Dr. Alessandro Armaro - Cardiochirurgo

Dr. Alessandro Armaro - Cardiochirurgo Cardiochirurgo dal 2010. Esercito la mia professione presso il Policlinico Morgagni di Pedara (CT). Mi chiamo Alessandro Armaro, sono un cardiochirurgo.

Dopo la maturità scientifica, mi sono laureato in Medicina e Chirurgia nel 2005. In seguito all’abilitazione alla professione medica, mi sono specializzato in Cardiochirurgia (summa cm laude) presso la Scuola di specializzazione in Cardiochirurgia dell’Università di Bologna, sotto la guida del prof. Roberto Di Bartolomeo. Durante il mio periodo di formazione ho lavorato in qualità di assistente cardiochirurgo presso il Dipartimento di chirurgia cardio-toraco-vascolare “St. Antonius Ziekenhuis” – ospedale di Nieuwegein (Paesi Bassi). Nel 2016 ho conseguito il diploma di Master Universitario di II livello in “Innovation in Cardiac Surgery: Advances in Minimally Invasive Therapeutics” presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, sotto la direzione del Dott. Mattia Glauber. Ho frequentato l’Unità Operativa di Chirurgia del Cuore e dei Grossi Vasi, diretta dal Dott. Glauber, presso l’Istituto Clinico Sant’Ambrogio di Milano, formandomi anche come cardiochirurgo mini-invasivo. Negli anni mi sono appassionato alle tematiche della patologia complessa dell’aorta, della cardiochirurgia mini-invasiva e della chirurgia dello scompenso cardiaco.

RIPARARE LA MITRALE: FARLO BENE E AL MOMENTO GIUSTO ❤️Quando parliamo di insufficienza mitralica degenerativa, la vera d...
24/03/2026

RIPARARE LA MITRALE: FARLO BENE E AL MOMENTO GIUSTO ❤️

Quando parliamo di insufficienza mitralica degenerativa, la vera domanda non è solo “intervenire o no”.
La domanda giusta è: qual è oggi il riferimento più solido per ottenere una valvola competente, duratura e una prognosi migliore?

Un editoriale recente su JACC ribadisce un concetto centrale: nella malattia degenerativa della mitrale, la riparazione chirurgica resta lo standard di riferimento, soprattutto quando il paziente arriva al momento giusto e viene trattato in centri esperti. Oggi esistono anche strategie transcatetere, come la clip mitralica, per pazienti selezionati; ma i risultati della chirurgia restano il benchmark con cui contestualizzare correttamente queste alternative.  

• In una coorte multicentrica di 314 pazienti sottoposti a riparazione mitralica, la mortalità a 30 giorni è stata dell’1% e lo stroke dell’1,6%. 
• A 2 anni, la mortalità per tutte le cause era del 3,5%, con reintervento mitralico nel 2,2% dei casi. 
• La recidiva di insufficienza mitralica severa è risultata solo del 3,2%, mentre la MR moderata o peggiore è arrivata al 13%: segno che anche la MR residua non severa conta davvero.
• Le anatomie più complesse, come il coinvolgimento del lembo anteriore o bileaflet, sono associate a più fallimenti rispetto alla patologia posteriore isolata. 

Cosa significa nella vita reale?
Che non basta “fare qualcosa” sulla mitrale. Bisogna fare la cosa giusta, nel paziente giusto, al momento giusto, con l’obiettivo di una riparazione davvero duratura. Nella MR degenerativa, la qualità della correzione iniziale può cambiare la traiettoria clinica del paziente.

Messaggio da ricordare:
nella mitrale degenerativa, la chirurgia non è solo una terapia. È il benchmark con cui tutte le alternative devono essere misurate!

Fonte: Lancellotti P, Sugimoto T, Dulgheru R, et al. Surgical Repair as a Reference Standard in Degenerative Mitral Regurgitation. J Am Coll Cardiol. 2026. doi:10.1016/j.jacc.2026.01.032. 

DOPO LA CARDIOCHIRURGIA NON CONTA SOLO “QUANTO” È LA PRESSIONE ❤️Nelle prime 24 ore dopo un intervento cardiochirurgico,...
22/03/2026

DOPO LA CARDIOCHIRURGIA NON CONTA SOLO “QUANTO” È LA PRESSIONE ❤️

Nelle prime 24 ore dopo un intervento cardiochirurgico, guardare solo il numero della pressione arteriosa potrebbe non bastare.
La domanda può essere anche un’altra: di notte quella pressione si abbassa come dovrebbe, oppure resta alta o addirittura sale?

Uno studio retrospettivo pubblicato su BMC Cardiovascular Disorders ha analizzato 6.139 pazienti sottoposti a cardiochirurgia maggiore, inclusi bypass coronarico, chirurgia valvolare e procedure combinate, utilizzando il database MIMIC-IV.

Dati chiave:
• Questo andamento era presente in circa 1 paziente su 3 (32,5%).
• La mortalità a 90 giorni era più alta: 3,3% contro 2,0%.
• La mortalità a 1 anno era più alta: 5,9% contro 3,9%.
• Anche dopo le correzioni statistiche, il rischio restava maggiore: HR 1,54 a 90 giorni e HR 1,37 a 1 anno.

Il dato più interessante è un altro:
la pressione media complessiva nelle 24 ore era simile nei due gruppi.

Quindi il punto non era solo avere una pressione “alta” o “bassa”, ma come quella pressione si distribuiva tra giorno e notte. In questo studio, un profilo notturno anomalo significava una pressione che di notte non scendeva oppure risultava persino più alta rispetto al giorno.

Attenzione però: questo studio non dimostra che il rialzo notturno della pressione causi da solo una prognosi peggiore.
Suggerisce che possa essere un marcatore di rischio, utile per riconoscere prima i pazienti che meritano un monitoraggio ancora più attento. 🩺

Secondo te, dopo cardiochirurgia dovremmo valutare di più non solo i valori pressori, ma anche il loro andamento tra giorno e notte?

Fonte: Song W, Liu Y, Liu Q, et al. BMC Cardiovasc Disord. 2026. doi:10.1186/s12872-026-05720-0

TECNICA DI ALFIERI: NON CONTA L’ETICHETTA, CONTA COME LA GIUDICHIAMO 🩺Quando si parla di riparazione mitralica edge-to-e...
19/03/2026

TECNICA DI ALFIERI: NON CONTA L’ETICHETTA, CONTA COME LA GIUDICHIAMO 🩺

Quando si parla di riparazione mitralica edge-to-edge secondo Alfieri, l’errore più frequente è discutere la tecnica come etichetta, invece di giudicare il risultato che produce.

Il lavoro di Del Forno et al. del 2025 aiuta a rimettere ordine. In una serie contemporanea di 3.317 riparazioni chirurgiche per insufficienza mitralica degenerativa, la edge-to-edge è stata la seconda tecnica più usata come procedura principale, con 883 casi, pari al 26,62%; inoltre, nei casi con tecniche combinate, il punto centrale di Alfieri è stato la seconda procedura aggiuntiva più frequente, con 182 casi, pari al 5,48%.

• Questo dato dimostra che la edge-to-edge non è una manovra marginale o “di ripiego”, ma una componente reale della chirurgia mitralica contemporanea in un centro ad altissimo volume.
• Lo stesso studio chiarisce però che non si può isolare l’impatto specifico della edge-to-edge sulla durabilità, perché le tecniche sono spesso combinate: la prognosi dipende soprattutto dalla complessità anatomica della lesione e dalla qualità del risultato finale.
• In particolare, peggiorano gli esiti tardivi in presenza di patologia del lembo anteriore, seconda corsa in circolazione extracorporea e insufficienza mitralica residua superiore al grado lieve alla dimissione.
• Quindi la domanda corretta non è “Alfieri sì o no?”, ma: in quale anatomia, con quale risultato immediato, e con quale prospettiva di stabilità nel tempo?

Ed è qui che il lavoro di Hilberath et al. del 2013 diventa il complemento naturale. Se Del Forno ci dice perché la edge-to-edge conta ancora oggi nella pratica reale, Hilberath ci dice come leggere correttamente il gradiente transmitralico intraoperatorio dopo Alfieri, senza cadere in due errori opposti: sovrastimare ogni gradiente aumentato o banalizzare un gradiente chiaramente patologico.

Lo studio analizza in modo specifico i gradienti transmitralici intraoperatori dopo svezzamento dalla circolazione extracorporea, confrontando la tecnica edge-to-edge con le riparazioni mitraliche convenzionali. Il parametro centrale è il gradiente transmitralico, valutato come gradiente di picco e gradiente medio. La misurazione viene eseguita con ecocardiografia transesofagea intraoperatoria, mediante Doppler continuo del flusso transmitralico diastolico nella proiezione esofagea media quattro camere. Il gradiente di picco viene calcolato con l’equazione di Bernoulli semplificata, mentre il gradiente medio viene ricavato dalla curva Doppler diastolica, facendo la media su tre battiti consecutivi.

Dopo riparazione di Alfieri, i gradienti risultano più elevati rispetto alle riparazioni convenzionali, ma questo può essere fisiologicamente atteso e non equivale automaticamente a stenosi iatrogena. Nello studio, dopo edge-to-edge, il gradiente medio è 4,3 ± 0,2 mmHg e il gradiente di picco 10,7 ± 0,5 mmHg, mentre nelle riparazioni convenzionali i valori sono rispettivamente 2,8 ± 0,1 mmHg e 7,1 ± 0,2 mmHg.

Sul piano operativo, il messaggio è molto chiaro:
un gradiente medio intorno a 4 mmHg e un gradiente di picco intorno a 10 mmHg sono generalmente ben tollerati;
un gradiente medio compreso tra 5 e 7 mmHg richiede una discussione approfondita con il chirurgo;
un gradiente medio >7 mmHg oppure un gradiente di picco ≥17 mmHg devono far sospettare una stenosi mitralica iatrogena clinicamente rilevante.

Altri aspetti pratici meritano di essere ricordati.

La PHT non viene considerata affidabile in questo setting.
L’area valvolare mitralica non viene utilizzata nello studio come criterio operativo: la planimetria bidimensionale è teoricamente utile ma tecnicamente problematica in sala operatoria, mentre la tridimensionale viene citata solo come possibile sviluppo futuro e non come metodica validata per identificare una stenosi mitralica iatrogena acuta immediatamente dopo la riparazione.
Lo studio non definisce inoltre se un’eventuale valutazione dell’area debba essere eseguita dalla prospettiva atriale o ventricolare.
La funzione diastolica e la compliance del ventricolo sinistro vengono considerate solo come possibili fattori confondenti dei gradienti Doppler. Anche frequenza cardiaca, portata cardiaca e insufficienza mitralica residua possono influenzare i gradienti, ma non vengono integrati in un algoritmo correttivo pratico. In termini rigorosi, questo significa che il paper riconosce i confondenti emodinamici, ma non autorizza a ridimensionare automaticamente un gradiente elevato dicendo semplicemente che “la portata è bassa”.

I lavori successivi aiutano a leggere meglio la fisiologia della doppia apertura valvolare. Trzcinka et al. mostrano che nella double-orifice repair asimmetrica la 3D TEE migliora la comprensione geometrica dei due orifizi, ma che la differenza del gradiente medio tra gli orifizi non è clinicamente rilevante. De Bonis et al. documentano un’eccellente durabilità clinica ed ecocardiografica della edge-to-edge fino a 21 anni nell’isolato lembo anteriore. Carino et al. mostrano che la edge-to-edge può essere efficace anche come bailout in una repair inizialmente subottimale, con risultati a lungo termine soddisfacenti.

Cosa significa, in pratica?

Che una Alfieri non va giudicata per pregiudizio tecnico.
Va giudicata per qualità del risultato: riparazione emodinamicamente tollerabile, rigurgito residuo minimo, assenza di stenosi iatrogena significativa e prospettiva di stabilità nel tempo.

Questo, alla fine, è il punto centrale:
il lavoro del 2025 ci dice che la edge-to-edge è ancora una tecnica pienamente attuale nella pratica contemporanea;
il lavoro del 2013 ci dice come leggere uno dei parametri più importanti del suo risultato immediato, cioè il gradiente transmitralico postoperatorio.

Solo mettendo insieme questi due livelli l’ecocardiografia diventa davvero uno strumento di giudizio chirurgico, e non solo una raccolta di numeri. ❤️

Nella tua esperienza, davanti a una Alfieri, l’errore più frequente è sovrastimare il gradiente o sottovalutare il risultato globale della riparazione?

Fonti:
Del Forno B, et al. J Am Coll Cardiol. 2025;85(8):835-847. doi:10.1016/j.jacc.2024.10.108
Hilberath JN, et al. PLoS One. 2013;8(9):e73617. doi:10.1371/journal.pone.0073617
Trzcinka A, et al. Anesth Analg. 2014;119(6):1259-1266. doi:10.1213/ANE.0000000000000436
De Bonis M, et al. J Thorac Cardiovasc Surg. 2014;148(5):2027-2032
Carino D, et al. Ann Thorac Surg. 2023;115(1):112-118

QUANDO LA FIDUCIA DURA NEL TEMPO ❤️Ci sono incontri che nascono in un momento delicato della vita e che, con il passare ...
15/03/2026

QUANDO LA FIDUCIA DURA NEL TEMPO ❤️

Ci sono incontri che nascono in un momento delicato della vita e che, con il passare degli anni, assumono un significato ancora più profondo.
In medicina accade quando un risultato clinico importante si unisce a qualcosa di meno visibile, ma essenziale: fiducia, continuità e rapporto umano.

Esattamente oggi, 15 marzo, 9 anni fa, ho sottoposto Ino Mondino a un delicato intervento di cardiochirurgia, perfettamente riuscito.
Oggi abbiamo deciso di incontrarci a Palermo proprio per ricordare insieme quell’anniversario, che per entrambi ha un valore autentico e speciale.

Da allora non ci siamo mai persi davvero.
Ci siamo sentiti negli anni, qualche volta rivisti, e quel rapporto nato nella cura si è trasformato nel tempo in una sincera amicizia, fondata su fiducia, stima reciproca e affetto umano.

• A 9 anni da un intervento cardiochirurgico, ciò che conta non è solo il successo operatorio iniziale, ma la tenuta del risultato nel tempo.
• Dopo cardiochirurgia, follow-up, controlli periodici e aderenza alle indicazioni restano fondamentali per mantenere stabilità clinica e qualità di vita.
• La fiducia tra medico e paziente migliora comprensione del percorso, collaborazione e continuità della cura.
• Quando competenza tecnica e presenza umana procedono insieme, il risultato diventa più solido anche nella percezione del paziente.

Cosa significa questo, nella vita reale?
Che davanti a un problema cardiaco importante non si cerca solo un intervento ben eseguito. Si cerca anche un medico capace di essere chiaro, serio, presente e affidabile nel tempo, non soltanto nel momento più critico.

Per me questa foto non racconta solo un anniversario.
Racconta cosa può diventare la medicina quando è fatta con rigore, responsabilità e umanità.

Ti è mai capitato di vivere un’esperienza di cura in cui la fiducia nel medico abbia fatto davvero la differenza?

Per informazioni o per un consulto, puoi contattarmi al 3427454263.

14/03/2026

LE PERSONE CHE RESTANO NEL CUORE 🫀

Ci sono incontri che non appartengono solo a un periodo della vita.
Restano dentro. E anche dopo molti anni, basta rivedersi per accorgersi che certi legami non si sono mai davvero interrotti.

Oggi, al Capo di Palermo, ho rivisto il mio amico Giovanni Trapani in una giornata bella e piena di significato. Abbiamo visitato la splendida Chiesa dell’Immacolata Concezione al Capo, uno dei luoghi più straordinari del quartiere: un interno barocco di marmi, stucchi, affreschi e luce, capace di lasciare senza parole. Poi ci siamo fermati da Acerba Osteria Dinamica, dal nipote Gabriele, nel cuore del Capo, dove ho ritrovato anche a tavola un pezzo autentico di Palermo, con una splendida pasta con le sarde.

Ma il valore di questa giornata, per me, va molto oltre le immagini di oggi.

Dal 2011 al 2019 ho lavorato a Palermo in cardiochirurgia. Erano anni intensi, totalizzanti, spesso durissimi. Tornavo a casa dopo giornate intere in sala operatoria, non di rado fino a tarda notte. E molto spesso Giovanni, che ha ancora il locale lì dove abitavo, c’era. Mi vedeva arrivare stanco, provato, a volte segnato da giornate pesanti, e con una semplicità rara mi diceva: “Dottore, non si preoccupi della cucina chiusa, si accomodi, le preparo qualcosa.”

Non era solo accoglienza.
Era intelligenza umana.
Era capire senza bisogno di spiegazioni.

In quegli anni Giovanni è stato un punto di riferimento vero. E attraverso lui ho conosciuto persone importanti della mia vita, come Ciccio Mongiovì e Ino Mondino, legami che ancora oggi porto con me con affetto sincero e gratitudine profonda.

A chiudere il cerchio, oggi, anche l’incontro con il maestro Nino della “Fabbrica Arena”, autore del celebre cannolo da 30 metri realizzato a Palermo nel 2024 davanti al Teatro Massimo: un momento concluso con un cannolo preparato espresso sul momento, con quella maestria semplice che rende certi gesti memorabili.

A volte la vita ti regala persone così: entrano con naturalezza, restano con forza, e diventano parte della tua storia.
Oggi, rivederci, è stato come se ci fossimo salutati appena ieri. ❤️

Vi è mai capitato di ritrovare, dopo anni, una persona capace di farvi sentire immediatamente “a casa”?

LE PERSONE CHE RESTANO NEL CUORE 🫀Ci sono incontri che non appartengono solo a un periodo della vita.Restano dentro. E a...
14/03/2026

LE PERSONE CHE RESTANO NEL CUORE 🫀

Ci sono incontri che non appartengono solo a un periodo della vita.
Restano dentro. E anche dopo molti anni, basta rivedersi per accorgersi che certi legami non si sono mai davvero interrotti.

Oggi, al Capo di Palermo, ho rivisto il mio amico Giovanni Trapani in una giornata bella e piena di significato. Abbiamo visitato la splendida Chiesa dell’Immacolata Concezione al Capo, uno dei luoghi più straordinari del quartiere: un interno barocco di marmi, stucchi, affreschi e luce, capace di lasciare senza parole. Poi ci siamo fermati da Acerba Osteria Dinamica, dal nipote Gabriele, nel cuore del Capo, dove ho ritrovato anche a tavola un pezzo autentico di Palermo, con una splendida pasta con le sarde.

Ma il valore di questa giornata, per me, va molto oltre le immagini di oggi.

Dal 2011 al 2019 ho lavorato a Palermo in cardiochirurgia. Erano anni intensi, totalizzanti, spesso durissimi. Tornavo a casa dopo giornate intere in sala operatoria, non di rado fino a tarda notte. E molto spesso Giovanni, che ha ancora il locale lì dove abitavo, c’era. Mi vedeva arrivare stanco, provato, a volte segnato da giornate pesanti, e con una semplicità rara mi diceva: “Dottore, non si preoccupi della cucina chiusa, si accomodi, le preparo qualcosa.”

Non era solo accoglienza.
Era intelligenza umana.
Era capire senza bisogno di spiegazioni.

In quegli anni Giovanni è stato un punto di riferimento vero. E attraverso lui ho conosciuto persone importanti della mia vita, come Ciccio Mongiovì e Ino Mondino, legami che ancora oggi porto con me con affetto sincero e gratitudine profonda.

A chiudere il cerchio, oggi, anche l’incontro con il maestro Nino della “Fabbrica Arena”, autore del celebre cannolo da 30 metri realizzato a Palermo nel 2024 davanti al Teatro Massimo: un momento concluso con un cannolo preparato espresso sul momento, con quella maestria semplice che rende certi gesti memorabili.

A volte la vita ti regala persone così: entrano con naturalezza, restano con forza, e diventano parte della tua storia.
Oggi, rivederci, è stato come se ci fossimo salutati appena ieri. ❤️

Vi è mai capitato di ritrovare, dopo anni, una persona capace di farvi sentire immediatamente “a casa”?

VALVOLA MECCANICA: LA SCELTA È PIÙ COMPLESSA DI QUANTO SEMBRA 🩺Quando si parla di valvola aortica meccanica, quasi tutti...
13/03/2026

VALVOLA MECCANICA: LA SCELTA È PIÙ COMPLESSA DI QUANTO SEMBRA 🩺

Quando si parla di valvola aortica meccanica, quasi tutti si fermano a un solo concetto: dura di più.

Vero. Ma non basta.
Perché la vera partita non finisce in sala operatoria: continua negli anni, tra warfarin, controlli INR e rischio emorragico ❤️

Un grande studio nazionale svedese ha misurato questo problema in modo molto concreto:

• 13.508 pazienti sono stati sottoposti a sostituzione valvolare aortica meccanica.
• 2.029 pazienti, cioè il 15%, hanno avuto almeno un sanguinamento maggiore con ricovero.
• I sanguinamenti più frequenti sono stati gastrointestinali (40%) e intracranici (24%).
• A 20 anni, l’incidenza cumulativa è stata del 9% per il sanguinamento gastrointestinale e del 5,3% per quello intracranico.

Questo è il punto che conta davvero.

La scelta non è solo “biologica o meccanica”.
È un equilibrio tra durata, rischio emorragico, intensità dell’anticoagulazione e capacità reale del paziente di mantenere un follow-up rigoroso.

C’è però un altro elemento decisivo: in pazienti selezionati, a basso rischio tromboembolico, sottoposti a impianto isolato di protesi meccanica aortica, uno studio randomizzato (diverso da quello in foto) ha mostrato che la strategia anticoagulante può essere modulata entro limiti supportati dall’evidenza. In questo setting, un target INR più basso, 1.5–2.5, senza aspirina, è risultato praticabile e sicuro, con eventi tromboembolici simili e meno sanguinamenti rispetto al range convenzionale.

Tradotto:
Non tutte le protesi meccaniche hanno lo stesso profilo di trombogenicità, emodinamica, design valvolare e gestione anticoagulante. Per questo la scelta non può essere automatica. La protesi giusta non si sceglie per abitudine.
Si sceglie con strategia clinica!

NON BASTA UNA MANO ECCELLENTE ❤️Dopo anni in cardiochirurgia, una convinzione si è consolidata in modo netto:la tecnica ...
08/03/2026

NON BASTA UNA MANO ECCELLENTE ❤️

Dopo anni in cardiochirurgia, una convinzione si è consolidata in modo netto:
la tecnica resta il fondamento, ma non è più sufficiente a definire davvero il nostro lavoro.

Operare bene è indispensabile.
Ma oggi un cardiochirurgo non si misura soltanto per ciò che esegue in sala operatoria.
Si misura per la qualità del suo giudizio, per la capacità di reggere la complessità, per il contributo che porta al team e per il modo in cui accompagna il paziente lungo tutto il percorso di cura.

• La cardiochirurgia continua a richiedere competenze non negoziabili: conoscenza avanzata di anatomia e fisiopatologia cardiovascolare, fine manualità, coordinazione occhio-mano, precisione, controllo dell’emostasi, gestione delle complicanze, resistenza fisica e tenuta mentale.
• Ma oggi questo nucleo tecnico, pur essenziale, non basta più: servono giudizio clinico, capacità comunicative eccellenti, rapidità decisionale, problem-solving, adattabilità intraoperatoria e capacità di sostenere lo stress cronico senza compromettere lucidità, relazioni, salute e qualità della vita.
• L’intelligenza emotiva non è un accessorio: è una competenza operativa di leadership. Significa leggere il team, regolare la tensione, generare chiarezza, sicurezza e fiducia in contesti ad alta intensità.
• Il successo non coincide più solo con mortalità, stroke o durata della degenza: comprende anche l’esperienza di cura del paziente e dei familiari, il supporto ricevuto durante l’attesa, la qualità del recupero e il reinserimento nella vita quotidiana, domestica o lavorativa.

Cosa significa, in concreto?

Che il cardiochirurgo moderno deve integrare competenza tecnica, giudizio, leadership e presenza umana.
Deve saper tenere insieme chirurgia open, mininvasiva, robotica, imaging avanzato, lavoro multidisciplinare e cura centrata sul paziente.
Deve riconoscere che la lista d’attesa non è uno spazio neutro tra indicazione e intervento, ma una fase già pienamente appartenente alla malattia e alla cura.
E deve sapere che anche una comunicazione chiara, un aggiornamento corretto e una fiducia costruita nel tempo fanno parte dell’outcome.

Per questo oggi penso che un grande cardiochirurgo non sia soltanto chi esegue bene una procedura.
È chi combina cinque livelli di competenza: tecnica, cognitiva, fisico-psicologica, relazionale e centrata sul paziente.

In sintesi:
non basta operare bene il cuore.
Bisogna saper curare bene la persona che lo porta. 🩺

Tu cosa consideri oggi vera eccellenza in medicina: il solo risultato tecnico o la qualità complessiva dell’intero percorso di cura?

TRIFLO: LA “VALVOLA IDEALE” ESISTE DAVVERO? 🫀Quando si sostituisce una valvola aortica, il problema non è solo farla fun...
06/03/2026

TRIFLO: LA “VALVOLA IDEALE” ESISTE DAVVERO? 🫀

Quando si sostituisce una valvola aortica, il problema non è solo farla funzionare bene oggi.
Il vero nodo è scegliere tra due limiti ben noti: durabilità da un lato, anticoagulazione cronica dall’altro.

In questi anni si sta parlando di TRIFLO, una protesi valvolare aortica chirurgica progettata per cercare di coniugare la durabilità delle valvole meccaniche con un minore burden anticoagulante. Le sue cuspidi in materiale polimerico sintetico e il design tri-leaflet mirano a una chiusura più fisiologica e a una riduzione dei fenomeni di shear e trombogenicità. Tuttavia, ad oggi, non si può affermare che non richieda anticoagulazione: questo resta un obiettivo teorico e clinico ancora da confermare con un follow-up umano più ampio e di lungo termine.

Tema interessante, ma da leggere con grande prudenza.

• Oggi le valvole meccaniche durano molto, ma richiedono terapia anticoagulante a vita.
• Le bioprotesi evitano spesso questo vincolo, ma hanno una durabilità inferiore, soprattutto nei pazienti più giovani.
• TRIFLO nasce proprio per cercare di ridurre questo trade-off: design tri-leaflet, flusso centrale e chiusura più fisiologica.
• Lo studio PILATUS, first-in-human, ha incluso solo 10 pazienti selezionati: per ora il messaggio corretto è fattibilità clinica iniziale, non cambio di paradigma.

❤️ Cosa significa nella vita reale? ❤️
Significa che la ricerca sta provando a costruire una protesi che un giorno possa unire durabilità elevata e minore peso della terapia anticoagulante.
Ma oggi, per i pazienti, la scelta tra valvola meccanica e biologica continua a richiedere valutazione personalizzata, Heart Team e realismo clinico.

La parte più importante è questa:
una tecnologia promettente non diventa automaticamente una soluzione consolidata.
In cardiochirurgia, il tempo resta uno dei veri giudici della qualità.

Fonte:
Carrel T, Vogt PR, Obrist D, Schaff HV. Front Cardiovasc Med. 2023;10:1220633. DOI: 10.3389/fcvm.2023.1220633

CARDIOCHIRURGIA: il recupero inizia PRIMA dell’incisione ❤️In cardiochirurgia non conta solo cosa facciamo in sala opera...
05/03/2026

CARDIOCHIRURGIA: il recupero inizia PRIMA dell’incisione ❤️

In cardiochirurgia non conta solo cosa facciamo in sala operatoria: conta anche come il paziente arriva all’intervento.

Qui entra in gioco la prehabilitation: preparare il paziente nelle settimane prima della cardiochirurgia.

Non è “fare ginnastica prima dell’intervento”.
È ottimizzare il percorso: preparazione → chirurgia → recupero, come un unico processo.

La ricerca sta iniziando a quantificarne l’impatto.

Elcuni dati concreti in cardiochirurgia, tratti dal studio che vi segnalo oggi:

• Bypass coronarico
Due settimane di allenamento aerobico prima dell’intervento hanno migliorato la capacità di cammino, con miglioramento della qualità di vita preoperatoria.

• Pazienti più fragili (in attesa di bypass o chirurgia valvolare): un programma di esercizio supervisionato di circa 5 settimane prima dell’intervento ha portato a:
– miglioramento della capacità di cammino: +22 metri nel test dei 6 minuti
– meno disabilità dopo l’intervento: −9% a 90 giorni

In altre parole: i pazienti arrivavano all’operazione più allenati e recuperavano meglio dopo la chirurgia.

• Allenamento dei muscoli respiratori: rafforzare il respiro prima della cardiochirurgia riduce complicanze respiratorie come polmonite post-operatoria.
Risultato? Degenza più breve.

• Nutrizione mirata negli anziani: una supplementazione specifica per almeno 2 settimane ha migliorato la capacità funzionale e ridotto la degenza.

Il punto chiave è questo: non stiamo parlando solo di “riabilitazione”.
Stiamo parlando di ottimizzazione: preparare la fisiologia del paziente allo stress della cardiochirurgia.

Con popolazioni sempre più anziane e fragili, la domanda è: tutto ciò dovrebbe diventare uno standard nei percorsi cardiochirurgici? 🩺

Ref: Majeed H et al. JTCVS Open. 2026;101595. doi:10.1016/j.xjon.2026.101595

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🫀 VALVOLA MITRALICA: COME LEGGERE QUESTO GRAFICO 🧠Quando si deve sostituire una valvola mitralica, molti pensano che sia...
01/03/2026

🫀 VALVOLA MITRALICA: COME LEGGERE QUESTO GRAFICO 🧠

Quando si deve sostituire una valvola mitralica, molti pensano che sia l’età a decidere tutto.
In realtà, la scelta è più complessa e riguarda la persona nel suo insieme, non solo gli anni.

Questa immagine aiuta a capirlo, in modo molto concreto.

Cosa dice lo studio (2092 pazienti):
📊 Confronto tra valvola meccanica e valvola biologica
🧓 L’età da sola non determina la sopravvivenza
⚖️ Il vantaggio della valvola meccanica esiste solo se il rischio operatorio è basso
❌ Se il rischio è elevato, il beneficio della meccanica si annulla a qualsiasi età

Come leggere l’immagine in modo semplice:
I tre grafici rappresentano pazienti di 50, 63 e 70 anni.
Sull’asse orizzontale non c’è l’età, ma quanto è complesso e rischioso l’intervento.
La freccia rossa indica il punto oltre il quale la valvola meccanica non offre più un vantaggio di sopravvivenza.

Cosa significa nella vita reale:
Non esiste una valvola “giusta per età”.
Conta di più:
• lo stato generale del paziente
• la complessità dell’intervento
• l’aspettativa di vita reale
• una decisione condivisa e informata

👉 Secondo te, nella pratica clinica pesa di più l’età anagrafica o la condizione reale del paziente?

📚 Choi JW, Gaca J, Zwischenberger BA, Milano C, Carr K, Glower D. Survival after mechanical vs bioprosthetic mitral valve replacement: Influence of age versus operative mortality score. Ann Thorac Surg. 2026. doi:10.1016/j.athoracsur.2026.01.044

studentidimedicina decisionicliniche salutecardiaca

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Dr. Alessandro Armaro - Cardiochirurgo

Ciao, mi chiamo Alessandro Armaro, sono un cardiochirurgo ed ho 38 anni.

Esercito la mia professione presso il Policlinico Morgagni di Pedara (CT). Dopo la maturità scientifica, mi sono laureato in Medicina e Chirurgia (summa cm laude) nel 2005. In seguito all’abilitazione alla professione medica, mi sono specializzato in Cardiochirurgia (summa cm laude) presso la Scuola di specializzazione in Cardiochirurgia dell’Università di Bologna, sotto la guida del prof. Roberto Di Bartolomeo. Durante il mio periodo di formazione ho lavorato in qualità di assistente cardiochirurgo presso il Dipartimento di chirurgia cardio-toraco-vascolare “St. Antonius Ziekenhuis” – ospedale di Nieuwegein (Paesi Bassi). Nel 2016 ho conseguito il diploma di Master Universitario di II livello in “Innovation in Cardiac Surgery: Advances in Minimally Invasive Therapeutics” presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, sotto la direzione del Dott. Mattia Glauber. Ho frequentato l’Unità Operativa di Chirurgia del Cuore e dei Grossi Vasi, diretta dal Dott. Glauber, presso l’Istituto Clinico Sant’Ambrogio di Milano, formandomi come cardiochirurgo mini-invasivo. Negli anni mi sono appassionato alle tematiche della patologia complessa dell’aorta, della cardiochirurgia mini-invasiva e della chirurgia dello scompenso cardiaco.