11/11/2019
Terminiamo con gli stili di attaccamento 🤱🏻
•Attaccamento insicuro evitante (il bambino tende a “disattivare” l’attaccamento: non trovando risposte materne alle sue richieste di aiuto, deve diventare autonomo e, per questo, iperattiva il suo sistema di esplorazione, non teme l’estraneo e non esprime disagio o felicità quando la madre si allontana o ritorna);
•Attaccamento insicuro ambivalente (emerge quando la madre ha comportamenti imprevedibili, a volte accoglie le richieste del figlio, altre le ignora oppure diventa invadente), caratterizzato da un atteggiamento ipervigilante del bambino che può sviluppare un attaccamento eccessivo poiché non riesce a stare sereno nell’ambiente, è preso dall’angoscia al momento del distacco (anche quando la madre torna, gli serve molto tempo per calmarsi).
•Attaccamento disorganizzato:
conseguenza di situazioni di maltrattamento, abuso (o traumi irrisolti dei genitori che si esprimono nelle interazioni che hanno con il bambino).
Il tipo di attaccamento che il bambino “costruisce” con la madre è importante non solo in quanto è il frutto della qualità (da lui percepita) della sua vita di quel periodo ma anche perché definisce quello che Bowlby chiama “modello operativo interno” (M.O.I.): la nostra rappresentazione di noi stessi (come persona che merita o no attenzioni, fiducia, risposte positive e costruttive, soddisfazione); degli altri (come persone su cui si può, in linea di massima, contare oppure no e in che misura) e di come ci si può rapportare con loro.
Insomma, la qualità relazionale complessiva del primo anno di vita giocherà – poi, per tutta l’esistenza – un ruolo fondamentale nelle scelte, nei comportamenti, nelle aspettative; determinerà l’autostima e la sicurezza in sé e negli altri, la fiducia nella vita, il modo con cui ci avviciniamo e ci relazioniamo con il/la partner e naturalmente avrà poi un impatto anche, come genitori, nel modo in cui ci si prenderà cura dei propri figli.