28/01/2026
𝐒𝐟𝐨𝐠𝐨 𝐝𝐢 𝐟𝐢𝐧𝐞 𝐪𝐮𝐚𝐝𝐫𝐢𝐦𝐞𝐬𝐭𝐫𝐞 – 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐡𝐢 𝐡𝐚 𝐯𝐨𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐚𝐬𝐜𝐨𝐥𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨
Come ogni anno, la fine del quadrimestre diventa un delirio.
Verifiche a raffica perché, dopo pochi giorni di chiusura per 𝐚𝐥𝐥𝐞𝐫𝐭𝐚 𝐦𝐞𝐭𝐞𝐨, “si deve recuperare il tempo perso”.
Posso anche capire le scadenze, i voti da chiudere, i tempi stretti.
Quello che non posso accettare è che, come sempre, a pagarne il prezzo siano i ragazzi con 𝐃𝐒𝐀 e quindi con un 𝐏𝐃𝐏.
Ragazzi che non possono preparare tre o quattro verifiche importanti tutte insieme.
Non perché non studino.
Ma perché studiano in modo diverso: poco per volta, ogni giorno, costruendo mappe mentali, collegamenti, ripassi continui.
È l’unico modo che hanno per capire, ricordare, sentirsi competenti.
Quando però si ritrovano tre verifiche nello stesso giorno, non è “valutazione”:
è togliere loro la possibilità di brillare. In tutte.
Ieri una mamma mi raccontava: due verifiche nello stesso giorno.
Una è andata male.
Dopo ore di studio, suo figlio era distrutto. Umiliato. Svuotato.
𝐄 𝐯𝐢 𝐚𝐬𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐚:
𝐢 𝐫𝐚𝐠𝐚𝐳𝐳𝐢 𝐃𝐒𝐀 𝐬𝐞𝐠𝐮𝐢𝐭𝐢 𝐝𝐚 𝐠𝐞𝐧𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐨 𝐭𝐮𝐭𝐨𝐫 𝐬𝐭𝐮𝐝𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐭𝐚𝐧𝐭𝐢𝐬𝐬𝐢𝐦𝐨, 𝐬𝐩𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐩𝐢ù 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐢, 𝐬𝐚𝐜𝐫𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐬𝐩𝐨𝐫𝐭, 𝐚𝐦𝐢𝐜𝐢, 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚, 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨 𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐨. 😔
Un’altra ragazza che frequenta le superiori mi ha raccontato qualcosa di ancora più grave.
Non riesce a recuperare un’insufficienza in storia dell’arte perché il docente contesta le mappe mentali fatte con parole chiave.
Durante le verifiche gliele toglie perché “altrimenti copia”.
Le dice che deve abituarsi a farne a meno, “per il suo bene”.
E che anche se meritasse 8, non le metterà più di 6 perché ha usato le mappe.
E sapete qual è la cosa più umiliante?
Quando decide di fargliele usare, la obbliga a svolgere metà compito con le mappe e metà senza, cambiando colore di penna.
Come a dire: adesso vediamo quanto vali davvero.
E allora facciamo un esempio. Giusto per capirci meglio.
Immaginate un ragazzo che porta gli occhiali.
Durante una verifica il professore glieli toglie e dice:
“Così ti abitui.”
Oppure:
“Puoi usarli solo per metà compito, poi li togli.”
Oppure ancora:
“Anche se rispondi bene, non prenderai più di 6, perché con gli occhiali sei avvantaggiato.”
Vi sembrerebbe normale?
Vi sembrerebbe giusto?
Lo chiamereste “educativo”?
Le mappe mentali non sono un aiuto in più.
Sono occhiali per la mente.
Sono strumenti compensativi previsti dalla legge, non concessioni gentili.
Toglierli significa togliere dignità, autostima, possibilità.
Significa dire a questi ragazzi: puoi impegnarti quanto vuoi, ma non basterà mai.
I ragazzi con DSA non chiedono scorciatoie.
Chiedono solo di poter dimostrare ciò che sanno alle stesse condizioni degli altri.
E questo, a scuola, dovrebbe essere un diritto.
Non un favore.
Non una punizione travestita da “educazione”.
Carla PetroniValeria SotgiuDott.ssa Sara Contini PedagogistaSara ContiniFrancesco CossuDonatella RossiRiccardo RoccaFrancesca NateriGiovanna MurruAlessia SerrauMari DessìMaura BagnoneClaudia ContiniGabriella PicciauDott. Serra Daniele Psicologo