solo muscolo del tuo viso si muova, il tuo cervello ha già pianificato tutto. Non esistono due circuiti isolati, ma un unico grande sistema di codici neurali in cui diverse aree collaborano strettamente.

I ricercatori hanno individuato due tipi di segnali:

Segnali Dinamici: Quelli che riflettono il rapido mutamento delle emozioni.

Segnali Stabili: Quelli che funzionano come un segnale d'intento. In pratica, il cervello valuta il contesto sociale e decide quale espressione è più "appropriata" in quel momento.

🤝Non è solo estetica, è comunicazione sociale
Questo significa che le nostre espressioni non sono solo reazioni istintive, ma strumenti di comunicazione estremamente precisi. Il cervello lavora "dietro le quinte" per assicurarsi che il messaggio che inviamo agli altri sia chiaro, efficace e adatto alla situazione.

Perché questa scoperta è importante?
Oltre a spiegarci meglio come funzioniamo, questo studio apre porte fondamentali per la medicina. Capire come il cervello coordina questi segnali aiuterà a sviluppare nuove terapie per chi, a causa di lesioni o disturbi, ha perso la capacità di comunicare attraverso il volto.

Quante volte ti sei chiesto se il sorriso di un interlocutore fosse "sincero"? La scienza ci dice che, indipendentemente dall'emozione, c'è sempre un'intelligenza sociale profondissima che guida ogni nostra smorfia.

Ti è mai capitato di sentire che il tuo viso stava comunicando qualcosa prima ancora che tu ne fossi consapevole? 👇

Credits by: Focus

Hai presente quel collega geniale, quello che sforna idee incredibili ma che sembra considerare i processi aziendali com...
28/01/2026

Hai presente quel collega geniale, quello che sforna idee incredibili ma che sembra considerare i processi aziendali come semplici "suggerimenti" facoltativi?

Lavorare con un "fuoriclasse indisciplinato" è una delle sfide più frustranti: da un lato ammiri il talento, dall'altro ti ritrovi a ripulire i pasticci lasciati indietro o a rincorrere scadenze saltate perché "il modulo non era importante".

Ma come si gestisce un talento che non vuole stare in riga senza scatenare una guerra?

🧠Evita la trappola del "carattere"
Quando qualcuno infrange le regole, tendiamo a pensare che sia pigro o arrogante. Spesso, però, c'è dell'altro: pressioni esterne, mancanza di formazione o una diversa visione dell'efficienza.
Prima di arrabbiarti, fai un passo indietro: capire il perché non giustifica l'errore, ma ti aiuta ad affrontarlo.

🔍Sostituisci il confronto con la curiosità
Invece di dare ordini (che con questi profili raramente funzionano), apri una conversazione.

"Ho notato che hai un approccio diverso. Mi spieghi come la pensi?"

"Cosa ti ostacola nel seguire questo protocollo?"

Ascoltare la loro prospettiva potrebbe rivelare che il processo è effettivamente obsoleto o che hanno solo bisogno di un compromesso.

💡Spiega il "Perché"
Spesso chi infrange le regole le vede come burocrazia inutile. Il tuo compito è mostrare il vantaggio diretto per loro. Non dire: "È la regola". Dì: "Seguire questa revisione ci evita di dover rifare tutto il lavoro tra una settimana se il cliente cambia idea". Inquadra il rispetto delle regole come uno strumento per ridurre le emergenze e proteggere il loro tempo.

🤝"Come" e "Cosa"
Se il talento è reale, vale la pena negoziare. Puoi offrire flessibilità: un check-in di 15 minuti invece di un'ora, o un report settimanale invece che giornaliero. Ma quando la regola è fondamentale (sicurezza, branding, budget), resta fermo: "Capisco la tua fretta, ma per garantire equità a tutti i reparti, dobbiamo usare questo modulo".

Gestire un trasgressore non è facile, ma è un'arte che trasforma un team caotico in una macchina ad alta efficienza.

Credits by: HBR

Hai mai la sensazione di correre su un tapis roulant che non si ferma mai?Ottieni quel bonus, compri quell’auto, ricevi ...
27/01/2026

Hai mai la sensazione di correre su un tapis roulant che non si ferma mai?
Ottieni quel bonus, compri quell’auto, ricevi quei "like"... eppure, dopo pochi giorni, la soddisfazione svanisce e senti il bisogno di "un'altra dose".

Non è una tua mancanza di volontà, è un fenomeno psicologico studiato su oltre 70.000 persone in tutto il mondo.

Un recente studio basato sulla Teoria dell'Autodeterminazione (SDT) conferma quello che forse sospettiamo da tempo: la nostra felicità dipende molto meno da quanto otteniamo e molto più da cosa stiamo inseguendo.

💰La trappola degli obiettivi "esterni"
Soldi, fama, immagine. La scienza li definisce obiettivi estrinseci. Il problema? Sono come l'acqua salata: più ne bevi, più hai sete. Questi traguardi si basano sul confronto con gli altri. Non importa quanto guadagni, ci sarà sempre qualcuno con qualcosa in più. Questo crea un circolo vizioso che porta a quello che i ricercatori chiamano "ill-being": un senso di ansia e futilità che non scompare nemmeno quando raggiungi la vetta.

🌱La forza degli obiettivi "interni"
Dall'altra parte ci sono gli obiettivi intrinseci: la crescita personale, le relazioni profonde, la salute e il contributo alla comunità. Questi non servono a "sembrare" migliori, ma a "sentirsi" completi.
Nutrono 3 bisogni umani fondamentali:

Autonomia: Sentire che sei tu a guidare la tua vita.

Competenza: Sentire che stai imparando e migliorando.

Relazionalità: Sentire di appartenere e di essere amato.

A differenza della ricchezza, questi obiettivi sono "auto-rigeneranti". Più coltivi un'amicizia o una passione, più energia ricevi indietro.

C'è una frase dello studio che riassume tutto: "La felicità è una questione di cuore, non di portafoglio."

Questo non significa che i soldi non servano, ma che non dovrebbero mai "sfrattare" le motivazioni profonde. Avere degli obiettivi è fondamentale (stare fermi è peggio!), ma il segreto per non esaurirsi è trasformare il "perché" lo facciamo.

Non lavorare solo per il titolo sulla scrivania, ma per la persona che diventi mentre lo ottieni.

Credits by: PsychologyToday

Si dice spesso che la violenza e il maltrattamento siano "contagiosi".Nel mondo del lavoro, l’idea prevalente è che se i...
26/01/2026

Si dice spesso che la violenza e il maltrattamento siano "contagiosi".
Nel mondo del lavoro, l’idea prevalente è che se i vertici abusano del proprio potere, quel comportamento colerà inevitabilmente lungo la piramide gerarchica, trasformando le vittime di ieri nei "carnefici" di domani.

Ma la scienza ci offre una prospettiva diversa e molto più incoraggiante.

Uno studio della University of Central Florida, coordinato da Shannon G. Taylor, ha dimostrato che il circolo vizioso della leadership abusiva può essere spezzato.
Analizzando oltre 1.200 lavoratori, i ricercatori hanno scoperto che molti leader, invece di emulare i comportamenti tossici dei loro capi, scelgono attivamente di fare l’esatto opposto.

Cosa spinge un manager che è stato umiliato o maltrattato a diventare un leader etico e rispettoso?
La risposta risiede nell'identità morale.

I leader che possiedono una forte bussola etica non si limitano a subire l'abuso: prendono le distanze. Vedono nel comportamento del loro superiore un modello negativo, un manuale vivente su "cosa non fare mai". Invece di trasmettere il dolore verso il basso, lo usano come carburante per costruire un ambiente basato sul rispetto e sulla sicurezza psicologica.

C'è una lezione potente per le aziende: chi ha vissuto stili di leadership tossici e ne è uscito con la propria integrità intatta potrebbe essere il miglior candidato per una promozione.

Queste persone hanno sviluppato una sensibilità superiore e una consapevolezza rara. Sanno esattamente quanto può essere distruttivo un commento sarcastico o la mancanza di fiducia, e si impegnano ogni giorno per proteggere i propri collaboratori da quelle stesse dinamiche.

Rompere il ciclo non è solo una scelta morale, è un vantaggio competitivo. Un leader che sceglie l'etica dopo aver subito l'abuso non sta solo gestendo un team: sta attivamente risanando la cultura aziendale.

Hai mai avuto un capo che ti ha insegnato "come non essere"?👇

Credits by: PsicologiaContemporanea

Hai mai passato una notte in bianco a chiederti: “E se avessi fatto una scelta diversa?”Spesso usiamo le parole "rimpian...
23/01/2026

Hai mai passato una notte in bianco a chiederti: “E se avessi fatto una scelta diversa?”

Spesso usiamo le parole "rimpianto" e "rimorso" come se fossero la stessa cosa, ma la psicologia ci dice che sono spinte emotive con direzioni opposte. Capire quale delle due stiamo provando è fondamentale, perché ci dice molto su chi siamo e su come stiamo evolvendo.

Il Rimpianto: La nostalgia di chi potevamo essere
Il rimpianto è un’emozione che guarda verso l'interno. Nasce quando confrontiamo la nostra realtà con un'immagine idealizzata di noi stessi. È la tristezza per l'occasione mancata, per il viaggio mai fatto o per quel talento lasciato nel cassetto.

Secondo la ricerca, i rimpianti più tenaci non riguardano gli errori commessi, ma le inazioni. È il divario tra il nostro "sé reale" e il nostro "sé ideale".
In breve: soffriamo perché sentiamo di non essere stati all'altezza dei nostri sogni. È un dolore solitario, ma se ascoltato, può diventare una bussola preziosa per capire cosa desideriamo davvero per il futuro.

Il Rimorso: Il peso di aver ferito l'altro
Il rimorso, invece, guarda verso l'esterno. È un’esperienza etica profonda legata al senso di colpa per un torto commesso intenzionalmente. Se il rimpianto ci fa dire "ho perso un'occasione", il rimorso ci fa dire "ho fatto del male".

Mentre il rimpianto può scivolare nel rimuginio sterile, il rimorso ha un potere trasformativo enorme: è l'unico che ci spinge alle scuse autentiche e alla riparazione. Ci costringe ad assumerci la responsabilità delle nostre azioni e a cambiare rotta per proteggere i nostri legami sociali.

Provare queste emozioni non è un difetto di fabbrica; al contrario, non provarle affatto è spesso segno di una scarsa empatia.

Il Rimpianto ci insegna l'auto-correzione: ci aiuta a definire meglio i nostri obiettivi personali.

Il Rimorso ci insegna l'empatia: ci aiuta a diventare esseri umani migliori all'interno di una comunità.

In fondo, il passato non si può cambiare, ma il modo in cui leggiamo i nostri passi falsi determina chi diventeremo domani.

Credits by: StateOfMind

Quante volte è cambiato il tuo team nell'ultimo anno?Un nuovo ingresso, un collega storico che se ne va, un cambio di st...
22/01/2026

Quante volte è cambiato il tuo team nell'ultimo anno?
Un nuovo ingresso, un collega storico che se ne va, un cambio di strategia...

Molti leader commettono l’errore di andare avanti "per inerzia", convinti che la squadra sia un ingranaggio statico. Ma la verità è che il successo non è un traguardo, è un rinnovamento costante.
Rilanciare un team non è un segno di fallimento, ma un atto di leadership consapevole.

Ecco la tabella di marcia in 5 step per riportare il tuo gruppo sulla strada giusta:

🔍Rivaluta: Non correre ai ripari senza capire. Il team è davvero allineato sugli obiettivi? Ci sono conflitti sommersi? A volte un sondaggio anonimo rivela verità che i colloqui individuali non colgono.

🤝Riconnettiti: Se la fiducia è stata intaccata, la produttività crolla. Ricostruisci la sicurezza psicologica. Crea uno spazio dove le persone possano dirsi le "verità difficili" senza paura, trasformando il conflitto in una "buona battaglia" costruttiva.

🎯Ripensa: Non dare per scontato che la visione sia chiara a tutti. Inquadra il rilancio come un’opportunità per riallinearsi sullo scopo. Se la meta non è condivisa, ognuno rema in una direzione diversa.

⚙️Riconferma: Chi fa cosa? Come decidiamo? Come gestiamo le riunioni? Definisci regole chiare per evitare che il tempo venga mangiato da meeting infiniti e confusione sui ruoli.

⚡Ricarica e Riadatta: Celebra i piccoli successi dei primi 30-60 giorni. Crea nuovi rituali (come i check-in bisettimanali) e monitora costantemente. Un team è un organismo vivente: ha bisogno di cure, non solo di ordini.

La prossima volta che senti che qualcosa non va, chiedi al tuo team: "Su una scala da 1 a 10, quanto stiamo rispettando i nostri accordi iniziali?".
La risposta potrebbe essere il punto di partenza per il vostro miglior rilancio di sempre.

Qual è stato l'ultimo "cambiamento" che ha scosso il tuo team e come lo hai gestito? Ti sei fermato a resettare o hai continuato a correre? Parliamone nei commenti. 👇

Credits by: HBR

Indirizzo

Rome
ROMA

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Il Fattore Umano - Management Coaching and Consulting pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Lo Studio

Invia un messaggio a Il Fattore Umano - Management Coaching and Consulting:

Condividi

Share on Facebook Share on Twitter Share on LinkedIn
Share on Pinterest Share on Reddit Share via Email
Share on WhatsApp Share on Instagram Share on Telegram

Digitare

Il Fattore Umano

E’ il guizzo geniale, la creazione sfrenata, l’imperfezione che rende la bellezza sublime. Il nostro essere umani è quello che ci porta più lontano, anche quando sembra frenarci. Lo studiamo da anni con passione e metodo per dare delle risposte e generare domande nuove e audaci.