13/08/2025
Ubuntu e le persone con le disabilità:
“I am because we are”.
In questo mese di luglio ho fatto un esperienza con diversi ragazzi e ragazze, giovani ed adulti speciali con i disturbi del comportamento, autismo, ritardo cognitivo e altre forme di disabilità, che mi ha fatto riflettere sia dal punto di vista umano sia al livello professionale.
Dal punto di vista umano, lavorare con questi ragazzi, mi ha fatto riflettere su quanto sia importante allenare la propria capacità di creare relazioni, il sapere attendere che si sviluppi fiducia, l’accettare con pazienza i tempi dell’altro che possono essere scanditi in maniera diversa dai nostri. Ho imparato che si può andare un po’ piano, non succede niente. Ho ascoltato le mie frustrazioni, impazienze e ne avevo bisogno. Ascoltare le loro vulnerabilità, la complessità della loro storia e sogni, desideri., ha fatto richiesto un ascolto ATTENTO, e la necessità di leggere il linguaggio non verbale.
Difronte alle domande “Perché a me? Perché tutto questo? Si impara a non dare risposte affrettate, che possono dimostrare solo il senso di onnipotenza, si impara ad accettare che in un modo o altro ognuno di noi è portatore di una mancanza. Il concetto di UBUNTU, che la nostra vita trova il suo fondamento nelle relazioni, che esiste una interdipendenza che non possiamo non riconoscere soprattutto in una cultura abbastanza individualista.
Quando penso quanto ho vissuto, imparato, condiviso, i ricordi che porto in questo periodo, il mio pensiero va ai genitori, familiari, amici che ci sono per loro tutti i giorni. La chiave per costruire relazioni con altre persone è la TENEREZZA.
Non nascondo che ho provato rabbia, rabbia quando ho notato quella falsa compassione tra la gente che spesso si nasconde in commenti “poverini” chi lancia occhiate di traverso, chi non sa cosa fare e dire. A dire la verità, ho visto anche chi era attento, pronto ad aiutare quando c’era necessità. Chi si avvicina a ringraziare di nascosto.
Ascoltare storie di colleghi e colleghe che lavorano da anni in questo campo, mi sembrava di sentire le parole di San Francesco “ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza d’animo e di corpo”.