Dott.ssa Giulia Burli

Dott.ssa  Giulia Burli Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Dott.ssa Giulia Burli, Psicologo, Trento.

Empatia e spettro autistico.L’empatia nelle persone autistiche è spesso fraintesa.Per molto tempo si è diffusa anche tra...
30/04/2026

Empatia e spettro autistico.

L’empatia nelle persone autistiche è spesso fraintesa.
Per molto tempo si è diffusa anche tra i professionisti del settore, l’idea che chi è nello spettro autistico “non provi empatia”.
In realtà, ciò che si può osservare nelle persone autistiche spesso, non è l’assenza di empatia, ma una modalità diversa di esprimerla e viverla.
Molte persone autistiche possono far fatica a riconoscere o interpretare segnali sociali impliciti (come espressioni facciali o toni di voce), ma questo non significa che non possano provare emozioni, anche profonde. Al contrario, tanti individui nello spettro autistico raccontano di sperimentare un’empatia intensa, a volte travolgente, che può portare a sentirsi sopraffatti.

N. donna autistica racconta: “ Dottoressa io sento fisicamente la tristezza o il dolore delle persone intorno a me, anche se non parlano, e questo mi provoca sensazioni dolorosissime nel mio corpo”

Nello spettro autistico può accadere che empatia cognitiva ed affettiva possano svilupparsi in modo non lineare, creando profili unici e divergenti rispetto all’ ”empatia neurotipica”
Forse, più che chiederci se una persona autistica sia empatica, dovremmo iniziare a chiederci se siamo noi neurotipici in grado di riconoscere e comprendere il suo modo di esserlo: ascolto e curiosità ci possono permettere di andare oltre gli stereotipi e costruire relazioni più rispettose in cui ogni forma di empatia può essere colta.

Cos’è l’empatia?L’empatia è un'abilità fondamentale per la comunicazione, la risoluzione dei conflitti e la creazione di...
28/04/2026

Cos’è l’empatia?

L’empatia è un'abilità fondamentale per la comunicazione, la risoluzione dei conflitti e la creazione di legami sociali solidi: senza empatia, le relazioni resterebbero puramente utilitaristiche o superficiali. Essa si divide in:

- Empatia cognitiva: è la capacità di capire cosa prova un’altra persona. Viene chiamata anche cognizione sociale o intelligenza sociale, ed è quella che ci permette di decifrare cosa passa nelle teste altrui, capacità fondamentale per navigare il mondo sociale.

- Empatia emotiva: è la capacità di provare cosa prova un’altra persona. È quella che ci porta a soffrire quando vediamo qualcuno in difficoltà. Questa tipologia di empatia ci può portare a scelte sbagliate e irrazionali.

22/04/2026
Autismo e fatica sociale.A volte una persona autistica può sembrare “distante”, silenziosa, o avere bisogno di stare da ...
20/04/2026

Autismo e fatica sociale.

A volte una persona autistica può sembrare “distante”, silenziosa, o avere bisogno di stare da sola dopo aver visto qualcuno.

In questi casi spesso la frase che arriva è: “Non ti va di stare con noi?”
Ma non è sempre così.

Esiste qualcosa che si chiama fatica sociale.
È quella stanchezza profonda che nasce dal dover:

- interpretare continuamente segnali sociali
- gestire stimoli (rumori, luci, voci)
- controllare il proprio comportamento e quello altrui
- adattarsi a modalità comunicative non spontanee
- essere sempre in allerta

E tutto ciò può succedere anche quando l’incontro è andato bene,
anche quando c’è affetto, anche quando c’è voglia di esserci.

🌱 Non è mancanza di interesse. Non è rifiuto. Non è diseducazione.

È fatica reale.

A volte stare con gli altri è come parlare per ore in una lingua che non è la tua: alla fine sei svuotato, anche se hai fatto del tuo meglio.

Cambiare sguardo nei confronti di questa fatica può fare la differenza per la persona autistica:
✔️ rispettare i tempi di recupero
✔️ non prendere sul personale il bisogno di solitudine
✔️ offrire modi di relazione più sostenibili
✔️ adeguare l'ambiente ai bisogni sensoriali della persona autistica

Perché non si tratta di “stare di più”, ma di poter stare senza esaurirsi.

💬 Se vuoi, condividi nei commenti quando ti sei sentitə stanchə dopo aver socializzato e quali sono le strategie che utilizzi per stare meglio

Depressione e autismo: quando la fatica non si vedeLa depressione nelle persone autistiche è molto più comune che nella ...
13/04/2026

Depressione e autismo: quando la fatica non si vede

La depressione nelle persone autistiche è molto più comune che nella popolazione generale.

💭 Perché succede?

La depressione nelle persone autistiche non è solo una “malattia interna”, ma spesso è una reazione comprensibile ad esperienze difficili che questi individui vivono quotidianamente: vivere in un mondo che non ti comprende può essere decisamente molto faticoso, esattamente come continuare ad adattarsi continuamente per non sentirsi fuoriposto, affrontare continue incomprensioni o sovraccarichi sensoriali può, nel tempo, pesare profondamente sul soggetto.
Inoltre, dobbiamo considerare che le persone autistiche sono più vulnerabili rispetto a fenomeni quali il bullismo, il mobbing, l’isolamento sociale, fallimenti relazionali o lavorativi, traumi e violenza di genere.

👀 Cosa possiamo osservare?

La depressione nei soggetti neuroatipici non si presenta con i sintomi classici delle persone neurotipiche e questo ne rende più difficile il riconoscimento.
Negli individui autistici è importante notare i cambiamenti, per esempio:
- l’aumento di rigidità e routine
- la maggiore irritabilità o rabbia
- il ritiro ancora più marcato negli interessi speciali
- maggiore difficoltà a riconoscere e descrivere le emozioni

Non sempre si tratta di tristezza evidente: può essere stanchezza costante, perdita di energie, sentirsi sopraffatti anche dalle piccole cose.

A volte, dietro a un’apparente calma o isolamento, c’è una fatica profonda che non trova parole.

❤️ Consigli per i genitori e chi sta accanto alla persona autistica:

*attenzione per l’ambiente (l’ambiente deve essere adeguato ai bisogni della persona autistica per non iperstimolarla ulteriormente)
* ascoltare senza correggere o minimizzare
* accogliere anche ciò che non si capisce fino in fondo
* chiedere aiuto a professionisti che conoscano l’autismo

🌿 Cosa potrebbe essere utile per le persone autistiche?

Premettendo che sarebbe utile prevenire la depressione mediante l’acquisizione di strategie utili al proprio benessere quotidiano e alla consapevolezza di sé, di seguito indico quali sono i consigli più utili per la persona autistica in depressione:

*sedute di CBT adattata
]*interventi di adattamento dell'ambiente alle proprie esigenze
* lavorare sull’educazione emotiva anche usando scale visive
* mantenere routine quotidiane stabili
*inserire attività piacevoli programmate
*evitare giornate “vuote”
*usare i propri interessi come risorsa (integrare gli interessi nelle attività quotidiane, usarli per creare connessioni sociali, trasformarli in competenze o lavoro)
*lavorare sulla propria autostima
*apprendere strategie di regolazione dello stress
*apprendere strategie relazionali adeguate
*ridurre il masking
*utilizzo dei farmaci solo quando necessario e sotto prescrizione medica (sarebbe molto utile che lo psichiatra conoscesse il funzionamento autistico)

Chiedere aiuto può fare paura, ma può anche aprire uno spazio dove essere finalmente compresi.

L’empatia non ha una sola forma.Per molto tempo si è pensato che le persone autistiche fossero prive di empatia. Oggi sa...
07/04/2026

L’empatia non ha una sola forma.

Per molto tempo si è pensato che le persone autistiche fossero prive di empatia. Oggi sappiamo che non è così: spesso l’empatia c’è, ed è profonda, ma si esprime in modi diversi, meno convenzionali, meno immediati da riconoscere: c’è chi sente intensamente le emozioni degli altri, ma fatica a interpretarne i segnali, chi prova un coinvolgimento autentico, ma non sempre trova le parole o i gesti “attesi” per mostrarlo etc...

Questo non è mancanza di empatia ma una diversa modalità di viverla e comunicarla.

Riconoscere queste differenze significa fare un passo verso relazioni più rispettose, inclusive e smettere di misurare tutti con lo stesso metro.

L’empatia vera inizia proprio da qui:
dalla capacità di comprendere anche ciò che non è uguale a noi.

03/04/2026

Oltre il blu: meno simboli di facciata, più diritti, più dignità e più spazio all’ascolto reale.E’ arrivato il 2 aprile,...
02/04/2026

Oltre il blu: meno simboli di facciata, più diritti, più dignità e più spazio all’ascolto reale.

E’ arrivato il 2 aprile, la Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo e, come ogni anno, vedremo monumenti illuminati di blu e post celebrativi. Ma a chi serve realmente questa giornata?

Per molte persone autistiche e i loro famigliari la parola “consapevolezza” ha ormai i giorni contati: sapere che il disturbo dello spettro autistico esiste non cambia la loro realtà quotidiana fatta di lotte contro barriere architettoniche sensoriali e culturali.

Oggi questi individui non hanno solo bisogno di luci blu e di consapevolezza ma anche di altro:
- Accettazione
- Ascolto
- Supporto concreto: la vera inclusione non dura 24 h ma si dovrebbe poter osservare nei contesti lavorativi, nelle scuole, nei servizi

Se questa giornata deve esistere che sia un punto di partenza per un impegno duraturo.
Smettiamo di illuminare il cielo ed iniziamo ad abbattere i muri qui in terra.

Neurodivergenza non significa “problema”Fin da piccoli ci insegnano che esiste un modo corretto di funzionare: concentra...
01/04/2026

Neurodivergenza non significa “problema”

Fin da piccoli ci insegnano che esiste un modo corretto di funzionare: concentrarsi, stare fermi, non fare rumore, gestire le proprie emozioni, confliggere etc. in “modo giusto”.

Ma cosa succede quando il tuo modo di funzionare è diverso?

Se sei una persona neurodivergente, è probabile che tu abbia sentito dire, almeno una volta una di queste espressioni: “Sei troppo sensibile”, “Sei troppo distratto”, “sei solo pigro”, “devi applicarti di più”, “devi solo impegnarti di più” etc.
Col tempo, queste parole possono trasformarsi in un pensiero silenzioso che porta la persona a credere che ci sia qualcosa di sbagliato in sé.
Ma la neurodivergenza non è un errore da correggere: è una variazione del funzionamento neurologico.

Questo significa:
- percepire il mondo in modo diverso
- avere bisogni diversi
- utilizzare strategie diverse per stare bene
E questo non rende l'individuo meno valido.

Non tutto è facile, è vero: ci sono fatiche reali, quotidiane, che meritano riconoscimento e supporto.
Ma c’è una differenza importante tra avere delle difficoltà e sentirsi sbagliati, stupidi, inutili.
La prima è parte dell’esperienza umana mentre la seconda è una ferita che spesso nasce dallo sguardo degli altri.
Per le persone neurodivergenti può essere utile iniziare a parlare di neurodivergenze cambiando prospettiva, passando dal pensiero “Come posso aggiustarti?” a “Cosa ti serve per stare meglio nel mondo?”.
Non si tratta più quindi di cercare di far diventare come gli altri questi individui, ma di trovare modi sostenibili affinchè possano essere sè stessi all'interno dell'ambiente e della società che li circonda.

Se lo desideri, puoi condividere nei commenti:
- Cosa ti ha fatto sentire “sbagliato/a”
- Cosa ti ha fatto sentire compreso/a

Parlarne è già un passo fondamentale.

31/03/2026

POV: la mia vita dopo essere stata dallo psicologo




27/03/2026

A volte si parla molto di ipersensibilità nelle persone autistiche, ma esiste anche l’altra faccia: l’iposensorialità.Co...
26/03/2026

A volte si parla molto di ipersensibilità nelle persone autistiche, ma esiste anche l’altra faccia: l’iposensorialità.

Cosa significa?
Significa percepire meno. Suoni, dolore, temperatura, odori, contatto… possono arrivare attenuati, lontani, o addirittura non essere percepiti come ci aspetteremmo.

Una persona iposensibile può:
✨ cercare stimoli intensi (toccare tutto, muoversi molto, alzare il volume)
✨ non accorgersi di piccoli infortuni o del freddo
✨ avere bisogno di esperienze sensoriali più forti per “sentire” davvero

Non è distrazione. Non è “esagerazione”.
Anche questo è un modo diverso di percepire il mondo.
Dietro questi comportamenti non c’è un problema da correggere, ma un bisogno da comprendere.

Accogliere l’iposensorialità significa cambiare sguardo:
✔️ offrire stimoli adeguati e sicuri
✔️ ascoltare senza giudicare
✔️ costruire ambienti che rispettino i diversi modi di sentire

Perché ogni esperienza sensoriale è un ponte verso il mondo.
E ogni ponte merita di essere compreso, non forzato.

💬 Se ti va, condividi la tua esperienza o fai una domanda: parlarne è già un passo verso una maggiore consapevolezza.

Indirizzo

Trento

Sito Web

Servizi

Specialità

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Dott.ssa Giulia Burli pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Condividi

Digitare