29/03/2026
COME SI POTREBBE ESSERE ARRIVATI AL CONCETTO DI COLLUTTAZIONE/DIFESA NEL CASO DI GARLASCO? LA MIA INTERPRETAZIONE
Dalla relazione autoptica del dott. Ballardini (2007) emerge un quadro lesivo caratterizzato da traumi multipli in vita, con prevalente interessamento del capo e presenza di lesioni contusive ed ecchimotiche anche in sedi corporee diverse.
In particolare, vengono documentate ecchimosi violacee a carico dell’arto superiore sinistro, della coscia sinistra e della cresta iliaca destra, nonché un complesso ecchimotico-escoriativo a distribuzione irregolare tra il terzo inferiore del braccio e la regione del gomito, con escoriazioni lineari e angolate, in parte confluenti, su base contusiva diffusa.
È inoltre descritta una ecchimosi in regione deltoidea destra, anch’essa in vita, non specificamente valorizzata nel referto ai fini della dinamica. Parallelamente, viene segnalata la presenza di materiale ematico e reperti piliferi sulle mani, con repertazione dei margini ungueali.
Lo stesso Ballardini precisa tuttavia che non si configurano lesioni tipiche da difesa, e che le lesioni ecchimotico-escoriative delle sedi corporee diverse dal capo non delineano quadri specifici di colluttazione, potendo essere ricondotte anche a dinamiche di urto, caduta, fuga o trascinamento.
La perizia collegiale Varetto–Bison–Robino (2009) inserisce questi reperti in una dinamica non istantanea, articolata in più fasi: colloca il primo significativo spargimento ematico al piano terreno e interpreta le successive strisciate come compatibili con tracce lasciate dalle dita della vittima durante il trascinamento verso la scala del seminterrato.
Su questa base, una nuova consulenza potrebbe – se si dà credito alle indiscrezioni circolate – aver valorizzato l’insieme dei dati nel senso di una fase iniziale di interazione fisica tra vittima e aggressore, cioè una breve colluttazione o reazione attiva, verosimilmente rapidamente sopraffatta. Il coinvolgimento dell’arto superiore, la presenza di reperti sulle mani e la scansione dinamica dell’evento rendono infatti meno coerente l’ipotesi di una passività immediata. Resta tuttavia che i referti non documentano una dinamica di lotta prolungata o strutturata: l’assenza di lesioni tipiche da difesa e di un pattern compatibile con una resistenza efficace suggerisce piuttosto una reazione limitata nel tempo e rapidamente neutralizzata.
Resta però un limite rilevante: non è descritto un pattern tipico di lesioni da parata. Mancano lesioni localizzate al terzo distale ulnare-dorsale dell’avambraccio e non sono riportate fratture difensive; inoltre, il complesso lesivo del braccio appare più prossimale (braccio/gomito) rispetto alla sede classica delle cosiddette “parry injuries”. Questo elemento riduce la possibilità di interpretare il quadro come difesa tecnica contro colpi al capo.
A mio avviso, i referti consentono di sostenere cautamente una fase iniziale di contatto e potenziale reazione fisica, ma non documentano una difesa organizzata o prolungata: la lettura in chiave di “lotta” rappresenta, quindi, forse una interpretazione rafforzata dei dati, non già una conclusione univoca.
Fatto salvo che tali considerazioni si basano, però, su quanto noto dalle precedenti relazioni processuali e NON su eventuali ulteriori fotografie autoptiche e materiali autoptici e/o digitali analizzati nella nuova consulenza, per il quale motivo dobbiamo essere estremamente cauti in questa fase nel fare valutazioni di carattere assoluto e definitivo.
Prof. FM Galassi
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