Francesco M. Galassi, MD, Paleopatologo

Francesco M. Galassi, MD, Paleopatologo Pagina di divulgazione di Francesco M. Galassi (MD, PhD, 5 ASN), prof. associato presso Univ. Autore di ~300 pub. scientifiche e vari libri.

di Łódź, medico, paleopatologo, antropologo fisico, storico della medicina e scrittore. Forbes 30U30 Europe 2017.

Grazie molte ad Armando De Vincentiis e a Cindy Pavan di Smart Marketing - Mensile di Comunicazione, Marketing e Social ...
30/12/2025

Grazie molte ad Armando De Vincentiis e a Cindy Pavan di Smart Marketing - Mensile di Comunicazione, Marketing e Social Media per questa bella intervista sull’antropologia forense a Elena.
Da leggere!

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E SE LA SCIENZA FORENSE NON FOSSE AFFATTO QUELLA CHE CI RACCONTANO LE SERIE TV?

Niente colpi di scena in 40 minuti, niente macchine infallibili, niente verità immediate. Solo metodo, dubbi, rigore… e una profonda responsabilità umana.

Nella nuova intervista firmata da Armando De Vincentiis e Cindy Pavan, per la nostra serie di “Inchieste sui delitti esoterici e la loro narrazione mediatica”, l’antropologa forense Elena Varotto smonta con lucidità e sensibilità il mito costruito da CSI, Bones & co., riportando il suo lavoro alla realtà: lenta, complessa, fatta di verifiche incrociate, etica e rispetto.

Un viaggio dentro l’antropologia forense che va oltre la spettacolarizzazione, tocca il famigerato CSI effect e ci ricorda una verità scomoda ma necessaria:

👉 la scienza non è magia;

👉 la morte non è intrattenimento;

👉 ogni analisi è, prima di tutto, un atto di responsabilità verso una persona che non può più parlare.

Un’intervista intensa, che ci interroga su come i media raccontano il crimine, la scienza e, soprattutto, la verità.

📌 Leggi l’intervista completa su Smart Marketing e scopri cosa resta fuori dall’inquadratura televisiva: https://tinyurl.com/Antropologia-Forense-Varotto

IN USCITA IL MIO NUOVO LIBRO: “È SOLO UN BANALE RAFFREDDORE? BUFALE E VERITÀ SUI MALANNI DI STAGIONE” - Espress Edizioni...
28/12/2025

IN USCITA IL MIO NUOVO LIBRO: “È SOLO UN BANALE RAFFREDDORE? BUFALE E VERITÀ SUI MALANNI DI STAGIONE” - Espress Edizioni, Torino (2026)

Sta per arrivare in libreria il mio nuovo libro (23 GENNAIO 2026, ma già PRE-ORDINABILE) “È solo un banale raffreddore? Bufale e verità sui malanni di stagione”, un testo agile che nasce da un’esigenza precisa e, oggi più che mai, urgente: restituire complessità scientifica a ciò che il senso comune ha ridotto a slogan, luoghi comuni e certezze infondate.

Dietro starnuti, febbre, tosse e “rimedi della nonna” si nasconde infatti un intreccio fitto di storia della medicina, fisiologia, psicologia collettiva e antropologia culturale. È in questo spazio di confine, dove spiegazione biologica e narrazione simbolica si sovrappongono, che emergono le radici delle credenze più diffuse sui malanni di stagione.

Il libro non si limita a dire cosa è vero e cosa è falso. Ricostruisce perché certe bufale resistono da secoli, come si sono formate e per quale bisogno umano continuano a circolare. Il “colpo d’aria”, il sudare via l’influenza, l’acqua calda che “uccide il virus”, l’antibiotico come panacea universale, la polmonite riservata agli anziani, la vitamina miracolosa, l’alcol come scudo immunitario: ogni mito viene smontato con rigore clinico, ma anche interpretato come risposta psicologica a un nemico invisibile.

Non c’è sarcasmo né paternalismo, bensì un’analisi lucida che mostra come la disinformazione sanitaria non nasca dall’ignoranza, ma dal bisogno di controllo, rassicurazione e semplificazione.

Uno degli aspetti più distintivi del volume è l’approccio storico-medico.

Le false credenze contemporanee vengono messe in relazione con le grandi tradizioni del passato: la medicina ippocratica, i concetti di purificazione, le teorie miasmatiche, i rituali termici antichi, fino alle moderne fake news amplificate dai social network.

La pandemia ha solo reso visibile un meccanismo antico: quando la paura cresce, la verità complessa perde terreno rispetto alla narrazione semplice. In questo senso, il libro è anche un saggio sulla fragilità cognitiva dell’uomo moderno, convinto di essere informato come mai prima, ma spesso prigioniero di scorciatoie mentali.

Accanto alla dimensione storica, emerge con forza quella psicologica. Le bufale mediche vengono lette come vere e proprie “strategie di coping”: bere caldo, coprirsi, sudare, assumere qualcosa “per sicurezza” non sono solo gesti inutili o dannosi, ma atti simbolici che restituiscono l’illusione di agire. Il libro mostra con chiarezza come il confine tra placebo, conforto e danno reale sia sottile, e come alcune credenze apparentemente innocue possano tradursi in comportamenti rischiosi, sprechi sanitari e scelte cliniche inappropriate.

Sono particolarmente onorato che a introdurre questo percorso sia la prefazione del mio amico dott. MASSIMO POLIDORO, co-fondatore del CICAP e allievo diretto del grande e indimenticato padre nobile della divulgazione italiana, Piero Angela. La sua prefazione è un vero manifesto di metodo: curiosità, pensiero critico, rispetto per il lettore e rifiuto delle scorciatoie intellettuali. È un dialogo ideale tra medicina e divulgazione, tra scienza dura e capacità di raccontarla senza tradirla.

Questo libro non promette cure miracolose né ricette facili. Propone qualcosa di più scomodo e, per questo, più prezioso: imparare a pensare scientificamente anche davanti ai malanni più banali. Perché il vero pericolo, oggi, non è il raffreddore in sé, ma la leggerezza con cui trattiamo la conoscenza medica. E perché la salute pubblica passa sempre dalla salute del pensiero critico.

Grazie molte a Espress Edizioni e Valentina Castellan.

NEL LIBRO:

Prefazione, di Massimo Polidoro

Introduzione
1. Banale raffreddore, colpo d’aria e stagionalità: tre miti che non vogliono morire
2. Bevande bollenti e fredde verità
3. Sudare via l’influenza
4. La polmonite colpisce solo gli anziani
5. Il virus respiratorio sinciziale: quando la disinformazione ammala più della malattia
6. Bere per non morire: la falsa promessa dell’alcol contro il virus
7. L’antibiotico contro il virus: un errore che ci costa caro!
8. Il morbillo(no): il mito della malattia innocua
9. Tachipirina e vigile attesa: analisi scientifica di una polemica
10. Il vaccino contro l’influenza: il mito dell’inutilità
11. La cospirazione della miocardite lieve
12. Vitamina C, vitamina D: le false panacee

Conclusioni

Appendice. La nostalgia di una salute mitica e gli insegnamenti della paleopatologia

Bibliografia

Link al pre-ordine Amazon nei commenti.

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Grazie molte a Marina Abisso per aver ripreso le mie considerazioni social sui litigi durante le Feste.           ̀     ...
28/12/2025

Grazie molte a Marina Abisso per aver ripreso le mie considerazioni social sui litigi durante le Feste.

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Si litiga di più a Natale? Sì,, ma solo se non sei speleologo

LA CIVILTÀ DEL VINO E I RISCHI DELL’ETANOLO: IL MIO PUNTO DI VISTA STORICO-MEDICOGrazie ad Alessandro Marzo Magno e al G...
27/12/2025

LA CIVILTÀ DEL VINO E I RISCHI DELL’ETANOLO: IL MIO PUNTO DI VISTA STORICO-MEDICO

Grazie ad Alessandro Marzo Magno e al Gazzettino di Venezia per la bella intervista.

Ripartendo dalla polemica mediatica di qualche anno fa sul consumo di alcol, abbiamo approfondito la questione in chiave storica, sottolineando — come già opportunamente spiegato dalla prof.ssa Viola nel 2023 — che non esiste una soglia minima dimostrabile di sicurezza nel consumo alcolico e abbiamo anche sottolineato come il consumo prolungato e la quantità giochino un ruolo fondamentale nella cancerogenesi.

L’intervista affronta poi una domanda spesso sottovalutata ma molto importante: come ha potuto la civiltà mediterranea del vino fiorire alla luce della pericolosità dell’alcol?

Quali dati, inoltre, si possono ricavare retrospettivamente dallo studio dei resti umani antichi e dalle fonti letterarie?

Come vedevano, infine, gli antichi il rischio legato al consumo alcolico?

Buona lettura a tutti.

̀ ̀pubblica

LA PERDITA DELLA SACRALITÀ DELLA FIGURA MEDICANel mondo antico e feudale il medico non era soltanto colui che curava. Er...
26/12/2025

LA PERDITA DELLA SACRALITÀ DELLA FIGURA MEDICA

Nel mondo antico e feudale il medico non era soltanto colui che curava. Era una figura liminare, investita di fiducia e di rispetto, accolta nelle case come portatrice di un sapere che non si lasciava ridurre a prezzo. La sua arte aveva qualcosa di vocazionale, quasi sacrale: non era solo una prestazione, ma un ruolo, un segno dell’ordine del mondo. Intorno al medico, come attorno al giurista o al sacerdote, aleggiava un’aura che lo sottraeva al puro scambio.

C’è un punto del “Manifesto del Partito Comunista” (1848) di Carlo Marx e Federico Engels in cui la critica economica, quasi contro la propria intenzione, si carica di accenti lirici. È singolare che accada proprio nel passaggio in cui Marx ed Engels notano che la borghesia ha “tramutato il medico in salariato ai suoi stipendi” (Sie hat den Arzt (…) in ihre bezahlten Lohnarbeiter verwandelt), una frase scarna, che tuttavia lascia affiorare la consapevolezza di una trasformazione storica profonda, silenziosa e senza ritorno.

La borghesia non spezza, secondo tale lettura, questa figura con la violenza. Non la elimina, ma la spoglia. Le toglie l’aureola e la lascia senza sacralità. Il medico continua a esistere, continua a curare, ma ora il suo gesto è misurabile, quindi contrattabile. Il sapere non è più un dono o una missione: diventa lavoro. E il lavoro, per quanto nobile, trova nel salario la sua misura ultima.

È un passaggio freddo, quasi impercettibile, ma radicale. Con esso scompare il mondo patriarcale in cui l’autorità aveva un volto umano, in cui la dipendenza si mascherava da protezione, in cui la competenza si accompagnava al prestigio. Al suo posto resta il rapporto n**o, diretto, senza veli: prestazione contro denaro.

Nel medico trasformato in salariato si riflette l’intera traiettoria della modernità borghese. Non è una caduta rumorosa, non è una sconfitta drammatica. È un naufragio lento, in cui ciò che affonda non è il sapere, ma il suo senso simbolico. E quando persino la figura del medico perde la sua aura, diventa chiaro che nessun ruolo, nessuna funzione, nessuna vocazione può più sottrarsi al dominio del mercato.

I mondi non finiscono nel crollo delle loro strutture, ma nel lento venir meno del significato che le sosteneva.

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Complimenti e auguri al Presidente Anelli e a tutti gli ordini dei medici delle province italiane per il grande lavoro s...
25/12/2025

Complimenti e auguri al Presidente Anelli e a tutti gli ordini dei medici delle province italiane per il grande lavoro svolto a tutela delle salute pubblica e per l’assiduo contrasto alle pseudoscienze e all’antivaccinismo radicale durante la grave temperie pandemica.

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Anche a Natale c’è chi svolge il proprio lavoro: ad esempio, i medici, gli infermieri, i tecnici sanitari, i farmacisti, tutti i professionisti che garantiscono la nostra salute. Come sono andate queste feste? E qual è il bilancio per la sanità dell’anno appena passato? Ne parlerà domani il presidente della Fnomceo Filippo Anelli. Lo farà a Tgcom24. Appuntamento domani, 26 dicembre, alle 15 sul canale 51.

25/12/2025

In un mondo di falsi Avengers, il vero coraggio nel 2026 sarà essere il barone Helmut Zemo.

(riferimento comprensibile da chi segua l’universo Marvel).

25/12/2025

Auguri di Buon Natale e di buone Feste a tutti voi e alle vostre famiglie!

IL NARCISISMO POSITIVO NON ESISTE: ASPETTI CLINICI E DARWINIANI Negli ultimi tempi circola con insistenza l’idea secondo...
24/12/2025

IL NARCISISMO POSITIVO NON ESISTE: ASPETTI CLINICI E DARWINIANI

Negli ultimi tempi circola con insistenza l’idea secondo cui il narcisismo sarebbe non solo una condizione patologica negativa ma anche una risorsa positiva per “avanzare nella vita”: un motore di successo, leadership e affermazione sociale.
Questa affermazione è scientificamente scorretta e nasce da una confusione terminologica grave.

Il narcisismo non è sinonimo di autostima, sicurezza o ambizione. Il Disturbo Narcisistico di Personalità è definito da grandiosità patologica, bisogno costante di ammirazione, fragilità identitaria e deficit empatico. Non è una variante sana del carattere, ma una configurazione DISFUNZIONALE della personalità, associata a relazioni instabili, conflittualità cronica e scarso funzionamento nel medio-lungo periodo.

Quando alcuni parlano di “narcisismo sano”, “adattivo” o “produttivo”, non stanno proponendo una nuova teoria scientifica. Stanno semplicemente rinominando costrutti già noti: autostima realistica (amor sui), senso di autoefficacia, assertività, ambizione. Tutti elementi normali e adattivi, già ampiamente descritti dalla psicologia della personalità, che non hanno nulla a che vedere con il narcisismo clinico.

È vero che alcuni tratti subclinici superficiali (sicurezza di sé, disinvoltura sociale, orientamento al successo) possono correlare con visibilità, leadership iniziale o avanzamento rapido. Ma questo non dimostra che il narcisismo sia “positivo”, perché:

1. non si tratta di narcisismo clinico

2. la correlazione non implica causalità

3. gli eventuali vantaggi sono di breve durata e compensati da costi relazionali, organizzativi e reputazionali nel tempo.

Dire che “il narcisismo è utile” è, a mio avviso, un classico errore di categoria: si confonde una strategia ADATTIVA normale con un meccanismo psicopatologico.

È come sostenere che “un po’ di infezione fa bene” confondendo la risposta immunitaria con la malattia.

UNA NOTA EVOLUZIONISTICA

Ma da dove arriva nella nostra specie il narcisismo?

Dal punto di vista evoluzionistico, il narcisismo non rappresenta una strategia adattiva stabile, ma al massimo una strategia OPPORTUNISTICA a rendimento decrescente.

Gli esseri umani sono una specie iper-sociale: cooperazione, reciprocità, reputazione e affidabilità hanno un valore adattivo elevatissimo.

TRATTI COME AUTOREFERENZIALITÀ ESTREMA, SCARSA EMPATIA E TENDENZA ALLO SFRUTTAMENTO DELL’ALTRO PRODUCONO VANTAGGI SOLO A BREVE TERMINE E SOLO IN CONTESTI PARTICOLARI (interazioni non ripetute, alta mobilità sociale, assenza di sanzioni reputazionali).

Nel medio-lungo periodo questi tratti vengono penalizzati perché erodono fiducia, alleanze e cooperazione, cioè i veri moltiplicatori di fitness sociale. I modelli evolutivi mostrano infatti che strategie da “free rider” (corridori solitari) prosperano solo finché restano minoritarie: quando diventano frequenti, il sistema le isola o collassa.

L’EVOLUZIONE NON SELEZIONA IL NARCISISMO, SELEZIONA L’EQUILIBRIO TRA ASSERTIVITÀ E COOPERAZIONE.

Il mito di Narciso è chiarissimo da oltre duemila anni: non condanna l’amor proprio (AMOR SUI), ma l’autoreferenzialità cieca, l’incapacità di distinguere l’immagine dalla realtà e di riconoscere l’altro. Non è una celebrazione, ma un monito.



Bibliografia:

American Psychiatric Association. (2013). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (5th ed.). Washington, DC: APA.
(Per la definizione clinica del Disturbo Narcisistico di Personalità)

Campbell, W. K., Hoffman, B. J., Campbell, S. M., & Marchisio, G. (2011). Narcissism in organizational contexts. Human Resource Management Review, 21(4), 268–284. https://doi.org/10.1016/j.hrmr.2010.10.007
PMID: 21984868

Miller, J. D., & Campbell, W. K. (2008). Comparing clinical and social-personality conceptualizations of narcissism. Journal of Personality, 76(3), 449–476. https://doi.org/10.1111/j.1467-6494.2008.00492.x
PMID: 18460189

Morf, C. C., & Rhodewalt, F. (2001). Unraveling the paradoxes of narcissism: A dynamic self-regulatory processing model. Psychological Inquiry, 12(4), 177–196. https://doi.org/10.1207/S15327965PLI1204_1
PMID: 11752455

Ora su Rai News 24 a “Basta la Salute” di Gerardo D’Amico, edizione delle 13:40. Sullo sfondo la cupola di San Pietro.
24/12/2025

Ora su Rai News 24 a “Basta la Salute” di Gerardo D’Amico, edizione delle 13:40. Sullo sfondo la cupola di San Pietro.

IL COSIDDETTO “SOLILOQUIO PATRIARCALE” DI SEMPIO ELEVATO DA ALCUNI MEDIA A TEORIA ANTROPOLOGICAVolevo pubblicare già da ...
23/12/2025

IL COSIDDETTO “SOLILOQUIO PATRIARCALE” DI SEMPIO ELEVATO DA ALCUNI MEDIA A TEORIA ANTROPOLOGICA

Volevo pubblicare già da qualche tempo questo post, ma non ne ho avuto il tempo.

Nelle settimane scorse è circolata sui media la trascrizione di un cosiddetto “SOLILOQUIO” di Sempio, contenente riflessioni sparse e prive di struttura teorica, che alcuni commentatori hanno però impropriamente accostato a concetti dell’antropologia, quasi elevandole a una sorta di spiegazione scientifica o addirittura a una TEORIA LEGITTIMA sul comportamento umano.

Senza entrare in alcuna interpretazione psicologica né, tantomeno, in tentativi fuorvianti di costruzione di un movente — operazione già ampiamente riconosciuta come metodologicamente scorretta — ritengo doveroso, da antropologo, smentire con nettezza tali accostamenti: quelle affermazioni NON hanno fondamento antropologico, storico o etnologico e non trovano riscontro nella letteratura scientifica.

La mia critica non è, pertanto, rivolta alle persone coinvolte o alla vicenda giudiziaria in quanto tale, ma esclusivamente a una narrazione mediatica che, per ignoranza disciplinare o per altre finalità, ha attribuito dignità scientifica a discorsi che non appartengono all’antropologia né possono essere utilizzati come chiavi interpretative del comportamento umano.

A voler ben considerare il discorso, credo che l’interpretazione più corretta e minimalista ad un tempo sia quella della dott.ssa Roberta Bruzzone Psicologa e Criminologa, che ha liquidato tali affermazioni nel loro insieme come uno sproloquio costituito da discorsi bizzarri ma inadatti a stilare un profilo criminale.

Entriamo nello specifico:

1- USO IMPROPRIO DELL'ANTROPOLOGIA

Il discorso di Sempio si fonda su una operazione pseudo-scientifica: prendere concetti reali dell’antropologia (come limiti cognitivi, dimensioni dei gruppi, dinamiche evolutive), estrarli dal loro contesto e trasformarli in slogan normativi. L’antropologia, però, è una disciplina descrittiva e comparativa, non prescrittiva. Non esistono “modelli ideali” universali di società umana, né numeri magici che definiscano come dovremmo vivere. Le società umane storiche e preistoriche mostrano una variabilità enorme per dimensioni, struttura familiare, organizzazione sessuale e forme di convivenza. Ridurre questa complessità a una formula fissa significa abbandonare la scienza e scivolare nel racconto ideologico.

2- BIOLOGIA EVOLUZIONISTICA USATA COME MITO GIUSTIFICATIVO

Il passaggio più problematico è la naturalizzazione di rapporti sessuali e di potere presentati come “biologici”. La biologia evoluzionistica non sostiene affatto modelli stabili fondati su squilibri estremi tra i sessi, sulla rotazione sistematica delle donne o sulla competizione permanente come principio sociale. Al contrario, le società umane sono caratterizzate da una forte selezione a favore della cooperazione, della stabilità dei legami e della cura parentale condivisa. Quando la biologia viene usata per legittimare fantasie di dominio o gerarchie sessuali rigide, non siamo più nel campo scientifico, ma in quello della mitologia sociale travestita da “natura”.

3- PROIEZIONE OTTOCENTESCA SUL PALEOLITICO

Il modello di ruoli evocato – uomini cacciatori, donne relegate a cura, pulizia e passività – non descrive le società di cacciatori-raccoglitori documentate dall’etnografia e dall’archeologia. È piuttosto una proiezione del mondo rurale e borghese dell’Ottocento europeo, retrodatata arbitrariamente alla preistoria. Le ricerche mostrano che nelle società foraggiere le donne contribuiscono in modo centrale alla sussistenza, spesso fornendo la quota maggiore delle calorie, e che la divisione dei ruoli è flessibile, negoziata e adattiva. Presentare un modello rigido come “originario” significa confondere storia recente e preistoria profonda.

4- Sessualità come ideologia, non come dato antropologico

L’idea del “ricambio” femminile come garanzia del desiderio maschile non ha alcun fondamento etnografico. Nessuna antropologia seria descrive le donne come risorse intercambiabili funzionali alla stabilità sociale. Al contrario, tutte le società umane mostrano che la coesione dipende da legami durevoli, riconoscimento reciproco e controllo delle pulsioni distruttive. Qui il discorso smette definitivamente di essere scientifico e rientra in una narrazione contemporanea ben riconoscibile, che usa un linguaggio pseudo-evoluzionistico per legittimare visioni maschiliste attuali.

5. LA SOCIETÀ "PERFETTA"

Il riferimento al numero “150” e al presunto rapporto “1 maschio : 4 femmine” costituisce un doppio fraintendimento scientifico. Il cosiddetto numero di Dunbar indica una stima cognitiva del numero medio di relazioni sociali stabili che un individuo può mantenere, sulla base di correlazioni tra neocorteccia e dimensione dei gruppi nei primati. Non descrive la dimensione “ideale” delle società umane, non è un parametro normativo e non implica alcuna specifica organizzazione demografica, sessuale o riproduttiva. Le società storiche e preistoriche documentate mostrano infatti un’enorme variabilità. Le evidenze archeologiche ed etnografiche mostrano una forte variabilità nelle dimensioni delle unità sociali umane: bande di poche decine di individui nel Paleolitico, villaggi neolitici composti da centinaia di persone e, in età storica, città con migliaia o decine di migliaia di abitanti. Tali configurazioni non contraddicono i limiti cognitivi individuali, poiché le società umane operano attraverso strutture multilivello, reti di relazione indirette e istituzioni sociali, senza aderire ad alcun numero fisso o “ottimale” di dimensione demografica.

Ancora più infondato è il richiamo a un rapporto strutturale di “1:4” tra maschi e femmine. Dal punto di vista biologico ed evolutivo, le popolazioni umane tendono universalmente a un rapporto sessuale prossimo all’1:1, con una lieve prevalenza maschile alla nascita (circa 105–107 maschi per 100 femmine), compensata da una maggiore mortalità maschile nel corso della vita. Questo equilibrio è documentato sia nelle popolazioni moderne sia nei dati storici e archeodemografici antichi. Le fonti censuarie romane, le ricostruzioni demografiche del mondo greco e romano e gli studi comparativi sulle società preindustriali mostrano oscillazioni limitate, non squilibri estremi: eventuali deviazioni locali erano dovute a fattori contingenti (guerre, migrazioni, carestie), non a modelli sociali intenzionali. Le società poliginiche storicamente documentate non presentano mai un rapporto demografico complessivo di 1:4: la poliginia riguarda una minoranza di maschi ad alto status, mentre la popolazione generale mantiene rapporti prossimi alla parità. In termini antropologici, un simile squilibrio strutturale produrrebbe competizione maschile, instabilità e aumento della violenza, risultando incompatibile con la coesione sociale di lungo periodo.

6. INCESTO E MONDO RURALE: UNA FALSIFICAZIONE STORICA

L’affermazione secondo cui “i nostri bisnonni in cascina” vivrebbero in un contesto di tolleranza dell’incesto è semplicemente falsa. L’INCESTO è uno degli universali culturali umani, ed era un tabù assoluto nelle società rurali lombarde tra Otto e Novecento, profondamente cattoliche e sottoposte a un controllo sociale e religioso molto più rigido di quello odierno. La confusione nasce dal mescolare ENDOGAMIA locale, matrimoni tra cugini con dispensa canonica e rarissimi casi criminali. Ma nessuna fonte storica, giuridica o antropologica sostiene una normalizzazione dell’incesto. Studi classici sulla famiglia e sulla cultura popolare mostrano l’esatto contrario: controllo ferreo della sessualità e stigmatizzazione radicale delle trasgressioni.

In conclusione il soliloquio di Sempio non è antropologia, né storia, né biologia evoluzionistica. È un verosimile collage di numeri decontestualizzati, stereotipi ottocenteschi, fantasie contemporanee e una lettura profondamente distorta del mondo rurale e del passato umano.

L’antropologia non conferma queste narrazioni: le smonta, pertanto solo scettico che le idee del soliloquio possano derivare da testi antropologici seri, ma non escludo che alcune nozioni scientifiche vere, lette o udite possano essere state travisate.

E proprio per questo, quel discorso non può essere elevato a teoria scientifica seria, ma va riconosciuto per ciò che è: un rappresentazione mitico-ideolologic che male usava il linguaggio della scienza.

Pertanto:

- è FUORVIANTE asserire che Sempio auspicasse un ritorno ad un passato patriarcale, perché quel passato - almeno come da lui ipotizzato - non è una realtà storica e biologica;

- tutt’al più si può parlare di un MONDO MITICO patriarcal-poliginico immaginato;

- la FONTE di tale “discorso” è difficile ad inviduarsi;

- usare tale discorso come base della COSTRUZIONE DI UN MOVENTE mi pare pura fantasia.

Riferimenti bibliografici:

Soliloquio di Sempio: https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-nera/garlasco-cos-funziona-margine-ungueale-sempio-sulle-donne-2546612.html

Dunbar, R. I. M. (1992). Neocortex size as a constraint on group size in primates. Journal of Human Evolution, 22(6), 469–493.
https://doi.org/10.1016/0047-2484(92)90081-J

Fisher, R. A. (1930). The genetical theory of natural selection. Oxford, UK: Clarendon Press.

Fox, R. (1967). Kinship and marriage: An anthropological perspective. Cambridge, UK: Cambridge University Press.

La mia intervista su Rai News 24 a cura dell’ottimo Gerardo D'Amico-Giornalista, giornalista da sempre attivo nella lott...
23/12/2025

La mia intervista su Rai News 24 a cura dell’ottimo
Gerardo D'Amico-Giornalista, giornalista da sempre attivo nella lotta contro ciarlatani e fake news pericolose per la salute in medicina, nel suo programma “Basta La Salute”, filmata in occasione di una recente trasferta romana.

La trovate da domani all’interno del programma e nelle varie repliche nei giorni natalizi.

̀pubblica

Pubblicità ossessiva di supplementi e omeopatia per "rinforzare" il sistema immunitario: fanno davvero qualcosa? Francesco M. Galassi, docente all'Università di Lodz in Polonia.

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