25/11/2021
E oggi non posso fare a meno di parlarvi del mio romanzo.
"Tulipani a dicembre" non è un libro qualunque.
E' stato scritto con una urgenza, uno scopo, che era, prima di tutto quello che avrebbe potuto essere, "vitale".
Era "vitale" per me. Per poter sopravvivere alle mie stesse emozioni che si agitavano, al mio interno, come magma ribollente. Non so se avete mai messo i vostri occhi dentro quelli di una donna che è vittima di violenza, di una qualsiasi forma di violenza. Non so se avete mai assorbito i suoi respiri, toccato la sua voce tremante, o rabbiosa, o rassegnata. Non so se avete mai incrociato l'esistenza dell'uomo che la rende piccola, indifesa, spaventata, spaurita, pesta nel corpo e nell'anima.
Io l'ho fatto e l'esperienza mi ha toccato talmente nel profondo (e in parti di me di cui pensavo di aver dimenticato l'esistenza) che in qualche modo dovevo sopravvivere.
E dico queste cose, non perché io sia l'unica persona sulla faccia della terra ad averlo fatto, figuriamoci: ci sono centinaia, migliaia, milioni di volontarie che lo fanno tutti i giorni nei centri antiviolenza, ci sono psicologi, terapeuti, medici che le incontrano ogni giorno nel loro studio o nei pronto soccorsi.
C'è tutta un'umanità che incontra queste donne e da parte mia c'è tanta gratitudine e ammirazione per il lavoro che fanno.
Se scrivo, oggi, quello che scrivo è perché vorrei proprio passarvi la sensazione, l'impressione che incontrare queste donne e le loro storie non lascia indifferenti. Mai.
Con l'urgenza quindi di riuscire a domare il magma compresso che premeva sulla mia anima, ho iniziato a scrivere.
Mi è sempre piaciuto scrivere, ma forse è stato li, in un pomeriggio un po' di anni fa', mentre mettevo per la prima volta le parole una in fila all'altra a delineare la storia di Anna e Gloria, che ho capito che in realtà era molto di più, per me.
Non solo piacere, non solo "hobby" ma ancora, necessità, ossigeno, sopravvivenza.
Per chi scrive, scrivere è questo.
Spesso l'unico modo per tenersi a galla, per capire, per metabolizzare.
E mentre le ore diventavano giorni e i giorni settimane e le pagine si riempivano, io sentivo di essere in viaggio, di avanzare un passo alla volta, di essere in movimento.
Scrivere "Tulipani a dicembre" mi ha cambiata.
In una serie di modi che, forse, inizio a comprendere solo adesso.
E' un libro che dedico a tutte le donne, quelle che stanno soffrendo, che stanno lottando, che non vedono una speranza, una via d'uscita, quelle che ce l'hanno fatta e quelle che ce la faranno.
Ma è un libro che dedico anche a me!
Alle mie lotte, alle mie vittorie, al mio camminare, sempre e comunque.
Se siamo consapevoli che solo nell'avanzare, nel movimento, nel fluire possiamo trovare l'equilibrio, niente ci fermerà mai!