Irene Musolino - NaturopaticaMente

Irene Musolino - NaturopaticaMente Naturopatia è educazione al benessere mente/corpo. Stile di vita funzionale ai ritmi personali

Prevenzione, alimentazione naturale, puericultura psicosomatica, fitoterapia, integrazione nutraceutica, gestione di ansia e stress, qualità della vita, autostima, consapevolezza, presenza nell'istante.

03/03/2026

Qualcuno deve pur ricordarlo 😄

"Signore, ci dispiace, lei ha un cancro ai polmoni, le restano al massimo nove mesi di vita. Perbacco, ho pensato. Di fr...
26/02/2026

"Signore, ci dispiace, lei ha un cancro ai polmoni, le restano al massimo nove mesi di vita. Perbacco, ho pensato. Di fronte a una sentenza che non mi lasciava speranze, a terapie e farmaci che non avrebbero risolto granché, la mia reazione è stata una sola. Vi saluto tutti, e me ne torno in Grecia, nell’isoletta in cui sono nato. Ho fatto armi e bagagli, e ho detto addio agli Stati Uniti.

Appena sono arrivato a Ikaria ho tolto scarpe e calze, e ho piantato i piedi nella terra viva. Quanto mi era mancata. Io e mia moglie, che mi aveva seguito, siamo andati a casa dei miei genitori. Bianca, minuscola, accogliente, come la ricordavo. Così come la mia terra.

All’inizio passavo quasi tutto il tempo a letto. La domenica zoppicavo su per la collina, fino a una minuscola ca****la greco ortodossa dove mio nonno era stato sacerdote. Quando i miei amici d’infanzia hanno scoperto che ero tornato, apriti cielo. Pomeriggi interi a parlare davanti a del buon vino locale. Potrei morire adesso e sarei felice, ho pensato. E invece, di morire non se ne parlava. Anzi, i mesi passavano, e io mi sentivo sempre più in forze.

Mi svegliavo quando ne avevo voglia, facevo colazione con il latte di capra, curavo l’orto, pranzavo con fagioli e verdure. Dopo una bella pennica, facevo il giro degli amici. Guardavo il mare per ore, riempiendo i polmoni di quell’aria piena di ricordi. La sera andavo in taverna a giocare a domino fino a tardi. Che bellezza.

Sono andato avanti così, aspettando di chiudere gli occhi e non svegliarmi più. Ma dopo anni, ero sempre vivo e vegeto. Il tumore sembrava sparito. Volevo vederci chiaro, così, venticinque anni dopo la diagnosi, sono tornato in America, dagli stessi medici. Che però erano tutti morti. Perbacco, ho esclamato. E me ne sono tornato nella mia Ikaria.

Nel 2012 ho compiuto novantasette anni. Quarant’anni più del dovuto. Ma non sono mica l’unico, ho scoperto che ci sono altre zone del mondo dove si vive senza stress, si mangia sano e si respira aria buona, che sono pieni di centenari. Zone blu, così le chiamano gli studiosi. Luoghi in cui la gente sembra dimenticarsi di dover morire.
Stamatis Moraitis, se n’è andato nel 2013, a 98 anni"
da 'Storie degli Altri'

Ho controllato, la storia è vera. D'altra parte, perché ti vogliono affetto da stress cronico? Le difese saltano e diventi cliente ...

Cit. A.F.

16/02/2026
14/02/2026

Nel 2015, l’Agenzia internazionale dell’Oms per la ricerca sul cancro (Iarc) ha inserito le carni lavorate, come salumi e würstel, nel Gruppo 1 degli alimenti cancerogeni certi.
Da allora il mondo della ricerca si è impegnato per scoprire esattamente quale sia la sostanza nelle carni processate responsabile dell’effetto cancerogeno. Fin da subito l’attenzione si è concentrata sui nitriti e i nitrati, additivi usati a scopo conservante e anti-microbico, perché era già risaputo che nell’organismo umano possono trasformarsi in nitrosammine, sostanze dal noto effetto cancerogeno

Studi indicano che un consumo di 50 grammi di carne lavorata al giorno (circa due fette) è associato a un aumento relativo del rischio di tumore del colon-retto di circa il 16-18%.

La ricerca ci dice che un consumo abituale di questi prodotti aumenta il rischio di effetti patogeni, in particolare al colon-retto».

Esperimenti di laboratorio hanno dimostrato che molecole prodotte dai batteri possono indurre le cellule adipose a produ...
21/01/2026

Esperimenti di laboratorio hanno dimostrato che molecole prodotte dai batteri possono indurre le cellule adipose a produrre proteine ​​che attivano le cellule immunitarie all'interno del tessuto. Resta da capire se lo stesso avvenga anche nelle persone normopeso e se il meccanismo abbia delle conseguenze cliniche rilevanti.
"Il prossimo passo sarà comprendere il ruolo del tessuto adiposo che circonda il colon nelle malattie infiammatorie intestinali, come il morbo di Crohn e la colite ulcerosa", aggiunge la ricercatrice Jutta Jalkanen. "Ora che sappiamo che contiene sia cellule adipose sia cellule immunitarie, vogliamo indagare come la loro interazione influenzi l’attività della malattia.
𝐈𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐨𝐛𝐢𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐞̀ 𝐜𝐚𝐩𝐢𝐫𝐞 𝐬𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐭𝐞𝐬𝐬𝐮𝐭𝐨 𝐚𝐝𝐢𝐩𝐨𝐬𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐢𝐛𝐮𝐢𝐬𝐜𝐚 𝐚𝐝 𝐚𝐦𝐩𝐥𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐫𝐞 𝐨 𝐚 𝐦𝐚𝐧𝐭𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐥’𝐢𝐧𝐟𝐢𝐚𝐦𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐢𝐧𝐯𝐢𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐬𝐞𝐠𝐧𝐚𝐥𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐠𝐢𝐬𝐜𝐨𝐧𝐨
𝐥𝐨𝐜𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐞 𝐜𝐞𝐥𝐥𝐮𝐥𝐞 𝐢𝐦𝐦𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢𝐞". ( Considerazione personale: Direi proprio di sì. Visto che i lipolisaccaridi infiammano il tessuto circostante. )

Il grasso addominale localizzato vicino al colon è in grado di 'parlare' con il sistema immunitario: lo dimostra uno studio su persone con obesità grave (ANSA)

La gratitudine è un ponte di consapevolezza "Curare con amore significa prima di tutto, ascoltare." ❤️Ricevere messaggi ...
17/01/2026

La gratitudine è un ponte di consapevolezza
"Curare con amore significa prima di tutto, ascoltare." ❤️

Ricevere messaggi come questo non è solo una soddisfazione professionale ma la conferma di quanto possa essere profondo il viaggio che intraprendiamo insieme.

Molti arrivano in consulenza cercando una soluzione a un malessere fisico. Ma come spesso ho modo di osservare, il corpo è il palcoscenico di un mondo interiore complesso.

Il mio impegno è andare all'origine:
Oltre il sintomo: per integrare corpo e mente.
Oltre il presente: per esplorare quegli schemi nati nell'infanzia e le reazioni alle ferite che ancora condizionano l'oggi.
Oltre le parole: per tradurre quel "mondo di cose" che ognuno ha dentro (come direbbe Pirandello) che spesso resta incompreso.

Lavorare con "amore" per me significa proprio questo: creare uno spazio di ascolto attivo e privo di giudizio, dove le ferite emotive possono essere viste, accolte e finalmente trasformate in consapevolezza per raggiungere la vera liber-azione dal malessere.
Grazie a chi sceglie di mettersi in gioco con fiducia!
Siete voi i veri protagonisti di questa guarigione dell'anima.

Se senti che il tuo malessere ha radici profonde che aspettano di essere ascoltate, io sono qui. Scrivimi un messaggio su whatsapp per iniziare il tuo percorso di integrazione e crescita.

Dalla cara Patrizia Coffaro 💯
11/01/2026

Dalla cara Patrizia Coffaro 💯

LA NUOVA PIRAMIDE ALIMENTARE

(Di Patrizia Coffaro)

Mi chiedono cosa penso della nuova piramide alimentare e la risposta, se devo essere sincera, è che mi ha fatto sorridere. Non per cattiveria, ma per quella sensazione un po’ surreale che viene quando vedi riproposta, con una grafica nuova, un’idea vecchia. Vedere i latticini in cima alla piramide mi ha fatto sorridere, così come mi ha fatto sorridere l’entusiasmo di tanti che la applaudono come se fosse finalmente arrivata la verità definitiva su cosa dovremmo mangiare tutti.

Ecco, io questa verità definitiva non la vedo e non la vedo per un motivo molto semplice, biologicamente non esiste. Io sono dell’idea che ognuno abbia una sua alimentazione. Non per filosofia e nemmeno per moda, ma per fisiologia. C’è chi sta bene con la Paleo, chi con la chetogenica, chi con la FODMAP, chi con un’alimentazione vegana, chi vegetariana, chi segue i gruppi sanguigni, chi una mediterranea fatta come si deve... e il punto è che spesso funzionano.

Funzionano perché quella persona, in quel momento della sua vita, con quel corpo, con quel terreno biologico, risponde bene a quel tipo di alimentazione. Il problema nasce quando si cerca di trasformare ciò che funziona per qualcuno in una regola valida per tutti. Il grande errore di ogni piramide alimentare è quello di partire dall’idea che esista un essere umano standard. Un corpo medio, prevedibile, uguale per tutti, ma questo corpo non esiste. Non esiste perché non abbiamo tutti lo stesso intestino, non abbiamo lo stesso microbiota, non abbiamo la stessa genetica, non abbiamo la stessa storia infiammatoria, lo stesso carico tossico, lo stesso sistema nervoso e non viviamo nemmeno nella stessa fase della vita.

Una persona con un intestino integro e un sistema nervoso regolato può mangiare cose che per un’altra diventano un disastro. Una persona con mastociti attivati, istamina alta, infiammazione cronica o intestino permeabile non reagirà mai come una persona metabolicamente stabile. Metterle sotto la stessa piramide è una forzatura che la biologia non riconosce. C’è poi un aspetto che viene completamente ignorato... il cibo non è neutro.

Non è solo carburante, il cibo è informazione biologica, ogni alimento manda segnali precisi al corpo. Accende o spegne geni, stimola ormoni, dialoga con il sistema immunitario, influenza l’infiammazione e parla direttamente al sistema nervoso. Per questo lo stesso alimento può essere una risorsa per una persona e un problema serio per un’altra. Non perché una ha torto e l’altra ragione, ma perché il loro corpo non è nello stesso stato.

Prendiamo proprio i latticini, tanto per restare sull’esempio che mi ha fatto sorridere. C’è chi li digerisce bene, chi li usa senza problemi come fonte proteica e chi invece, la maggior parte, con gli stessi latticini, sperimenta gonfiore, muco, stanchezza, dolori articolari, reazioni cutanee o sintomi intestinali. Metterli in cima a una piramide senza distinguere chi li può davvero tollerare e chi no non è un approccio scientifico é una semplificazione comoda.

Un altro punto che manda in crisi qualsiasi alimentazione uguale per tutti è il microbiota. Noi non digeriamo il cibo da soli, lo digeriamo insieme ai nostri batteri intestinali e quei batteri non sono uguali per tutti. Non sono presenti nelle stesse quantità, non svolgono le stesse funzioni, non reagiscono allo stesso modo agli stessi alimenti. C’è chi fermenta bene le fibre e chi no, c'è chi produce metaboliti benefici e chi produce gas, dolore, infiammazione. Dire che un alimento fa bene a tutti è biologicamente falso se non si considera chi lo deve digerire.

E poi c’è il grande assente di tutte le piramidi... il sistema nervoso. Se una persona è in modalità parasimpatica, rilassata, sicura, il corpo digerisce, assorbe e metabolizza. Se una persona è in modalità sopravvivenza, in allerta costante, sotto stress cronico, il corpo reagisce... anche al cibo migliore del mondo. In quel caso non è l’alimento il problema, ma il contesto biologico in cui arriva. Molte delle persone che oggi non tollerano più nulla non hanno un problema di cibo in senso stretto. Hanno un problema di terreno, un intestino permeabile, un sistema immunitario iperattivo, un’infiammazione di fondo che trasforma il cibo nell’ultimo anello della catena.

E allora il cibo diventa il colpevole perfetto, quando in realtà è solo l’innesco finale. Le diete funzionano, sì, ma funzionano quando sono contestualizzate. Funzionano per un periodo, in una fase precisa, con un obiettivo chiaro. Il guaio è quando diventano un’identità, una religione, una soluzione universale, il corpo cambia, la biologia cambia, quello che oggi ti aiuta domani può diventare un limite.
La vera evoluzione dell’alimentazione non sarà una nuova piramide, più colorata o più aggiornata, sarà smettere di pensare in termini di regole valide per tutti e iniziare a ragionare in termini di individuazione.

Ascoltare il corpo, osservare le reazioni, capire in che stato si trova quell’organismo in questo momento della vita. Forse un giorno smetteranno di proporre alimentazioni taglia unica, forse un giorno si smetterà di applaudire schemi rassicuranti ma biologicamente poveri. Forse un giorno si tornerà a considerare la nutrizione per quello che è davvero... un dialogo continuo tra il cibo e il corpo. Non esiste la dieta perfetta, esiste il corpo giusto da ascoltare. E poi, sono dell'idea, é la dose che fa il veIeno.

Aggiunto dopo:

E aggiungo una cosa che per me è centrale, e che spesso viene completamente saltata. Se mangi troppa frutta fa male, se mangi troppi grassi, anche se definiti sani, fa male, se mangi troppi carboidrati fa male, se mangi troppe proteine fa male. Non perché quei cibi siano sbagliati in sé, ma perché l’eccesso non è mai fisiologico.

Oggi siamo abituati a mangiare troppo di tutto. Troppo spesso, troppo spesso fuori pasto, troppo spesso senza fame reale. E allora succede questo, invece di guardare al contesto, alle quantità, allo stato del corpo e al ritmo con cui mangiamo, diamo la colpa al singolo alimento. Fa male questo, va eliminato quello, bisogna rovesciare la piramide. Io le piramidi non le uso, né dritte né rovesciate. Io uso il concetto di equilibrio.

Perché la verità, che la biologia conosce benissimo, è una sola, la dose fa il veleno, sempre. Vale per i farmaci, vale per gli integratori, vale per il cibo. Puoi girare la piramide quanto vuoi, cambiarle i colori, spostare i cibi dall’alto al basso, ma se perdi di vista le quantità, il contesto e la capacità individuale di digerire e metabolizzare, non stai facendo educazione alimentare. Stai solo cambiando schema.

Il vero cambio di rotta, per me, non è decidere cosa va in cima o alla base. È tornare a insegnare misura, ascolto e adattamento. Perché il corpo non ragiona per mode, ma per equilibrio e quando lo rispetti, non ha bisogno di piramidi.

XO - Patrizia Coffaro

26/12/2025

Indirizzo

Turin

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